Garanzia Giovani in Sicilia, anno in frenata, otto regioni meglio di noi - QdS

Garanzia Giovani in Sicilia, anno in frenata, otto regioni meglio di noi

Michele Giuliano

Garanzia Giovani in Sicilia, anno in frenata, otto regioni meglio di noi

venerdì 20 Novembre 2020 - 00:00

Ma con meno neet. I primi quattro mesi del 2020 sono stati un flop: solo 1.163 registrati tra i giovani inattivi. Nell’Isola il record di disoccupazione giovanile ma la Lombardia conta quattro volte i nostri iscritti

PALERMO – Il 2020 non è un grande anno per Garanzia Giovani in Sicilia. Ancor prima del lockdown e dell’emergenza sanitaria che ha colpito l’intera penisola a partire dai primi di marzo in poi, i giovani siciliani inattivi che hanno deciso di registrarsi per trovare opportunità di lavoro e strumenti per la propria crescita all’interno del progetto sono stati molto pochi.

I dati sono stati forniti dall’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, e mostrano come in diverse regioni siano stati molti di più i ragazzi che hanno avuto accesso a Garanzia Giovani.

Se la Sicilia si è fermata a 1.163 registrazioni nei primi quattro mesi di quest’anno, in Puglia si sale addirittura a 6 mila, e a 4.426 in Lombardia; con numeri più ridotti ma comunque più che doppi rispetto a quelli isolani, troviamo l’Emilia Romagna, la Toscana, il Lazio, la Campania, il Veneto e il Piemonte. Rispetto alle aree geografiche l’analisi dei dati dei primi 4 mesi dell’anno ancora in corso mette in evidenza come il maggior numero di giovani registrati si trovi al Nord, con una percentuale del 41,7%, seguito a distanza dal Sud e isole con il 36,7%.

La percentuale di giovani partecipanti ad una misura di politica attiva è analoga al Nord e nel Mezzogiorno, di poco superiore al 40%. In totale, il percorso di Garanzia Giovani dall’avvio del progetto è stato intrapreso da 169.267 utenti in Sicilia, di cui 141.382 sono stati avviati alle attività proposte, che vanno dalla formazione all’accompagnamento, dall’apprendistato al tirocinio extracurriculare, per passare al servizio civile, all’autoimpiego e autoimprenditorialità, mobilità professionale e incentivi occupazionali.

Si tratta di poco più del 10% sul totale di oltre un milione e mezzo di iscritti. L’istituzione della Garanzia Giovani nasce dalla Raccomandazione della Commissione europea dell’aprile 2013, finalizzata a contrastare l’inattività giovanile e a favorire un più agevole ingresso nel mercato del lavoro dei giovani.

In Italia il Programma Garanzia Giovani è stato avviato il primo maggio 2014 e si rivolge ai 15-29enni disoccupati o inattivi al di fuori di ogni ciclo di istruzione e formazione, i cosiddetti Neet, acronimo di “Not in education employment or training”. Il percorso inizia con la registrazione al programma da parte del giovane. Entro 60 giorni dall’adesione, il servizio competente, che può essere un centro per l’impiego o un servizio privato, lo contatta per fissare un appuntamento: una volta preso in carico, dopo la fase di accoglienza a carattere universale, in cui vengono forniti servizi di informazione, orientamento e supporto, si procede alla stipula del Patto di servizio.

È questa la fase in cui viene definito il percorso personalizzato per l’inserimento lavorativo o per il rientro in formazione/istruzione, tenendo conto delle caratteristiche personali, formative e professionali dell’utente definite attraverso il sistema di profiling. Entro 4 mesi dal momento della presa in carico il servizio competente offre al giovane servizi di orientamento e di accompagnamento al lavoro individualizzati, interventi di inserimento e reinserimento in percorsi di istruzione e formazione o un’esperienza di lavoro. Se si analizzano i dati dal punto di vista del genere, la differenza è di circa 5 punti percentuali in favore degli uomini. La maggior parte dei giovani registrati ha un’età compresa tra i 19 e i 24 anni e possiede un diploma di scuola media superiore. La presenza più elevata di giovani appartenente alla fascia di età centrale si conferma anche nella fase di partecipazione alla misura di politica attiva, così come la percentuale di giovani più distanti dal mercato del lavoro: l’80% dei giovani a cui è stata offerta una misura ha infatti un indice di profiling nella classe alta e medio-alta.

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