Ancora effetti collaterali del conflitto in medio Oriente. Secondo l’ultimo report dell’Unione delle banche svizzere (Ubs) – uno dei più grandi istituti di credito e di gestione patrimoniale a livello globale -, le scorte mondiali di greggio si stanno avvicinando al livello minimo degli ultimi dieci anni con il rischio di un’impennata dei prezzi. Un segnale che preoccupa i mercati e che potrebbe tradursi in un nuovo aumento dei prezzi del greggio con possibili effetti anche sui costi di benzina, diesel e bollette.
L’allarme nel nuovo report
L’allarme riguarda l’attuale situazione di emergenza che parrebbe prospettarsi a breve. Secondo quanto evidenziato dall’analisi di Ubs, alla fine di maggio le scorte mondiali di greggio potrebbero toccare 7,6 miliardi di barili. Si tratta di un livello considerato particolarmente basso rispetto agli standard degli ultimi dieci anni.
Qual è il rischio sulle scorte mondiali di greggio
L’analisi di Ubs mette dunque in evidenza un quadro di mercato delicato, con riserve ai minimi da dieci anni e il rischio concreto di nuove pressioni sui prezzi. Un prospetto collegato strettamente al conflitto. Infatti, se la chiusura dello stretto di Hormuz dovesse prolungarsi, il rischio è un rialzo delle quotazioni e conseguenze negative sull’economia. La diminuzione delle riserve petrolifere rappresenta uno degli indicatori più monitorati dagli operatori del settore energetico. Quando le scorte si riducono, il mercato può diventare più vulnerabile a tensioni sull’offerta e a improvvisi rialzi dei prezzi. Secondo gli analisti, l’attuale situazione potrebbe favorire un nuovo incremento delle quotazioni del greggio, soprattutto se la domanda dovesse restare elevata nei prossimi mesi. Per questo motivo, il calo delle scorte mondiali viene osservato con particolare attenzione dagli investitori e dagli operatori del settore.
Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp e Telegram

