Giuseppe Antoci (M5s): “Tutelare gli ultimi, tutelare quanti hanno bisogno di sottrarsi dal cappio della mafia” - QdS

Giuseppe Antoci (M5s): “Tutelare gli ultimi, tutelare quanti hanno bisogno di sottrarsi dal cappio della mafia”

redazione

Giuseppe Antoci (M5s): “Tutelare gli ultimi, tutelare quanti hanno bisogno di sottrarsi dal cappio della mafia”

Roberto Greco  |
venerdì 07 Giugno 2024

Elezioni europee, il QdS incontra i candidati. Intervista all’ex presidente del Parco dei Nebrodi, sotto scorta per le minacce di Cosa nostra: “L’Ue deve capire che è il lavoro il mezzo che permette ai cittadini di affrancarsi dall’illegalità”

Giuseppe Antoci, già presidente del Parco dei Nebrodi dal 2013 al 13 febbraio 2018, nel 2015 ha introdotto nel Parco un protocollo per l’assegnazione degli affitti dei terreni, che prevede la presentazione del certificato antimafia anche per quelli di valore a base d’asta inferiori a 150.000 euro. Questo “Protocollo di legalità” il c.d. “Protocollo Antoci”, firmato il 18 marzo 2015 presso la Prefettura di Messina dalla Regione Siciliana e dai 24 Sindaci del Parco, nel settembre 2016 è stato esteso a tutta la Sicilia e sottoscritto da tutti i Prefetti dell’isola ed è stato recepito dal nuovo Codice Antimafia, votato in Parlamento il 27 settembre 2017, è applicato in tutta Italia. Si candida alle prossime elezioni europee come capolista della Circoscrizione Isole con il M5S.

Quali sono i motivi che l’hanno convinta a candidarsi per il Parlamento Europeo?
“Da quando è terminato il mio percorso come presidente del Parco dei Nebrodi, non sono mai stato candidato a nessuna elezione anche perché ho sempre ritenuto che non fosse il momento giusto e anche per non prestare il fianco a chi potesse pensare che stavo utilizzando le vittorie conseguite ai fini politici. Ho sempre pensato che Giuseppe Antoci non fosse stato il protagonista di quanto accaduto in questi anni ma lo fosse stato il silenzio, quel silenzio di chi sapeva e in tanti anni ha sempre taciuto. Sono stati anni caratterizzati dalla normalità perché in questo Paese fare il proprio dovere deve essere normale, non si può diventare eroi o simboli e, certamente, non si può finire ammazzati. È pur vero che la normativa antimafia del nostro Paese è una delle migliori del mondo ma non dobbiamo dimenticare che il miglior testo antimafia è la Costituzione, il dovere di cittadinanza dal quale nessuno di noi è esentato. È stato proprio questo dovere di cittadinanza ed è stato Giuseppe Conte che mi hanno fatto comprendere, che anche il ‘no’ di questi anni poteva diventare non innocuo e, quindi, che era giunto il momento giusto, il momento in cui è necessario ribadire che non si deve fare politica in nome di un ‘io’ ma della parola ‘noi’. Il tema non sono tanto le elezioni europee ma cosa accadrà dal 10 giugno in poi, quando la politica dovrà esercitare l’attività di ascolto delle persone, ripartire dai territori e raccontare cosa si sta facendo”.

Lei sta ponendo un problema di etica nella politica…
“Assolutamente sì. Pensiamo solo alle leggi bavaglio che stanno colpendo la vostra categoria che non permetteranno ai cittadini di sapere, ad esempio, se quel politico va regolarmente a cena, pur parlando d’altro, con un mafioso. Abbiamo visto, in quest’ultimo periodo il caso Liguria, quello Palermo, quello Catania, quello Bari. Quando parlo di etica della politica non parlo solo di quanto derivante dal lavoro della magistratura, ma anche dalla mancanza di impegni nei confronti dei cittadini da parte di una larga parte della politica, una politica che sembra non capire che non mettere un agricoltore nelle condizioni di irrigare i propri terreni equivale a impedirgli di respirare. Bisogna potersi guardare allo specchio tutte le mattine e scoprirsi con la schiena dritta, non sentirsi sporchi perché, in questo caso, quello specchio ti uccide tutte le mattine”.

Siamo senza speranza?
“Io penso che la speranza ci sia e, se deve passare attraverso l’impegno di un normale individuo che era solamente andato a fare il presidente di un’area protetta, ben venga”.

Cosa c’è nello “zainetto” che porterà con sé in caso di elezione?
“C’è l’esigenza di tutela delle norme antimafia, ma anche quella della tutela degli ultimi, di quanti vivono in condizioni di fragilità economica e che hanno bisogno di affrancarsi dalla dipendenza della criminalità organizzata, soddisfacendo la loro necessità di permettere ai propri figli di mangiare due volte al giorno. C’è l’esigenza di modificare quell’indirizzo che ha consentito a molti Stati di svuotare il proprio arsenale di armi obsoleto e far ripartire l’industria bellica e mi riferisco agli attuali conflitti in essere. Il tema della pace, per noi, è prioritario non solo per noi ma per tutta l’Europa. C’è l’esigenza di creare strumenti finanziari che l’Europa deve destinare agli Stati membri, affinché quei costi necessari per lo sviluppo dei Paesi non siano ribaltati sulla testa delle persone. C’è bisogno di far camminare sulla stessa strada la tutela dell’ambiente e lo sviluppo del territorio. C’è bisogno di far capire all’Europa che il primo elemento che permette ai cittadini di affrancarsi dalle derive di illegalità è il lavoro. Nel mio cuore e nella mia memoria ci sono gli occhi delle persone che incontrato in questa campagna elettorale, i loro racconti, le loro storie e questo è patrimonio che non può essere trascurato. Non tutto questo può stare in uno zainetto, per cui andrò in Europa con una grande valigia”.

Siamo in presenza di una forte disaffezione al voto che porta a una rappresentatività dell’elettorato molto basso…
“Oggi l’Europa è vista lontana non comprendendo come oggi le scelte e le normative dell’Europa coinvolgano direttamente tutti i cittadini degli Stati membri. La disaffezione che riguarda gli appuntamenti elettorali è un dato preoccupante ed è necessario far capire che non andare a votare non è un esercizio innocuo. La matita, quella che serve per esprimere il voto, deve essere considerato un esercizio fondamentale perché è l’unico strumento che può dare valore alla parola dignità. Non abbiamo bisogno di pacche sulle spalle o di selfie con il candidato, ma abbiamo bisogno del rispetto da parte di ogni singolo elettore”.

Lei è un uomo libero. Riuscirà a non diventare vittima dell’aspetto più meschino della politica?
“Ho scelto Giuseppe Conte proprio per questo, per avere autonomia, al fine di poter operare le scelte migliori per gli elettori. Essere un uomo libero, come ha detto lei, significa anche dimostrare di essere accompagnato proprio da quella libertà. Su di me pende ancora una minaccia di morte da parte della mafia ma sono convinto che il 10 giugno potrò far arrivare un segnale forte e chiaro, quello che Antoci non è scortato da quei sei valorosi uomini della Polizia di Stato, ma dai fatti e dai siciliani tutti, perché io onorerò questo impegno fino al mio ultimo respiro. Vorrei chiudere con le parole di Rosario Livatino quando disse ‘Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili’”.

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