Formazione: si chiude con il passato dei corsi - QdS

Formazione: si chiude con il passato dei corsi

Michele Giuliano

Formazione: si chiude con il passato dei corsi

giovedì 23 Maggio 2019 - 00:05
Formazione: si chiude con il passato dei corsi

Istituito l’ufficio speciale che sarà chiamato a chiudere i rendiconti dal 1987 al 2013. Saranno richieste le documentazioni di chiusura attività, possibili anche decurtazioni sui pagamenti

PALERMO – Ancora troppi i progetti che sono rimasti in sospeso, da troppi anni. Per ovviare alla situazione, e liquidare finalmente i tanti interventi rimasti senza rendicontazione, o per i quali è stata avviata ma mai conclusa, è istituito “l’Ufficio speciale per la chiusura e liquidazione degli interventi a valere sul piano dell’offerta formativa, anni 1987-2011 e sull’obbligo di istruzione e formazione anni 2008-2013”, che sarà in attività per i prossimi tre anni.

Si tratta di un lasso di tempo estremamente ampio, che implicherà una mole di lavoro non indifferente. L’Ufficio speciale sarà diretto dall’architetto Michele Lacagnina, dirigente di terza fascia dell’amministrazione regionale, e si occuperà della gestione di tutte le attività amministrative e contabili, compreso il relativo contenzioso, per la chiusura e liquidazione degli interventi indicati nella intestazione del decreto, e della gestione del fondo di garanzia.

L’Ufficio sarà dotato, oltre che dal dirigente, anche da 6 funzionari direttivi, 6 istruttori direttivi, 6 collaboratori, e 2 operatori, con possibilità di utilizzo di personale appartenente al bacino ex Pip. I fondi necessari saranno predisposti dalla Ragioneria Generale della Regione, su richiesta dell’assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale Roberto Lagalla.

Insomma, tutto l’apparato burocratico è pronto, adesso si tratta solo di lavorare, per poter finalmente chiudere queste attività, e tirare i conti, dopo quasi trent’anni, che non sono mai stati chiusi, per i quali non sono mai stati ufficializzati le decurtazioni dei finanziamenti.

Per poter attivare le procedure, andranno rivisti tutti gli atti, dell’istruttoria dei provvedimenti di spesa inerenti i progetti relativi ai Piani Regionali dell’Offerta Formativa dal 1987 in poi. Pertanto, verranno riviste le copie della nota di revisione del rendiconto finale, controfirmata dal legale rappresentante, dal funzionario revisore e dal dirigente della struttura (all’epoca erano i Centri per l’impiego a definire tutto) presso la quale è stato eseguito il rendiconto.

In mancanza di tale documentazione si provvederà a definire “l’iter procedimentale”. Insomma, finalmente si procederà alla rendicontazione, attraverso l’analisi dei documenti che riguardano la didattica, il personale, il materiale utilizzo, le sedi. E in questa occasione, si potrà arrivare ad esempio a decurtazioni di finanziamenti, come già avvenuto, con relativa restituzione dei fondi da parte degli enti, o anche alla revoca dell’accreditamento che significa per un ente rimanere definitivamente fuori dal sistema.

Un modo per recuperare il pregresso, lasciato ormai indietro da troppo tempo, per contrastare un sistema che si era instaurato tra gli enti e che è perdurato per decenni: in pratica la Regione erogava l’80 per cento del finanziamento concesso all’ente, mentre il restante 20 per cento era stanziato a rendicontazione avvenuta. Molti enti, per evitare controlli approfonditi, che avrebbero potuto portare alla restituzione dei fondi o alla perdita dell’accreditamento, hanno aggirato l’ostacolo non presentando mai alcuna rendicontazione.

Considerato che i finanziamenti concessi erano ampiamente “lauti”, un ente in realtà non aveva affatto bisogno di rendicontare, potendo benissimo coprire tutte le spese con il finanziamento già ricevuto. In parole povere lasciava quel 20 per cento finale, evitando così di dovere presentare i conti dei costi sostenuti nel corso dell’anno.

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