Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di giovedì 21 maggio 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 21 maggio 2026
Punti chiave
- "Nessun accordo ma distanze ridotte"
- Il Libano parla dei prossimi colloqui con Israele
- Libano, un disastro economico e umanitario
- Rubio: "Usa 'molto delusi' dai Paesi NATO"
- Trump: "Gli USA hanno il controllo totale di Hormuz"
- Trentuno navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime 24 ore
- Rubio: "Sistema per il pedaggio di Hormuz sarebbe inaccettabile"
- Rubio: "Progressi nei negoziati"
- Zakharova: "Crisi risolvibile attraverso la diplomazia, tenendo in conto gli interessi di Teheran"
- Parigi: "Inappropriato il ruolo della Nato nella missione di Hormuz"
Secondo una fonte iraniana che ha parlato a Reuters, l’accordo tra Usa e Iran non è ancora stato raggiunto ma le distanze si sarebbero ridotte.
L’esercito libanese ha diffuso una dichiarazione sui prossimi colloqui per la pace con Israele. La delegazione ha confermato di intendere partecipare ai negoziati al Pentagono rimanendo fedeli “ai princìpi nazionali e alla dottrina militare” durante i negoziati. Lo riporta Al Jazeera.
La guerra in Libano potrebbe costare al Paese una contrazione del 7% del Pil di quest’anno, con danni stimati intorno ai 20 miliardi di dollari. Lo rivela il ministro delle finanze libanese Yassine Jaber a Reuters. Al danno umanitario si aggiunge, quindi, anche quello economico per un Paese che purtroppo non conosce pace.
“Gli Stati Uniti e il presidente sono delusi dalla Nato” per non aver sostenuto gli sforzi degli USA nel contesto della guerra contro l’Iran. Lo ha detto il segretario di Stato Marco Rubio, aggiungendo considerazioni sul rifiuto di alcuni Paesi – come la Spagna – di fornire basi agli Stati Uniti dall’inizio delle tensioni con l’Iran.
Trump sostiene che gli Stati Uniti hanno il “controllo totale” dello Stretto di Hormuz. A dirlo lo stesso tycoon in una sessione di domande e risposte nello Studio Ovale.
Trentuno navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime 24 ore. Lo riferisce il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, i Pasdaran, affermando che le navi hanno attraversato lo Stretto “con il coordinamento e la sicurezza della Marina dell’Irgc”.
“Abbiamo sempre sostenuto che un sistema di pedaggio nello Stretto sarebbe inaccettabile“, afferma Rubio. “Ma non siamo noi a dirlo, è il mondo intero a dirlo – prosegue – sarebbe inaccettabile. Renderebbe impossibile qualsiasi accordo diplomatico”.
Si sono registrati “alcuni progressi” nei negoziati USA-Iran. Lo afferma il segretario di Stato statunitense Marco Rubio, in partenza da Miami per dirigiersi al vertice ministeriale Nato di Helsingborg. “Ci sono buoni segnali – aggiunge -. Non voglio essere troppo ottimista. Vediamo che succede nei prossimi giorni”.
La crisi iraniana può essere risolta solo attraverso canali diplomatici che tengano conto degli interessi di Teheran. Lo dichiara, nel corso di una conferenza stampa, la portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, aggiungendo che spetta all’Iran stesso decidere il destino delle proprie riserve di uranio.
La Francia respinge l’idea che la Nato possa svolgere un ruolo in una missione internazionale volta a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. “La nostra posizione è chiara e ferma. Il Trattato del Nord Atlantico si applica al Nord Atlantico. Non è suo scopo, né in realtà proprio dell’alleanza, che si concentri su una questione in Medio Oriente e su Hormuz”, dice un portavoce del ministero degli Esteri francese.
“Condanniamo le operazioni compiute dal governo di Israele in acque internazionali e condanniamo l’illegale violenza contro le persone sequestrate dalle imbarcazioni della Flotilla che le forze militari di Israele stanno compiendo, incitate da membri del Governo come il ministro Ben-Gvir”. È un passaggio dell’appello degli amministratori della Città metropolitana di Bologna. Circa 40 sindaci hanno già aderito.
“Alessio Catanzaro del comune di Budrio, Francesco Gilli del comune di Grizzana Morandi e Ilaria Mancosu del comune di Bologna sono tre persone della nostra comunità al momento illegalmente detenute da Israele in completa violazione del diritto internazionale”, si legge nel testo. Viene chiesto al Governo italiano “di dare ancora più forza alla nostra condanna e di agire con ogni strumento per riportare a casa in sicurezza Alessio, Francesco, Ilaria e tutte le persone partite dall’Italia per un’operazione umanitaria che tiene accesa l’attenzione sul Genocidio del popolo palestinese e le violenze perpetrate sul popolo libanese da parte del governo di Israele”. “Chiediamo inoltre al Governo italiano l’adozione di sanzioni politiche ed economiche contro Israele che continua a compiere azioni criminali a Gaza, in Cisgiordania, in Libano e che si impegni per chiedere la fine del blocco su Gaza”, viene aggiunto
L’inviato del Board of Peace per Gaza, l’ex europarlamentare bulgaro Nickolay Mladenov, si è unito al coro internazionale di condanne contro il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir, protagonista di un video in cui deride e maltratta attivisti della Flotilla per Gaza detenuti da Israele.
Mladenov ha definito – in un post su X – l’episodio “inaccettabile e vergognoso”. “Mi unisco alla condanna universale del ministro Ben Gvir per la sua indecorosa derisione degli attivisti detenuti – ha aggiunto – Questi atti riprovevoli distolgono dall’urgente lavoro di attuazione del piano globale del presidente Trump per Gaza, dall’avanzamento della ricostruzione per i palestinesi e dalla garanzia della sicurezza per Israele”. “Tutti devono porre fine alle rappresentazioni teatrali e concentrarsi sui risultati concreti”, ha concluso.
Il ministero degli Esteri israeliano ha annunciato oggi di aver espulso tutti gli attivisti stranieri della Flotilla per Gaza, a tre giorni dalla loro cattura in mare. “Israele non autorizzerà alcuna violazione del blocco navale imposto a Gaza”, ha dichiarato in un comunicato il portavoce del ministero, Oren Marmorstein.
Continuano i raid israeliani nel Sud del Libano. Tra le aree colpite – scrive Al Jazeera – Tulin, Kfardounine, Froun, Sarbine e Tayr Debba.
“La condizione internazionale è molto complessa. Dobbiamo lavorare come Europa per essere più autorevoli e condizionanti sulle scelte di altri. L’Europa conta meno di quanto dovrebbe, c’è un elemento di debolezza e nello scenario di carattare internazionale dobbiamo pensare cosa fare in modo più rapido: l’Europa deve essere veloce“. Lo dichiara il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida intervenendo al Festival dell’Economia di Trento.
Sulla questione dei fertilizzanti, sottolinea che “ci siamo affidati ad altri per la loro produzione e li abbiamo importati come Europa ma la sovranità alimentare è una scelta di carattere strategico”,
“Esistono 8 colli di bottiglia, e Hormuz è uno di questi, basta che se ne chiude uno e si blocca tutto”, aggiunge Lollobrigida. Come Europa “abbiamo smesso di produrre energia e di produrre cibo” – sottolinea il ministro – “l’Europa sta facendo errori strategici come se fosse in una bolla anche per gli approvvigionamenti, perché se si pongono troppe regole agli imprenditori diminuisci la produzione ma a parità di consumo si deve importare e da chi non rispetta le regole sugli agrofarmaci o sui diritti del lavoro”.
Posizione dura della Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei. Secondo fonti iraniane citate da Reuters, per Khamenei l’uranio arricchito al 60% deve restare in Iran e non essere mandato all’estero, come chiedono gli Stati Uniti come condizione fondamentale per tornare al tavolo dei negoziati.
Come riporta Haaretz, dei funzionari israeliani sostengono che il presidente statunitense Donald Trump abbia garantito a Israele che le scorte iraniane di uranio altamente arricchito, necessario per costruire un’arma nucleare, saranno portate fuori dall’Iran e che qualsiasi accordo di pace dovrà includere una clausola a riguardo. La strada per arrivare a questa conclusione attesa, quindi, appare sempre più in salita.
“Ancora una volta il Presidente della Repubblica ha rappresentato il pensiero vero della maggioranza dei cittadini del nostro paese. Sono parole importanti a cui però bisogna far seguire degli atti perché è evidente l’atteggiamento fascista del governo Netanyahu e del suo ministro. È necessario che il Governo italiano interrompa i rapporti commerciali con Israele, si interrompa l’invio delle armi e ci sia un isolamento politico vero di un governo che sta alimentando, in Medio Oriente in tutto il mondo, una logica di guerre e di conflitto che va fermata e che va contro anche lo stesso popolo di Israele”. Lo dichiara il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, a margine dell’assemblea nazionale della Cgil “Una e indivisibile. L’Italia riparte dal Mezzogiorno”, chiedendo “atti concreti, non limitarsi alle denunce”
“Ieri – aggiunge – anche il sindacato europeo ha assunto una posizione di condanna e di richiesta di intervento preciso anche alla Commissione europea”.
Ci sono 14 imbarcazioni indiane bloccate nello Stretto di Hormuz. Lo hanno reso noto fonti governative di Nuova Delhi, precisando che sono in corso trattative con il Ministero degli Esteri per inviare petroliere per il carico nello Stretto di Hormuz.
Almeno 4 palestinesi avrebbero perso la vita negli ultimi attacchi israeliani a Gaza. Lo riporta l’agenzia di notizie Wafa.
Obiettivo dell’annunciata visita di Asim Munir in Iran sarebbe – secondo i media iraniani – proseguire “colloqui e consultazioni” con le autorità iraniane. Non ci sono altri dettagli né conferme o smentite da parte pakistana. A Teheran, ieri, si è recato anche Mohsin Naqvi, ministro degli Interni pakistano.
Il premier pakistano, Shehbaz Sharif, sarà in visita ufficiale in Cina da sabato a martedì. Lo conferma il Ministero degli Esteri di Pechino. Al centro del dibattito, naturalmente, la difficile mediazione tra Iran e Stati Uniti. In Cina sono stati in visita nei giorni scorsi il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader russo Vladimir Putin.
Dovrebbe arrivare in giornata nella capitale iraniana Teheran il capo dell’Esercito pakistano, il feldmaresciallo Asim Munir, protagonista del lavoro di mediazione tra Iran e Stati Uniti portato avanti da Islamabad. Lo riferisce Iran International che rilancia notizie dei media ufficiali della Repubblica islamica.
L’Arabia Saudita ha esortato l’Iran a rispondere con urgenza agli sforzi dei mediatori per evitare un’escalation, ha dichiarato il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan. “Ci aspettiamo che l’Iran risponda con urgenza agli sforzi compiuti per raggiungere progressi nei negoziati. Ci aspettiamo che l’Iran non perda l’occasione di evitare le pericolose conseguenze di un’escalation”, ha affermato il ministro saudita, secondo quanto riportato dall’emittente televisiva al Arabiya. Ryad “apprezza profondamente la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di dare una possibilità alla diplomazia per raggiungere un accordo accettabile per porre fine alla guerra”, ha aggiunto il ministro degli Esteri saudita in un comunicato. Il capo della diplomazia di Ryad ha ringraziato il presidente Trump per aver rinviato gli attacchi contro l’Iran in risposta a una richiesta dei leader arabi del Golfo.
L’Iran ha annunciato che “sta valutando” la nuova proposta statunitense durante la visita a Teheran del ministro dell’Interno pakistano, che sta mediando i colloqui tra le due parti in conflitto. “Abbiamo ricevuto le posizioni della parte americana e le stiamo attualmente esaminando”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, alla televisione di Stato, esprimendo al contempo la sua “profonda sfiducia” negli Stati Uniti. Baghaei ha ribadito le richieste della Repubblica islamica: “lo sblocco dei beni iraniani congelati” all’estero e la fine del blocco statunitense dei porti iraniani.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti e Israele e in Libano, le ultime notizie
Donald Trump aspetterà “qualche giorno”. Il presidente degli Stati Uniti attende “la risposta giusta” dall’Iran nel complicato dialogo per scongiurare la ripresa della guerra, attualmente congelata dalla tregua. Un’apparente frenata, l’ennesima, dopo l’annuncio di 24 ore prima con la comunicazione relativa ad un attacco congelato in extremis su richiesta dei paesi del Golfo.
Le dichiarazioni del presidente americano sono ispirate ad un continuo ‘stop and go’: dialogo con la guerra sullo sfondo. I colloqui, dice Trump, “sono proprio al limite. Se non otteniamo le risposte giuste, le cose saranno veloci, siamo pronti ad agire. “Dobbiamo avere le risposte giuste, devono essere al 100% risposte corrette. Se le otteniamo, risparmiamo un sacco di tempo, energia e vite“, ribadisce il numero 1 della Casa Bianca, proponendo un copione sentito decine di volte: “L’Iran è una nazione sconfitta. Stiamo trattando con persone ragionevoli, di qualità, razionali. Speriamo facciano un accordo buono per tutti”. “Non ho fretta”, afferma il presidente americano, che nelle ultime ore ha discusso opzioni militare con il suo team di sicurezza nazionale.
Pronti nuovi colloqui
La via diplomatica è ancora aperta, come sostengono fonti della tv satellitare al-Arabiya. L’emittente fa riferimento ad un imminente nuovo round di negoziati tra Usa e Iran: il vertice dovrebbe tenersi nella capitale pakistana Islamabad dopo Hajj, il pellegrinaggio annuale alla Mecca, che terminerà a fine mese. Un segnale potrebbe arrivare nelle prossime ore, quando il comandante dell’esercito pakistano, il generale Syed Asim Munir, potrebbe sbarcare in Iran per annunciare la fine dei lavori su una bozza di intesa tra i due paesi.
Iran pronto alla guerra bis
Se dietro le quinte si continua a lavorare, la comunicazione ufficiale di Teheran non si discosta dai toni ‘abituali’. “Stiamo assistendo a una resistenza storica e senza precedenti della nazione iraniana contro due eserciti terroristici globali”, scrive su ‘X’ la Guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, nel secondo anniversario della morte dell’ex presidente iraniano Ebrahim Raisi.
La Repubblica islamica continua a considerare un attacco americano più che probabile e per questo le forze armate iraniane si stanno preparando a una “risposta energica” contro potenziali nuove offensive. “Dobbiamo rafforzare i nostri preparativi per una risposta efficace e decisa a qualsiasi potenziale attacco”, dice il capo negoziatore iraniano, Mohammed Bagher Ghalibaf in un messaggio audio pubblicato sul suo sito web. “L’Iran -aggiunge- non cederà mai alle intimidazioni, in nessuna circostanza”.
A completare il quadro, il messaggio dei pasdaran: “Se l’aggressione contro l’Iran si ripeterà, la guerra si estenderà oltre i confini della regione“, avvertono i Guardiani della Rivoluzione islamica. “Il nemico americano-israeliano parla ancora una volta di minacce. Noi siamo uomini di guerra. La nostra forza si vede sul campo di battaglia e non nelle vuote dichiarazioni e nei profili virtuali”.
Tajani: “Governo lavora per alleggerire blocco Hormuz“
‘Stiamo lavorando per alleggerire il blocco dello Stretto di Hormuz”. Il “governo italiano è fortemente impegnato a far sì che la Commissione europea consideri la possibilità di utilizzare i fondi per l’energia tenendoli fuori dal patto di stabilità, così come accade per la difesa”. Lo ha detto il vicepremier Antonio Tajani a Tg2post.
Secondo il ministro degli Esteri, fino a quando non ci sarà una tregua tra Iran e Usa, sarà complicato parlare delle opzioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz, ma “l’importante è che sia una missione internazionale” a occuparsi “di garantire la libertà di navigazione e dello sminamento, non un’operazione di guerra. A Hormuz serve una missione internazionale. Sarebbe meglio una missione Onu, ma non escludo che possa esserci anche la Nato”, ha rimarcato il leader di Fi.
Tajani infine spera in una fine del conflitto: “Si deve trovare un’intesa, mi auguro che alla fine vinca il buon senso. L’Iran non può avere un’arma atomica e questa è una linea rossa. Hormuz va riaperto e questa è anche la posizione della Cina”.

