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Fondi Ue, i pericoli che corriamo

Marco Vitale

Fondi Ue, i pericoli che corriamo

mercoledì 08 Settembre 2021 - 03:45

Uno dei grandi pericoli che corriamo è quello di non ottenere i fondi europei o usarli male

Uno dei grandi pericoli che corriamo è quello di non ottenere i fondi europei o usarli male.
Il rischio di non ottenerli era alto con il governo Conte.

Le bozze di piano presentate non erano sufficienti, essendo frutto di un metodo inadeguato, con il rischio che non sarebbe passato facilmente a livello europeo, dove è necessario fornire garanzie che i fondi siano ben gestiti e servano per la Next Generation e dove, non dimentichiamolo mai, esistono forze politiche molto attente e critiche sull’Italia, e non sempre senza ragione, che ci aspettano al varco.

Non era colpa di Conte ma di chi, avendo passato tutta la vita tra burocrazie di partito o pubbliche, non conosce neanche l’ABC di cosa sia organizzare e guidare processi operativi complessi.

La situazione era così preoccupante che persino Gentiloni, commissario europeo per l’economia, che tanto e bene si è speso in supporto del governo Conte per ottenere i contributi per l’Italia e per contrastare gli atteggiamenti ostili di alcuni paesi, il 26 gennaio 2021, si è sentito in dovere di inviare all’Italia un preciso ammonimento: “L’Italia avrebbe bisogno di un governo che sappia dare qualità al Recovery”.

E, nello stesso giorno del 26 gennaio 2021, sul Sole 24 Ore il Ministro italiano dell’economia Gualtieri, nel tentativo maldestro di rispondere alle giuste critiche sull’inconsistenza e insufficienza di alcuni aspetti del piano governativo, affermava: “Colmeremo presto le lacune della governance”, che è stata l’autoconfessione più onesta e più chiara che il Governo era molto confuso su come operare.

Numerose voci si sono levate per lanciare l’allarme sul grande rischio che correvamo. Molte di queste erano interessate e politicamente strumentali e quindi non credibili. Ma altre erano voci indipendenti, competenti, sincere, fondate, utili.

Ora, con il governo Draghi e il ristretto gruppo di manager competenti che dirigeranno, insieme a lui, in una sorta di gabinetto di crisi, l’intero Recovery Plan, il pericolo di perdere o rovinare questa grande occasione è, in parte, rimosso.

Non sarà necessario creare nuove strutture o sovrastrutture per la guida del piano come da molti si è fantasticato, che farà capo direttamente al Ministro dell’economia ed al primo Ministro con tutti i suoi più diretti collaboratori, che si assumeranno così anche la piena responsabilità, come è giusto.

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