Rimane sul livello di Alfa Plus (“minaccia generica aumentata ma senza indicazioni specifiche, informazioni e precauzioni per il personale”) lo stato di allerta nella base aerea militare di Sigonella, a cavallo tra le province di Catania e Siracusa. Si tratta del più basso dei livelli di allerta adottati dalle basi statunitensi in Italia – gli altri sono, in ordine, Bravo, Charlie e Delta, quest’ultimo attivato per l’ultima volta in occasione degli attentati alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001 – e che riguarda anche l’hub strategico siciliano, dove l’Aeronautica militare e la U.S. Navy coabitano dal 1954.
I voli militari da Sigonella verso il Medio Oriente
L’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele all’Iran, scattata nelle prime ore di sabato 28 febbraio, non ha quindi modificato lo status, invariato ormai da anni, ma in questi giorni i movimenti nella Naval air station sono costanti e stabilmente rivolti allo scenario mediorientale. Ieri mattina un drone statunitense MQ-4C Triton è partito dalla pista di Sigonella e ha raggiunto l’estremità settentrionale del Golfo Persico, a poca distanza dalle coste iraniane, per poi fare rientro in Sicilia.
Sempre in mattinata un Boeing P-8 Poseidon, un grosso aereo da pattugliamento marittimo, si è sollevato da terra per arrivare a Sud dell’isola di Cipro (dove si trova la base britannica di Akrotiri) e invertire la rotta. Da Sigonella, di recente, sono scattate anche le azioni di pattugliamento a Sud della Sicilia e di Malta, nel Mediterraneo centrale, dove la metaniera russa ‘Artic Metagaz’ che trasportava del gas naturale liquefatto è affondata a seguito di esplosioni causate, secondo le accuse di Mosca, da droni di origine ucraina. Un’altra questione ‘calda’.
Sigonella e Muos, Crosetto risponde alle accuse: “Attività regolate da accordi storici”
Certo, il nostro Paese non è ancora stato direttamente chiamato in causa da Washington in quella che diversi hanno già definito la “Terza Guerra del Golfo”. Tuttavia, in caso di una richiesta ufficiale proveniente dall’altra sponda dell’Atlantico, il Governo italiano potrebbe valutare le possibili mosse. Sull’operatività di Sigonella e sulle accuse mosse dai capigruppo M5s delle commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera, Alessandra Maiorino, Francesco Silvestri, Arnaldo Lomuti sul possibile “coinvolgimento” della base aerea e del Muos, il sistema di comunicazioni satellitari militari ad alta frequenza e a banda stretta, è intervenuto il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto.
Il ‘braccio armato’ del Governo, affidandosi al social X, ha spiegato che “l’utilizzo delle basi militari sul territorio nazionale”, come quelle statunitensi, “avviene in aderenza ad accordi quali il Nato Sofa del 1951, il Bilateral infrastructure agreement (Bia) del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995 (Shell agreement)”. In pratica, ha aggiunto Crosetto, “cornici giuridiche” che “regolamentano queste attività da decenni” e che “nessun Governo ha avvertito l’esigenza” di cambiare.
Crosetto atteso alla Camera
Lo stesso ministro è atteso domani alle ore 10 alla Camera e alla 16 in Senato per riferire “in merito all’evoluzione del quadro internazionale”, ha chiarito ieri una nota di Montecitorio. Tra le ipotesi, il possibile invio di aiuti dall’Italia ai Paesi del Golfo, in primis Emirati Arabi, Kuwait e Qatar. Roma potrebbe fornire il sistema di difesa terra-aria SAMP/T capace di intercettare e neutralizzare, “a 360 gradi, una molteplicità di minacce aeree e missilistiche”, così come precisa l’Esercito sul proprio sito online. Un dispiegamento a scopo di tutela, nell’attesa della possibile telefonata di Donald Trump che potrebbe cambiare le carte in tavola.
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