Le tensioni internazionali e l’instabilità nell’area mediorientale continuano a pesare sui mercati energetici globali, alimentando timori concreti per l’Europa. A lanciare stavolta l’allarme è Wael Sawan, amministratore delegato di Shell, secondo cui il continente potrebbe trovarsi ad affrontare una crisi di approvvigionamento di carburante già nelle prossime settimane.
Ecco cosa si rischia in Europa sul tema carburante
Il contesto è segnato dall’escalation della guerra in Iran e dal conseguente irrigidimento delle catene di fornitura, che stanno incidendo in maniera significativa sui prezzi delle materie prime energetiche. Il primo segnale tangibile arriva dal mercato del cherosene, già interessato da rincari consistenti che, secondo le previsioni, rappresentano solo l’anticamera di un aumento generalizzato destinato a coinvolgere benzina e diesel. Sawan ha sottolineato come la sicurezza degli approvvigionamenti non sia più soltanto una questione economica, ma un tema strategico per la sicurezza nazionale dei Paesi europei. L’avvicinarsi della stagione estiva, tradizionalmente caratterizzata da un incremento della domanda di carburanti, rischia di aggravare ulteriormente la situazione, mettendo sotto pressione infrastrutture e riserve.
A rischio il sistema produttivo
Le preoccupazioni riguardano non solo i consumatori, già esposti a un possibile nuovo aumento dei prezzi alla pompa, ma anche l’intero sistema produttivo. Trasporti, logistica e industria potrebbero subire contraccolpi significativi in caso di ulteriori shock sull’offerta, con effetti a catena sull’inflazione e sulla crescita economica. In questo scenario, l’Europa si trova a dover fare i conti con una fragilità strutturale ancora irrisolta, legata alla dipendenza energetica dall’estero e alla difficoltà di diversificare rapidamente le fonti di approvvigionamento. L’allarme lanciato da Shell suona dunque come un monito urgente: senza interventi tempestivi e coordinati, il rischio di una nuova crisi energetica appare sempre più concreto.
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