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Fondi per l’agricoltura, a Capizzi timbri falsi e usucapione inventate: l’inchiesta coinvolge tredici persone

Fondi per l’agricoltura, a Capizzi timbri falsi e usucapione inventate: l’inchiesta coinvolge tredici persone
Terreno agricolo, foto di Czapp Árpád da Pexels

Secondo l’accusa, terreni altrui sarebbero stati acquisiti con false dichiarazioni di proprietà per ottenere indebitamente i contributi Pac

Diritti di usucapione letteralmente inventati e pure duplicati. Ci sarebbe stato questo all’origine dell’ultima frode che, secondo i magistrati della procura europea, sarebbe stata commessa nel corso di un decennio da un gruppo di imprenditori agricoli dell’entroterra siciliano.

L’inchiesta coinvolge 13 persone – tra cui un notaio – e nei giorni scorsi ha portato alla custodia cautelare in carcere per per il 46enne Pippo Steccato Vattumè. L’uomo, che si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio preventivo, è accusato di avere avuto un ruolo centrale nella vicenda e secondo la giudice per le indagini preliminari del tribunale di Enna Ornella Maimone “anche dalla sua abitazione ha orchestrato i fatti, dato direttive e delegato compiti che altri hanno poi realizzato, atteggiamento dimostrativo della sua allarmante e precipua propensione alla commissione dei delitti vista come proficua e facile occasione di lauti guadagni”.

Vattumè avrebbe avuto la possibilità di gestire un centro di assistenza agricola abusivo a Capizzi, utilizzando i riferimenti di uno autorizzato con sede a Nicosia. Per altri cinque indagati, la giudice ha disposto gli arresti domiciliari.

Affari lucrosi

L’ultima inchiesta della procura europea ha riportato l’attenzione, una volta di più, sugli illeciti commessi ai danni dell’Unione Europea che ha nella Pac, la politica agricola comune, la principale voce di bilancio.

In Italia a gestire le erogazioni in agricoltura è l’Agea, agenzia collegata al ministero. Le frodi causano danni ingentissime e rappresentano una fonte di guadagno illecito anche per i clan mafiosi che operano nelle aree adibite a pascoli.

La gip ha riconosciuto il reato di associazione a delinquere, ipotizzando il coinvolgimento di altre persone al momento ignote. “Si associavano, al fine di consentire alle aziende agricole di conseguire indebitamente le sovvenzioni pubbliche in agricoltura, dichiarando nelle varie domande di pagamento fondi rustici altrui, trasferendone a se stessi, con la partecipazione di un notaio compiacente, la proprietà mediante false dichiarazioni di usucapione, contenute in atti di donazione, strumentali ai successivi contratti di affitto in favore delle aziende agricole, così riuscendo ad eludere i controlli dell’organismo pagatore Agea, mediante negozi giuridici creati ad hoc”, si legge nel capo d’imputazione.

Sotto la lente degli inquirenti

Sotto la lente degli inquirenti è finito anche il notaio Antonino Pecoraro. Il professionista, non consultando la banca dati relativa ai controlli catastali, avrebbe consentito “il reimpiego di terreni di origine delittuosa, trasferendo di fatto la titolarità giuridica dei terreni illecitamente usucapiti, in assenza dei presupposti previsti dalla normativa vigente e all’insaputa dei reali proprietari”. L’usucapione è il diritto di acquisire un terreno dopo una gestione ventennale, in assenza di una diretta cura del legittimo proprietario.

Tutto ciò, però, sarebbe stato soltanto simulato dagli indagati. Già nel 2014, Giuseppe Steccato Vattumè, padre di Pippo, avrebbe dichiarato il falso davanti al notaio Pecoraro in merito ad alcuni terreni gestiti a Piazza Armerina. Steccato Vattumè si presentò come proprietario dei terreni in seguito a un possesso ultraventennale ma in realtà tutto sarebbe stato fatto senza alcun accertamento giudiziale e all’insaputa dei reali proprietari.

Nel corso dell’indagine, i carabinieri hanno inoltre appurato che “al fine di creare confusione in ordine alla provenienza e alla effettiva titolarità dei terreni, gli stessi donatari li cedevano unitamente alle aziende agricole, come oggetto di diversi contratti di affitto”.

Il centro di assistenza abusivo

Quando si parla di contributi destinati all’agricoltura, un ruolo centrale lo svolgono i Caa. “I militari constatavano che le operazioni di gestione delle pratiche avvenivano, senza titolo, a Capizzi e non invece presso il Caa di Nicosia”. A ciò si è aggiunta la scoperta di fascicoli contenenti documenti che riportavano l’uso di timbri non autorizzati e in possesso di Pippo Steccato Vattumè.

“Gli indagati – si legge nell’ordinanza – dapprima individuavano i terreni, solitamente abbandonati dai proprietari e per i quali questi non avevano fatto domanda di contribuzione Pac e, poi, dichiaravano fraudolentemente di averli condotti in maniera esclusiva, continuativa e ininterrotta, e di averne così maturato il titolo di acquisto, ossia di averli usucapiti”.

Il giro di affari illecito è stato quantificato in oltre 850mila euro. Di tale somma, che è stata corrisposta da Agea nell’ambito delle annate che vanno dal 2017 al 2024, è stato disposto il sequestro.

Gli indagati

Questo l’elenco delle persone indagate dalla procura europea: Pippo Steccato Vattumè (1980), Giuseppe Steccato Vattumè (1957), Giuseppe Mario Parasuco Forturella (1969), Domenico Parasuco Forturella (1964), Giacomina Scaminaci Giulio (1971), Nino Parasuco Forturella (1980), Gianluca Billone (2001), Santa Farinella (1987), Vincenzo Gurgone (1979), Carla Angela Giarratano (1967), Antonino Iraci Fuintino (1983), Antonino Pecoraro (1946), Alfredo Napoli (1974).

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