Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di lunedì 23 marzo 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta
“Non colpite le nostre infrastrutture. Se lo farete, non sarà più un occhio per un occhio; sarà una testa per un occhio, arti per un occhio”. Questo l’avvertimento lanciato da Mohsen Rezaei, ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione e membro del Consiglio per il Discernimento dell’Interesse dello Stato iraniano. “Sarete paralizzati e annegherete nel Golfo Persico. Gli ultimi giorni della salvezza americana stanno per finire”, ha aggiunto alla tv di Stato riferendosi direttamente al presidente americano Donald Trump.
L’ufficiale ha precisato che “la guerra continuerà fino a quando tutti i danni non saranno risarciti, tutte le sanzioni economiche non saranno rimosse e non sarà ottenuta una garanzia che gli Stati Uniti non interferiranno negli affari dell’Iran. Questa è la decisione della nostra nazione, del nostro leader e delle nostre forze armate”.
Funzionari pakistani stanno cercando di porsi come mediatori tra Stati Uniti e Iran. Lo hanno confermato a Cbs fonti di alto livello di Islamabad, secondo cui nelle ultime ore, il capo dell’esercito Asim Munir e il primo ministro Shehbaz Sharif hanno parlato al telefono con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian nell’ambito di questi sforzi diplomatici.
Grazie ai legami consolidati sia con Teheran sia con Washington, alla lunga frontiera condivisa con l’Iran e all’assenza di basi militari americane sul proprio territorio, il Pakistan si troverebbe in una posizione favorevole per facilitare eventuali colloqui tra le due parti. Il ministro degli Esteri pakistano, Ishaq Dar, ha inoltre contattato i colleghi di Turchia ed Egitto, anch’essi impegnati in iniziative diplomatiche per porre fine al conflitto. Islamabad è stata indicata come possibile sede per eventuali negoziati.
Il Pentagono sta valutando l’invio di circa 3.000 paracadutisti della 82ª Divisione Aviotrasportata statunitense come forza di pronto intervento per supportare eventuali operazioni in Iran, con l’obiettivo, se necessario, di occupare l’isola di Kharg, principale hub per l’export petrolifero iraniano. Lo riferisce il New York Times, secondo cui la brigata, parte della “Immediate Response Force”, può essere schierata ovunque nel mondo entro 18 ore e potrebbe affiancare, in una fase successiva, le unità dei Marines già dirette nella regione.
Secondo fonti militari, i Marines potrebbero intervenire per primi per mettere in sicurezza e riparare le infrastrutture dell’aeroporto dell’isola, danneggiato dai recenti raid statunitensi, consentendo poi agli aerei da trasporto C-130 di portare materiali, rifornimenti e truppe. I paracadutisti della 82ª, pur non disponendo di mezzi pesanti, offrirebbero supporto rapido e potrebbero sostituire o rinforzare le unità dei Marines dopo l’assalto iniziale.
I militari americani annunciano che stanno continuando a colpire l’Iran, dopo che il presidente Donald Trump ha dato notizia di colloqui produttivi tra la sua amministrazione e l’Iran relativi “ad una totale e completa risoluzione delle ostilità”
“Le forze americane continuano a colpire aggressivamente i bersagli militari iraniani con munizioni di precisione”, ha scritto in un messaggio postato su X il Centcom, Us Central Command.
Un alto funzionario iraniano ha confermato ad Al Jazeera che negli ultimi giorni “sono stati trasmessi tramite Egitto e Turchia messaggi tra Teheran e Washington, in uno spirito di buona volontà per allentare le tensioni”.
Lo stesso funzionario ha aggiunto che gli Stati Uniti avrebbero rifiutato due condizioni poste dall’Iran per porre fine ai combattimenti: il pagamento di risarcimenti e il riconoscimento di un’”aggressione” nei confronti di Teheran. “Il presidente degli Stati Uniti non ha l’autorità per fissare termini definitivi o scadenze nei negoziati”, ha aggiunto.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha reso noto di aver parlato con Donald Trump a proposito dei presunti negoziati in corso con l’Iran per porre fine al conflitto.
“Il presidente Trump ritiene che vi sia l’opportunità di sfruttare i grandi successi delle Forze di Difesa Israeliane e delle forze armate statunitensi per raggiungere gli obiettivi della guerra attraverso un accordo, un accordo che tuteli i nostri interessi vitali”, ha spiegato Netanyahu in un videomessaggio”.
“Parallelamente – ha precisato il premier – continuiamo a sferrare attacchi sia in Iran che in Libano. Stiamo smantellando metodicamente il programma missilistico e quello nucleare e continuiamo a colpire duramente Hezbollah. Solo pochi giorni fa, abbiamo eliminato altri due scienziati nucleari e la nostra mano è ancora tesa. Salvaguardereremo i nostri interessi vitali in qualsiasi accordo”.
L’aeronautica israeliana ha colpito il “quartier generale principale della sicurezza” del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane durante una serie di attacchi a Teheran.
A renderlo noto sono state le Forze armate israeliane. Le Forze di Difesa (Idf) hanno annunciato che il quartier generale era integrato in “infrastrutture civili” e veniva utilizzato dalle Guardie Rivoluzionarie per “sincronizzare le unità regionali responsabili del mantenimento dell’ordine del regime e della sicurezza interna”, tra cui la forza paramilitare Basij. Sono state adottate misure per ridurre al minimo i danni alla popolazione civile durante l’attacco, hanno affermato le forze armate.
La Russia è pronta a contribuire alla risoluzione del conflitto in corso in Medio Oriente ricorrendo a sforzi di pace. A dichiararlo è stato il ministro degli Esteri del governo di Mosca, Sergei Lavrov nel corso di un colloquio telefonico con il suo omologo egiziano Badr Abdelatty avvenuto oggi. “I massimi diplomatici di Russia ed Egitto hanno discusso della escalation senza precedenti della situazione militare e politica nel Golfo Persico, a seguito dell’aggressione perpetrata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran”, si legge nel comunicato citato dalla Tass.
“Entrambi i diplomatici hanno sollecitato l’immediata cessazione di tutte le ostilità nella regione, nonché l’intensificazione degli sforzi politici e diplomatici collettivi volti ad allentare le tensioni regionali”, prosegue il comunicato. Lavrov ha confermato “la disponibilità della Russia a fornire tutta l’assistenza possibile per risolvere le contraddizioni esistenti in Medio Oriente con mezzi pacifici, tenendo conto degli interessi di tutti i Paesi della regione, senza alcuna discriminazione”, conclude.
La forza di pace delle Nazioni Unite nel Libano meridionale, Unifil, ha reso noto che un edificio del suo quartier generale nella città costiera di Naqoura è stato colpito da un proiettile. L’Onu ritiene che il proiettile sia stato sparato da un attore non statale, un apparente riferimento al gruppo militante libanese Hezbollah.
Da quando Israele ha lanciato una nuova incursione di terra nel Libano meridionale, in diversi punti lungo il confine si sono verificati scontri tra Hezbollah e truppe israeliane. Nel comunicato, l’Unifil afferma che “nelle ultime 48 ore, i caschi blu hanno registrato intensi spari ed esplosioni” nell’area di Naqoura. Si legge inoltre che “proiettili, frammenti e schegge hanno colpito edifici e aree aperte all’interno del nostro quartier generale”.
“Di conseguenza, i caschi blu sono stati costretti a rifugiarsi nei bunker per evitare di essere feriti”, aggiunge il comunicato. La portavoce Kandice Ardiel, ha dichiarato che i caschi blu hanno anche assistito o sentito che erano in corso combattimenti terrestri nei pressi dei villaggi di Khiam, Odaisseh, Mays al-Jabal, Markaba e Taybeh.
Crollano i prezzi del petrolio e le borse recuperano terreno dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha improvvisamente comunicato la sospensione degli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane, affermando di aver avuto colloqui “molto positivi” con Teheran. I futures del petrolio sono crollati di oltre il 14%, il Brent si è collocato intorno ai 100 dollari (-10%) mentre il West Texas Intermediate (Wti) si è aggirato sotto i 90 dollari (-9%). Gli analisti sperano che questo possa essere l’inizio di un percorso verso il ritorno alla normalità e la fine delle ostilità, ma i prossimi giorni saranno decisivi per comprendere cosa accadrà sul fronte geopolitico ed economico.
Il vice presidente degli Stati Uniti, Jd Vance, ha avuto un colloquio telefonico con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. Lo ha riferito il giornalista di Axios, Barak Ravid, precisando che i due hanno parlato degli sforzi per aprire un negoziato con l’Iran. Secondo una fonte citata su X dal giornalista, Israele e USA avrebbero discusso anche di un possibile accordo per porre fine al conflitto.
L’Iran “ha accettato di non possedere armi nucleari“. Lo dichiara a Memphis il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. “Negli ultimi mesi, gli stessi negoziatori (iraniani, ndr) si vantavano con i nostri rappresentanti di possedere materiale sufficiente per costruire armi nucleari, e questo avrebbe dovuto dissuadermi, ma non ha funzionato. Mi ha reso ancora più impaziente”, ha aggiunto Trump.
In Libano sono 1.039 i morti dal 2 marzo. Lo conferma il Ministero della Salute di Beirut. I feriti, stando al bilancio ufficiale rilanciato dai media libanesi, sono 2.876.
Syed Ali Mousavi, ambasciatore iraniano nel Regno Unito, è stato convocato dal Foreign Office a causa delle “azioni sconsiderate e destabilizzanti” di Teheran in Gran Bretagna e all’estero. Lo conferma un comunicato del Ministero degli Esteri di Londra, che afferma che la decisione fa seguito all’incriminazione di due uomini sospettati di aver fornito assistenza a un servizio di intelligence straniero (Nematollah Shahsavani, 40 anni, e Alireza Farasati, 22 anni). Il ministro della Difesa John Healey ha anche confermato nei giorni scorsi che l’Iran ha lanciato due missili contro la base militare anglo-americana di Diego Garcia venerdì.
Diverse forti esplosioni e il suono delle sirene d’allarme hanno scosso il Bahrein: sono i primi episodi di questo tipo dopo gli annunci sui potenziali colloqui tra USA e Iran. Il Ministero dell’Interno del Paese ha invitato la popolazione a mantenere la calma. “Cittadini e residenti sono invitati a restare tranquilli e a dirigersi verso il luogo sicuro più vicino”, si legge in una nota diffusa sui social media.
Il Ministero degli Esteri iraniano conferma di aver ricevuto messaggi tramite “Paesi amici” in merito a una richiesta degli Stati Uniti per colloqui, ma nega che siano in corso negoziati. “Negli ultimi giorni sono stati ricevuti messaggi tramite alcuni Paesi amici che indicano una richiesta degli Stati Uniti per negoziati volti a porre fine alla guerra”, dice il portavoce Esmaeil Baqaei, citato dall’agenzia di stampa Irna, negando però “qualsiasi negoziato o colloquio con gli Stati Uniti durante gli ultimi 24 giorni della guerra imposta”.
“Abbiamo prove inconfutabili che i russi continuano a fornire informazioni di intelligence al regime iraniano”. Lo dichiara il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un post su X. “La Russia sta utilizzando le proprie capacità di signal intelligence e di intelligence elettronica, oltre a parte dei dati ottenuti grazie alla cooperazione con partner in Medio Oriente”, aggiunge.
Il 9 aprile sarà una data cruciale per il Medio Oriente e potrebbe essere la data della fine della guerra in Iran. A dichiararlo il sito di notizie israeliano Ynet, che scrive che “gli americani hanno indicato la data del 9 aprile per la fine della guerra”. Una fonte avrebbe confermato al sito anche di possibili colloqui tra Iran e Stati Uniti in settimana, in Pakistan. Stessa indiscrezione rivelata da Axios.
“Concludere la guerra il 9 aprile consentirà a Trump di arrivare in Israele per la Festa per l’indipendenza (il 22 aprile) per ricevere il ‘Premio Israele’”, aggiunge la fonte.
I Paesi mediatori – Egitto, Turchia e Pakistan – starebbero lavorando per organizzare una riunione a Islamabad tra Iran e Stati Uniti. Lo scrive su X il giornalista di Axios, Barak Ravid, citando un funzionario israeliano, secondo il quale alla riunione – che potrebbe tenersi già questa settimana – parteciperebbero per l’Iran il presidente del Parlamento, Mohammed Bagher Ghalibaf, ed altri esponenti della Repubblica islamica, per gli Usa gli inviati della Casa Bianca, Steve Witkoff e Jared Kushner, e il vice presidente Jd Vance.
Le forze israeliane (Idf) confermano un’operazione contro un componente della Forza Quds, unità dei Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran iraniani, nella capitale libanese Beirut. Non ci sono al momento altri dettagli.
Un “cambio di regime” è in corso in Iran. Lo conferma Donald Trump parlando con i giornalisti a Mar-a-Lago, affermando che i colloqui avviati non sono con la nuova Guida suprema, Mojtaba Khamenei, ma con persone “molto ragionevoli”. Ma se i colloqui falliranno, sostiene, “continueremo a bombardare con tutto il nostro impegno”.
Il presidente americano Donald Trump non considera Mojtaba Khamenei il leader iraniano. “Non è reperibile; nessuno sa cosa gli sia successo. Non l’hanno mai visto, c’è qualcosa che non torna – dichiara ai giornalisti – Non lo considero il leader”.
Gli iraniani “vogliono assolutamente concludere un accordo” e “anche noi vorremmo raggiungere un accordo”. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, parlando con i giornalisti prima di partire per Memphis. Trump ha precisato che “oggi” ci saranno nuovi contatti con la leadership iraniana, “probabilmente via telefono”.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è detto oggi riconoscente verso il presidente americano Donald Trump per la decisione di rinviare i raid contro le centrali elettriche iraniane: “Sono riconoscente a Trump per aver annunciato il rinvio di cinque giorni e per aver aperto la strada a contatti diretti e immediati con la dirigenza iraniana”, ha affermato durante una conferenza stampa.
“Le cose vanno molto bene”. Così Donald Trump risponde a una domanda all’Afp poco dopo aver annunciato su Truth Social che sono in corso colloqui con l’Iran e che per questo ha ordinato uno stop di 5 giorni per i minacciati raid contro impianti e infrastrutture energetiche in Iran.
L’Iran vuole “moltissimo” un accordo con gli Stati Uniti e questo potrebbe accadere entro i prossimi cinque giorni o anche prima. Lo ha detto Donald Trump a Fox Business, dopo un post su Truth in cui ha annunciato che sono in corso colloqui “produttivi” con Teheran e che per questo ha deciso di rinviare di cinque giorni i raid sugli impianti e le infrastrutture energetici.
Nessun coinvolgimento del Qatar in un lavoro di mediazione tra Iran e Stati Uniti. Ad affermarlo, dopo il post su Truth di Donald Trump, è un diplomatico del Qatar interpellato dalla Cnn.
“Attualmente – ha detto il diplomatico coperto in anonimato – siamo concentrati sulla difesa del nostro Paese e sulla gestione della situazione conseguente” gli attacchi dell’Iran, scattati subito dopo l’inizio, il 28 febbraio, delle operazioni militari di Usa e Israele contro la Repubblica islamica.
Sono in corso colloqui indiretti tra l’inviato della Casa Bianca, Steve Witkoff, e il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Lo ha riferito il sito d’informazione Axios, dopo l’annuncio del presidente Donald Trump, che ha parlato di colloqui “molto positivi e produttivi” con l’Iran nelle ultime 48 ore.
Una fonte americana citata da Axios ha dichiarato che Turchia, Egitto e Pakistan hanno trasmesso messaggi tra Stati Uniti e Iran negli ultimi due giorni. La fonte ha aggiunto che i ministri degli Esteri dei tre Paesi islamici hanno avuto colloqui separati con Witkoff e Araghchi. “La mediazione è in corso e sta facendo progressi. La discussione verte sulla fine della guerra e sulla soluzione di tutte le questioni in sospeso. Speriamo di avere presto delle risposte”, ha dichiarato una fonte a conoscenza dei dettagli.
La polizia iraniana ha arrestato 68 persone accusate di aver filmato in Iran siti colpiti da missili israeliani e statunitensi e di aver inviato le immagini a “media ostili”. Lo riferisce l’agenzia di stampa Isna, precisando che tra gli arrestati figurano “elementi operativi” legati al movimento monarchico e una persona accusata di far parte dei Mojahedin del Popolo. Secondo l’Isna, la polizia avrebbe sequestrato armi bianche, diverse granate stordenti e numerose apparecchiature elettroniche durante le operazioni.
Colloquio telefonico tra i ministri degli Esteri di Iran e Russia. Secondo quanto riferito dal ministero degli Esteri russo, Sergei Lavrov ha invocato “una cessazione immediata delle ostilità e una soluzione politica che tenga conto dei legittimi interessi di tutte le parti coinvolte, soprattutto dell’Iran”.
Un civile è rimasto ucciso in un raid aereo israeliano nel distretto di Shahabiya, a Tiro, nel sud del Libano. Lo riporta l’Agenzia di stampa nazionale libanese, aggiungendo che nell’attacco quattro persone sono rimaste ferite in modo non grave. Dal 2 marzo, i raid aerei israeliani e l’operazione di terra dell’Idf hanno ucciso più di 1.000 persone e causato lo sfollamento di circa un milione.
“Sono lieto di annunciare che negli ultimi due giorni gli Stati Uniti e l’Iran hanno avuto colloqui molto positivi e produttivi riguardo a una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medio Oriente”. Lo ha annunciato in un post su Truth Social il presidente americano, Donald Trump.
L’Iran minaccia nuove sorprese e nega di voler procedere alla resa di fronte all’ultimatum del presidente statunitense Donald Trump per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo annuncia Abdullah Haj-Sadeghi, rappresentante della guida suprema nel corpo dei Guardiani della rivoluzione, che avverte: “Il nemico deve sapere che nuove sorprese sono in arrivo”. E sostenendo che non c’è alcuna resa all’orizzonte, aggiunge: “Siamo cresciuti in una scuola di pensiero che considera la resa un’umiliazione”.
Solo la “via politica e diplomatica” può portare a una de-escalation in Medio Oriente. Lo ribadisce il Cremlino, dopo l’ultimatum di Donald Trump che ha minacciato di distruggere le centrali elettriche iraniane se Teheran non riaprirà lo stretto di Hormuz entro stanotte. “La situazione avrebbe dovuto passare già da tempo a una via di risoluzione politica e diplomatica. È l’unica cosa che possa contribuire efficacemente a disinnescare la situazione drammaticamente tesa che regna attualmente nella regione”, dichiara il portavoce Dmitri Peskov.
Peskov mette in guardia contro qualsiasi attacco alla centrale nucleare civile di Bushehr in Iran, dove lavorano specialisti russi: “Gli attacchi contro installazioni nucleari sono potenzialmente estremamente pericolosi e rischiano di avere conseguenze, forse anche irreparabili”.
Mohamad Elmasry dell’istituto di ricerca Doha Institute for Graduate Studies rivela che rischiamo “di entrare in un nuovo capitolo” della guerra in Iran. E non è assolutamente una buona notizia. Di fronte all’escalation degli ultimi giorni e alle minacce che interessano siti strategici per l’energia e l’approvvigionamento idrico, Elmasry commenta ad Al Jazeera: “La situazione si sta facendo sempre più pericolosa, specialmente per il popolo iraniano”.
Sei persone sono morte in seguito a un raid aereo contro case e un parco a Tabriz, in Iran. Lo rivela Majid Farshi, direttore generale della gestione delle crisi per la provincia iraniana dell’Azerbaigian orientale, all’agenzia di stampa Fars. Nel dettaglio, quattro persone sono state uccise e sei ferite in un attacco a un’abitazione nel quartiere di Marzdaran, mentre altre due sono state uccise in un parco a Rabe Rashidi.
La nuova Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, è “ferita, isolata e non risponde ai messaggi che le vengono trasmessi”. Lo scrive il Washington Post citando funzionari della sicurezza americani e israeliani. Secondo Axios, sarebbe rimasto irreperibile da quando è stato proclamato nuova Guida Suprema in seguito all’assassinio del padre.
L’Iran minaccia di collocare mine navali in tutto il Golfo se gli Stati Uniti e Israele attaccheranno le coste iraniane e le sue isole con l’invio di truppe di terra. Lo annuncia il consiglio di Difesa di Teheran: “Qualsiasi tentativo da parte del nemico di attaccare le coste o le isole iraniane comporterà naturalmente, e in conformità con la prassi militare consolidata, il minamento di tutte le vie di accesso e le linee di comunicazione nel Golfo Persico e nelle zone costiere con vari tipi di mine navali, comprese le mine galleggianti dispiegabili dalle coste”.
Nella notte si sono registrati numerosi raid nel Libano meridionale, soprattutto nella municipalità di Chehabiyeh, nel distretto di Tiro. Secondo la National News Agency libanese, ci sarebbe almeno una vittima.
L’Iran reagirà a un attacco al suo settore elettrico prendendo di mira le centrali elettriche israeliane e quelle che riforniscono di elettricità le basi statunitensi nei paesi della regione. Così dicono i Pasdaran, che in precedenza avevano minacciato anche di colpire gli impianti di desalinizzazione dei Paesi del Golfo, mettendo a rischio l’approvvigionamento di acqua potabile.
“Il bugiardo presidente degli Stati Uniti ha affermato che le Guardie Rivoluzionarie intendono attaccare gli impianti di desalinizzazione dell’acqua e causare disagi alla popolazione dei Paesi della regione”, si legge nella nota diffusa dai media statali. “Siamo determinati a rispondere a qualsiasi minaccia con la stessa intensità deterrente che essa genera. Se attaccate l’elettricità, noi attacchiamo l’elettricità”, aggiungono.
Pechino “esorta tutte le parti a interrompere le operazioni militari nello Stretto di Hormuz e a tornare ai negoziati”. E lo fa anche Mosca. Il Ministero degli Esteri ha infatti dichiarato che il Cremlino si oppone a un “blocco” dello Stretto di Hormuz, ma che la questione dovrebbe essere considerata “nel contesto più ampio della situazione”.
Un caccia americano sarebbe precipitato in Kuwait. Lo sostiene l’emittente televisiva irachena Alahad Tv. La notizia è stata rilanciata dalle agenzie di stampa iraniane Irna e Mehr.
Aerei da combattimento israeliani hanno distrutto il ponte di Jisr Qa’qayah sul fiume Litani, nel sud del Libano. Lo riferiscono fonti libanesi. Quello colpito è uno dei cinque ponti principali che collegano le due sponde del fiume Litani, tre dei quali sono già stati distrutti da Israele. Il quotidiano libanese Al-Akhbar, affiliato a Hezbollah, ha riportato che il ponte “è stato completamente distrutto dopo essere stato attaccato alcuni giorni fa”. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz aveva in precedenza annunciato di aver dato ordine di distruggere tutti i ponti sul fiume Litani che venivano usati da Hezbollah per trasportare armi.
Il prezzo del petrolio Brent, il punto di riferimento in Europa, è aumentato di oltre il 2% intorno alle 8:00 e prima dell’apertura dei mercati azionari europei veniva scambiato sull’orlo dei 109 dollari, ben al di sopra del livello di 72 dollari che aveva prima dell’attacco all’Iran da parte di Stati Uniti e Israele. Il barile di petrolio greggio West Texas Intermediate (Wti), il punto di riferimento negli Stati Uniti, è aumentato del 2,3% a 100,50 dollari al barile.
Cosa sta succedendo in Iran e nell’area del Golfo, le ultime notizie
Siamo giunti al 24esimo giorno di guerra in Medio Oriente. Non si placano gli attacchi tra Stati Uniti, Israele e Iran, in un’escalation che inizia a farsi sempre più preoccupante a livello globale con il passare delle settimane. Nelle ultime ore, Teheran ha posto sei condizioni per porre fine alla guerra con gli Stati Uniti e Israele. A stretto giro sono arrivate da Washington le sei condizioni poste dagli Usa.
Intanto, con un post sul suo social Truth, Donald Trump aveva chiesto l’apertura dello Stretto di Hormuz entro 48 ore per scongiurare un attacco alle centrali elettriche iraniane. Anche in questo caso, la risposta dell’esercito di Teheran non si era fatta attendere: “Colpiremo le infrastrutture energetiche e informatiche degli Stati Uniti”. Mentre Ali Mousavi, rappresentante iraniano presso l’agenzia delle Nazioni Unite, ribadiva: “Lo Stretto è chiuso solo per i nostri nemici“. Un alto funzionario iraniano ha dichiarato che Teheran non è coinvolta nei raid missilistici contro la base militare anglo-americana di Diego Garcia. Non si fermano, però, gli attacchi dall’uno e dall’altro fronte.
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