Se il progetto per il mega-impianto fotovoltaico da realizzare a Centuripe, in un’area agricola ampia decine di ettari, dovrà essere ridimensionato è questione ancora tutta da vedere.
È dei giorni scorsi un’ordinanza del Tar di Catania, con cui si impegna la Regione a integrare la documentazione presentata per difendere le proprie ragioni contro il ricorso della società Ibvi 7. Altrimenti, hanno fatto sapere i giudici, è impossibile stabilire se sull’area interessata esistano vincoli sufficienti a contenere l’iniziativa privata.
Un mese di tempo
Con il provvedimento, i giudici della seconda sezione presieduta da Daniele Burzichelli hanno disposto che l’assessorato regionale ai Beni culturali a depositare le tavole cartografiche del Piano paesaggistico adottato nella primavera dello scorso anno nella provincia di Enna.
I documenti dovranno essere inviati entro un mese e dovranno contenere anche indicazioni circa i livelli di tutela che interessano le singole zone e l’eventuale elenco degli immobili ritenuti beni paesaggistici. Come ulteriore aggiunta, il Tar ha chiesto esplicitamente di “depositare, nello stesso termine, una breve nota di chiarimenti che indichi se l’area di causa sia stata qualificata come bene paesaggistico”.
La querelle con i privati
Al centro della disputa con la Ibvi 7 – società di scopo di Ib Vogt, gruppo tedesco attivo nel settore delle rinnovabili e rappresentato da Vittorio Francesco W. Van Ginderdeuren – c’è uno dei tanti progetti che il gruppo imprenditoriale ha negli ultimi anni presentato all’assessorato al Territorio. In questo caso la proposta prevede di installare più di 710mila moduli fotovoltaici che, una volta entrati in funzione e allacciati alla rete, garantirebbero la produzione di energia pari a 384 megawatt.
A opporsi al progetto, nel recente passato, era stata soprattutto la Soprintendenza ai beni culturali di Enna, secondo cui l’area individuata dalla società è di interesse archeologico.
Il parere negativo aveva portato a una bocciatura da parte della Cts, che però aveva retto poco: la Ibvi, infatti, si è vista dare ragione dal Tar ai rilievi circa le modalità con cui il parere era arrivato. La Soprintendenza, infatti, si era espressa fuori dalla conferenza di servizi, ovvero il contesto in cui gli enti sono chiamati a pronunciarsi. A ciò si è aggiunta un’altra criticità: la Regione, secondo i giudici, si sarebbe appiattita sull’opinione della Soprintendenza, senza fare una valutazione autonoma, tenendo anche conto del fatto che il parere non era da intendersi come vincolante.
Riaperta la partita, la Cts prima e la Regione hanno stabilito, tra l’estate e l’inizio autunno, la compatibilità ambientale del progetto a patto però di rispettare le previsioni del Piano paesaggistico nel frattempo approvato per la provincia di Enna. Ciò di fatto determinerebbe una riduzione delle aree in cui si potrebbero installare i pannelli. Un’opzione che al momento la Ibvi non vuole prendere in considerazione. “Il progetto risulta gravemente falcidiato”, ha fatto sapere a fine 2025 Van Ginderdeuren. Da qui la decisione di rivolgersi nuovamente alla giustizia amministrativa.
Gli interessi di Oikos
“Punto centrale della controversia è stabilire se il Piano paesaggistico abbia introdotto, sull’area di intervento, un vincolo immediatamente efficace sin dalla sua adozione. Ciò si verifica – viene ricostruito nell’ordinanza del Tar – solo se il Piano ha specificamente individuato l’area come bene paesaggistico. Tale operazione richiede, oltre a specifiche prescrizioni d’uso, anche una delimitazione e rappresentazione in scala idonea del bene. Allo stato degli atti, sono state prodotte le norme tecniche di attuazione ma non – viene sottolineato – gli elaborati cartografici (tavole e legende) del Piano, che sono indispensabili per accertare se tale individuazione e perimetrazione sia stata effettivamente compiuta”.
A seguire da vicino l’evoluzione della vicenda è anche Oikos, la società della famiglia Proto attiva nel settore dei rifiuti con la gestione della discarica di Motta Sant’Anastasia, nelle vesti di proprietaria dei terreni su cui Ibvi realizzare il parco solare. A Centuripe, anni fa, la Oikos avrebbe voluto realizzare una piattaforma per la gestione della spazzatura. Il progetto, però, aveva registrato l’opposizione di ambientalisti e popolazione locale.
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