“Al netto di una tregua che appare fragile e precaria, è indispensabile mantenere un raccordo continuo, serio e responsabile, sia con i nostri alleati internazionali, sia nel necessario e imprescindibile rapporto tra Governo e Parlamento. Vorrei chiarire, sin da subito, un punto essenziale. Non siamo qui, oggi, per chiedervi di autorizzare una nuova missione militare, che prevede prima una vera tregua, poi una cornice giuridica e infine l’autorizzazione del Parlamento, né un ampliamento del perimetro operativo di quelle in essere, già definito dal Parlamento. Ci muoviamo, cioè, vorrei fosse chiaro, all’interno delle prerogative attribuite al ministro della Difesa e nel quadro delle missioni militari all’estero già autorizzate dalle Camere. Proprio ieri ho avuto un ulteriore colloquio con i ministri della Difesa di nostri Paesi partner con cui abbiamo registrato la piena convergenza su alcuni principi fondamentali: la necessità di garantire la sicurezza della navigazione in uno dei punti strategicamente più sensibili del mondo e, al tempo stesso, la volontà di mantenere ogni iniziativa rigorosamente separata dal conflitto in corso”, ha detto dal canto suo il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in audizione alla Camera dopo l’intervento del vicepremier Tajani.
Guerra in Iran, Crosetto: “Ci stiamo organizzando per avvicinarci all’area dello stretto di Hormuz”
“Il tema subito emerso tra le nazioni coinvolte a livello multilaterale è quello dei tempi di reazione. Laddove ‘scoppiasse’ la pace, servirebbe quasi un mese di navigazione, a tutte le unità delle nazioni alleate indicate, per raggiungere il Golfo Persico. Ecco perché ci stiamo organizzando anche noi per avvicinarci a quell’area, pur rimanendo a distanza di sicurezza. Infatti, per quanto riguarda l’Italia, quando e se le condizioni e i paletti si verificheranno, sarà il Parlamento a valutare e decidere o meno di contribuire all’iniziativa internazionale e in che modo. L’eventuale contributo nazionale farebbe leva principalmente sulle capacità altamente qualificate della Marina Militare italiana, in particolare nel settore del contrasto alle mine; si dovrà valutare l’impiego o meno del supporto aereo, ambiti nei quali l’Italia dispone di eccellenze riconosciute a livello internazionale. Sappiamo infatti che il tema delle mine navali nello Stretto di Hormuz sarà da affrontare prima o poi”, ha aggiunto.
“Pertanto, come detto, in via esclusivamente precauzionale, considerando i tempi necessari al trasferimento e al rischieramento degli assetti, stiamo predisponendo che due unità cacciamine si posizionino relativamente più vicine allo Stretto – ha spiegato – inizialmente nel Mediterraneo Orientale e successivamente nel Mar Rosso, nell’ambito delle missioni già in corso, Mediterraneo Sicuro e Aspides, e sempre rigorosamente all’interno del quadro autorizzato delle missioni internazionali dell’Italia. Si tratta di assetti specialistici, altamente tecnologici, che richiedono settimane per essere trasferiti nell’area. Ed è proprio per questo che una pianificazione anticipata e un pre-posizionamento diventano elementi essenziali. Prepararsi a intervenire oggi per intervenire domani se sarà possibile. Una scelta di responsabilità come quella di altri Paesi europei. La Francia, di fatto, si è già mossa, mentre Regno Unito, Germania, Belgio e altri partner stanno sviluppando analoghe attività di pianificazione e predisposizione prudenziale di assetti specialistici. Questo approccio, meramente funzionale, consentirà all’Italia, qualora maturassero finalmente le condizioni per una stabilizzazione dell’area, e fatte salve le valutazioni e le decisioni del Parlamento, di poter contribuire, senza ulteriori ritardi, a eventuali iniziative internazionali volte al ripristino della sicurezza della navigazione. I principi del diritto internazionale, a partire dal diritto del mare e della libertà di navigazione, il più antico diritto al Mondo, e della cooperazione internazionale, cardine di legittimità internazionale troppo spesso violato, ci portano a doverci preparare e organizzare per interventi cautelativi, comunque e in ogni caso di carattere difensivo e conformi alle necessità”. Lo riporta Adnkronos.
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