Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di domenica 12 aprile 2026.
Guerra in Iran, le ultime notizie del 12 aprile 2026 in diretta
Londra non parteciperà al blocco navale dello Stretto di Hormuz anticipato da Donald Trump dopo il mancato raggiungimento di un accordo con l’Iran sul nucleare a Islamabad, rende noto Sky News. “Continuiamo a sostenere la libertà di navigazione e l’apertura dello Stretto di Hormuz di cui l’economia globale ha urgente bisogno e necessario per contenere il costo della vita qui. Lo Stretto di Hormuz non deve essere soggetto al pagamento di un pedaggio. Stiamo lavorando con urgenza con la Francia e altri partner per mettere insieme una ampia coalizione per proteggere la libertà di navigazione”, ha spiegato un portavoce del governo. Londra avrebbe già inviato sminatori nella regione.
L’avvicinamento di navi militari allo Stretto di Hormuz sarà vista come “una violazione del cessate il fuoco”. Lo si legge in un comunicato della marina del Corpo delle guardie della Rivoluzione islamica (Pasdaran), il quale dichiara che, “contrariamente alle false affermazioni di alcuni funzionari nemici, lo stretto di Hormuz è sotto controllo e gestione intelligente, aperto al passaggio innocuo di navi non militari in conformità con regolamenti specifici”. Qualsiasi nave militare “che tenti di avvicinarsi allo stretto di Hormuz con qualsiasi pretesto o scusa sarà considerata una violazione del cessate il fuoco e sarà trattata con durezza e decisione”, si legge nel testo, rilanciato dal Guardian.
L’Arabia saudita ha convocato l’ambasciatrice irachena a Riad “in risposta ai continui attacchi con droni” diretti in Arabia saudita e verso altri Paesi del Golfo provenienti dall’Iraq, rende noto l’agenzia di stampa saudita Spa.
“Con la decisione di applicare il blocco navale nello Stretto di Hormuz, Donald Trump diventa paradossalmente il miglior alleato dell’Iran. Ad essere maggiormente colpita da questa scellerata decisione sarà l’economia europea, che andrà in rapida recessione. Ma in fondo è esattamente quello che Trump vuole. E in questo scenario da incubo, dov’è la pontiera Giorgia Meloni? Perché non prende le distanze da Trump? La realtà è che Meloni ha reso l’Italia ancora più vulnerabile a questo tipo di crisi geopolitica, mantenendo il nostro Paese in una condizione di pericolosa dipendenza dalle importazioni di gas fossile. Una scelta politica miope che oggi si ritorce contro i cittadini italiani, esposti agli shock dei mercati energetici globali”. Così Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde.
“Mentre rischiamo una rapida recessione e le famiglie italiane pagano bollette insostenibili, il governo Meloni continua a non avere una politica energetica autonoma perché non vuole puntare sulle rinnovabili. Questo è il fallimento di una destra che ha scelto la sudditanza invece della sovranità”, conclude il parlamentare.
Donald Trump torna a minacciare raid contro obiettivi civili in Iran, citando in particolare impianti per la desalinizzazione dell’acqua. “Abbiamo essenzialmente cancellato l’intero paese. L’unica cosa davvero rimasta è la loro acqua. Colpirla sarebbe devastante”, ha spiegato in una intervista a Fox News. L’Iran ha ancora “alcune fabbriche per la produzione di missili. Sappiamo di tutte. E abbiamo anche altre cose”.
Non è tutto finito. In un’intervista alla Cbs, il premier pachistano Shehbaz Sharif – che ieri ha ospitato i colloqui tra Stati Uniti e Iran – ha assicurato: “I colloqui non sono morti. C’è uno stallo”.
Il presidente statunitense Donald Trump ha descritto i negoziati tra Stati Uniti e Iran e Pakistan come “molto amichevoli” e affermato che gli Usa hanno ottenuto “quasi ogni punto di cui avevamo bisogno” durante i colloqui, che sono tuttavia falliti perché l’Iran non si è impegnato a rinunciare alle proprie ambizioni nucleari. “Verso la fine” il dialogo “è diventato molto amichevole, e abbiamo ottenuto quasi ogni punto di cui avevamo bisogno, tranne per il fatto che si rifiutano di rinunciare alla loro ambizione nucleare”, ha spiegato Trump nel corso di un’intervista a Fox News. “E francamente, per me, quello era di gran lunga il punto più importante”, ha aggiunto.
Farebbero meglio, come promesso, a iniziare al più presto il processo per riaprire questa VIA NAVIGABILE INTERNAZIONALE! Stanno violando ogni legge. Sono stato informato nel dettaglio dal Vicepresidente JD Vance, dall’Inviato Speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner sull’incontro che si è svolto a Islamabad, grazie alla gentile e competente guida del Feldmaresciallo Asim Munir e del Primo Ministro Shehbaz Sharif del Pakistan”: Donald Trump lancia un avvertimento all’Iran sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, chiarendo di essere stato messo al corrente di tutto nei dettagliati debriefing con i suoi inviati in Pakistan.
“Sono uomini straordinari – prosegue alludendo ai mediatori pachistani – e mi ringraziano continuamente per aver salvato dai 30 ai 50 milioni di vite in quella che sarebbe stata una guerra orribile con l’India. Apprezzo sempre sentirlo dire: la quantità di umanità di cui si parla è incommensurabile”
I negoziati di Islamabad sono andati bene, afferma Donald Trump precisando tuttavia che “Teheran è stata inflessibile sulla questione del nucleare”.
Anche la delegazione dell’Iran ha lasciato il Pakistan dopo la partenza degli americani questa mattina al termine di 21 ore di trattative dirette inconclusive, hanno confermato a Cnn fonti iraniane e pachistane. La delegazione che Teheran ha inviato a Islamabad era composta da 71 persone.
Vladimir Putin ha parlato al telefono con il Presidente iraniano Massoud Pezeshkian poche ore dopo la fine dei negoziati fra Stati Uniti e Iran di Islamabad, con la mediazione del Pakistan. Putin “ha sottolineato la sua disponibilità a facilitare ulteriormente la ricerca di una soluzione politica e diplomatica del conflitto e a effettuare una mediazione degli sforzi per arrivare a una pace giusta e duratura in Medio Oriente”, ha reso noto il Cremlino.
L’intero team negoziale statunitense ha lasciato Islamabad a seguito del fallimento dei colloqui con l’Iran, senza lasciare nessuno nella capitale pakistana per portare avanti le discussioni tramite i canali informali. Lo ha dichiarato un funzionario Usa parlando con la stampa a bordo dell’Air Force 2, dove si trova anche il vicepresidente Usa JD Vance, durante uno scalo di rifornimento alla base aerea di Ramstein, in Germania.
Stando al funzionario, non sono rimasto nemmeno i negoziatori principali del presidente Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Si erano diffuse speculazioni secondo cui uno o entrambi gli inviati sarebbero potuti restare a Islamabad per portare avanti ulteriori discussioni, dopo che i colloqui estenuanti non erano riusciti a produrre alcun progresso sostanziale sul conflitto con l’Iran.
È di almeno 3.375 persone uccise il bilancio degli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. A dichiararlo è stata l’emittente iraniana Irib. Le vittime sono state identificate dall’Organizzazione iraniana di medicina legale, ha proseguito la stessa fonte, citando Abbas Masjedi, capo dell’organizzazione. Almeno 2.875 vittime erano uomini e 496 donne. Il mese scorso, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi aveva dichiarato che “centinaia di civili iraniani”, tra cui oltre 200 bambini, erano stati uccisi dall’inizio del conflitto.
A bloccare un’intesa a Islamabad tra negoziatori americani e iraniani sono stati – tra gli altri – il mancato accordo su due temi essenziali, quello del controllo sullo Stretto di Hormuz e quello del rifiuto di Teheran di rinunciare alle proprie scorte di uranio arricchito. A riferirne, confermando in parte quanto emerso in queste ore, dopo l’annuncio del fallimento delle trattative – sono state fonti citate da Axios.
L’Iran si sta impegnando per ripristinare le sue infrastrutture di raffinazione e distribuzione danneggiate, riportandole a circa il 70-80% della capacità preesistente nei prossimi due mesi. Lo ha dichiarato il viceministro del Petrolio, Mohammad Sadegh Azimifar, come riporta Al Jazeera. Parlando all’agenzia di stampa Snn, Azimifar ha affermato che le raffinerie, le condotte di trasmissione, i depositi di petrolio e gli impianti di rifornimento per aerei iraniani sono stati “ripetutamente attaccati in tutte le parti del Paese”. Sono state dispiegate squadre per rimuovere i detriti e sostituire le attrezzature danneggiate, anche presso una raffineria sull’isola di Lavan, ha aggiunto Azimifar. I funzionari prevedono di riavviare le operazioni in una parte della raffineria entro i prossimi 10 giorni.
La riapertura dello Stretto di Hormuz, la scorta iraniana di 408 chilogrammi di uranio altamente arricchito e la richiesta di Teheran di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di fondi congelati all’estero sono stati i punti critici che hanno fatto deragliare i colloqui tra le delegazioni di Stati Uniti e Iran a Islamabad, secondo il quotidiano statunitense New York Times, che cita due funzionari iraniani a conoscenza della questione. Secondo le fonti, la delegazione guidata dal vicepresidente degli Stati Uniti James David Vance ha chiesto la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo, mentre Teheran ha rifiutato di rinunciare a questa leva strategica prima di un’intesa di pace definitiva. Per quanto riguarda il nucleare, gli Usa insistono perché l’Iran consegni o venda la sua intera scorta di uranio altamente arricchito: un nodo su cui non è stato trovato alcun compromesso. Infine, resta irrisolta la richiesta iraniana di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di fondi congelati all’estero e di ottenere risarcimenti per i danni subiti durante i bombardamenti, una condizioni respinte da Washington
La delegazione statunitense guidata dal vicepresidente degli Stati Uniti James David Vance ha lasciato il Pakistan senza raggiungere un accordo con l’Iran dopo circa 21 ore di negoziati. In una breve conferenza stampa tenuta prima di lasciare il Paese, Vance si è limitato a riferire che Teheran ha rifiutato le condizioni poste da Washington. Fonti vicine alla delegazione iraniana, citate dall’agenzia di stampa Fars, hanno invece sostenuto che gli Stati Uniti cercassero “un pretesto” per abbandonare il tavolo delle trattative, e abbiano posto “richieste eccessive”. Tra i principali nodi irrisolti figurano lo Stretto di Hormuz, il programma nucleare iraniano e altre questioni strategiche. Teheran, secondo le stesse fonti, non avrebbe in programma un nuovo round di colloqui nell’immediato. Nonostante il fallimento dei colloqui, comunque, Vance ha sottolineato che il canale negoziale aperto dal Pakistan resta aperto. Un elemento chiave rimane proprio il ruolo di Islamabad, che continua a fungere da mediatore tra le parti. Il presidente Donald Trump, invece, si è limitato a commentare che il raggiungimento o meno di un accordo con Teheran “non fa differenza“, sostenendo che gli Stati Uniti “hanno già vinto”: parole che secondo alcuni analisti lascerebbero intendere una volontà di disimpegno dal confronto negoziale diretto. Anche la delegazione di Teheran inviata a Islamabad per i colloqui con gli Usa ha lasciato il Pakistan dopo che i negoziati sono stati dati per falliti. Lo riferisce l’agenzia iraniana Mehr.
Il portavoce del ministero degli Esteri dell’Iran, Esmaeil Baghaei, ha ridimensionato le aspettative sull’esito dei negoziati con gli Stati Uniti, dopo le dichiarazioni del vicepresidente James David Vance in merito al mancato accordo dopo i colloqui ospitati dal Pakistan. Baghaei ha detto nel corso di una conferenza stampa che le due parti hanno “raggiunto un’intesa su una serie di questioni”, pur mantenendo “divergenze su due o tre temi importanti”. “Questi negoziati si sono svolti dopo 40 giorni di guerra imposta e in un clima di sfiducia e sospetto. È naturale che fin dall’inizio non ci si aspettasse di raggiungere un accordo in un solo incontro,” ha dichiarato il funzionario. “Nessuno si aspettava questo“. In precedenza, Baghaei aveva affermato che l’esito dei colloqui sarebbe dipeso dalla “serietà e buona fede della controparte” e dal riconoscimento dei diritti e degli interessi legittimi dell’Iran.
Le “richieste irragionevoli” degli Stati Uniti hanno fatto fallire i negoziati. È la versione della Tv di Stato iraniana riguardo al fallimento dei colloqui in Pakistan, secondo quanto riporta Al Jazeera.
Gli Stati Uniti “non hanno raggiunto un accordo” con l’Iran. Lo afferma il vicepresidente americano J.D. Vance. Secondo Vance, “non c’è la promessa definitiva da parte dell’Iran riguardo all’abbandono dell’arma nucleare“. Vance ha annunciato che tornerà negli Stati Uniti dopo aver presentato all’Iran “un’offerta finale e la migliore possibile”.
Gli Stati Uniti avanzano “richieste eccessive” riguardo allo Stretto di Hormuz nel quadro dei negoziati diretti a Islamabad. Ad affermarlo sono i media iraniani: secondo l’agenzia di stampa Fars, “gli Stati Uniti formulano richieste eccessive riguardo allo Stretto” oltre a “richieste inaccettabili su diverse altre questioni”. L’agenzia di stampa Tasmin scrive che “la delegazione americana ha ostacolato il progresso dei negoziati con le sue consuete richieste eccessive”, sottolineando che la questione dello Stretto di Hormuz “è uno degli argomenti che suscitano forti divergenze”.
Conflitto Iran-USA, le ultime news: cosa sta succedendo
Sono partiti in Pakistan i negoziati tra Usa e Iran. Si entra, dunque, in una fase cruciale per il futuro del conflitto. Secondo i media iraniani, gli Stati Uniti hanno avanzatp “richieste eccessive” relative allo Stretto di Hormuz. L’agenzia di stampa Fars riporta che “gli Stati Uniti pongono richieste eccessive riguardo allo Stretto e richieste inaccettabili su diverse altre questioni”. L’agenzia Tasnim scrive inoltre che “la delegazione americana ha ostacolato il progresso dei negoziati con le sue solite richieste esagerate”, evidenziando che la questione dello Stretto di Hormuz “è uno dei temi che genera forti divergenze”.
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