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Giovanni Randazzo: “Occorre ripensare il sistema urbanistico, delocalizzare o il mare si riprenderà tutto”

Giovanni Randazzo: “Occorre ripensare il sistema urbanistico, delocalizzare o il mare si riprenderà tutto”
Giovanni Randazzo, professore di Geologia ambientale Unime

Dopo il ciclone Harry le coste siciliane mostrano tutti i limiti della pianificazione: erosione, urbanizzazione errata e rischio delocalizzazione.

Dopo il passaggio del ciclone Harry che ha portato devastazione sulla costa orientale della Sicilia qual è il futuro che attende tutte le aree costiere? E chi ha costruito e realizzato attività proprio in prossimità dei litorali sarà costretto alla fine a delocalizzare per evitare di subire sempre danni? Gli interrogativi, a distanza di 15 giorni dalla mareggiata, li abbiamo girati al prof. Giovanni Randazzo, docente all’Università di Messina in Geologia ambientale e Cartografia e Dinamica dei Litorali. Si tratta di uno dei massimi esperti in erosione delle coste dell’Italia meridionale al quale abbiamo chiesto cosa ci attende.

Professore, il passaggio del Ciclone ha messo a nudo quali sono gli errori che nel corso dei decenni sono stati perpetrati sulle coste, oppure siamo davanti solo a un irreversibile processo di cambiamento climatico?
“Vede, il ciclo dei cambiamenti climatici ha messo a nudo molte discrasie che sono state fatte dall’uomo soprattutto negli ultimi decenni. In questi giorni ho sentito dichiarazioni strane. Ho sentito, ad esempio, che la barriera di Santa Margherita, a sud di Messina, ha protetto l’area. E’ vero, però non si è detto che proprio quella barriera ha mandato in erosione l’area a nord della costa della città. La barriera di S. Alessio ha tenuto…Ma lo sbarramento soffolto realizzato per proteggere un chilometro di costa è costato 20 milioni di euro. Ora è crollato…Di fatto non si può pensare che ci si difende facendo barriere sommerse lungo tutta la costa…Quanti soldi ci vorrebbero?”.

E allora professore che si fa?
“Intanto la costa va studiata punto per punto. Nella zona ionica effettivamente c’è un problema. Tutti i paesi sono stati in parte costruiti sulle spiagge… S. Alessio, Furci…S.Teresa…Purtroppo c’è poco da fare…”.

Da uno ricerca scientifica condotta dall’Università di Palermo tra il 1988 e il 2022 le superfici urbane lungo le coste della Sicilia sono aumentate del 47%..
“Vede i paesi che sono stati colpiti duramente, per difendersi quantomeno dovrebbero arretrare i lungomare, o comunque, eventualmente abbassarli al livello del mare, in maniera tale che quando le onde arrivano non vanno a sbattere contro queste opere, ma le allagano e poi si ritira…Quanto alle case temo che per alcune ci sia poco da fare…Purtroppo va ripensato tutto il sistema urbanistico…Perché così com’è non funziona. Ora noi come generazione riusciremo a sopravvivere, ma i nostri figli e i figli dei nostri figli ad un certo punto dovranno delocalizzare…Non si scappa da questo scenario perché se le case sono costruite dove una volta c’era la spiaggia lo scenario è quello che un giorno il mare si riprenderà tutto…”.

Una parte della costa maggiormente colpita è quella del Catanese, con le sue rocce laviche…
“Allora vorrei chiarire una cosa. Nella zona del catanese dove ci sono rocce laviche non è successo nulla. Non è crollato neanche un masso. La falesia lavica non la muovi. Da una visione delle immagini Harry ha spianato tutto quanto ci stava sopra… I problemi si hanno dove ci sono spiagge. Ad Agrigento, a San Leone si lamentano perché la pista ciclabile realizzata accanto al lungomare è stata portata via dalla mareggiata. Ma il lungomare si chiama ‘Viale delle dune’. E’ stato realizzato sulle dune storiche della spiaggia…Prima o poi il mare se lo porterà. Inutile insistere…”.

Lei prevede che fenomeni come Harry potranno ripresentarsi a breve?
“Il ciclone Harry è stato un evento eccezionale. Speriamo se ne formi uno ogni 30, 40 anni. Ma le mareggiate normali e violente diventeranno sempre più violente e sempre più frequenti. E vorrei focalizzarmi su un punto. I nostri lungomare vengono abbattuti quasi ogni anno dalle mareggiate. Come a S. Agata di Militello, a Capo D’Orlando, a Santa Teresa…E cosa si fa? Si ricostruisce senza pensare…”.

Eppure gli studi ci sono…
“L’ultima novità che sento è quella di liberalizzare tutto le concessioni demaniali… attraverso la sospensione della Bolkestein. Il problema è quando le autorità hanno consentito ai lidi a stare aperti in inverno. Una volta non era così…Il lido estivo si smontava e si attendeva per rimontarlo la prossima stagione. Ora lasciando d’inverno i lidi aperti se c’è una forte mareggiata questi vengono distrutti. E così adesso tutti chiedono i risarcimenti…Ma tutto questo equivale a un contentino, perché di fatto le autorità così danno a questi gestori la corda per affogarsi perché i danni saranno continui”.

In vista della imminente stagione estiva cosa si può fare? Cominciare da subito col ripristino delle aree ove è possibile?
“Bisogna attendere la primavera, perché il mare una parte della sabbia la riporterà a riva. La sabbia non è scomparsa, tornerà naturalmente sopra.. Ora come ora non ha senso fare nulla. Serve soltanto pianificare dal punto di vista urbanistico come modificare i lungomare… Purtroppo devo dire che sulla fascia ionica i sedimenti idonei per eventuali allungamenti e ripascimenti non ce ne sono. C’è chi dice che i sedimenti potrebbero essere presi nei fiumi. Ma nel momento in cui si dovesse decidere di scavare nei fiumi si deve sapere che si creerebbe un dissesto sui fiumi…Il problema è che le coste più a rischio sono quelle ioniche e le tirreniche. Invece nelle aree a sud, Agrigentino, Ragusano basterebbe soltanto un po’ di buon senso per sistemarle e mantenerle…”.

La tutela delle spiagge dalla erosione naturale potrebbe essere una soluzione?
“Chiariamo in primis un concetto: l’erosione naturale non esiste. Quello che vediamo sulle coste e chiamiamo col termine erosione non è altro che una reazione di causa ed effetto legata ad interventi umani. Alcuni sono dei danni collaterali…non possiamo dire che non facciamo porti…ma è assurdo se si realizzano quattro porti nel giro di 50 km…”.

Lei è stato per caso contattato dalle autorità per partecipare a un ampio dibattito sul ciclone e sulle azioni da porre in essere?
“Per le coste assolutamente no. Insieme a un collega un anno fa abbiamo presentato alla Regione un Piano coste con tutte le azioni a tutela che sarebbero utili, ma forse il documento è rimasto chiuso in un cassetto…”.