Il difficile rientro in Italia dello studente Filippo Trento, dopo i recenti attacchi iraniani negli Emirati Arabi. La testimonianza della madre Doriana Orsato al QdS tra paura, spostamenti e caro voli. “Sono stati i giorni peggiori della mia vita. Non potevo comunicare con lui in qualsiasi momento perché staccava spesso la connessione per risparmiare i dati. Arrivato in Oman, dopo otto ore di viaggio in auto, ha acquistato una nuova SIM e giga aggiuntivi per aggiornarci”, esordisce così Doriana Orsato, con la voce ancora rotta dall’apprensione. L’escalation del conflitto in Medio Oriente ha trasformato l’esperienza formativa di Filippo Trento in un incubo. Tutto cambia lo scorso sabato 28 febbraio, con il primo attacco dell’Iran al Paese in risposta all’operazione Epic Fury di USA e Israele: “Abbiamo contattato subito la Farnesina, le linee erano ancora libere. Ci hanno detto di attenerci al protocollo, rimanere lontani da vetri e finestre e seguire le linee guida ufficiali – arrivate via sms solo quando mio figlio era sul suolo italiano. Un paradosso che lascia l’amaro in bocca”, continua. Studente di Finanza estera in un’università inglese in Italia, Filippo si trovava negli Emirati Arabi per uno stage alla Camera di Commercio Italiana. “La paura a volte fa più danno delle bombe, ma hanno compreso la sua necessità di tornare a casa. In generale, l’assistenza che ha avuto dagli Emirati Arabi è stata eccellente, mio figlio è stato seguito passo dopo passo”.
La paura dopo i missili su Dubai e il viaggio di otto ore verso l’Oman
Inizialmente Filippo si sente al sicuro, ma quando sabato le scie dei missili intercettati solcano il cielo, la calma svanisce: “Era terrorizzato ma ha avuto lucidità sul percorso da fare”, racconta la madre. Una residente locale accompagna Filippo e due colleghi coetanei verso il confine con l’Oman, con un’auto a noleggio: “A quella donna farei un monumento, non c’erano ancora transfer organizzati”. Le frontiere sono ancora aperte e i ragazzi passano la notte in una tenda nel deserto, prima di raggiungere l’aeroporto di Muscat. Grazie alla geolocalizzazione attivata dalla task force della Farnesina, i genitori seguono gli spostamenti: “È stato importante per noi dato che Filippo si è mosso in autonomia, non aveva nessun riferimento. Il giorno dopo sono ripartiti senza contrattare molto, so che dopo c’è stata speculazione sui passaggi in taxi”.
Il volo charter a 2.000 euro: “Lo stato di emergenza dovrebbe dare aiuto concreto”
Doriana dichiara che l’unico volo charter della Farnesina, disponibile a Muscat domenica 1 marzo, prevede biglietti a 2.000 euro e che l’acquisto non garantisce l’imbarco, data la priorità alle categorie vulnerabili: “La lista era già al completo, a prescindere non sarebbero saliti su quell’aereo. Fa male sentire il Governo parlare in TV di aiuti, per poi scoprire che i prezzi sono insostenibili. Un contributo può starci ma un ragazzo di 22 anni, che si trova a Dubai per uno stage, non ha a disposizione queste cifre enormi”, spiega. “Lo stato di emergenza dovrebbe servire per dare aiuto concreto, non a lucrare sui cittadini. I voli costano meno, pochi giorni fa in due abbiamo speso 1.100 euro”. Infine Filippo prende un volo per Londra lunedì pomeriggio, pagando 1.700 euro e 79 euro per il volo finale diretto a Venezia, dove atterra mercoledì scorso alle 19.40.
Il rientro in Veneto e il “gesto impensabile” da Dubai
Durante le criticità di rientro per Filippo, la famiglia riceve la vicinanza simbolica delle istituzioni locali: “Il sindaco del nostro Comune, in provincia di Padova, ha allertato il Presidente Alberto Stefani della Regione Veneto”. Doriana sottolinea con stupore l’efficienza e la solidarietà trovate negli Emirati Arabi: “Lo stabile di Dubai ha persino chiesto a mio figlio il permesso di entrare in camera per fargli le valigie e spedirgliele. Un gesto impensabile da noi”. Anche la Camera di Commercio Italiana ha mostrato apertura, valutando un rimborso per le spese sostenute dal giovane stagista – che sarebbe dovuto restare un altro mese. “Eravamo titubanti sul fatto che si fosse spostato; l’avrei visto più al sicuro nel suo building piuttosto che alla rincorsa di un volo incerto. Sono stata a trovare mio figlio di recente e ho riscontrato che Dubai è sicura al 100%. Fortunatamente è andato tutto bene e adesso Filippo è a casa con noi. Il mio pensiero va a chi non ha ancora finito di vivere quella situazione”, conclude la madre.
La Replica della Farnesina
Il Qds ha contattato la Farnesina, la quale ha fornito una nota di chiarimento – che pubblichiamo integralmente – in merito all’attivazione dell’Unità di Crisi e della task force Golfo a seguito dell’escalation del conflitto in Medio Oriente. “Fin dalle prime ore successive all’escalation del conflitto in Medio Oriente, la Farnesina ha attivato, su indicazione del Ministro degli Esteri Antonio Tajani, l’Unità di Crisi e una specifica Task Force Golfo, in costante coordinamento con le Ambasciate e i Consolati italiani nella regione, per assistere i connazionali presenti nell’area. L’obiettivo prioritario è stato garantire la sicurezza dei cittadini italiani e facilitare, per quanti lo desiderassero, il rientro in Italia. L’Italia è stata tra i primi Paesi che hanno attivato voli charter per il rientro dei connazionali dalle zone colpite. Considerata la temporanea chiusura dello spazio aereo negli Emirati Arabi Uniti, è stata facilitata l’uscita da Abu Dhabi e Dubai via terra verso l’Oman attraverso degli autobus organizzati dall’Ambasciata d’Italia ad Abu Dhabi e dal Consolato Generale d’Italia a Dubai. Dall’Oman sono stati organizzati, dal 2 marzo in poi, 10 voli charter sovvenzionati e a prezzi calmierati. Con questi voli sono tornati in Italia complessivamente 1.330 connazionali. Inoltre, l’Unità di Crisi, l’Ambasciata ad Abu Dhabi e il Consolato Generale a Dubai hanno promosso nei confronti delle compagnie commerciali il reinserimento, non appena possibile, delle destinazioni italiane. Il primo volo dedicato a italiani è partito già il 3 marzo da Abu Dhabi, grazie al supporto di Etihad, e ha riportato in Italia quasi 200 studenti che erano venuti in viaggio a Dubai. I voli charter organizzati dalla Farnesina non sono voli gratuiti: come previsto nelle operazioni di assistenza consolare in situazioni di emergenza, ai passeggeri viene generalmente richiesto un contributo per il costo del biglietto, volto a coprire in parte le spese dell’operazione. I voli charter organizzati dall’Ambasciata in Oman hanno avuto un prezzo calmierato di 600 euro a passeggero, a fronte di un costo reale superiore. In presenza di posti limitati, è stata data inizialmente priorità a categorie vulnerabili, come minori non accompagnati, persone fragili o situazioni di particolare urgenza, come avviene normalmente nelle operazioni di assistenza in contesti di crisi. Va inoltre ricordato che i voli facilitati dalla Farnesina si affiancano sempre ai voli commerciali organizzati autonomamente dalle compagnie aeree, che – anche alla luce dell’aumento dell’offerta – continuano a rappresentare una delle principali modalità di rientro per i connazionali che si trovano nella regione”.
L’assistenza per i cittadini italiani
“Per quanto riguarda l’assistenza ai cittadini – continua la Farnesina – l’Unità di Crisi, l’Ambasciata ad Abu Dhabi e il Consolato Generale a Dubai hanno offerto un servizio telefonico di assistenza e informazione h24 sulla situazione di sicurezza, i voli disponibili e le opportunità di uscita via terra, anche grazie all’attivazione di ulteriori linee telefoniche e un rafforzamento di personale. Le informazioni principali sono state anche pubblicate sul sito Viaggiare Sicuri ed è stato creato un sito dedicato per le domande più frequenti, faq.viaggiaresicuri.it. Inoltre, i cittadini registrati sul portale “Dove Siamo nel Mondo” o che avevano scaricato l’App Viaggiare Sicuri, hanno potuto ricevere dalla Farnesina sms e notifiche push che li informavano di transfer verso l’Oman e di voli disponibili dopo la riapertura dello spazio aereo negli Emirati Arabi Uniti. I casi di connazionali in condizioni di fragilità (minori non accompagnati, persone con patologie gravi o disabilità, situazioni di gravidanza e di età avanzata) sono stati raccolti sia all’Unità di Crisi, sia negli Emirati, al fine di facilitare una partenza in via prioritaria. L’Ambasciata e il Consolato hanno anche aperto continuativamente per rilasciare documenti di viaggio a chi ne fosse sprovvisto, e hanno presidiato gli aeroporti a Dubai e Abu Dhabi fin dai primi giorni della crisi per assistere i connazionali rimasti bloccati, mantenendo costanti contatti con le compagnie aeree”.
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