Il record, segnato il 18 luglio, è stato di 48,4 gradi centigradi a Casteltermini, in provincia di Agrigento. L’ondata di caldo estremo che ha colpito la Sicilia non si è arrestata e anche nei giorni successivi buona parte dell’Isola ha superato i 40 gradi. Ancora lunedì circa 150 stazioni di rilevamento registravano temperature superiori ai quaranta gradi. L’origine degli incendi, se dolosi o casuali, verrà accertata a tempo debito e con le perizie consegnate alla magistratura. Il danno è invece chiaramente attribuibile e ha colpito tutti, agricoltori e famiglie con le loro abitazioni, automobilisti e circolazione stradale.
Martedì però, per quanto riguarda gli incendi su una vasta area nei pressi dello svincolo autostradale di Resuttano che hanno causato l’alternanza del blocco della circolazione verso Palermo e poi verso Catania, il capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina non ha dubbi: “Ancora una volta evidente la mano di piromani”. Qualche ora dopo toccherà alla strada statale 118, la “Corleonese Agrigentina”, essere chiusa per roghi con traffico deviato.
Sicilia, tra caldo estremo e piromani si scatena l’emergenza incendi
Tra il dolo e il caso però resta che le temperature, che in Sicilia hanno superato i 45 gradi in quindici stazioni con un picco di oltre 48 gradi, hanno facilitato l’espandersi dei roghi diffusi in maniera devastante per rapidità e portata. Nel Palermitano enormi roghi hanno messo a dura prova i soccorsi nei territori di San Martino delle Scale, Montagna Longa, Carini, Trabia. Le fiamme, anche quest’anno, hanno raggiunto il quartiere di Borgo Nuovo, nel capoluogo siciliano. Abitazioni evacuate, due rifugi di animali a rischio, ore drammatiche nel Palermitano ma non solo. A Santo Stefano di Quisquina, in provincia di Agrigento, dove le fiamme hanno raggiunto il centro abitato mettendo a rischio gli abitanti e costringendone una decina ad allontanarsi rapidamente dalle proprie abitazioni.
Presto per accertare l’eventuale origine dolosa dei rispettivi roghi, ma anche per la conta dei danni tangibili e immediati come quella che si paleserà in futuro quale conseguenza della vegetazione – in particolare quella boschiva – danneggiata in modo permanente dalle fiamme. Martedì pomeriggio, con la sua relazione a Sala d’Ercole sul programma del governo, il presidente della Regione Renato Schifani aveva detto: “Dopo anni di progressivo depauperamento degli organici abbiamo avviato un importante ricambio generazionale, investito in nuovi mezzi, sistemi di monitoraggio e tecnologie avanzate per rafforzare il contrasto agli incendi boschivi”.
Tra nuovi mezzi e necessità, Savarino: “Ecco la verità sulla situazione”
Tra le tecnologie avanzate c’è la Control Room regionale, già operativa anche se in fase di completamento, che per il presidente Schifani “rappresenta uno degli strumenti più innovativi per il monitoraggio del territorio e per una gestione sempre più efficace delle emergenze”. Dalla Control Room l’assessore al Territorio e Ambiente Giusi Savarino ha seguito nei giorni più critici l’evolversi dei roghi, oltre ad aver poi effettuato personalmente sopralluoghi nei territori di Castronovo di Sicilia, Bivona, Santo Stefano di Quisquina, Prizzi e Cammarata. Cioè tra le aree più duramente colpite dagli incendi. “Purtroppo – aveva già preannunciato l’assessore – i danni sono ingenti”.
In quella circostanza, Giusi Savarino ha rivelato un grave problema ringraziando il presidente Schifani per essersi adoperato in prima persona nel chiedere l’intervento di ulteriori Canadair: “La realtà è che servirebbero più Canadair, che al momento solo la Protezione civile nazionale può acquistare, seppur in numero limitato perché la produzione aeronautica è sempre più concentrata sui mezzi destinati alla difesa, rendendo difficile reperire aerei antincendio”. Ancora una volta emerge come la corsa agli armamenti renda le difese spoglie di fronte a nemici concreti che stanno già attaccando il territorio.
La Regione però non può attendere il prossimo clima di distensione e sul fronte della dotazione è corsa alle forniture per potenziare il sistema antincendio. Giusi Savarino ha fornito un quadro d’insieme sul piano tecnico: “Nell’inverno scorso sono stati resi operativi 84 nuovi mezzi, distribuiti ai direttori delle operazioni di spegnimento per rafforzare l’attività antincendio boschivo. Sono stati inoltre aggiudicati e sottoscritti i contratti per la fornitura di 90 mezzi pesanti, autobotti da 3mila e 4mila litri, e di ulteriori 210 pick-up con serbatoio da 400 litri, che entreranno in produzione e saranno assegnati alle squadre Aib. Già operativa la sala unificata di coordinamento, mentre la Control Room, realizzata in collaborazione con Leonardo e finanziata dal governo Meloni sarà attiva a breve. Prosegue inoltre il piano di assunzioni nel Corpo forestale, sia in divisa che nel ruolo professionale: 46 unità sono già in servizio, altre 94 stanno completando l’iter formativo e ulteriori 94 sono in fase di avvio, per un totale di quasi 400 nuove unità, sul ricambio generazionale degli operai forestali stagionali stiamo lavorando ad una riforma condivisa con l’assessorato all’Agricoltura”.
Gli incendi hanno attivato sul campo tutto ciò che in Sicilia indossa una uniforme: vigili del fuoco, polizia, carabinieri, Protezione civile, Forestale, Anas e poi volontari e coltivatori, direttamente interessati e colpiti. I primi a intervenire per cercare di arginare il diffondersi dei roghi. “Ci troviamo nel pieno della campagna antincendio, con uno sforzo straordinario da parte di tutti, personale in divisa e operatori che meritano rispetto”, ha detto l’assessore Savarino.
Un “bilancio pesantissimo”
L’impegno profuso da operatori e istituzioni però non cancella i danni. Antonino Bongiovanni, presidente regionale dell’Uci – Unione coltivatori italiani Sicilia, denuncia “un bilancio pesantissimo: centinaia di ettari di bosco andati in fumo, aziende agricole devastate e il comparto zootecnico in grave difficoltà”. Il coordinatore regionale dell’Uci ha quindi formalmente notificato alla Regione Siciliana e all’assessore al ramo la richiesta di avviare con urgenza l’iter per la dichiarazione dello stato di calamità naturale a favore del comparto agricolo. “Solo attraverso interventi rapidi e concreti sarà possibile sostenere i territori colpiti e garantire una ripresa delle attività produttive”, afferma Bongiovanni.
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