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I fondi del Pnrr e la criminalità

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I fondi del Pnrr e la criminalità

mercoledì 02 Marzo 2022 - 09:24

Udite udite: la Commissione Nazionale Antimafia ha dichiarato che “cosa nostra è interessata ai fondi del PNRR”

Udite udite: la Commissione Nazionale Antimafia ha dichiarato che “cosa nostra è interessata ai fondi del PNRR”. Lo ha fatto nel corso di un’audizione svoltasi a Caltanissetta pochi giorni addietro.

Vorrei che ciascuno plaudisse convintamente all’iniziativa e sottolineasse con soddisfazione l’originalità della dichiarazione, che certamente ci preoccupa moltissimo, ma vorrei pure che non ci si fermasse a questo.
Mi permetto, quindi, di far notare come vi siano alcuni particolari che, nella lapalissiana affermazione di cui sopra, certamente allarmante, ma altrettanto certamente scontata, potrebbero costituire una sorta di “sottotitoli”.
Mi riferisco a dei “sottotitoli” che sarebbe bene comprendere ponendoci alcune domande più o meno retoriche, ma che potrebbero aiutarci ad avere la giusta chiave di lettura di taluni eventi.
La prima: pensano davvero, i signori della Commissione Nazionale Antimafia, che l’interesse ai fondi del PNRR sia soltanto di cosa nostra e non anche della ‘ndrangheta e della camorra, ovvero di qualche “anomala” cordata imprenditoriale più o meno compromessa?

La seconda: come mai questa notizia riguardante l’interesse criminale sulle opere pubbliche, tanto grave quanto poco originale, viene portata a conoscenza dell’opinione pubblica proprio a Caltanissetta e non a Milano, a Reggio Calabria, a Napoli o a Bergamo?

Terza domanda: non è che, al di là della “passerella istituzionale” di Caltanissetta, dietro una così roboante affermazione vi sia il tentativo di paralizzare, più di quanto non lo siano di già, i fondi riguardati gli investimenti del PNRR in Sicilia?

Quarta domanda: non è che, siccome il 2026, termine entro il quale bisogna spendere le somme in questione, è piuttosto vicino, il tutto abbia il recondito scopo di rappresentare l’ennesima replica del solito e ben noto teatrino, che da sempre costituisce l’anteprima del trasferimento al Nord delle somme destinate alla Sicilia ed in genere al Sud?

Quinta domanda: non è che l’operazione serva proprio a favorire lo spostamento altrove delle some del PNRR, dove ormai mafia, camorra e ‘ndrangheta hanno maggiori interessi e maggiori collegamenti con i centri decisionali?

Sesta domanda: non è che concentrando l’attenzione sul Sud si lasci più spazio per manovre illecite altrove, dove potrebbero esserci minori “occhi indiscreti?”

Settima domanda: dato che, come sempre, appare chiaro l’interesse verso simili investimenti da parte della criminalità organizzata, comunque strutturata collocata e denominata, non sarebbe stato molto più “originale” annunciare “urbi et orbi”, non “la scoperta dell’acqua calda”, bensì che il Governo avrebbe immediatamente messo in campo ogni strumento possibile (riforma degli appalti, riforma della burocrazia, riforma della giustizia, più uomini e mezzi per le forze dell’ordine e per la magistratura, ecc.) per impedire qualsiasi infiltrazione malavitosa nei fondi del PNRR ed in qualsiasi altro ingranaggio dello Stato, in qualsiasi regione, in qualsiasi comune, in qualsiasi ufficio della Pubblica Amministrazione?

È ovvio che domande da porsi ce ne sarebbero anche tante altre, ma per ora forse è opportuno fermarsi qui. “Il resto è vita”, anzi, il rischio, se invece di fare riforme si preferisce fare fiction, è che il resto sia “malavita”.

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