Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di sabato 21 marzo 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta
La compagnia aerea statunitense United Airlines ridurrà il numero di voli a causa dell’elevato aumento dei prezzi del carburante dovuto alla guerra in Iran. Secondo quanto comunicato dal vettore, al momento il taglio riguarderà il 5% della capacità complessiva. “Pianifichiamo di ripristinare completamente i voli dal prossimo autunno”, ha spiegato l’amministratore delegato di United Airlines, Scott Kirby, in un messaggio ai dipendenti nel quale, comunque, ha assicurato che la compagnia dispone di un solido margine finanziario e che non ci saranno riduzioni negli investimenti.
I collegamenti garantiti dal vettore verso Tel Aviv e Dubai, che rappresentano circa l’1% dei voli, erano già stati sospesi a causa dell’escalation in Medio Oriente. Inoltre, le rotte attualmente non redditizie, che rappresentano circa il 3% della capacità, non saranno operate nei prossimi sei mesi. Un ulteriore 1% dei voli sarà tagliato presso l’hub di Chicago di United.
Il presidente americano Donald Trump starebbe elaborando strategie e opzioni per impadronirsi degli arsenali nucleari iraniani. Lo riporta in esclusiva l’emittente Cbs citando diverse fonti ben informate a condizione di anonimato, secondo le quali l’amministrazione Trump sta valutando come mettere in sicurezza o recuperare il materiale nucleare iraniano. Al momento, ha precisato una fonte, Trump non ha ancora preso una decisione. Ma secondo due fonti citate dalla Cbs News il piano prevede il possibile dispiegamento di forze provenienti dal Joint Special Operations Command, l’unità militare d’élite spesso incaricata delle missioni di controproliferazione più delicate. Una portavoce della Casa Bianca ha dichiarato che è compito del Pentagono occuparsi dei preparativi e non ha commentato.
Funzionari statunitensi hanno anche affermato che l’amministrazione Trump non ha escluso la possibilità di tentare di recuperare le scorte iraniane di uranio altamente arricchito. Ma la missione sarebbe ardua e potenzialmente rischiosa. “Stiamo parlando di bombole contenenti gas di esafluoruro di uranio altamente contaminato al 60%, quindi è molto difficile da gestire”, ha dichiarato Rafael Mariano Grossi, direttore generale dell’Aiea, al programma “Face the Nation with Margaret Brennan” della Cbs News questa settimana . “Non dico che sia impossibile. So che esistono incredibili capacità militari per farlo, ma sarebbe sicuramente un’operazione molto impegnativa”, ha aggiunto.
L’esercito israeliano ha annunciato di aver lanciato questa mattina attacchi contro “obiettivi del regime” a Teheran. “Le forze armate israeliane stanno colpendo obiettivi del regime terroristico iraniano a Teheran”, si legge in un breve comunicato dopo che sono stati segnalati diversi lanci di missili iraniani verso Israele.
Mentre il Medio Oriente sembra scivolare verso una guerra sempre più ampia, c’è un attore che sfugge alle previsioni: gli Houthi yemeniti. Considerati uno dei pilastri più aggressivi del cosiddetto ‘Asse della Resistenza’ filo-iraniano, capaci di paralizzare il traffico navale nel Mar Rosso, durante la guerra a Gaza, oggi – evidenziano diversi osservatori – stanno mantenendo sorprendentemente una posizione di relativa cautela, senza ancora entrare a pieno titolo nel conflitto al fianco di Teheran. Una scelta che, più che debolezza, rivela una strategia in uno scenario complesso e in continua evoluzione.
Cosa sta succedendo in Iran e nell’area del Golfo, le ultime notizie
Si supera il 20esimo giorno di guerra e il protagonista rimane ancora uno: il petrolio. Mentre in Libano – il fronte più “caldo” – si supera il tragico bilancio di oltre mille morti dall’inizio dell’operazione Epic Fury di USA e Israele contro l’Iran, lo Stretto di Hormuz rimane al centro del dibattito internazionale. I prezzi dei carburanti aumentano e si aggiunge un ulteriore elemento di tensione e instabilità: gli attacchi dell’Iran alle infrastrutture energetiche strategiche dell’area del Golfo, come l’impianto di gas di Ras Laffan in Qatar e la raffineria Mina Abdullah in Kuwait.
A livello italiano e internazionale, il dibattito rimane incentrato sulle posizioni della Nato, dell’Onu e dei Paesi dell’Ue rispetto alla libertà di navigazione dello Stretto di Hormuz – a rischio a causa delle tensioni geopolitiche delle ultime settimane – e alle operazioni da intraprendere. L’Italia (tramite i ministri Tajani e Crosetto, che hanno rilasciato più dichiarazioni nelle scorse ore) continua a rifiutare ogni missione di guerra – pur non alimentando tensioni con gli USA, che di fatto spingono per un maggiore intervento degli alleati – e a ricercare una “soluzione pacifica” all’interno di una cornice giuridica, umanitaria e diplomatica che dovrebbe far capo principalmente all’Onu.
L’Italia e cinque altri Paesi (Germania, Francia, Olanda, Regno Unito e Giappone) hanno firmato un documento che manifesta la volontà di “contribuire agli sforzi appropriati per garantire un passaggio sicuro attraverso lo stretto” (di Hormuz, ndr). Si tratta di “un documento politico, non militare”, ha commentato Antonio Tajani. Lo ribadisce anche il ministro Crosetto, che spiega: “Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un’iniziativa multilaterale estesa”. E aggiunge: “Riteniamo che sia giusto ed opportuno che siano le Nazioni Unite ad offrire la cornice giuridica per un’iniziativa pacifica e multilaterale” per risolvere la questione.

