Gdf nelle stazioni appaltanti Appalti senza gare? Un pandemonio - QdS

Gdf nelle stazioni appaltanti Appalti senza gare? Un pandemonio

Carlo Alberto Tregua

Gdf nelle stazioni appaltanti Appalti senza gare? Un pandemonio

venerdì 03 Luglio 2020 - 00:00

Cosa c’è dietro la proposta di alcuni furbacchioni di eliminare le gare pubbliche per gli appalti fino a cinque milioni di euro? Coro di risposte: semplificare. Una mazza.
A nostro sommesso avviso, invece, si vuole entrare nell’arbitrio più totale, secondo il quale un dirigente può chiedere cinque preventivi e scegliere quello che, secondo lui, è il più conveniente senza passare al vaglio di una gara pubblica ed eventualmente di un processo amministrativo, che ora è diventato estremamente breve, almeno per la parte cautelare.
Già nella burocrazia italiana vi è una corruzione incalcolabile, figuriamoci se dirigenti “poco onesti” o “poco accorti” si troveranno a dovere decidere a chi attribuire gare da un milione, due o addirittura fino a cinque milioni: ci sarà l’epopea degli amici, degli amici degli amici, parenti, nani e ballerine.
Non sappiamo se la brillante idea è stata suggerita proprio da quei burocrati che ne diventerebbero i primi beneficiari a titolo personale.

La palude della corruzione deve essere combattuta con il napalm della chiarezza e della trasparenza. Non si può ancora girare il mestolo nel mortaio in modo che tutto ritorni come prima e che tutto cambi perché nulla cambi.
Politici sprovveduti e incompetenti devono fare uno sforzo per non cadere in questa trappola e annullare l’iniziativa con un frego senza la minima esitazione. Le gare devono continuare ad essere celebrate, anche se il loro iter può essere semplificato, ma in modo da non ledere il principio di concorrenza, economicità e sana amministrazione del denaro pubblico.
Fra l’altro, le gare per gli appalti hanno anche una evidenza pubblica, in quanto devono essere pubblicate, oltre che sulle Gazzette ufficiali, anche sui quotidiani che hanno il compito di comunicare all’opinione pubblica in che modo si spendono i soldi dei cittadini.
Oltre a semplificare i procedimenti, le richieste di documentazioni inutili, le lungaggini (con tempi morti da tagliare senza esitazione) e così via, una buona soluzione sarebbe quella di far partecipare a tutte le gare, oltre una soglia minima, un ufficiale della Gdf, la benemerita polizia-economica finanziaria, che assicurerebbe la legalità delle stesse.
La semplificazione delle procedure deve passare per riforme di leggi che prevedano iter trasparenti e facili da attuare senza bisogno di complicate interpretazioni, necessarie quando legislatori incapaci formulano leggi complicate apposta, che abbisognano di interpretazioni, appunto, spesso contrastanti.
Le leggi debbono essere scritte in modo semplice e chiaro, senza incidentali, senza richiami a parole o frasi di altre leggi, senza tagli di frasi e sostituzione delle stesse con altre: insomma, quando si scrive una legge che ne richiama altre è indispensabile che il nuovo testo comprenda la precedente, senza bisogno di richiamarla, mentre essa viene abrogata in toto.
Qualcuno si chiederà: ma perché le leggi sono formulate in siffatto modo, volutamente oscuro e complicato, e, peggio, che demanda a successivi decreti attuativi, la loro effettiva applicazione? La risposta è nei fatti: ingarbugliando i testi di legge è possibile corrompere e farsi corrompere, sperando di uscire indenni da eventuali inchieste giudiziarie.

Sono decenni che questo giornale scrive tali cose, purtroppo inascoltato perché la Classe politica non è in condizione, per la sua impreparazione e inconcludenza, di fronteggiare la “sapienza” dei dirigenti pubblici, fra i quali ve ne sono moltissimi di grande valore professionale, di capacità notevoli e di onestà adamantina.
Purtroppo, però, essi spesso non si trovano nei posti decisionali, cosicché a dare l’immagine negativa di tutta la burocrazia sono quei dirigenti pubblici che pescano nel torbido, che spesso si arricchiscono e che solo qualche volta si incagliano nella rete delle Procure della Repubblica, che in linea generale svolgono un eccellente lavoro anticorruzione.
Ci auguriamo che questo Governo, fondato su quattro partiti, non venga preso da una falsa follia semplificatrice che riguarda gli appalti, perché se così facesse si renderebbe complice colposo dell’aumento della corruzione e della maggiore diffusione di iniquità, di cui farebbero le spese bravi imprenditori e denaro pubblico.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta

Registrazione n. 552 del 18-9-1980 Tribunale di Catania
Iscrizione al R.O.C. n. 6590


Ediservice s.r.l. 95126 Catania - Via Principe Nicola, 22

P.IVA: 01153210875 - Cciaa Catania n. 01153210875


SERVIZIO ABBONAMENTI:
servizioabbonamenti@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/372217

DIREZIONE VENDITE - Pubblicità locale, regionale e nazionale:
direzionevendite@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/388268-095/383691 - Fax 095/7221147

AMMINISTRAZIONE, CLIENTI E FORNITORI
amministrazione@quotidianodisicilia.it
PEC: ediservicesrl@legalmail.it
Tel. 095/7222550- Fax 095/7374001

Direttore responsabile: Carlo Alberto Tregua direttore@quotidianodisicilia.it

Raffaella Tregua (vicedirettore)
vicedirettore@quotidianodisicilia.it

Dario Raffaele (redattore)
draffaele@quotidianodisicilia.it

Carmelo Lazzaro Danzuso (redattore)
clazzaro@quotidianodisicilia.it

Patrizia Penna (redattore)
ppenna@quotidianodisicilia.it

Antonio Leo (redattore)
aleo@quotidianodisicilia.it

redazione@quotidianodisicilia.it

Telefono 095.372684