Home » Fatti dall’Italia e dal mondo » Guerra in Iran, le ultime news in diretta | Casa Bianca: “Senza accordo, Trump pronto a scatenare l’inferno”

Guerra in Iran, le ultime news in diretta | Casa Bianca: “Senza accordo, Trump pronto a scatenare l’inferno”

Guerra in Iran, le ultime news in diretta | Casa Bianca: “Senza accordo, Trump pronto a scatenare l’inferno”
Foto da Adnkronos

Le notizie sulla guerra Iran USA e Israele: news in diretta, aggiornamenti di oggi su morti, feriti e attacchi e su cosa sta succedendo nell’area del Golfo.

Guerra in IranLIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di mercoledì 25 marzo 2026.

Guerra in Iran, le ultime news in diretta

Guerra in Iran, le ultime notizie sul conflitto USA-Iran-Israele del 25 marzo 2026
Le ultime notizie sulla guerra tra Iran, USA e Israele del 25 marzo 2026: aggiornamenti su attacchi, morti e feriti, e approfondimenti in tempo reale su quanto sta succedendo nell’area del Golfo.
Inizio diretta: 25/03/26 07:00
Fine diretta: 26/03/26 00:00
Araghchi: "Stretto di Hormuz chiuso solo ai nemici"

Lo Stretto di Hormuz “è chiuso solo ai nemici”. È la posizione ribadita dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in un’intervista alla Tv di Stato. “Lo Stretto di Hormuz, dalla nostra prospettiva, non è completamente chiuso, è chiuso solo ai nemici”, ha detto Araghchi, aggiungendo: “Non c’è motivo di permettere il passaggio alle navi dei nostri nemici e dei loro alleati”. E poi ha assicurato ancora che le forze armate di Teheran hanno già “garantito un passaggio sicuro” alle navi delle nazioni amiche.

Araghchi: "Non ci sono negoziati con Usa, resistenza continua"

“Al momento, la nostra politica è quella di continuare la resistenza e non sono stati avviati negoziati” con gli Stati Uniti. Lo ha ribadito il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in un’intervista a Khabar Network, rilanciata da Tasnim, durante la quale ha rivendicato: “Il nemico non è riuscito a dividere il Paese, a ottenere una rapida vittoria e a spezzare l’unità nazionale, la gente scende in piazza ogni sera per sostenere il Paese”.

Poi, in tono di sfida, ha continuato: “Il fatto che ora si parli di negoziati è un’ammissione di sconfitta. Non avevano forse parlato di resa incondizionata? Perché dunque stanno mobilitando i loro più alti funzionari per negoziare proprio ora?”.

 

Casa Bianca: "C'è stato cambio regime, vogliamo leader più disponibili"

“Penso che ovviamente il presidente creda che gli Stati Uniti vogliano qualcuno nella leadership del regime iraniano che sia più favorevole, più disponibile verso gli Stati Uniti che non canti più ‘morte all’America’”. Così Karoline Leavitt risponde a chi le chiede se Donald Trump crede che gli Usa debbano avere un ruolo nella scelta della nuova leadership iraniana e difende le affermazioni del presidente riguardo al cambio di regime.

“La loro intera leadership è stata uccisa, nessuno ha visto o sentito in modo legittimo il presunto nuovo leader, così voi non direste che c”e stato un cambio di regime? – ha detto – c’e’ stato un cambio nella leadership del regime e questo è quello che ha detto il presidente”.

 Casa Bianca: "Abbiamo sempre stimato guerra tra le 4 e le 6 settimane"

“Come ho detto abbiamo sempre stimato che la guerra sarebbe durata tra le quattro e le sei settimane. Potete fare voi stessi i conti”. Così Karoline Leavitt risponde a chi le chiede se la guerra in Iran finirà prima della visita di Donald Trump in Cina, inizialmente prevista per fine marzo ed ora annunciata per il 14 e 15 maggio.

Casa Bianca: "Truppe di terra? Non sarebbe necessaria autorizzazione Congresso"

“Il presidente vuole mantenere tutte le opzioni a sua disposizioni”. Così la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha riposto a chi le chiedeva dei mille parà della 82ma aviotrasportata che si preparano ad essere dispiegati nei prossimi giorni in Medio Oriente. Rispondendo poi a chi le chiedeva se il presidente Trump si impegnerà a chiedere l’autorizzazione del Congresso prima di un eventuale invio di truppe di terra in Iran, la portavoce ha detto che “in questo momento non è necessaria”.

“L’autorizzazione formale del Congresso non sarebbe necessaria perché siamo in questo momento impegnati in maggiori operazioni di combattimento in Iran”, ha detto ancora Leavitt, aggiungendo poi che l’amministrazione “rispetterà sempre la legge” a riguardo. Infine ha evitato di rispondere a chi le chiedeva se le truppe di terra siano l’unica opzione per riaprire lo stretto di Hormuz, affermando di non voler rispondere a domande ipotetiche e ribadendo che la decisione a riguardo spetta solo al presidente.

"I nemici dell'Iran si preparano a occupare una delle isole iraniane"

“Secondo alcune fonti, i nemici dell’Iran, con il supporto di uno dei Paesi della regione, si starebbero preparando a un’operazione per occupare una delle isole iraniane. Tutti i movimenti del nemico sono sotto la supervisione delle nostre Forze armate”. Lo scrive su X lo speaker del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. Il riferimento è probabilmente a possibili piani di Usa e Israele sull’isola di Kharg, strategica per il settore petrolifero.

“Se dovessero compiere anche un solo passo in questa direzione, tutte le infrastrutture vitali del Paese interessato nella regione saranno prese di mira con attacchi implacabili e senza alcuna restrizione“, è la minaccia iraniana.

 

Si chiedono misure per fermare gli attacchi delle milizie pro-Iran in Iraq

I Paesi del Golfo e la Giordania hanno chiesto al governo iracheno di prendere misure “immediatamente” per porre fine agli attacchi di gruppi pro-Iran lanciati dall’Iraq. Il comunicato congiunto è firmato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrein e Giordania.

Casa Bianca: "Senza accordo, Trump pronto a scatenare l'inferno"

La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, sostiene che “i colloqui” con l’Iran “continuano” e “sono positivi”. Le indiscrezioni sul rifiuto di Teheran, quindi, sarebbero “speculazioni di fonti anonime”. Dalla Casa Bianca, però, arrivano anche frasi meno rassicuranti: “Dal presidente Trump nessun bluff, è pronto a scatenare l’inferno. L’Iran non deve commettere di nuovo un errore di valutazione”, dichiara Leavitt, sottolineando che “la scelta del presidente (Trump, ndr) è sempre quella della pace” ma “se l’Iran non accetterà la realtà del momento attuale” Trump “farà in modo che venga colpito più duramente di quanto non lo sia mai stato prima”.

L'Iran minaccia Bahrein ed Emirati

L’Iran potrebbe prendere territori costiere del Bahrein e degli Emirati Arabi se gli Stati Uniti “commettessero degli errori” nella regione. Questa l’ultima minaccia dell’analista iraniano Morteza Simiyari, citato dalla TV di Stato e rilanciato dal Times of Israel. L’analista afferma anche che l’esercito si è addestrato per l’operazione e la conquista delle coste “è all’ordine del giorno delle nostre forze armate”.

 

NYT sugli ultimi attacchi di Israele prima dei possibili colloqui USA-Teheran

Israele starebbe accelerando gli attacchi contro l’industria militare iraniana nel timore che un possibile piano di pace tra Stati Uniti e Iran possa portare a una rapida sospensione delle operazioni militari e quindi ostacolare il conseguimento di obiettivi strategici per Tel Aviv. Lo riferisce il New York Times, secondo cui il premier Benjamin Netanyahu avrebbe ordinato di intensificare le operazioni contro l’Iran nelle prossime 48 ore.

Iran: "Abbattuto F-18 statunitense"

I Guardiani della Rivoluzione hanno rivendicato l’abbattimento di un F-18 degli Stati Uniti sopra Chabahar, nel sud dell’Iran. L’F-18 sarebbe poi precipitato nell’Oceano Indiano.

Netanyahu: "La campagna continua a pieno ritmo"

La campagna contro l’Iran “sta continuando a pieno ritmo, nonostante quanto riportato dai media”. Lo sostiene il premier israeliano Benjamin Netanyahu durante un incontro in video con i capi dei governi locali dell’area di confine con il Libano.

 

Attenzione allo Stretto di Bab al-Mandab

Un’eventuale azione di terra degli Stati Uniti nelle isole iraniane causerà una “sorpresa al nemico: l’Iran ha sia la volontà che la capacità di portare una minaccia nello Stretto di Bab al-Mandab“. Lo afferma una fonte militare iraniana all’agenzia di stampa Tasnim, riferendosi allo snodo strategico tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden teatro, durante la guerra a Gaza, di attacchi lanciati dagli Houthi yemeniti contro le navi commerciali in segno di solidarietà con i palestinesi.

“Se gli americani vogliono una soluzione nello Stretto di Hormuz, non dovrebbero aggiungere un altro stretto ai loro problemi”, aggiunge la fonte, precisando che l’Iran non esclude una nuova escalation “se il nemico non ha imparato la lezione”.

 

Johnson (USA): "Operazione Epic Fury conclusa a breve"

“Stiamo concludendo l’operazione Epic Fury“. Questa la rivelazione dello speaker della Camera degli Usa, Mike Johnson, che sottolinea che l’operazione militare statunitense contro l’Iran sarà “conclusa a breve“.

 

Tregua di un mese? Israele sui piani di Trump

La Cnn rivela che, secondo alcune fonti israeliane, Israele teme che Trump dichiari un mese di cessate il fuoco per facilitare i negoziati con l’Iran. Secondo le stesse fonti, Israele sarebbe scettico di fronte alle prospettive di un accordo e al piano in 15 punti proposto dal presidente statunitense.

“Il massimo che l’Iran potrebbe essere disposto a concedere non corrisponde al minimo che gli Stati Uniti stanno chiedendo”, argomentano le fonti, aggiungendo però che Israele considera diversi elementi della proposta trumpiana “positivi e buoni per Israele”..

 

Israele amplia la zona di sicurezza in Libano

“Stiamo ampliando la zona di sicurezza in Libano“. Lo rivela il premier israeliani Benjamin Netanyahu, durante una conversazione con il forum dei direttori generali dei ministeri e i leader locali delle comunità del nord. “La questione dello smantellamento di Hezbollah è davanti ai nostri occhi – dichiara – Questo è anche legato alla campagna complessiva contro l’Iran, che è ancora in corso nonostante quanto riportato dai media. Ma siamo assolutamente impegnati a fare tutto il possibile per cambiare radicalmente la situazione in Libano”. Parlando ai leader locali, Netanyahu aggiunge: “Vi chiedo di fare tutto il possibile per prevenire l’abbandono degli insediamenti. Stiamo espandendo questa zona di sicurezza per allontanare la minaccia dei missili anticarro dai nostri insediamenti e dal nostro territorio”.

 

Guterres nomina il francese Arnault inviato per conflitto in Medio Oriente

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha nominato il francese Jean Arnault suo inviato personale per il conflitto in Medio Oriente. Guterres ha inoltre definito la situazione del Golfo “fuori controllo“, evidenziando che “il mondo si trova di fronte alla minaccia di una guerra più ampia”. In passato Arnault è stato inviato personale del segretario generale Onu per la Bolivia e per l’Afghanistan.

 

L'Egitto sostiene il piano di Trump

Il governo egiziano “sostiene l’iniziativa” del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di negoziare con l’Iran e “spinge affinché questi colloqui si tengano il prima possibile”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri del Cairo, Badr Abdelatty, sottolineando che il suo Paese è “pronto ad ospitare qualsiasi incontro riguardante l’Iran, purché ciò contribuisca all’allentamento delle tensioni”. L’Egitto rimane in contatto anche con l’Iran e prosegue gli sforzi per ripristinare le vie diplomatiche.

 

Usa: "Si lavora per un incontro già nel weekend"

L’amministrazione Trump starebbe progettando di concordare un incontro in Pakistan nel weekend per discutere di una potenziale soluzione per mettere fine alla guerra in Iran. Lo riferiscono due alti funzionari dell’amministrazione alla Cnn. Dovrebbe partecipare – per la parte statunitense – il vice presidente JD Vance. Da definire la location e le forze partecipanti. Tra i Paesi impegnati nella mediazione anche la Turchia e il Pakistan.

Meloni: "Preoccupata per il Libano"

Con il presidente dell’Algeria “abbiamo condiviso la preoccupazione per l’escalation militare in Libano, che deve cessare immediatamente, e per la situazione a Gaza, che resta estremamente difficile per la popolazione civile, soprattutto dal punto di vista umanitario. È necessario proseguire nel lavoro della comunità internazionale per stabilizzare la regione e arrivare a una soluzione duratura”. Queste le parole della premier Giorgia Meloni, al termine del bilaterale con il presidente algerino Tebboune.

 

Tajani: "Lavoriamo per rafforzare missioni Aspides e Atalanta"

”Con l’Unione europea stiamo lavorando per rafforzare le missioni navali Aspides e Atalanta per proteggere le rotte commerciali del Mar Rosso e dell’Oceano Indiano che sono vitali per le nostre imprese”. Lo dice il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani rispondendo al question time alla Camera.

 

Fonti Teheran: "Richieste Usa eccessive, fine guerra non la decide Trump"

L’Iran ritiene “eccessive” le richieste avanzate dagli Stati Uniti per mettere fine alla guerra. Lo affermano fonti di Teheran citate dall’emittente Press Tv, che pochi minuti fa ha pubblicato – tramite  fonti anonime – quella che ha presentato essere la risposta della Repubblica islamica alla proposta di Washington.

“L’Iran ha esaminato le proposte e le ritiene eccessive”, sostengono le fonti, confermando implicitamente che Teheran ha ricevuto un piano americano per concludere le ostilità. “L’Iran non permetterà a Trump di dettare i tempi della fine della guerra”, aggiungono le fonti, precisando che “la Repubblica islamica metterà fine alla guerra nel momento in cui lo riterrà opportuno”.

Secondo l’emittente pubblica, le fonti governative hanno sottolineato che l’Iran, a sua volta, pone cinque condizioni per concludere le ostilità. Tra le condizioni avanzate da Teheran figurano al primo posto “la fine degli attacchi e degli omicidi”, poi garanzie concrete per impedire il ripetersi delle guerra, la fine delle ostilità su tutti i fronti, compresi gli attacchi contro i cosiddetti “gruppi della resistenza”, il pagamento dei danni di guerra e, infine, il riconoscimento internazionale e garanzie sul diritto dell’Iran ad esercitare la propria autorità sullo Stretto di Hormuz.

Russia evacua altro personale da centrale nucleare Bushehr

La Russia ha evacuato altro personale dalla centrale nucleare iraniana di Bushehr. Lo ha reso noto il capo dell’agenzia atomica russa, dopo un attacco notturno al complesso.

“Oggi, intorno alle 7.20 ora di Mosca, 163 persone hanno lasciato Bushehr per il confine irano-armeno”, dichiara il ceo di Rosatom, Alexey Likhachev, citato dall’agenzia di stampa srussa Ria. “In questo momento, ne rimangono circa 300”, aggiunge in dichiarazioni ai giornalisti. La Russia ha contribuito alla costruzione dell’impianto sulla costa iraniana del Golfo Persico e i suoi tecnici contribuiscono a gestirlo.

Bombardata la casa del regista Kiarostami

I raid israelo-statunitensi non hanno risparmiato la casa di Abbas Kiarostami, noto regista iraniano. Lo conferma il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmail Baghaei.

“Ricordate Abbas Kiarostami, celebre regista iraniano e vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes del 1997 per il film ‘Il sapore della ciliegia’? Nemmeno la sua casa è stata risparmiata dall’impatto delle bombe degli aggressori americano-israeliani. La casa di Kiarostami faceva forse parte di una ‘minaccia imminente’ contro gli Stati Uniti?”, ha scritto Baghaei in un post su X.

Secondo il portavoce, “la realtà è che l’aggressione militare Usa/Israele contro l’Iran non è solo una guerra contro un Paese e un territorio, ma una guerra contro una cultura, una civiltà e un’identità radicata. Tuttavia, l’Iran, facendo leva proprio su queste radici, metterà in difficoltà i suoi nemici”.
Hezbollah: "Negoziare con Israele mentre attacca equivale a resa"

Negoziare con Israele mentre si è sotto attacco equivale a ”una resa”. Lo ha dichiarato il Segretario generale di Hezbollah Sheikh Naeem Qassem dopo che il governo di Beirut ha fatto appello al dialogo con Israele. Qassem ha anche chiesto alle autorità libanesi di revocare la decisione di “criminalizzare” le azioni militari di Hezbollah, che Beirut ha deciso di mettere al bando.

Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno ripreso ad attaccare Hezbollah dal 2 marzo, quando i miliziani libanesi si sono schierati a fianco dell’Iran dopo l’operazione militare israelo-americana.
Mezzaluna Rossa iraniana: "Uccisi 66 bimbi sotto i 5 anni"

Secondo il capo della Mezzaluna Rossa iraniana, Pirhossein Kolivan, “oltre 85.000 siti civili sono stati danneggiati, 66 bambini sotto i 5 anni uccisi, con centri sanitari e scuole presi di mira. Le violazioni vengono documentate e segnalate agli organismi internazionali”.  Riporta queste tragiche cifre l’account X del Governo della Repubblica Islamica Iraniana.

Idf: "Hezbollah attacca Israele"

L’Idf parla di “decine di lanci di Hezbollah contro il nord di Israele“. Le squadre di soccorso israeliane starebbero prestando soccorso a due uomini feriti da schegge e razzi presumibilmente lanciati da Hezbollah a Carmiel. Altri impatti registrati a Kiryat Shmona. Suonano le sirene d’allarme missilistico a Misgav Am, kibbutz nell’Alta Galilea.

 

Israele autorizza l'esercito a richiamare 400mila riservisti

Il Governo israeliano approva la chiamata alle armi di un massimo di 400.000 riservisti, nel contesto dei conflitti in corso con l’Iran e Hezbollah.

“Il quadro di riferimento è concepito per affrontare le sfide nei vari ambiti, in particolare nel contesto dell’Operazione Leone Ruggente”, si legge in una nota dell’Idf.

 

Raid contro centro ricerca subacquea a Isfahan

L’Aeronautica militare israeliana ha condotto una vasta ondata di attacchi contro infrastrutture industriali del regime iraniano a Isfahan. Lo riferisce l’Idf, precisando che tra gli obiettivi figura anche un centro di ricerca subacqueo che sarebbe l’unico sito in Iran addetto allo sviluppo di sottomarini e sistemi di supporto per la Marina Militare.

 

Pakistan: "Possibile svolta entro 48 ore"

Una “svolta” sui possibili colloqui fra Iran e Stati Uniti per la fine alla guerra arriverà entro 48 ore, anticipano fonti del ministero degli Esteri in Pakistan all’agenzia turca Anadolu. Sempre secondo le fonti, “in assenza di alcune garanzie” l’Iran sarebbe “ancora riluttante” all’avvio delle trattative. “Sono in corso sforzi da parte di Pakistan, Turchia ed Egitto, con tutte le parti”, aggiunge la fonte.

Premier iracheno convoca l'incaricato d'affari Usa dopo raid su Fmp

Il primo ministro iracheno Mohammed Shia al-Sudani ha incaricato il ministero degli Esteri di convocare l’incaricato d’affari statunitense a Baghdad in merito agli attacchi che hanno preso di mira le sue “unità militari” e ucciso 15 membri delle Forze di mobilitazione popolare (Fmp) ieri e altri 7 oggi.

 

La proposta USA finisce in mano all'Iran, attesa la risposta

Il Pakistan ha consegnato all’Iran la proposta in 15 punti elaborata dagli Stati Uniti per mettere fine alla guerra. Lo riporta l’emittente al Jazeera citando proprie fonti: ”Autorevoli fonti pakistane hanno confermato ad al-Jazeera che un documento dato al Pakistan dall’Amministrazione Trump è stato consegnato agli iraniani dal Pakistan. Ora si attende una risposta”. Si attende una risposta, che potrebbe aprire a un incontro potenzialmente storico tra i rappresentanti statunitensi e quelli iraniani.

 

L'avvertimento iraniano agli USA

“Stiamo monitorando attentamente tutti i movimenti degli Stati Uniti nella regione, in particolare il dispiegamento di truppe. Ciò che i generali hanno rotto, i soldati non possono aggiustare: rischiano invece di diventare vittime delle illusioni di Netanyahu. Non mettete alla prova la nostra determinazione a difendere la nostra terra“. Così su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammed Bagher Ghalibaf, dopo le notizie secondo le quali gli Usa avrebbero disposto l’invio di paracadutisti e soldati in Medio Oriente.

Iran: "Colpiremo portaerei Usa Abraham Lincoln"

La Marina iraniana annuncia che colpirà la portaerei americana Abraham Lincoln presto. Il gruppo di battaglia dell’imbarcazione – dichiara l’ammiraglio Shahram Irani, comandante della Marina iraniana – viene “costantemente monitorato”. “Non appena il gruppo di attacco ostile sarà a portata dei sistemi missilistici, diventerà bersaglio di attacchi schiaccianti”, aggiunge.

 

La guerra e i rischi per il Pil italiano

La guerra in Iran mette a rischio il PIL italiano. A lanciare l’allarme è il Centro studi di Confindustria nel rapporto di previsione “Guerre, dazi, incertezza: a rischio la crescita” presentato nella mattinata. Se il conflitto non andasse oltre marzo, la crescita del 2026 per l’Italia sarebbe pari a +0,5%, a ribasso rispetto alle previsioni iniziali. Se invece il conflitto dovesse prolungarsi fino al secondo trimestre, il pil sarebbe stimato in stagnazione o perfino in recessione.

Nel 2027, poi, l’economia italiana “dovrebbe recuperare solo moderatamente (+0,6%), nello scenario base, rimanendo su ritmi molto contenuti”. I tre scenari valutati dal Csc “non contemplano un’azione del governo” che però per gli industriali è “auspicabile” sia “a livello europeo che italiano per affrontare una situazione grave” perché “alla luce dell’analisi contenuta nel Rapporto, si impone la preparazione immediata di misure italiane ed europee in grado di sostenere l’economia di imprese e famiglie”.

 

Rischio crisi energetica? L'allarme di Shell
L'ambasciatore iraniano in Pakistan nega negoziati diretti o indiretti tra USA e Iran

Non c’è stato alcun negoziato in corso tra Teheran e Washington per mettere fine alla guerra. Lo dichiara, contraddicendo il presidente statunitense Trump, l’ambasciatore iraniano in Pakistan, Reza Amiri Moghadam.

“Abbiamo anche sentito parlare di questi dettagli dai media, ma stando alle mie informazioni e contrariamente a quanto afferma Trump nessun negoziato, diretto o indiretto, si è svolto finora tra i due Paesi”. Il diplomatico aggiunge anche che è “naturale” che, alla conduzione attuale, i “Paesi amici siano sempre impegnati in consultazioni con le due parti per mettere fine a questa aggressione illegittima”.

 

L'allarme dell'Onu: "Attacchi ai siti nucleari rischiano di scatenare una catastrofe"

Gli attacchi contro i siti nucleari iraniani e israeliani rischiano di scatenare una “catastrofe senza precedenti“. Lo sostiene il responsabile delle Nazioni Unite per i diritti umani. “I recenti attacchi missilistici vicino a siti nucleari sia in Israele che in Iran sottolineano l’immenso pericolo di un’ulteriore escalation”, sostiene Volker Turk in una dichiarazione video.

Raid su siti sanitari Libano e sfollamento, l'allarme di Msf

A 4 settimane dall’intensificarsi del conflitto in Libano, Medici Senza Frontiere (Msf) avverte che raid e sfollamento forzato stanno dando vita a una vera e propria emergenza umanitaria. I morti sono più di mille e oltre il 10% sono bambini. Gli attacchi a infrastrutture e siti civili mettono a repentaglio la sicurezza dei cittadini e dei soccorritori. “Siamo preoccupati per la sicurezza dei civili che non hanno lasciato queste zone, sia per scelta che per mancanza di mezzi” ha dichiarato la dottoressa Tejshri Shah, direttrice generale di Msf, in visita in Libano.

“Chiediamo che i civili e le strutture mediche siano protetti in ogni momento, per consentire alle persone di continuare ad accedere all’assistenza sanitaria e ad altri servizi essenziali”, aggiunge.

 

La Cina prova a invitare al dialogo

La Cina continua a provare a porsi come intermediario per la fine della guerra. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha avuto un colloquio telefonico con il capo della diplomazia iraniana Abbas Araghchi e avrebbe incoraggiato l’Iran ad avviare al più presto colloqui con gli USA per porre fine al conflitto. L’auspicio è che le parti “colgano ogni opportunità e finestra di pace per avviare un processo negoziale il prima possibile”.

 

Iran: 290 militari Usa feriti da inizio guerra, 10 sono gravi

Circa 290 militari statunitensi sono rimasti feriti dall’inizio dell’operazione militare congiunta israelo-statunitense iniziata lo scorso 28 febbraio contro l’Iran. Lo riferisce a Nbc News un funzionario statunitense. Dei militari feriti, 10 sarebbero in gravi condizioni. In più, 13 militari statunitensi sono rimasti uccisi nel conflitto e altri due sono morti per cause non legate al combattimento.

 

Idf: "Colpiti due impianti di produzione missili"

Le forze di difesa israeliane e l’aeronautica israeliana annunciato di aver colpito due importanti siti di produzione di missili da crociera navali a Teheran. “I caccia dell’aeronautica israeliana hanno preso di mira le strutture utilizzate dal regime iraniano per sviluppare e produrre missili da crociera navali a lungo raggio in grado di distruggere obiettivi in mare e a terra”, si legge in una nota sui social.

Kuwait, droni iraniani colpiscono serbatoio di carburante all'aeroporto

Un attacco con droni iraniani ha colpito un serbatoio di carburante nell’aeroporto del Kuwait e ha provocato un incendio. Lo riferisce l’autorità per l’aviazione civile del Paese.

L'allarme di Shell: "Crisi del carburante in Europa entro un mese"

Una crisi energetica, in particolare di carburante, potrebbe colpire l’Europa già dal mese prossimo. Lo ha anticipato Wael Sawan, amministratore delegato di Shell, secondo cui garantire un approvvigionamento adeguato è fondamentale per la sicurezza nazionale. Di fronte agli enormi rialzi per quanto riguarda il cherosene per aerei, l’ad della compagnia petrolifera ha anticipato un simile boom dei prezzi per la benzina e il diesel con l’avvicinarsi della stagione estiva.

Media: tutte le richieste Iran per trattare con gli USA
Guerra in Iran, 25 marzo 2026 - Adnkronos

Secondo il Wall Street Journal, l’Iran avrebbe rispedito al mittente il piano in 15 punti elaborato dalla Casa Bianca e avrebbe presentato una sua lista di richieste. Tra queste: la chiusura di tutte le basi statunitensi nel Golfo, risarcimenti per gli attacchi contro l’Iran, la possibilità per l’Iran di imporre un pedaggio alle navi che transitano nello Stretto di Hormuz, garanzie che la guerra non riprenda, la fine degli attacchi israeliani contro Hezbollah, la revoca di tutte le sanzioni contro l’Iran e il permesso all’Iran di mantenere il proprio programma missilistico balistico senza limiti. Richieste descritte da funzionari Usa come “assurde” e che hanno l’evidente scopo di alzare un muro tra Washington e Teheran: per ora pare difficile che il tavolo negoziale si concretizzi.

Iran: “Nessuna trattativa con USA, negoziano da soli”

Nessuna trattativa, nessun “ottimo colloquio” come invece da diverse ore sostiene Donald Trump. È la posizione che filtra dalle file dell’esercito iraniano. Un portavoce militare, parlando dei presunti tentativi americani di raggiungere un accordo di cessate il fuoco della durata di un mese, ha negato la notizia ironizzando su Washington: “I vostri conflitti interni hanno raggiunto il punto in cui state negoziando con voi stessi?”.

Il dubbio sui colloqui

Per Trump in Iran gli USA “hanno vinto”. Il presidente statunitense continua a parlare di negoziati che Teheran smentisce, aprendo solo alla possibilità di un dialogo con gli Stati Uniti. A una sola condizione, però: la fine degli attacchi alle infrastrutture. Condizione che fino a ora non si è verificata del tutto, dato che anche martedì 24 si sono registrate delle ostilità e dei raid. Si teme perfino una nuova escalation, con gli occhi puntati soprattutto nel Libano meridionale ma anche ai Paesi del Golfo che avrebbero più da perdere in caso di attacchi energetici.

Cosa sta succedendo in Iran e nell’area del Golfo, le ultime notizie

I colloqui per arrivare alla fine della guerra in Iran ci sono o no? Il presidente statunitense Trump continua a parlare, sicuro del proprio successo, di “colloqui e negoziati” in corso con l’Iran. D’altro canto, Teheran ammette che la Repubblica islamica è stata raggiunta dagli USA “tramite intermediari” e che ci sono tentativi di stabilire un dialogo ma nega che ci siano degli effettivi negoziati in atto. Nel frattempo, per gli eventuali colloqui di pace c’è già un potenziale Paese chiave: il Pakistan, che si è detto – per mezzo del suo premier – “onorato” di poter ospitare le parti statunitensi e iraniane. Anche se lo farebbe nel bel mezzo di un altro caos geopolitico, apparentemente più ristretto ma non irrilevante, cioè quello delle tensioni con l’Afghanistan e il regime dei talebani.

Mentre sembra esserci qualche progresso – seppur fragile e un po’ caotico – sul fronte USA-Iran, nell’area del Golfo in guerra rimane interamente aperta la questione Libano. Le forze israeliane minacciano azioni via terra contro Hezbollah, il che farebbe precipitare il territorio libanese in una crisi umanitaria ancor più disastrosa dell’attuale. E i raid non si fermano, così come le azioni militari pericolose che rischiano di “svegliare” altri Paesi del Golfo. I prossimi giorni saranno decisivi e determineranno il prossimo ordine geopolitico ed economico mondiale, con un impatto non solo in Medio Oriente ma a livello globale. Il ruolo dei diretti coinvolti sarà cruciale, come quello di “giganti” come Turchia, Cina e Russia. Da vedere, invece, la posizione dell’Europa in eventuali ricerche di soluzioni diplomatiche.

Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp Telegram