Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di lunedì 16 marzo 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta
“C’è un tema di monitoraggio, di attenzione verso i nostri militari che sono molti nell’area, particolarmente per quello che riguarda Erbil e il Kuwait, anche se i militari che sono rimasti sono stati ridotti, sono rimasti sono quelli strettamente necessari a far camminare missioni che dobbiamo ricordare essere importanti, che sono missioni contro il terrorismo, internazionali, perché è molto importante secondo me la nostra solidarietà in questo momento e la nostra presenza per i paesi del Golfo che sono nostri partner strategici e perché noi in quella zona, in quell’area abbiamo decine di migliaia di italiani”. Lo dice la premier Giorgia Meloni a Quarta Repubblica su Rete4.
“Dopodiché chiaramente lavoriamo per una de-escalation, cioè per fare in modo che diciamo la guerra possa terminare, possa tornare la diplomazia”.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha nuovamente detto che la guerra con l’Iran “sarà conclusa presto”. Come riporta la Cnn, rispondendo in conferenza stampa a un giornalista che gli ha chiesto se gli Stati Uniti sarebbero riusciti a porre fine alla guerra entro questa settimana, Trump ha detto: “Non credo. Ma sarà presto. Non ci vorrà molto”. “Avremo un mondo molto più sicuro quando sarà conclusa. Sarà conclusa presto.”
In tarda serata un drone ha colpito un hotel a Baghdad dove alloggiava anche personale italiano, che è attualmente in sicurezza e non è stato coinvolto nell’esplosione.
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si è immediatamente messo in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa ed il Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, per avere aggiornamenti sulle condizioni del personale, che è attualmente al riparo nei bunker.
“Da una parte per noi è fondamentale, ovviamente, la libertà di navigazione, che è oggetto anche oggi di uno statement che è stato fatto con i nostri partner. Intervenire insomma significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento”. Lo dice la premier Giorgia Meloni a Quarta Repubblica su Rete4 a proposito di un intervento nello stretto di Hormuz.
La guerra contro l’Iran proseguirà almeno un altro mese e il presidente americano Donald Trump sostiene questo sforzo esteso di Israele, rende noto l’emittente israeliana Channel 12 citando fonti autorevoli. Israele si sta preparando per una fase più lunga di combattimenti per indebolire ulteriormente il regime iraniano e spingere al massimo l’instabilità in seno alla leadership di cui vede le tracce.
Una forte esplosione è stata avvertita in centro a Baghdad, all’interno della Zona verde. Lo rende noto l’Afp.
Un drone ha colpito il sito petrolifero di Shah ad Abu Dhabi, strategico e con una capacità di produzione di circa 70mila barili al giorno, innescando un incendio. Lo rendono noto le autorità locali. Non ci sarebbero vittime, fortunatamente.
Una forte esplosione è stata avvertita in centro a Baghdad, all’interno della Zona verde della capitale dell’Iraq. Lo rende noto l’Afp.
Nel tardo pomeriggio di oggi, sulla base Unifil di Shama nel sud del Libano, sede del Comando del Settore Ovest a guida italiana, sono caduti alcuni detriti verosimilmente provocati da razzi intercettati in aria dai sistemi antimissile israeliani.
Secondo le prime informazioni non si registrano feriti. Soltanto un militare italiano, immediatamente soccorso e assistito dal personale sanitario della base, lamenta dolore a un occhio ma non presenta ferite. Le sue condizioni non destano preoccupazione.
Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, è in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, con il Comando Operativo di Vertice Interforze (Covi) e con il comandante del contingente italiano di Unifil per ricevere continui aggiornamenti sulle condizioni del personale militare e sulla situazione in corso.
La nuova Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, ha confermato che restano in carica i funzionari e i dirigenti nominati da suo padre, l’Ayatollah Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio in un raid israelo-americano su Teheran. ”Con la presente annuncio che, per il momento, nessuno di loro necessita del rinnovo del proprio incarico. E’ fondamentale che continuino il loro lavoro in conformità con la linea politica e le direttive ricevute mentre era in vita” l’Ayatollah Khamenei, si legge in un post su ‘X’.
Sei persone, due adulti e quattro minorenni, sono rimaste ferite da un razzo di Hezbollah lanciato dal Libano su una abitazione della cittadina israeliana di Nahariya. Le persone coinvolte sono in buone condizioni.
“Hezbollah è un grande problema“. Così il presidente americano Donald Trump ha risposto quando gli è stato chiesto se appoggiasse l’operazione di terra condotta da Israele nel sud del Libano per colpire il gruppo sostenuto dall’Iran. “Vengono eliminati rapidamente”, ha aggiunto parlando con i giornalisti alla Casa Bianca.
“Israele non lo farebbe. Israele non lo farebbe mai“. Così il presidente americano Donald Trump ha risposto a chi gli chiedeva di commentare le parole del suo consigliere sull’intelligenza artificiale, David Sacks, favorevole a proclamare rapidamente vittoria contro l’Iran, pena il rischio di rimanere invischiati in un conflitto prolungato in cui Israele potrebbe usare l’arma nucleare.
“Non sappiamo se sia vivo o morto”. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a proposito della nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei. “Dirò questo, nessuno l’ha visto e questo fatto è inusuale (…) Non sappiamo chi sia il loro leader. Ci sono persone che vogliono negoziare. Non abbiamo idea di chi siano”, ha aggiunto.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito oggi “un errore” l’operazione di terra in Libano annunciata da Israele, esortando il paese a non condurre “un’offensiva” che “aggraverebbe ancora la situazione umanitaria già estremamente tesa”. “Esortiamo i nostri amici israeliani: non intraprendete questa strada”, dichiara.
Le missioni Ue Atalanta e Aspides “rimangono con il mandato che hanno”. Lo conferma il ministro degli Esteri Antonio Tajani, al termine del Consiglio Ue a Bruxelles. Il ministro, però, parla della possibilità “si possa rinforzare la presenza di navi militari nel Mar Rosso, per aumentare il numero delle fregate che sono già impegnate” nelle operazioni, “per garantire la sicurezza del trasporto marittimo”.
“La cooperazione fra Iran e Russia prosegue” malgrado la guerra. Lo afferma il portavoce del ministero degli Esteri a Teheran, Esmail Baghaei. “L’attuazione di diverse progetti in vari settori potrebbe essere stata provvisoriamente sospesa a causa della legge marziale. Ma in generale tutti gli accordi e i trattati bilaterali, parte della cooperazione strategica e di relazioni fra partner, rimangono in vigore”, spiega. E aggiunge: “I rappresentanti dei due Paesi non risparmiano sforzi per fare il possibile nei loro poteri per attuare accordi e trattati“.
La Turchia ha condannato “con fermezza” oggi le operazioni terrestri dell’esercito israeliano in Libano e ha messo in guardia dal rischio di una “nuova catastrofe umanitaria in Medio Oriente”. “Condanniamo fermamente L’operazione di terra israeliana in Libano, che aggrava l’instabilità della regione. L’attuazione da parte del governo Netanyahu di politiche genocidarie e punizioni collettive, questa volta in Libano, porterà a una nuova catastrofe umanitaria nella regione”, si legge nella dichiarazione del Ministero degli Esteri.
Gli attacchi israeliani sul Libano hanno causato la morte dal 2 marzo ad oggi di 886 persone. Tra loro 67 donne, 111 bambini e 38 operatori sanitari. Altre 2.141 persone sono rimaste ferite. Lo dichiara il Ministero della Salute libanese.
Il Consiglio Ue ha sanzionato altre 16 persone e tre entità responsabili di gravi violazioni dei diritti umani in Iran. Le nuove sanzioni riguardano soggetti in prima linea nella repressione delle proteste di piazza del gennaio 2026, che hanno causato “migliaia” di vittime civili.
Il Consiglio ha sanzionato il viceministro degli Interni iraniano per la sicurezza e l’applicazione della legge Ali Akbar Pour-Jamshidian, e diversi comandanti delle sezioni locali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) direttamente coinvolti nella violenta repressione delle proteste.
Inoltre, ha inserito nella lista il Corpo Mohammad Rasulullah, responsabile del coordinamento delle forze Irgc e Basij a Teheran, e il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche Imam Reza, sezione locale dell’Irgc nella provincia di Khorasan Razavi.
L’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea) è pronta a rilasciare ulteriori riserve strategiche di petrolio “se necessario”, in seguito all’annuncio di mercoledì relativo alla decisione di rilasciare 400 milioni di barili di petrolio, ha dichiarato oggi il suo direttore esecutivo, Fatih Birol.
“Considerando le scorte governative e industriali, sommandole, rimarranno ancora più di 1,4 miliardi di barili, il che significa che potremo fare di più in seguito, se necessario”, ha affermato in una dichiarazione video.
Donald Trump annuncia una conferenza stampa per oggi. Il presidente ha scritto su Truth Post che la conferenza sarà “prima dell’incontro con il board del Trump Kennedy Center”, che nell’agenda della giornata diffusa dalla Casa Bianca è previsto alle 11.45, le 16.45 in Italia.
La Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha nominato come suo nuovo consigliere militare l’ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran, Mohsen Rezaei. Lo rende noto Sabereen News. Rezaei è membro del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano ed ex comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche.
Alcune esplosioni sono state udite a Gerusalemme, dove sono risuonate le sirene di allarme dopo che l’esercito israeliano ha annunciato di aver rilevato un nuovo lancio di missili dall’Iran. Lo hanno riferito giornalisti dell’agenzia Afp sul posto, mentre le Idf hanno dichiarato di aver “identificato missili lanciati dall’Iran in direzione del territorio” israeliano, precisando che i sistemi di difesa antiaerea sono stati attivati per intercettarli.
La maggior parte dei missili lanciati dall’Iran contro Israele viene intercettata dalla difesa antiaerea, ma i detriti o i proiettili che cadono a terra a volte hanno causato feriti e danni. In totale, 12 persone sono state uccise in Israele dall’inizio della guerra contro l’Iran il 28 febbraio.
“Il presidente sta parlando con i nostri alleati in Europa e anche con molti dei nostri partner nel Golfo e nel mondo arabo per incoraggiarli a fare di più per aprire lo Stretto di Hormuz. In particolare i nostri alleati della Nato devono fare di più”. Lo ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, in un’intervista a Fox News.
“Il presidente Trump è stato molto schietto con i nostri amici della Nato per molto tempo – ha aggiunto – ora li sta esortando a fare la cosa giusta”.
L’esercito statunitense ha fornito dati aggiornati sugli attacchi aerei contro l’Iran, affermando che oltre 100 navi della marina iraniana sono state distrutte nel corso di oltre 6.000 voli militari statunitensi. Il capo del Centcom, Brad Cooper, in un aggiornamento video pubblicato su X, ha inoltre osservato che l’Iran ha attaccato più di 300 obiettivi civili nel Golfo, affermando che Teheran ha lanciato un “attacco sconsiderato contro quartieri civili di Tel Aviv con bombe a grappolo, un tipo di munizione intrinsecamente indiscriminato”.
“Una cosa è difendersi colpendo le postazioni di lancio e intercettando missili e droni. Un’altra cosa è eliminare l’intero apparato produttivo che sta alla base di tutto ciò. Ed è proprio quello che stiamo facendo oggi”, ha affermato Cooper. “Gli attacchi statunitensi e dei loro alleati stanno facendo esattamente ciò per cui sono stati concepiti: raggiungere obiettivi militari ben precisi, ovvero eliminare la capacità dell’Iran di proiettare la propria potenza contro gli americani e contro i paesi vicini”, ha aggiunto.
L’operazione militare navale dell’Ue Aspides va “rafforzata”, ma deve restare “nel Mar Rosso“, mentre per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz deve prevalere la “diplomazia“. Questo il parere espresso, a margine del Consiglio Affari Esteri, dal numero uno della Farnesina Antonio Tajani.
Per la prima volta dall’inizio della guerra in Medio Oriente, una petroliera non iraniana ha attraversato lo Stretto di Hormuz mantenendo attivo il sistema di identificazione automatica (Ais). Lo riferisce la società di monitoraggio navale MarineTraffic, precisando che si tratta della petroliera pakistana Karachi, entrata ieri in acque territoriali iraniane. La nave, che trasporta greggio proveniente da Abu Dhabi, viaggia probabilmente a pieno carico.
La Croce Rossa libanese ha riferito che 900.000 persone sono state sfollate dall’inizio dei combattimenti e che molte sono ancora bloccate lungo le strade. “Abbiamo bisogno di ogni tipo di assistenza, la situazione nel Paese è estremamente difficile. Facciamo appello alla comunità internazionale per un aiuto urgente a sostegno delle migliaia di sfollati”, ha dichiarato il direttore della Croce Rossa al canale qatariota Al-Arabi.
Lo Stretto di Hormuz è aperto, ma non per i Paesi che hanno attaccato l’Iran. È il messaggio ribadito dal ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, che ha commentato la richiesta degli Stati Uniti agli alleati di contribuire alla sicurezza della via marittima del Golfo. “Gli Usa hanno condotto attacchi su larga scala e continuano a ripetere la richiesta di una resa incondizionata. Ora, dopo circa 15 giorni dall’inizio della guerra, si rivolgono ad altri Paesi chiedendo aiuto per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz”, sostiene Araghchi, citato dalla Cnn.
Secondo il capo della diplomazia iraniana, per Teheran “lo stretto è aperto, è chiuso soltanto ai nostri nemici e a coloro che hanno compiuto un’aggressione ingiusta contro il nostro Paese”.
“Centinaia di migliaia di residenti sciiti del Libano meridionale che hanno lasciato o stanno lasciando le loro case, non faranno ritorno alle proprie abitazioni a sud della zona di Litani finché non sarà garantita la sicurezza degli abitanti del nord” di Israele. Lo dichiara il ministro israeliano della Difesa Israel Katz spiegando che “il primo ministro Netanyahu e io abbiamo incaricato le Idf di distruggere le infrastrutture terroristiche nei villaggi di confine adiacenti al confine in Libano, esattamente come è stato fatto contro Hamas a Rafah, Beit Hanoun e i tunnel del terrorismo a Gaza”.
Katz, durante una valutazione della situazione nel quartier generale di Kirya, ha confermato che “le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno avviato una manovra di terra in Libano per eliminare le minacce e proteggere gli abitanti della Galilea e del nord“.
Il Regno Unito lavora con gli alleati a “un piano collettivo sostenibile” per ristabilire la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz. Lo conferma il premier britannico Keir Starmer in una conferenza stampa a Londra. “Stiamo lavorando con tutti i nostri alleati, compresi i nostri partner, per portare avanti insieme un piano collettivo sostenibile per restaurare la libertà di navigazione nella regione al più presto possibile e alleggerire l’impatto economico”. Il premier sottolinea anche che “abbiamo già agito con altri Paesi rilasciando le riserve petrolifere di emergenza ad un livello che è completamente senza precedenti, ma in ultima analisi dobbiamo riaprire lo stretto di Hormuz per assicurare la stabilità del mercato”.
“Non vedo che la Nato abbia mai preso decisioni in questa direzioni o possa assumersi responsabilità per lo stretto di Hormuz”. Così il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, dopo che Donald Trump, in un’intervista al Financial Times, ha detto che sarebbe “molto negativo per il futuro” dell’Alleanza Atlantica una risposta negativa da parte degli alleati alla sua richiesta di unirsi in una coalizione per Hormuz.
“Se questo fosse il caso, allora gli organismi della Nato lo affronterebbero in modo adeguato”, aggiunge.
La guerra in Iran pesa anche sulle spese degli statunitensi. Secondo l’American Automobile Association, riferisce il Wall Street Journal, il prezzo medio di un gallone (circa 4 litri) di benzina normale negli Stati Uniti si attesta a 3,70 dollari: circa il 26% in più rispetto alla media nazionale di 2,92 dollari di un mese fa. Si tratta di un aumento del 7% rispetto alla settimana scorsa, quando la media nazionale era di 3,45 dollari al gallone.
Ieri il segretario all’Energia degli Stati Uniti Chris Wright ha riconosciuto che “gli americani stanno sentendo” le ripercussioni del conflitto e ha affermato che un miglioramento dal punto di vista dei prezzi potrebbe arrivare solo tra qualche settimana.
“Nell’attuale situazione con l’Iran, al momento non consideriamo l’avvio di un’operazione di sicurezza marittima“. Così il ministro della Difesa del Giappone, Shinjiro Koizumi. Il Giappone, al momento, non sta valutando di partecipare alla coalizione per garantire l’apertura dello stretto di Hormuz che Donald Trump continua a chiedere a gran voce. E la premier Sanae Takaichi, intervenendo sempre al Parlamento, ha detto che un’eventuale operazione di sicurezza marittima sarebbe “estremamente difficile dal punto di vista legale”, aggiungendo che non avrebbe ancora ricevuto una richiesta formale da Washington.
“La domanda è quello che il Giappone dovrebbe fare di sua iniziative e quello che sia possibile nella nostra cornice legale, piuttosto che quello che sia richiesto dagli Stati Uniti”, ha detto ancora la premier spiegando di aver “chiesto a varie sezioni di diversi ministeri di valutare la cosa”. L’utilizzo delle Forze di autodifesa per missioni all’estero è una questione politicamente sensibile per il Giappone, nella cui Costituzione vi è l’articolo, imposto dagli Usa nel 1947 dopo la Seconda Guerra Mondiale, che sancisce la rinuncia formale alla guerra e vieta il mantenimento di forze armate.
“Il governo giapponese sta attualmente considerando come adottare le necessarie misure – ha concluso la premier – ovviamente, queste saranno nell’ambito della legge giapponese, ma stiamo valutando come proteggere le navi collegate al Giappone e i loro equipaggi, e vedere quello che possiamo fare”.
A Cipro, che è stata oggetto di attacchi da parte di droni provenienti da Est, “le cose sono tornate alla normalità” anche in campo economico. Tutte le riunioni dei Consigli informali in agenda tra aprile e giugno, quindi, “si svolgeranno nel modo consueto”. Lo afferma il ministro cipriota per Energia, commercio e industria Michael Damianos entrando al Consiglio affari esteri in corso a Bruxelles. “Cipro è e rimane un luogo sicuro e protetto in cui trovarsi e farà sempre parte della soluzione in qualsiasi crisi nella regione o nell’Ue”, aggiunge.
I media israeliani riportano che un’abitazione in una cittadina del centro di Israele sarebbe stata danneggiata, apparentemente a causa di una bomba a grappolo di fabbricazione iraniana, in seguito all’ultimo attacco missilistico balistico dell’Iran. Secondo i servizi di soccorso, sono stati segnalati diversi punti di impatto nella zona centrale di Israele, senza che l’ordigno abbia causato feriti.
I centri logistici e di servizio che consentono alla portaerei USS Gerald Ford di rimanere operativa sono considerati obiettivi dall’Iran. Lo conferma Khatam al-Anbiya, portavoce del comando unificato delle forze armate iraniane. “La portaerei Gerald Ford nel Mar Rosso rappresenta una minaccia per l’Iran. Di conseguenza, i centri logistici e di assistenza del gruppo d’attacco della USS Ford sono considerati obiettivi”, ha affermato Ebrahim Zolfaqari in un video diffuso dall’agenzia di stampa semi-ufficiale Fars.
L’aeronautica israeliana ha colpito e distrutto l’aereo dell’ex guida suprema iraniana Ali Khamenei all’aeroporto di Mehrabad, a Teheran, durante la notte, utilizzato da Khamenei e da altri alti funzionari iraniani “per promuovere gli appalti militari e gestire le relazioni con i paesi dell’Asse attraverso voli nazionali e internazionali”.
L’esercito aggiunge che la distruzione di questa “risorsa strategica” rappresenta un duro colpo per le “capacità di coordinamento” dell’Iran con i gruppi che sostengono il Paese, per il suo “rafforzamento della potenza militare e per le capacità di riabilitazione del regime”.
L’attacco iraniano di ieri alla base italiana in Kuwait “è un atto di intimidazione” al pari di quelli che vengono riservati a tutti i paesi del Golfo. Lo dichiara il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ospite di Radio 24.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta lavorando per formare una coalizione di paesi al fine di riaprire lo Stretto di Hormuz e spera di annunciarlo entro la fine di questa settimana. Lo ha riferito Axios citando 4 fonti.
Cosa sta succedendo in Iran e nell’area del Golfo, le ultime notizie
Siamo giunti al diciassettesimo giorno dall’inizio del conflitto in Iran. Il presidente Usa Donald Trump è tornato a parlare di una possibile fine del conflitto dicendo che “non è ancora pronto, malgrado la disponibilità di Teheran”, questo perché “i termini non sono ancora abbastanza buoni” a detta del tycoon.
Inoltre, a proposito della nuova Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, Trump esprime dubbi sul fatto che possa essere ancora in vita: “Mi giunge voce che non sia vivo e, se lo fosse, dovrebbe fare qualcosa di molto intelligente per il suo Paese: arrendersi”.
Pronta la risposta del ministro degli Esteri iraniano Araghchi: “Sta bene e governa. La situazione nel Paese è stabile”. Nelle ultime ore la base di Ali Al Salem, in Kuwait, che ospita mezzi e militari americani e italiani, è stata attaccata con un drone che ha colpito un capannone dove si trovava un “velivolo a pilotaggio remoto” della Task force air italiana, che è stato distrutto.
Al momento dell’attacco tutto il personale era in sicurezza e non è stato coinvolto. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: “I soldati italiani in Kuwait sono al sicuro, non ci facciamo intimorire”.

