Roma, 15 mag. (askanews) – “In occasione della Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia vogliamo riportare al centro del dibattito pubblico una realtà che troppo spesso viene minimizzata, invisibilizzata o raccontata come marginale. I dati, invece, ci dicono con chiarezza che la violenza, la discriminazione e la paura fanno ancora parte della vita quotidiana di moltissime persone LGBTQIA+ in Italia e in Europa”: lo ha dichiarato Mario Colamarino, portavoce dello storico Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli a Roma.
“Secondo l’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA), una persona LGBTQIA+ su due ha subito molestie nell’ultimo anno. È un dato enorme, che racconta un clima sociale ancora profondamente ostile. Non parliamo solo di aggressioni fisiche, ma di insulti, intimidazioni, esclusione sociale, hate speech online, discriminazioni nei luoghi di lavoro, nelle scuole e perfino all’interno delle famiglie”.
“In Italia la situazione non è diversa. I dati ISTAT ci dicono che oltre una persona LGBTQIA+ su due limita la propria espressione affettiva in pubblico per paura di molestie o violenza. Questo significa che ancora oggi migliaia di persone rinunciano alla libertà di vivere apertamente la propria identità o i propri affetti. Significa evitare un gesto semplice come tenersi per mano, abbassare la voce quando si parla del proprio compagno o della propria compagna, modificare il proprio modo di vestirsi o di comportarsi per paura di essere insultati o aggrediti”, ha aggiunto.
“È importante comprendere che questa paura non nasce dal nulla. Nasce da un contesto culturale e politico che troppo spesso legittima odio e discriminazione. Ogni parola pubblica che alimenta stigma, ogni attacco ai diritti, ogni campagna contro le persone transgender o contro l’educazione alle differenze contribuisce a creare un clima in cui la violenza diventa possibile e, in molti casi, tollerata”, ha sottolineato.
“Sul territorio italiano le richieste di aiuto continuano a crescere costantemente. La nostra associazione, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, ha registrato 480 contatti nell’ultimo anno e 2.478 contatti complessivi da agosto 2022 attraverso i servizi di supporto e ascolto. Dietro questi numeri ci sono storie concrete di discriminazione sul lavoro, giovani cacciati di casa, episodi di bullismo scolastico, ricatti familiari, isolamento sociale, difficoltà economiche e sofferenza psicologica”, ha denunciato.
“Crescono anche le richieste di supporto da parte di persone molto giovani, spesso prive di reti familiari o scolastiche capaci di proteggerle. È un segnale che non possiamo ignorare. La scuola dovrebbe essere uno spazio sicuro e inclusivo, ma troppo spesso diventa il luogo in cui si sperimentano violenza verbale, esclusione e solitudine”.
“La violenza contro le persone LGBTQIA+ non è soltanto episodica: è sistemica, quotidiana e spesso invisibile. Invisibile perché molte persone non denunciano. Invisibile perché troppe vittime hanno paura di esporsi ulteriormente o non si fidano delle istituzioni. Invisibile perché manca ancora nel nostro Paese una legge nazionale efficace contro l’omolesbobitransfobia”.
“In questa giornata non chiediamo solo solidarietà simbolica. Chiediamo responsabilità politica e culturale. Chiediamo investimenti nei centri antidiscriminazione, sostegno alle associazioni che operano sul territorio, formazione nelle scuole, campagne pubbliche contro l’hate speech e strumenti concreti di tutela per chi subisce violenza o discriminazione”, ha concluso, ricordando che “difendere i diritti delle persone LGBTQIA+ significa difendere la qualità democratica del nostro Paese. Nessuna società può definirsi davvero libera se milioni di persone continuano a vivere nella paura di essere sé stesse. La libertà non può essere un privilegio concesso ad alcuni, ma deve essere un diritto garantito a tutte e tutti”.

