G7, Draghi apre alla revisione sulla "Via della Seta" - QdS

G7, Draghi apre alla revisione sulla “Via della Seta”

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G7, Draghi apre alla revisione sulla “Via della Seta”

lunedì 14 Giugno 2021 - 07:05

Il Premier sul Memorandum siglato da Conte con la Cina nel 2019: "Lo esamineremo con attenzione". Pechino, "un'autocrazia che non condivide la stessa visione delle democrazie"

Mario Draghi è tornato dalla Cornovaglia dopo aver concluso il G7 2001 con un ultimo bilaterale con il premier australiano Morrison.
Oggi il Presidente del Consiglio ripartirà per Bruxelles per partecipare al primo vertice della Nato del dopo Trump, pochi giorni prima dell’incontro con Putin a Ginevra.
A Carbis Bay si è molto parlato della Cina e dei diritti umani violati in diversi Paesi e la posizione definita nel vertice, ha detto Draghi, “riflette la nostra”.
Ma soprattutto l’Italia “rivedrà la posizione sulla Via della Seta”.
Il nostro era stato infatti l’unico Paese occidentale a siglare, nel 2019, con il primo governo Conte sostenuto dalla Lega di Salvini, un accordo con la Cina.
Ma ieri Mario Draghi non ha escluso che quegli accordi possano essere smantellati.
“Nessuno disputa il fatto – ha detto – che la Cina abbia diritto ad essere una grande economia come le altre. Quello che è stato messo in discussione sono i modi che utilizza, anche con le detenzioni coercitive. E’ un’autocrazia che non aderisce alle regole multilaterali, non condivide la stessa visione del mondo delle democrazie”.
Il memorandum siglato nel 2019, con tanto di liste lunghissime di singole intese tra i due Paesi “non è stato mai menzionato, nessun accenno” durante il G7, ha assicurato il presidente del Consiglio.
“Per quanto riguarda l’atto specifico, lo esamineremo con attenzione…”, ha annunciato.
Nel corso del G7, il presidente americano Joe Biden ha ribadito di non volere un conflitto con la Cina, ma che Pechino deve agire con maggiore responsabilità. E la Cina ha liquidato la faccenda affermando, riguardo al G7, che “Un piccolo gruppo non decide per il mondo”.
E’ partita dunque dalla costa di Carbis Bay la sfida a Pechino: i sette big si sono allineati sulle posizioni americane, di condanna sostanziale sul lavoro forzato e sui diritti umani, ma anche chiedendo un’indagine internazionale sulle origini del virus che, partito da Wuhan, ha travolto il pianeta, con un altissimo sacrificio in termini di vite umane e di contraccolpi durissimi per l’economia mondiale.
E poi la sfida alla Nuova via della Seta, con un consistente piano infrastrutturale alternativo a quello cinese.
L’iniziativa prenderà il nome di ‘Build Back Better World (B3W)’, ed è una scossa per Pechino, di fatto una contromossa dell’America -affiancata da Italia, Francia, Canada, Germania, Giappone, Regno Unito- alla competizione economica sleale del Dragone.

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