Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di lunedì 15 giugno 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 15 giugno 2026
L’Iran voleva il ritiro di Israele dalla “zona cuscinetto in Libano. Ma ciò non è successo, e vi rimarremo per tutto il tempo necessario”. Lo ha affermato in conferenza stampa il premier israeliano Benjamin Netanyahu. “Sapete perché non è successo? – ha aggiunto rivolgendosi ai giornalisti – Perché ho mantenuto una posizione molto, molto ferma. Sono stato molto, molto risoluto su questo punto. E credo che i nostri amici americani rispettino questa determinazione e questa fermezza”.
“Resteremo nella zona di sicurezza in Libano”. Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu in conferenza stampa, nel suo primo commento dopo l’annuncio dell’intesa tra Iran e Stati Uniti. “Ci difenderemo per tutto il tempo necessario – ha aggiunto – Resteremo nelle zone cuscinetto di Libano, Gaza e Siria”.
“Il presidente Trump e io ci conosciamo da molti anni. Lui è il presidente degli Stati Uniti, io sono il primo ministro di Israele. Molte volte la pensiamo allo stesso modo, in altri casi meno”. Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu parlando in conferenza stampa all’indomani dell’annuncio dell’intesa tra Iran e Stati Uniti. “Sono responsabile degli interessi di sicurezza di Israele. Bisogna agire non con toni accesi, ma con saggezza, e questo richiede molta esperienza e una profonda conoscenza della scena americana”, ha sottolineato.
“Negli Usa dicono che Trump fa tutto quello che gli chiedo, e in Israele si dice l’opposto – ha evidenziato il premier – entrambe non sono vere. E’ un rapporto tra partner che si conoscono bene da molto tempo. Spesso andiamo d’accordo, a volte no. Succede in tutte le migliori famiglie”.
L’Hôtel Royal di Évian-les-Bains, che tra le sue mura ha ospitato l’attrice Greta Garbo e lo scrittore Marcel Proust – il quale vi lavorò ad alcune pagine di “Alla ricerca del tempo perduto” – accoglie da oggi i leader del G7. Centocinquanta camere in stile Belle Époque, un parco di 19 ettari affacciato sul Lago di Ginevra e un accesso privato alle sue acque: è questa la cornice scelta dalla Francia per il vertice delle principali economie del mondo, in programma fino al 17 giugno. Ma è la storia del momento, più che quella dell’albergo, a fare da protagonista. Se l’intesa raggiunta tra Stati Uniti e Iran rappresenta il primo segnale concreto di disgelo dopo mesi di tensioni, la speranza è che da Évian i leader riescano a recuperare almeno una parte del tempo perduto dalla diplomazia internazionale.
Prima ancora dell’apertura formale dei lavori, i riflettori si sono concentrati sul bilaterale tra Donald Trump ed Emmanuel Macron, primo incontro tra i due leader dopo l’annuncio del memorandum d’intesa Usa-Iran, che sarà formalizzato venerdì a Ginevra. Un faccia a faccia dal forte valore simbolico, con toni insolitamente caldi dopo le frizioni dei mesi scorsi. “Emmanuel è stato un amico speciale per me. Abbiamo avuto un rapporto fantastico e lavorato insieme a molti accordi”, ha detto Trump. Parole ricambiate da Macron, che ha definito l’intesa “un passo molto importante per la pace e per l’economia globale”, assicurando che la Francia e gli alleati europei “si prenderanno le proprie responsabilità per sostenerla”. Posizione rimarcata anche dalla premier Giorgia Meloni.
Il presidente americano ha insistito soprattutto sugli effetti immediati dell’accordo. “Lo Stretto è già stato parzialmente riaperto”, ha dichiarato riferendosi a Hormuz. “Le navi stanno già iniziando a transitare. Venerdì sarà completamente aperto”. E sul negoziato ha spiegato che la svolta è arrivata grazie a un cambio di interlocutori a Teheran: “Abbiamo trovato un gruppo molto intelligente, forte e preparato. Alla fine siamo riusciti a raggiungere un accordo”, aggiungendo di aver sospeso una nuova escalation militare proprio grazie all’intesa, conclusa all’ultimo momento utile.
“Abbiamo salvato lo Stato di Israele dalla minaccia di annientamento nucleare”. Lo ha affermato in conferenza stampa il premier israeliano Benjamin Netanyahu, all’indomani dell’annuncio dell’intesa tra Iran e Stati Uniti. “Avrebbe significato che milioni di cittadini israeliani – voi che mi state ascoltando ora – tutti voi avreste corso il terribile pericolo di una morte di massa… E abbiamo allontanato da noi, per anni, questo pericolo di annientamento della popolazione israeliana”, ha spiegato.
“Stringeremo nuove alleanze con i paesi della regione e oltre, e garantiremo la nostra autosufficienza in materia di difesa”. Lo ha detto in conferenza stampa il premier israeliano Benjamin Netanyahu, nel suo primo commento pubblico dopo l’annuncio dell’intesa tra Iran e Stati Uniti.
Il presidente libanese, Joseph Aoun, ha accolto con favore l’intesa annunciata tra Stati Uniti e Iran per mettere fine alla guerra in Medio Oriente, durante una telefonata con il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi. Lo ha riferito la presidenza libanese in una nota. Il leader libanese, si precisa nel comunicato, ha affermato di sperare che l’accordo sia “un passo positivo verso la riduzione delle tensioni e l’apertura alla porta delle soluzioni diplomatiche”, mentre Araghchi ha sottolineato “l’importanza di rispettare la sovranità del Libano”.
“Lo scontro non è ancora finito. Dovremo continuare a essere forti e determinati per tutto il tempo necessario. Non solo contro l’Iran, ma anche contro i suoi proxy”. Lo ha detto in conferenza stampa il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
“L’Iran non avrà un’arma nucleare, con o senza un accordo”. Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu in conferenza stampa, all’indomani dell’annuncio di un’intesa tra Teheran e Stati Uniti.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan si è detto speranzoso che l’accordo raggiunto tra Iran e Stati Uniti “apra completamente la strada all’instaurazione di una pace e una stabilità durature nella nostra regione”. “E’ stato compiuto un passo fondamentale nella guerra iniziata il 28 febbraio in seguito alle provocazioni israeliane, consentendo a questa regione in tensione di tirare un sospiro di sollievo”, ha dichiarato ai giornalisti, uscendo da una riunione del suo gabinetto ad Ankara.
“Quanto concordato rappresenta un passo importante per fermare la guerra e avviare i negoziati, anche se un accordo definitivo deve ancora essere raggiunto”. Lo ha dichiarato in un post su X il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, commentando il memorandum d’intesa firmato digitalmente ieri da Teheran e Washington. “La Repubblica Islamica dell’Iran è pronta a tutte le opzioni, e il focus del governo, con o senza accordo, è servire con onestà il popolo – ha aggiunto Pezeshkian – La nazione iraniana ha imparato dal suo Imam martire (l’ayatollah Ali Khamenei, ndr) a non sottomettersi all’umiliazione”.
Un alto funzionario dell’amministrazione statunitense ha accusato l’Oman di aver avuto un comportamento “ambiguo” durante i negoziati con l’Iran, pertanto Washington ha deciso “estromettere” il Sultanato dal ruolo di mediatore. “Eravamo molto insoddisfatti del lavoro svolto dagli omaniti. Abbiamo ritenuto che fossero molto ambigui e quasi come dipendenti degli iraniani nel modo in cui si sono mossi, perciò li abbiamo sostanzialmente estromessi da questo processo”, ha dichiarato il funzionario alla Cnn.
Il vicepresidente americano Jd Vance e gli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner guideranno la delegazione statunitense a Ginevra per la firma del memorandum d’intesa con l’Iran. Lo riferisce il New York Times citando funzionari americani, secondo cui sarà lo stesso Vance a condurre la seconda fase di negoziati con Teheran.
Dall’Unione europea ai Paesi del Golfo, passando per Giappone e Australia, arriva un ampio sostegno internazionale al memorandum tra Iran e Stati Uniti per la fine della guerra e l’avvio di un percorso negoziale. Lo evidenzia un’infografica diffusa dalla Qatar News Agency (Qna), che raccoglie le reazioni di governi e organizzazioni regionali all’intesa.
La Commissione europea ha definito la riapertura dello Stretto di Hormuz “una vittoria” e ha chiesto una rapida e piena attuazione dell’accordo da parte di tutte le parti coinvolte. Il Kuwait ha espresso l’auspicio che l’intesa consenta di affrontare le questioni ancora aperte attraverso “soluzioni sostenibili”, mentre gli Emirati Arabi Uniti – fa notare la Qna – hanno invitato a “proseguire i negoziati” per consolidare i risultati raggiunti e ottenere esiti duraturi.
Anche la Giordania ha sottolineato l’importanza di un “accordo duraturo” che garantisca sicurezza e stabilità, tenendo conto degli interessi dei Paesi della regione. Il Libano ha invece espresso “gratitudine” a quanti hanno lavorato per includere Beirut negli sforzi diplomatici finalizzati a fermare l’escalation.
La Lega Araba, prosegue l’infografica della Qna, ha ribadito che qualsiasi accordo definitivo dovrà rispettare la sovranità, l’unità e l’integrità territoriale degli Stati arabi, mentre il Parlamento Arabo ha elogiato il ruolo svolto da Qatar, Pakistan e dalle iniziative arabe e internazionali che hanno contribuito al raggiungimento dell’intesa.
Sostegno anche dall’Asia-Pacifico. Il Giappone ha auspicato “un accordo finale sul programma nucleare iraniano” e sulle altre questioni ancora aperte, definendolo un passo importante verso la stabilizzazione della situazione. L’Australia ha infine sottolineato la necessità di autocontrollo e dialogo costruttivo per evitare nuove escalation e favorire una soluzione duratura.
Donald Trump va già oltre e pensa all’Ucraina. “Forse possiamo fare qualcosa per l’Ucraina. Credo che sia Putin che Zelensky siano disponibili”, annuncia parlando ai giornalisti prima del bilaterale con il presidente francese Emmanuel Macron. “Ora che abbiamo chiuso con l’Iran, ci possiamo concentrare su questo”, aggiunge.
Gli Stati Uniti non hanno sbloccato finora fondi congelati iraniani. Lo afferma un funzionario dell’amministrazione Trump, smentendo le indiscrezioni di alcuni media iraniani. “La pura verità è che fondi pari a zero dollari sono stati sbloccati dagli Usa o da altri Paesi”, rivela ai giornalisti durante un briefing telefonico.
Non ci saranno pedaggi nello Stretto di Hormuz. Lo ribadisce il presidente statunitense Donald Trump, parlando ai giornalisti prima del bilaterale con l’omologo francese Emmanuel Macron. “Abbiamo avuto una piccola discussione con l’Iran al riguardo. È senza pedaggi, quindi non credo che avremo bisogno di molto aiuto“, dice. Ma non credo sia una cattiva idea avere là una o due navi di alcuni Paesi – aggiunge -. Mandare navi farebbe di voi un grande Paese. Non si sa mai cosa può succedere, ma penso che sarà aperto e credo che la navigazione sarà libera”.
“Ci prenderemo nostre responsabilità per sostenere accordo, che è un passo molto importante per la pace e l’economia globale”. A dirlo è Emmanuel Macron parlando oggi al fianco di Donald Trump prima dell’apertura del G7.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu rilascerà alle 20 (le 19 italiane) dichiarazioni video sull’accordo annunciato tra Iran e Stati Uniti. Lo riferisce al Times of Israel un funzionario israeliano secondo cui Netanyahu difficilmente si opporrà pubblicamente a Donald Trump.
Anche Axios conferma che il memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti è stato firmato ieri digitalmente dal presidente Donald Trump e il suo vice Jd Vance per gli USA, e dal capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf per la parte iraniana.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, conferma che venerdì prossimo in Svizzera si svolgerà un incontro tra i capi delle delegazioni negoziali di Iran e Stati Uniti per la firma del memorandum d’intesa tra i due Paesi. Secondo il capo della diplomazia di Teheran, dopo inizieranno i primi colloqui per arrivare all’accordo definitivo su nucleare e sanzioni.
Il blocco militare statunitense dei porti iraniani resta in vigore in attesa del completamento dell’accordo di cessate il fuoco con Teheran previsto per venerdì 19 giugno. Lo rende noto l’esercito in un comunicato. “Il blocco militare dei porti iraniani rimane in vigore, limitando tutto il traffico in entrata e in uscita da questi scali”, si legge nel comunicato. Le autorità militari hanno inoltre avvertito che “non bisogna tentare di attraversare fino a quando non verrà fornita un’esplicita autorizzazione”.
“Speriamo che questo accordo sia firmato e sia firmato al più presto, perché questa guerra illegale voluta da Trump e Netanyahu non avrebbe mai dovuto nemmeno cominciare”. Questo il commento della leader del Pd, Elly Schlein, a Torino. “Finché il Libano è in fiamme – aggiunge – si fa fatica a parlare di tregua e di pace. Quindi è necessario anche che il governo di Netanyahu si fermi”.
“Poi – prosegue – sarà il tempo, purtroppo, dei bilanci dei costi umani, politici, geopolitici e anche economici di questa guerra illegale, perché tutti speriamo che vi sia un accordo che porti a una pace stabile. Sappiamo che tutto ciò che sta facendo l’amministrazione Trump sul piano internazionale sta cercando di sostituire il diritto internazionale con la legge del più forte e del più ricco, noi invece dobbiamo difendere la pace, il dialogo, la cooperazione, le sedi multilaterali come le Nazioni Unite, difendere l’idea che anche davanti a interessi divergenti, a volte anche confliggenti, la strada migliore è quella della diplomazia, della politica, del dialogo, perché le guerre generano solo conseguenze devastanti sulle popolazioni coinvolte, anche sul popolo iraniano che lotta per la libertà contro un brutale regime teocratico che si è rafforzato in questa guerra”.
“Gli italiani non vogliono pagare il conto delle guerre illegali volute da Trump e Netanyahu e da questi nazionalismi”, aggiunge Schlein.
Il memorandum concordato con gli Stati Uniti per mettere fine alla guerra è stato raggiunto “attraverso un processo di coordinamento” e dovrebbe essere firmato “venerdì“. Lo conferma il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, citato dall’agenzia di stampa Irna.
Pezeshkian sottolinea che il memorandum è il risultato di “mesi di dialogo, continui contatti e numerose comunicazioni” tra le parti coinvolte. “Questo memorandum rappresenta un grande onore non solo per il Paese, ma anche per l’intera regione e per le forze della resistenza”, ha affermato, aggiungendo che i dettagli dell’intesa saranno resi noti al momento opportuno.
L’accordo tra Stati Uniti e Iran per la fine della guerra rappresenta “una vittoria della diplomazia e del buon senso“. A dirlo è il ministro degli Esteri omanita Badr bin Hamad Al Busaidi, affermando che “l’intera comunità globale dovrebbe accogliere con favore l’intesa tra Iran e Stati Uniti” poiché “è una vittoria tempestiva per la diplomazia e il buon senso“.
“Abbiamo già firmato digitalmente l’accordo e non è stato erogato denaro. E questo non cambierà”, afferma Jd Vance parlando ad Abc News. “Si tratta di un meccanismo basato sui risultati”, aggiunge, riferendosi ai 300 miliardi di dollari per la ricostruzione come un “qualcosa a cui (gli iraniani, ndr) potranno accedere se manterranno i loro impegni”.
“L’Iran non riceverà un centesimo finché non adempirà ai propri obblighi. E il denaro di cui stiamo parlando consiste essenzialmente nell’alleviamento delle sanzioni – precisa il vicepresidente statunitense -. Non stiamo dando loro denaro americano: nemmeno un dollaro di denaro americano andrà all’Iran. Siamo disposti a concedere un significativo alleggerimento delle sanzioni se gli iraniani assumeranno gli impegni a lungo termine necessari per essere un paese normale, per rinunciare al loro programma di armi nucleari e per smettere di finanziare attività terroristiche in tutto il Medio Oriente”.
“Quello che diciamo agli iraniani è ‘siete benvenuti in un’economia senza sanzioni, ad essere invitati di nuovo nell’economia globale, ma solo se onorate gli impegni che vi assumete con questo accordo”. A dichiararlo è Jd Vance, che a Cnbc illustra i contenuti dell’intesa tra Stati Uniti e Iran e che dovrebbe prevedere la riapertura “immediata” di Hormuz e l’impegno iraniano a “non sviluppare mai o acquisire armi nucleari“.
L’Iran chiederà la ratifica del Consiglio di Sicurezza Onu dopo aver negoziato, nel periodo di 60 giorni che scatterà dopo la firma del memorandum di intesa con gli Usa, dell’accordo finale sul nucleare. “Si prevede che l’accordo finale sarà sostenuto da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dopo un periodo di 60 giorni”, dice il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, aggiungendo che l’Iran “ha imparato dalle esperienze passate”.
“La priorità ora è l’attuazione dell’intesa. Lo Stretto di Hormuz deve essere riaperto e la libertà di navigazione deve essere ripristinata senza ostacoli. Questo è essenziale per la stabilità regionale e per l’economia globale”. Lo dichiara la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel corso della conferenza stampa che ha preceduto l’avvio del vertice G7.
La presidente ha accolto con favore l’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Iran, auspicando che possa aprire la strada a negoziati più ampi e contribuire alla risoluzione dei nodi sul nucleare iraniano. Von der Leyen ribadisce che “non potrà esserci una pace duratura finché il Libano continuerà a essere travolto dal conflitto” e chiede “un vero cessate il fuoco e il pieno rispetto della sovranità libanese”.
“Esprimiamo la nostra gratitudine alla leadership iraniana per aver sostenuto il Libano, il suo popolo e la sua resistenza, e per aver insistito affinché il Libano fosse parte integrante di qualsiasi accordo”. Hezbollah ha accolto positivamente il memorandum d’intesa raggiunto tra Iran e Stati Uniti, congratulandosi con la leadership e il popolo iraniano per l’”importante risultato” che ha portato a un cessate il fuoco complessivo su tutti i fronti, incluso il Libano.
In una nota, il movimento sciita ha affermato che l’intesa segna l’inizio di un processo che dovrebbe condurre alla “piena liberazione del territorio libanese”, al ritorno dei detenuti, al rientro degli sfollati – in particolare nei villaggi di confine – e alla ricostruzione delle aree colpite dal conflitto. Hezbollah ha inoltre invitato i residenti ad attendere le istruzioni delle autorità competenti prima di tornare nelle proprie località, citando motivi di sicurezza e il rischio di violazioni del cessate il fuoco da parte israeliana.
Il gruppo ha poi avvertito che Israele “deve comprendere che non vi può essere ritorno alla situazione precedente al 2 marzo”, ribadendo il diritto del Libano a difendere il proprio territorio e la propria sovranità fino al ritiro completo israeliano e al ritorno dei detenuti. Hezbollah ha infine chiesto alle forze politiche libanesi di unirsi attorno a una posizione nazionale comune per tutelare stabilità, sovranità e interessi del Paese.
“Nessun accordo sarà sostenibile senza garanzie complete per la sicurezza e l’integrità territoriale del Libano”. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, citato dall’agenzia semiufficiale Tasnim, riferendosi al memorandum d’intesa che dovrebbe essere firmato venerdì tra Iran e Stati Uniti. Secondo Baghaei, il rispetto della sovranità nazionale libanese rappresenta “uno dei principali pilastri” dell’intesa e qualsiasi accordo duraturo dovrà prevedere tutele concrete per la sicurezza e l’indipendenza territoriale del Paese.
“Gli Stati Uniti hanno ancora molta strada da fare prima di poter conquistare la fiducia del popolo iraniano”. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, nel corso del briefing settimanale con la stampa, sottolineando che Teheran continua a nutrire una “profonda sfiducia” nei confronti di Washington nonostante il quadro d’intesa concordato per porre fine alla guerra. “Purtroppo, bisogna riconoscere che la profonda sfiducia dell’Iran verso gli Stati Uniti deriva da una lunga storia di comportamenti scorretti da parte dei leader americani”, ha affermato.
Garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz dalle mine potrebbe ritardare di settimane il ritorno al normale traffico marittimo, previsto in seguito all’accordo per la riapertura del canale. Lo scrive il Jerusalem Post, citando fonti occidentali esperte di sicurezza marittima, secondo cui le operazioni di sminamento condotte da dragamine convenzionali e droni sottomarini all’avanguardia potrebbero protrarsi per 40-50 giorni prima che molte compagnie assicurative, di navigazione o petrolifere si sentano sufficientemente sicure da poter riprendere la navigazione. Ciò potrebbe potenzialmente bloccare decine di milioni di barili di petrolio, in aggiunta alle forniture di petrolio provenienti dal Golfo già bloccate dal 28 febbraio, giorno in cui Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, secondo le stime basate sui flussi prebellici. Ogni barile esportato dal Golfo è fondamentale, dato che le scorte delle maggiori economie mondiali si stanno dirigendo verso i livelli più bassi almeno dal 2003, secondo un’analisi condotta la scorsa settimana dall’Agenzia statunitense per l’informazione energetica.
Nonostante l’Iran e gli Stati Uniti abbiano discretamente agevolato il passaggio delle navi attraverso lo stretto bloccato nelle ultime settimane, i funzionari della navigazione continuano a raccomandare prudenza, anche dopo che ieri gli Stati Uniti e l’Iran hanno annunciato di aver raggiunto un accordo preliminare per porre fine alla guerra e riaprire lo stretto. “Continuiamo a ritenere molto rischioso per le navi iniziare i transiti in questo momento”, ha affermato Jakob Larsen, responsabile della sicurezza presso l’associazione marittima Bimco. “La minaccia delle mine nella zona rimane una preoccupazione sia nell’immediato che a lungo termine, ed è necessario individuare percorsi privi di mine”.
Non è chiaro quante mine l’Iran possa aver posizionato nello stretto, che prima della guerra gestiva il 20% del approvvigionamento giornaliero mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto. L’Iran, che ha cercato di affermare il proprio controllo sulla via navigabile durante la guerra, ha minacciato di dispiegare mine navali, senza tuttavia confermare se le sue forze le abbiano effettivamente piazzate. Gli Stati Uniti hanno indicato che le mine rappresentano un rischio e affermano di aver preso di mira le imbarcazioni iraniane adibite alla posa degli ordigni. Il 2 giugno, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato, durante un’audizione della Commissione per le relazioni estere del Senato, che l’Iran ha “minato ampie zone di Hormuz, acque internazionali”, senza fornire ulteriori dettagli. In una nota dell’11 giugno, la marina tedesca, citando informazioni provenienti dalle marine statunitense e britannica, ha affermato che erano state individuate mine in quattro punti intorno allo stretto, aggiungendo che la Germania non era in grado di verificare l’ubicazione esatta delle mine.
L’accordo annunciato tra Stati Uniti e Iran “è una cosa positiva, dobbiamo fare tutto il possibile per attuarlo”. A dichiararlo a Tf1 è stato Emmanuel Macron. “Domani, al G7, avremo una sessione sulla questione iraniana. Faremo tutto il possibile affinché questo accordo diventi realtà, in modo che il traffico possa riprendere pacificamente nello Stretto di Hormuz. La nostra portaerei rimarrà nella zona”, ha sottolineato il presidente francese.
L’Iran afferma che imporrà tariffe per i servizi di navigazione nello stretto di Hormuz, piuttosto che pedaggi, secondo l’intesa con gli Usa. Lo ha detto il portavoca del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei. “Abbiamo sempre sostenuto che non vogliamo incassare pedaggi per il transito, ma tariffe per i servizi di navigazione, la protezione ambientale, l’assicurazione per le navi e altri servizi necessari saranno imposte”, ha detto.
La portaerei francese Charles de Gaulle “potrà essere schierata nello Stretto di Hormuz entro due o tre giorni” dopo la conferma dell’accordo raggiunto tra Iran e Stati Uniti. Lo conferma il presidente francese Emmanuel Macron in un’intervista a margine del vertice del G7.
“Abbiamo sviluppato una missione con gli inglesi” per contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz e “la Charles de Gaulle, che rimane nell’area, potrà essere schierata entro due o tre giorni dalla conferma” dell’accordo.
Iran: Macron su Hormuz, ‘faremo di tutto perché non ci sia un pedaggio’
“Faremo di tutto perché non ci sia un pedaggio”. Emmanuel Macron, intervistato da Tf1, reagisce alla notizia dell’inserimento all’ultimo momento, nell’accordo con gli Stati Uniti per la fine della guerra, di una clausola sull’imposizione di un pedaggio alle navi in transito dallo Stretto di Hormuz.
La premier del Giappone, Sanae Takaichi, e l’omologa italiana Giorgia Meloni hanno espresso “soddisfazione per la firma del memorandum” tra Usa e Iran nel corso delle dichiarazioni alla stampa a villa Pamphilj.
Il presidente libanese Joseph Aoun spera che l’accordo raggiunto tra Iran e Stati Uniti possa portare la pace anche in Libano, ponendo una “fine definitiva” al conflitto tra Israele e Hezbollah. In una dichiarazione rilasciata dal suo ufficio, Aoun elogia il memorandum che sottolinea che “la sicurezza del Libano è parte integrante di qualsiasi sforzo volto a consolidare la stabilità nella regione”. Il popolo libanese “auspica che questi accordi si trasformino in passi concreti che pongano fine in modo definitivo al ciclo di violenza e inaugurino una fase di stabilità, sicurezza, ripresa e ricostruzione”, si legge nella dichiarazione.
I presidenti di Commissione e Consiglio europei, rispettivamente Ursula von der Leyen e Antonio Costa, hanno accolto “con favore” l’accordo tra Stati Uniti e Iran, elogiando al contempo gli sforzi diplomatici sostenuti dai diversi partner. “La priorità ora è la sua rapida e piena attuazione da parte di tutte le parti”, inclusa la “riapertura immediata” dello Stretto di Hormuz, scrive von der Leyen in un post sui social, riecheggiato da Costa, esortando a ripristinare la libertà di navigazione senza pedaggi, elemento “essenziale per la stabilità regionale e per l’economia globale”.
L’accordo “apre la porta a negoziati più ampi sulla pace e la sicurezza in Medio Oriente” e “dovrebbe porre fine ai programmi nucleari e balistici dell’Iran e alle sue attività destabilizzanti nella regione”, prosegue la leader dell’esecutivo Ue. “E naturalmente non può esserci pace in Medio Oriente mentre il Libano è in fiamme”.
L’Europa è pronta a fare la propria parte, spiega von der Leyen: “Questa crisi porta con sé anche una lezione chiara: ancora una volta, le dipendenze energetiche sono state usate come arma. Dobbiamo diversificare le nostre rotte di approvvigionamento e sviluppare corridoi di esportazione alternativi per ridurre la dipendenza dal collo di bottiglia di Hormuz”.
A Lussemburgo, a margine del Consiglio Affari Esteri della Ue, si è tenuta una riunione a tre, con i ministri di Francia, Germania e Italia per prime valutazioni sul memorandum Iran-Usa e sugli ultimi attacchi russi in Ucraina. Lo confermano fonti diplomatiche.
Il ministro Antonio Tajani ha incontrato i colleghi Jean-Noel Barrot e Johann Wadephul anche in vista della decisione sull’Alto rappresentante per la Bosnia-Erzegovina.
L’Iran ha aggiunto all’ultimo momento, nell’accordo con gli Stati Uniti per la fine della guerra, una clausola sull’imposizione di un pedaggio alle navi in transito dallo Stretto di Hormuz, ha reso noto l’agenzia iraniana Fars, citando fonti informate. “Nella fase finale dei negoziati, il testo del memorandum di intesa è stato corretto per sottolineare in modo chiaro ed esplicito la questione della sovranità dell’Iran e dell’Oman sullo Stretto di Hormuz. L’impiego del termine ‘servizi marittimi, significa che gli Stati Uniti hanno accettato che saranno pagati all’Iran”, spiega la fonte.
Si apre il G7 di Évian e tra i temi principali ci sono i “prossimi passi” per arrivare a una soluzione complessiva alla guerra in Iran. Lo conferma il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, che ricorda che il presidente francese Macron ospita ” i leader del G7 e i loro partner, in un contesto caratterizzato da un accordo raggiunto tra Stati Uniti e Iran, che accolgo con favore, che dovrebbe portare alla fine delle ostilità su tutti i fronti, Libano incluso, che dovrebbe consentire la riapertura dello Stretto di Hormuz, e che dovrebbe consentire di avviare negoziati globali per ripristinare la stabilità e la sicurezza nella regione”.
Questo, sottolinea Barrot, “presuppone che l’Iran possa coesistere pacificamente con il suo contesto regionale e che il suo programma nucleare, il suo programma missilistico e il suo sostegno a gruppi terroristici debbano cessare. Questo presuppone anche che il popolo iraniano, che ha sofferto così tanto a causa della repressione e della guerra, possa costruire liberamente il proprio futuro. Questi prossimi passi saranno preparati dagli incontri che si terranno a Evian, presieduti dal Presidente della Repubblica e che riuniranno non solo i Paesi europei, i Paesi del G7, ma anche i Paesi del Golfo e arabi, invitati dalla Francia per questa occasione”.
“L’accordo di Trump non ci vincola. Israele non è subordinato agli Stati Uniti, siamo una nazione indipendente e sovrana”. Lo scrive in un post sui social il ministro della Sicurezza Nazionale israeliana Itamar Ben-Gvir, aggiungendo che “la mia posizione è chiara: non siamo partner di questo accordo, che non si preoccupa della nostra sicurezza. Non dobbiamo ritirarci da nessun territorio conquistato dai nostri combattenti”.
L’annuncio di cessate il fuoco tra l’Iran e gli Usa “è una notizia eccellente”. Lo dice a Lussemburgo il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares Bueno. “La diplomazia può risolvere tutte le questioni aperte, in particolare l’uso civile dell’energia nucleare da parte dell’Iran, e garantire che non usi questo tipo di energia per costruire una bomba atomica”, aggiunge.
E sottolinea: “Serve un cessate il fuoco, dobbiamo garantire la sovranità e l’integrità territoriale del Libano: oggi chiederò che ci sia una missione dell’Ue forte, robusta, che possa raccogliere il testimone da Unifil quando terminerà”.
Per la premier italiana Giorgia Meloni è necessario “che le ostilità cessino anche in Libano, dove l’Italia continuerà a lavorare per sostenere la sovranità libanese”.
L’accordo raggiunto con l’Iran ha assicurato che lo Stretto di Hormuz sia “permanentemente esente da pedaggi“. Lo annuncia il presidente degli Stati Uniti Donald Trump al New York Times, aggiungendo di aver salvato Israele dall’annientamento nucleare con l’intesa raggiunta.
Trump afferma anche che il presidente cinese Xi Jinping “è stato un vero gentiluomo: non avendo tentato di rompere il blocco inviando una petroliera, insieme a 20 cacciatorpediniere su ogni lato, per tentare di rompere il blocco”, un atto che avrebbe messo le marine cinese e statunitense in potenziale conflitto.
Il tycoon ha anche aspramente criticato l’israeliano Netanyahu per gli attacchi che hanno preceduto l’annuncio dell’accordo. “È un tipo molto difficile”, sostiene Trump, “e ad essere onesti, dovrebbe esserci molto grato. Perché se l’Iran avesse avuto un’arma nucleare, Israele non esisterebbe più dopo due ore”.
L’accordo USA-Iran aiuta le borse asiatiche ed europee. A Milano il Ftse Mib apre a 52.239 punti (+1,44%) mentre a Londra il Ftse 100 sale dello 0,81%. A Piazza Affari il titolo che corre di più è Stellantis (+5.70%). Gli indici azionari in Giappone e Corea del Sud hanno chiuso con un rialzo del 5% circa.
“Siamo pronti, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz“. Così la premier Giorgia Meloni, a proposito dell’accordo Usa-Iran.
“Nella notte abbiamo già espresso, insieme a Francia, Germania e Regno Unito, il nostro forte apprezzamento per il memorandum d’intesa siglato da Stati Uniti e Iran nelle scorse ore. Un grazie sentito va a tutti i mediatori, e in particolare al Qatar e al Pakistan, che hanno reso possibile questa intesa. Si tratta di un’occasione di pace che va colta”. Lo dichiara la presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, Giorgia Meloni, commentando l’accordo raggiunto nelle scorse ore tra Usa e Iran.
Per l’Unione Europea “naturalmente l’accordo annunciato da Usa e Iran è il benvenuto. La prima fase è aprire lo Stretto di Hormuz“, per poi “andare a negoziare sul nucleare e altri temi che sono importanti per la stabilità della regione”. Lo dice l’Alta Rappresentante dell’Ue Kaja Kallas, a Lussemburgo a margine del Consiglio Affari Esteri. “Siamo in contatto” con le parti, prosegue, e “possiamo offrire aiuto” in vari campi.
Intervenuto a Fox News, il vice presidente degli USA JD Vance ha parlato dell’intesa con Iran, spiegando come questa potrebbe avere tutto il potenziale per “trasformare radicalmente il Medio Oriente per i prossimi 50 anni”. Nei prossimi giorni, venerdì in Svizzera, attesa la ratificazione delle intese raggiunte in queste ore.
Donald Trump, presidente degli USA, ha minacciato di riprendere gli attacchi militari contro Teheran o “di fare degli Stati Uniti i custodi del Medio Oriente” se, nella giornata di venerdì – in programma in Svizzera – non verrà raggiunto l’accordo totale sul nucleare. Lo afferma Trump al New York Times, spiegando anche che dall’Iran arriverebbero delle sicurezze su uno Stretto di Hormuz “permanentemente libero da pedaggi”.
Nel corso di una lunga intervista al New York Times, Donald Trump ha parlato del premier israeliano Netanyahu, che “dovrebbe essere molto riconoscente” nei confronti di Washington,sostenendo che – senza l’intervento statunitense – lo stato di Israele non sarebbe sopravvissuto a un eventuale Iran dotato di armi nucleari.
Il presidente Usa Donald Trump ha confermato l’intesa raggiunta con Teheran . “L’accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran è ora completo. Congratulazioni a tutti! – ha scritto Trump su Truth – Con la presente autorizzo pienamente l’apertura senza pedaggio dello Stretto di Hormuz e, contestualmente, autorizzo l’immediata rimozione del blocco navale degli Stati Uniti. Navi del mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra!”.
Iran e Usa hanno raggiunto l’accordo per lo stop alla guerra. L’annuncio da parte del Pakistan arriva al termine di una giornata cruciale per Teheran e Washington segnata da un’escalation di tensione in Medio Oriente dopo che Israele ha lanciato un nuovo attacco in Libano, a Beirut, motivando l’azione come una risposta ai raid di Hezbollah. A stretto giro la reazione di Teheran che ha minacciato una risposta “imminente”. Poi la svolta.
L’annuncio del Pakistan
“A seguito di intensi colloqui, siamo lieti di annunciare che l’Accordo di Pace tra gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran è stato RAGGIUNTO. Entrambe le parti hanno dichiarato la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, inclusi quelli in Libano. La cerimonia ufficiale di firma avrà luogo venerdì 19 giugno in Svizzera“, ha reso noto su X il premier pachistano Shehbaz Sharif.
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I raid di Israele in Libano hanno rischiato di frenare l’accordo Usa-Iran. Si tratta di attacchi che – ha specificato Trump – “non dovevano avvenire”. Dopo un colloquio Trump – Netanyahu, però, alla fine l’intesa è stata raggiunta e – nella tarda serata di ieri (ora italiana) il Pakistan ha annunciato quella che sembra essere una svolta importante nel conflitto. “A seguito di intensi colloqui, siamo lieti di annunciare che l’Accordo di Pace tra gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran è stato RAGGIUNTO. Entrambe le parti hanno dichiarato la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, inclusi quelli in Libano. La cerimonia ufficiale di firma avrà luogo venerdì 19 giugno in Svizzera”, ha scritto su X il premier pachistano Shehbaz Sharif.
Il piano in 14 punti accettato dalle parti prevede lo stop dei raid e un periodo di 60 giorni per arrivare all’accordo definitivo e lavorare su uno dei punti più critici dei negoziati: il nucleare iraniano. Per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz, l’apertura è attesa per venerdì.
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