Home » Fatti dall’Italia e dal mondo » Guerra in Iran, le ultime news in diretta | Tregua appesa a un filo, l’Ue valuta l’estensione di Aspides a Hormuz

Guerra in Iran, le ultime news in diretta | Tregua appesa a un filo, l’Ue valuta l’estensione di Aspides a Hormuz

Guerra in Iran, le ultime news in diretta | Tregua appesa a un filo, l’Ue valuta l’estensione di Aspides a Hormuz
Foto da Adnkronos

Le notizie sulla guerra Iran, USA e Israele e sulle tensioni in Libano: news in diretta, aggiornamenti su cosa sta succedendo nell’area del Golfo

Guerra in IranLIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di martedì 12 maggio 2026.

Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 12 maggio 2026

Guerra in Iran – martedì 12 maggio 2026: le ultime notizie in diretta
Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di martedì 12 maggio 2026.
Inizio diretta: 12/05/26 07:00
Fine diretta: 13/05/26 00:00
Macron sulla missione Onu a Hormuz

La Francia intende “prendere una iniziativa alle Nazioni Unite” per proporre un quadro di riferimento volto alla creazione di una missione “totalmente neutrale e pacifica” per la futura messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz. Ad annunciarlo il presidente francese Emmanuel Macron in un’intervista a TV5 Monde, France 24 e Radio France Internationale.

Macron sottolinea la necessità di garantire la riapertura dello stretto “senza condizioni, senza pedaggi”, chiedendo lo stop ai blocchi  l’avvio di un dialogo con l’Iran. “Dobbiamo ottenere la riapertura senza condizioni dello Stretto di Hormuz, eliminando tutti i blocchi e instaurando un vero dialogo di responsabilità con l’Iran”, le sue parole.

 

L'Iran risponde alle accuse del Kuwait

L’Iran ha respinto le accuse del Kuwait secondo cui quattro persone legate ai Guardiani della Rivoluzione Islamica sarebbero entrate nelle acque kuwaitiane con l’intenzione di compiere “atti ostili“. Teheran invita le autorità kuwaitiane a “evitare commenti affrettati e accuse prive di fondamento” e a gestire la vicenda attraverso i canali diplomatici ufficiali, chiedendo inoltre il rilascio dei quattro detenuti.

 

Attacchi segreti contro l'Iran? L'ipotesi sull'Arabia Saudita

Secondo Reuters, l’Arabia Saudita avrebbe condotto una serie di attacchi segreti contro l’Iran in risposta ai raid subìti durante il conflitto alla fine di marzo. Se confermati, si tratterebbe dei primi attacchi militari diretti noti di Riyadh sul territorio iraniano. Una fonte occidentale avrebbe descritto le operazioni come “raid di ritorsione“. Un alto funzionario del ministero degli Esteri saudita, interpellato da Reuters, non ha confermato né smentito direttamente la notizia, mentre il Ministero degli Esteri iraniano non ha rilasciato commenti sull’argomento.

 

Trump valuta l'operazione Martello

La nuova offensiva del Pentagono contro l’Iran potrebbe chiamarsi “Operation Sledgehammer” (“Operazione Martello”). Secondo funzionari americani citati da Nbc News, il cambio di nome rispetto all’attuale “Operation Epic Fury” (“Operazione Furia Epica”) consentirebbe all’Amministrazione Trump di sostenere che si tratterebbe di una nuova operazione militare, facendo così ripartire il limite dei 60 giorni previsto dalla legge statunitense prima che sia necessaria un’autorizzazione del Congresso.

 

Iran, Trump: "Non penso a impatto economico della guerra sui cittadini"

“Quando parlo con l’Iran, l’unica cosa che conta è che non possa avere un’arma nucleare”. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, rispondendo ai giornalisti alla Casa Bianca prima della partenza per la Cina. Interpellato sull’impatto economico della guerra con l’Iran sui cittadini americani e su quanto le difficoltà finanziarie delle famiglie influenzassero i negoziati con Teheran, Trump ha risposto: “Nemmeno un po’. Non penso alla situazione economica degli americani, non penso a nessun altro. Penso a una sola cosa: non possiamo permettere che l’Iran abbia un’arma nucleare. Tutto qui”.

Il presidente ha aggiunto che “la cosa più importante, anche più dell’andamento della Borsa – che peraltro è ai massimi storici – è che l’Iran non possa avere un’arma nucleare. Ogni americano lo capisce”. Le dichiarazioni arrivano mentre sono in stallo i negoziati con Teheran che, dopo gli attacchi congiunti avviati a fine febbraio, ha bloccato l’accesso allo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per circa il 20% delle forniture mondiali di petrolio. La chiusura della rotta ha provocato un forte aumento dei prezzi dei carburanti negli Stati Uniti e un’accelerazione dell’inflazione, salita ad aprile al 3,8%, il livello più alto degli ultimi tre anni secondo i dati del Bureau of Labor Statistics. I sondaggi mostrano un crescente malcontento degli americani sulla gestione dell’economia e del conflitto iraniano da parte di Trump.

Iran: "La vera pace non può essere costruita con le minacce"

La vera pace non può essere costruita con le minacce“. Lo afferma il vice ministro degli Esteri iraniano per gli Affari legali e internazionali Kazem Gharibabadi, difendendo la proposta avanzata da Teheran e definendola “il minimo indispensabile per qualsiasi accordo serio e sostenibile in linea con la Carta delle Nazioni Unite”.

Gharibabadi accusa su X le parti coinvolte nel conflitto di voler imporre la propria volontà politica attraverso “minacce e pressioni” invece di sostenere le soluzioni diplomatiche.

 

Trump: "Non abbiamo bisogno con l'Iran"

“Non abbiamo bisogno di aiuto sull’Iran”, sostiene Trump prima della partenza per la Cina. “L’Iran non può avere l’arma nucleare”, ribadisce.

“Non credo abbiamo bisogno di aiuto con l’Iran. Vinceremo in un modo o nell’altro. Con mezzi pacifici o in altro modo – ha detto ancora una volta il tycoon – La Marina è andata. L’Aeronautica è distrutta. Ogni singolo pezzo della loro macchina da guerra è andato”.

 

Trump: "Linee rosse per Teheran? Ci penseremo"

“Ci penseremo sul volo e ci penseremo per un po’ di tempo”. Questa la risposta del presidente statunitense Donald Trump a una domanda sulle linee rosse per il cessate il fuoco in vigore con l’Iran, assicurando ai giornalisti – prima della partenza per la Cina – che “andrà tutto per il meglio”.

 

Dialoghi Pakistan-Cina

Il ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar e il capo della diplomazia cinese Wang Yi hanno discusso degli sviluppi regionali e degli sforzi di Islamabad per favorire una mediazione volta a porre fine al conflitto con l’Iran. Lo rende noto il ministero degli Esteri pakistano in un comunicato alla vigilia della visita a Pechino di Donald Trump, che vedrà Xi Jinping.

“Il ministro degli Esteri Wang Yi ha ribadito il proprio apprezzamento e sostegno per il ruolo di mediazione costruttivo svolto dal Pakistan – si legge nella nota diffusa da Islamabad – Entrambe le parti hanno sottolineato l’importanza di mantenere un cessate il fuoco duraturo e garantire il normale passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz”.

 

Possibile estensione di Aspides

L’operazione Aspides “potrebbe essere estesa allo Stretto di Hormuz: non sarebbe neanche necessario modificare il mandato”. Lo afferma l’Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio affari esteri in formato difesa.

“Sosteniamo tutte le iniziative diplomatiche per trovare una via d’uscita e allentare la tensione. Si tratta di un elemento geograficamente fondamentale per il commercio estero, per i flussi non solo commerciali, ma anche dell’energia, e quindi bisognerà proteggere la navigazione nello Stretto e nel Mar Rosso. Già abbiamo l’operazione Aspides, che potrebbe essere estesa allo stretto di Hormuz”, dice, ricordando che presto si terrà una nuova riunione sul tema.

Un’eventuale estensione richiederebbe tuttavia più fondi e più navi, anche se sicuramente contribuirebbe a rendere maggiore il ruolo dell’Europa nella risoluzione della crisi.

Si valuta una missione post-Unifil

Occorrerà sostituire Unifil, la missione di peacekeeping Onu in Libano, a fine 2026. Lo dichiara l’Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio affari esteri in formato difesa, aggiungendo che i ministri stanno valutando di istituire una missione europea di supporto alle forze armate libanesi. “Quando finisce il mandato dell’Onu in Libano bisognerà trovare qualcosa di sostitutivo. Ora stiamo esaminando l’idea di una missione europea per rafforzare lo Stato libanese: più sarà forte l’esercito libanese, più debole sarà Hezbollah”, afferma.

 

Save the Children lancia l'allarme sui bambini uccisi in Libano durante il "cessate il fuoco"

In Libano, nei primi 25 giorni del cessate il fuoco temporaneo, più di quattro bambini al giorno mediamente sono stati uccisi o feriti. Lo afferma Save the Children. Nuovi dati del ministero della Salute libanese mostrano che 22 bambini sono stati uccisi e 89 feriti dall’inizio del cessate il fuoco temporaneo, il 17 aprile. Questo porta il numero di bambini uccisi negli attacchi israeliani dall’inizio della nuova escalation delle ostilità in Libano, il 2 marzo, a quasi 200, con circa 2.900 vittime.

“Questo ‘cosiddetto’ cessate il fuoco, che continua a causare la morte o il ferimento di oltre quattro bambini ogni giorno, non è un cessate il fuoco – ha dichiarato Nora Ingdal, direttrice di Save the Children in Libano -. Gli attacchi contro i civili non si sono fermati, sono semplicemente continuati sotto un altro nome. I colleghi mi hanno riferito che in alcune zone i raid aerei sembrano più intensi che mai. I bambini non saranno al sicuro finché non ci sarà un cessate il fuoco permanente e definitivo, senza violazioni”.

 

Iraq, "base segreta di Israele": parte la perlustrazione

In Iraq le Forze di mobilitazione popolare, di cui fanno parte decine di milizie filo-iraniane, formalmente parte delle forze irachene, hanno annunciato operazioni dopo le indiscrezioni del Wall Street Journal su un avamposto militare che Israele avrebbe allestito nel deserto iracheno a supporto delle operazioni avviate lo scorso 28 febbraio contro l’Iran.

Nella dichiarazione diffusa si afferma che “le forze di sicurezza hanno iniziato ad avanzare dal checkpoint di al-Faj” per “stabilire un controllo totale sul deserto di Najaf“.

 

Pentagono, costo della guerra salito a 29 miliardi di dollari

Il costo della guerra degli Stati Uniti contro l’Iran è salito a 29 miliardi di dollari, una cifra superiore ai 25 miliardi di dollari indicati appena due settimane dai vertici del Pentagono al Congresso statunitense. A fornire le nuove cifre è stato Jay Hurst, Comptroller del Pentagono.

“Al momento della testimonianza (davanti alla commissione Forze Armate, ndr) la cifra era di 25 miliardi di dollari, ma il team dello Stato maggiore congiunto e quello della contabilità continuano a rivedere le stime e ora riteniamo che il costo sia più vicino ai 29 miliardi”, spiega Hurst, secondo quanto riferito dalla Cnn.

Trump: "Interromperanno al 100% l'arricchimento dell'uranio"

L’Iran “fermerà al 100% l’arricchimento dell’uranio”. Lo dichiara il presidente statuntense Donald Trump in un’intervista all’emittente radiofonica Wabc. Trump spiega anche di essere coinvolto in prima persona nei negoziati: “Me ne occupo io, e mi hanno detto che otterremo la polvere. La chiamo ‘polvere nucleare‘ perché è appropriato”, ha detto riferendosi alle scorte di uranio arricchito sopravvissute agli attacchi statunitensi.

Trump precisa anche che gli Stati Uniti non hanno intenzione di accelerare verso un accordo. “Non abbiamo fretta di fare nulla, abbiamo un blocco”, dichiara.

 

In corso esercitazioni militari

L’unità di Teheran dei Guardiani della Rivoluzione ha condotto un’esercitazione militare di 5 giorni su larga scala per prepararsi a un possibile confronto armato con gli USA. A riferirlo l’agenzia di stampa Mehr, precisando che l’esercitazione, denominata “Comandante Martire”, in onore della defunta Guida Suprema Ali Khamenei, si è svolta vicino Teheran e ha visto la partecipazione anche della milizia paramilitare dei Basij.

“Il potenziamento della capacità di combattimento per affrontare qualsiasi mossa del nemico americano-sionista era tra gli obiettivi e gli scenari previsti di questa esercitazione, che si è svolta con successo, con il raggiungimento di tutti gli obiettivi prefissati”, dice il comandante dei Pasdaran a Teheran, il generale di brigata Hassan Hassanzadeh.

 

Kuwait, arrestati quattro presunti "infiltrati" legati ai Pasdaran

Le autorità kuwaitiane hanno arrestato quattro persone – sospettate di legami con i Guardiani della Rivoluzione dell’Iran – mentre tentavano di entrare nel Paese via mare. Lo conferma l’agenzia di stampa ufficiale Kuna, citando una nota del ministero dell’Interno di Kuwait City.

Stando alla nota, durante gli interrogatori i quattro avrebbero ammesso di appartenere ai Pasdaran e di essere stati incaricati di infiltrarsi nell’isola di Bubiyan a bordo di un peschereccio noleggiato per compiere “atti ostili contro il Kuwait”. Nel corso di uno scontro a fuoco con i sospetti, un membro delle forze di sicurezza kuwaitiane è rimasto ferito. Le autorità locali hanno condannato l’accaduto, attribuendo all’Iran “la piena responsabilità“.

 

Raid Israele in Libano: due morti e diverse persone ferite

Una vasta serie di raid aerei israeliani hanno ucciso almeno due persone in Libano. Sono invece sei le persone rimaste ferite, secondo quanto viene riportato dal quotidiano L’Orient Le Jour.

Turchia: "Lo Stretto di Hormuz non venga usato come arma"

Per il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, è “estremamente importante”, sia per “la stabilità e la sicurezza nella regione” che per “l’economia globale” che lo Stretto di Hormuz non venga usato come “arma“. Lo riporta l’agenzia di stampa turca Anadolu.

 

In Iran il 74esimo giorno di blackout di Internet

In Iran il blackout quasi totale di Internet è in vigore da ben 74 giorni, cioè dall’inizio degli attacchi congiunti di Israele e Stati Uniti contro Teheran lo scorso 28 febbraio. I blocchi imposti dalle autorità iraniane continuano da oltre 1.752 ore, secondo i monitoraggi di NetBlocks. Un portavoce del Governo iraniano – si legge sul sito di Al Jazeera – ha recentemente sostenuto che l’accesso a Internet tornerà regolare una volta conclusa la guerra contro l’Iran.

 

In Libano quasi 400 morti dall'entrata in vigore della tregua

Dall’inizio del cessate il fuoco il 17 aprile, gli attacchi israeliani sul Libano hanno causato la morte di 380 persone. A riferirlo all’Afp è il Ministero della Salute libanese: “380 persone, tra cui 22 bambini e 39 donne, sono state uccise negli attacchi aerei sul Libano dall’entrata in vigore del cessate il fuoco”, sul totale di circa 2.900 vittime dall’inizio della guerra, il 2 marzo. In base ai termini della tregua, Israele si riserva il diritto di agire contro “attacchi pianificati, imminenti o in corso“.

 

Tajani: "Arma nucleare è anche la nostra linea rossa"

“Certamente la linea rossa, anche per noi, è l’impossibilità per l’Iran di costruire l’arma nucleare“. Lo dichiara il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un punto stampa a Bratislava.

“Vogliamo che si raggiunga quanto prima una pace stabile, siamo pronti a fare la nostra parte per garantire la libertà di navigazione in Hormuz, ma bisogna che ci sia un accordo definitivo e il tempo non sembra volgere al bello”, aggiunge Tajani, sottolineando: “Mi pare che ci siano ancora tensioni, però speriamo che invece possa prevalere le linea del buon senso”.

Secondo il ministro, l’obiettivo è riaprire Hormuz e scongiurare una crisi internazionale. “Noi continuiamo a fare la nostra parte. Siamo pronti a inviare navi della Marina militare per garantire la libertà di navigazione. Se ci sarà un accordo internazionale – delle Nazioni Unite, dell’Ue o tra Paesi europei più altre realtà – potremmo inviare le nostre navi, penso ai dragamine”, conclude Tajani.

Pezeshkian: "Negoziati ancora possibili"

Il cessate il fuoco è appeso a un filo, ma Teheran ritiene che ci sia ancora spazio per la diplomazia con gli Stati Uniti. Lo sostiene il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, in una nota diffusa dal suo ufficio.

“Nonostante la sfiducia nei confronti del nemico, la Repubblica Islamica dell’Iran ritiene di poter negoziare da una posizione di dignità, saggezza e opportunità – dice – Teheran dovrà consolidare nell’arena diplomatica tutto ciò che le Forze armate iraniane hanno ottenuto sul campo di battaglia”.

Qassem: "Per Israele sarà un inferno"

Hezbollah ”trasformerà il campo di battaglia in un inferno per Israele”. A riferirlo il segretario generale del movimento Naim Qassem, sostenendo che le armi del gruppo non faranno parte dei prossimi negoziati tra Libano e Israele. “Nessuno al di fuori del Libano deve avere a che fare con le armi, la resistenza. Questa è una questione interna libanese e non fa parte dei negoziati con il nemico”, afferma Qassem in una nota.

“Non ci arrenderemo e continueremo a difendere il Libano e il suo popolo, per quanto tempo ci vorrà e per quanto grandi saranno i sacrifici. Non abbandoneremo il campo di battaglia e lo trasformeremo in un inferno per Israele”, conclude Qassem.

 

Iran: "Negoziamo con un dito sul grilletto"

L’Iran sta “negoziando con il dito sul grilletto“, ma resta concentrato “sulla pace sostenibile e duratura e sulla diplomazia”. Lo dichiara la portavoce del governo di Teheran Fatemeh Mohajerani, citata dall’emittente televisiva iraniana Student News Network.

 

Il Pakistan potrebbe importare dalla Russia

A causa della perdurante crisi dello Stretto di Hormuz, ⁠il Pakistan potrebbe incrementare le importazioni di petrolio dalla Russia. A riferirlo è l’agenzia di notizie russa TASS, citando l’ambasciatore Faisal Niaz Tirmizi. Al momento, però, manca la conferma pakistana.

Feriti in Libano dopo attacco israeliano

Dopo un attacco con drone israeliano nella città di Mansouri, situato nel distretto di Tiro, nel Sud del Libano, almeno 7 persone sarebbero rimaste ferite. Un ulteriore attacco nelle scorse ore ha provocato almeno 6 morti.

Kallas annuncia "nuova missione Ue"

L’Ue valuta una missione in Libano, destinata a sostituire l’Unifil, missione sotto egida Onu che terminerà quest’anno. Lo dice l’Alta Rappresentante Kaja Kallas, a Bruxelles a margine del Consiglio Difesa.

“La missione Unifil termina entro quest’anno – afferma – c’è la volontà degli europei di mettere insieme un’altra missione per aiutare effettivamente le forze armate libanesi. Naturalmente, li stiamo già aiutando, ma” discuteremo “se c’è l’interesse per una nuova missione europea completa, che subentri al posto dell’Unifil”.

 

 

Iran: "Arricchiremo uranio al 90% in caso di attacco USA"

L’Iran starebbe valutando la possibilità di arricchire l’uranio fino al 90% qualora gli Stati Uniti riprendessero gli attacchi. La conferma arriva da Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione per la politica estera e la sicurezza nazionale del Parlamento iraniano. La proposta dovrebbe essere esaminata venerdì dal Parlamento di Teheran.

 

Usa accusano Pakistan di ospitare aerei militari iraniani, Islamabad nega

Gli Stati Uniti ritengono che il Pakistan abbia permesso all’Iran di parcheggiare aerei militari nelle proprie basi. Lo riporta la Cbs citando funzionari americani ben informati. Il ministero degli Esteri di Islamabad, dal canto suo, ha negato talo affermazioni spiegando che “gli aerei iraniani attualmente parcheggiati in Pakistan sono arrivati durante il periodo di cessate il fuoco e non hanno alcun collegamento con alcuna operazione militare o accordo di conservazione”.

Secondo i funzionari americani citati dalla Cbs, l’Iran avrebbe inviato diversi aerei militari alla base aerea di Nur Khan, situata nei pressi della città pakistana di Rawalpindi. Un funzionario pakistano ha smentito la notizia, dichiarando alla Cbs che ”la base di Nur Khan si trova proprio nel cuore della città, una grande flotta di aerei parcheggiati lì non può passare inosservata”. Secondo quanto riportato da Al-Arabiya, il ministero degli Esteri pakistano ha detto che “diversi aerei provenienti dall’Iran e dagli Stati Uniti sono arrivati in Pakistan per agevolare gli spostamenti del personale diplomatico, delle squadre di sicurezza e del personale amministrativo”.
Teheran: "Non c'è alternativa al piano in 14 punti"

“Non c’è altra scelta se non quella di accettare i diritti del popolo iraniano, come delineato nella proposta in 14 punti“. Così il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, in un post su X. Il riferimento di Ghalibaf è alla risposta iraniana inviata agli Stati Uniti e che includeva 14 clausole.

Raid aereo di Israele in Libano, almeno sei morti

Almeno sei morti e sette feriti: questo è il bilancio di un raid aereo israeliano contro un’abitazione a Kfar Dounin nel Libano meridionale, a cento chilometri da Beirut. Lo ha reso noto l’agenzia di stampa libanese Nna, spiegando che l’attacco è avvenuto nella notte nella città di Kfardounine. I feriti sono stati trasportati negli ospedali della città di Tiro.

Secondo il ministero della Salute libanese, il bilancio complessivo degli attacchi israeliani dal 2 marzo ammonta a 2.869 morti e 8.730 feriti.

Iran: Trump valuta "seriamente" ripresa dei raid, Teheran "pronta a tutto"

Il presidente americano Donald Trump è sempre più frustrato per come gli iraniani stanno gestendo i negoziati per porre fine alla guerra e, secondo alcuni suoi collaboratori citati dalla Cnn, ora sta prendendo in considerazione più seriamente, rispetto alle settimane precedenti, la ripresa di importanti operazioni militari. Nel frattempo il principale negoziatore di Teheran ha dichiarato che l’Iran è “pronto a ogni evenienza”.

Secondo fonti vicine ai colloqui, Trump è impaziente per la continua chiusura dello Stretto di Hormuz e per quella che percepisce come una divisione all’interno della leadership iraniana che impedisce di fare concessioni sostanziali nei negoziati sul nucleare. L’ultima risposta dell’Iran, che Trump ha definito “totalmente inaccettabile” e “stupida”, ha indotto diversi funzionari a chiedersi se Teheran sia disposta ad assumere una posizione negoziale seria. Trump ha affermato che il cessate il fuoco con l’Iran è “in terapia intensiva” dopo aver respinto la controproposta di Teheran al piano statunitense per porre fine alla guerra.

In ogni caso si ritiene che l’eventuale ripresa dei raid contro Teheran non sarà imminente, dato il fatto che Trump si recherà in Cina nel corso della giornata, dove l’Iran sarà uno dei tanti argomenti di discussione nel suo vertice con il leader Xi Jinping. La Cina è da tempo uno stretto alleato dell’Iran ed è il principale importatore di petrolio iraniano.

Cosa succede tra Iran, Stati Uniti e Israele e in Libano, le ultime notizie

La tregua tra Stati Uniti e Iran è appesa a un filo o, per usare le parole di Donald Trump, “è in terapia intensiva”. Il presidente americano ha bocciato senza appello la risposta di Teheran al piano proposto dagli Usa per porre fine al conflitto. “Una lettera inaccettabile”, dice Trump. Teheran chiede lo stop alle ostilità, il controllo dello Stretto di Hormuz, risarcimenti di guerra.

E, a quanto pare, ha anche cambiato idea sulla consegna dell’uranio arricchito agli Usa: prima sì, ora no. Ce n’è abbastanza per indurre Trump a consultare i vertici delle forze armate per rivalutare la situazione, con la prospettiva di una ripresa delle operazioni militari in tempi non lunghi.

“Il cessate è il fuoco è incredibilmente debole. Non è mai stato così debole ed è appeso a un filo”, dice il presidente prima di ricorrere ai termini medici: “La tregua è in rianimazione. Come quando il dottore va dai parenti del paziente per dire ‘il vostro cari ha solo l’1% di possibilità di farcela’”, la sintesi estrema.

Il “nodo” uranio

Trump, in particolare, accusa l’Iran di aver fatto marcia indietro sulla questione del programma nucleare. “Due giorni fa” Teheran avrebbe manifestato l’intenzione di consegnare 440 chili di uranio, arricchito al 60%, agli Stati Uniti. “Poi hanno cambiato idea”, dice il numero 1 della Casa Bianca. Inizialmente “mi hanno detto ‘lo avrete, ma dovrete recuperarlo voi’. Il sito è stato distrutto a tal punto che solo noi e la Cina siamo in grado di compiere l’operazione. Gli iraniani non sono in grado di farlo. Avevano detto sì, poi sono tornati indietro”, afferma.

La “melina” prosegue, la soluzione della crisi appare ancora lontana. Intanto, il prezzo del petrolio è in altalena e quello dei carburanti rimane alto. “Scenderà come un sasso quando tutto questo finirà”, dice Trump, che continua a esibire fiducia nell’epilogo positivo. “Molte persone si chiedono: ‘ha un piano?’. Certo che ho un piano, ed è il piano migliore di sempre”, dice, senza in realtà esporlo nemmeno per sommi capi. “L’Iran non può avere armi nucleari”, si limita a ripetere mentre sciorina il consueto repertorio: la superiorità militare degli Stati Uniti è schiacciante, il blocco navale nello Stretto di Hormuz è efficace.

Il presidente americano: “Non sono sotto pressione”

Intanto, però, Teheran non ha nessuna intenzione di soddisfare le richieste di Washington. Secondo un report dell’intelligence statunitense citato dal Washington Post, l’Iran può resistere altri 3-4 mesi prima che la sua economia entri in crisi profonda. In sostanza, Trump rischia di dover attendere la fine dell’estate per sperare nel cedimento del nemico. Gli iraniani, attacca il presidente, “sono stupidi. Pensano che mi stancherò di tutto questo, mi annoierò, sentirò un po’ di pressione. Non c’è alcuna pressione. Otterremo una vittoria totale. In teoria, dal punto di vista militare, abbiamo già ottenuto una vittoria totale”, tiene a precisare.

L’Iran, intanto, non cambia la propria linea e si dice pronto a rispondere ad ogni aggressione. “Le nostre forze armate – scrive su X il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf – sono pronte a dare una risposta adeguata a qualsiasi aggressione; strategie errate e decisioni sbagliate porteranno sempre a risultati sbagliati: il mondo intero lo ha già capito. Siamo pronti a ogni eventualità. Rimarranno sorpresi”.

La Cina sblocca tutto?

Il braccio di ferro è destinato a durare ancora, almeno fino al viaggio di Trump in Cina. Il presidente americano sarà a Pechino per incontrare Xi Jinping domani e giovedì.

La Cnn, in particolare, dà spazio alle valutazioni di una fonte vicina al processo negoziale: eventuali sviluppi “dipenderanno dai risultati della visita del presidente Trump a Pechino”, segnalando il ruolo sempre più centrale della Cina nel dialogo tra Washington e Teheran. La stessa fonte indica come “molto probabile” la presenza del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, a Delhi per la riunione dei ministri degli Esteri dei Brics, in programma giovedì e venerdì, negli stessi giorni della visita di Trump in Cina.

La partecipazione di Araghchi viene considerata particolarmente “importante” erché al vertice potrebbero prendere parte anche i ministri degli Esteri di Arabia Saudita ed Egitto, due dei Paesi coinvolti nei contatti indiretti tra Stati Uniti e Iran mediati dal Pakistan.

Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp Telegram