Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di martedì 24 marzo 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta
L’Organizzazione iraniana per l’energia atomica ha dichiarato che stasera gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato la zona circostante la centrale nucleare iraniana di Bushehr. Lo riportato l’agenzia Irna, secondo cui l’attacco non avrebbe causato danni strutturali né vittime.
La ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper si è detta “profondamente preoccupata” che il conflitto in Iran abbia distolto l’attenzione dal piano di pace per Gaza e dalle violenze in Cisgiordania. “Sono particolarmente preoccupata in questo momento per quello che sta succedendo in Cisgiordania. Sono anche profondamente preoccupata perché il processo del piano in 20 punti per Gaza venga portato avanti proprio a causa del più ampio conflitto in Medio Oriente”, ha dichiarato Cooper a una commissione parlamentare.
“Credo che al momento ci sia una profonda preoccupazione per quello che sta succedendo in Cisgiordania e per la portata della violenza dei coloni”, ha aggiunto. “In altre circostanze la pace a Gaza, la violenza in Cisgiordania sarebbe stata una priorità assoluta per tutti noi a livello globale, ma nelle circostanze attuali stanno accadendo così tante cose che c’è il rischio che a questi problemi non venga dedicata la dovuta attenzione. Dovremo costruire un quadro più ampio di sicurezza e stabilità regionale che includa Israele, Palestina e Libano, nonché un approccio più ampio”.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è tornato a sollecitare un maggiore coinvolgimento della Nato nella guerra contro l’Iran, elogiando invece il ruolo finora svolto dai Paesi del Golfo. “Sì, un po’. Ma più di questo, la Nato. Penso che i nostri alleati del Golfo si siano comportati molto bene”, ha risposto alla domanda se intendesse incoraggiare i Paesi del Golfo a partecipare maggiormente alle operazioni contro l’Iran.
L’Iran ha “accettato di non dotarsi mai di un’arma nucleare”. Lo ha ribadito il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante il giuramento di Markwayne Mullin come nuovo segretario per la Sicurezza Interna. La Repubblica islamica sta dialogando con Washington e “sta dicendo cose sensate”, ha aggiunto Trump.
L’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito il principale impianto iraniano per la produzione di esplosivi. Secondo l’Idf, l’Iran “ha sviluppato e prodotto materiali esplosivi per vari tipi di armi” all’interno della struttura. “Questo sito era già stato preso di mira durante l’Operazione Leone Nascente. Negli ultimi mesi, sono state individuate attività da parte del regime iraniano volte a ripristinare le proprie capacità di produzione all’interno del sito”.
Il Pentagono avrebbe ordinato al comando della 82esima Divisione Aviotrasportata di prepararsi a dispiegarsi in Medio Oriente con una brigata di fanteria composta da alcune migliaia di soldati. Lo riferisce su X il giornalista di Axios, Barak Ravid, citando un funzionario statunitense. La misura, evidenzia Ravid, segna un significativo rafforzamento delle truppe nella regione in vista di una possibile operazione di terra contro Teheran.
Un medico di Beersheba è rimasto ferito quando un missile iraniano lanciato contro Israele è stato intercettato vicino a Nevatim. Il centro medico Soroka riferisce che il dottor Asra Abu Rafa è in condizioni moderate. Diciassette altre persone sarebbero ricoverate in ospedale per gravi disturbi d’ansia in seguito all’attacco. Israele, nel frattempo, rileva un nuovo attacco missilistico balistico proveniente dall’Iran, diretto verso il nord.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, riferisce l’agenzia di stampa Anadolu, sostiene che: “Non si deve permettere che la posizione intransigente, massimalista e radicale di Israele saboti il percorso verso una soluzione diplomatica” al conflitto con l’Iran.
“Gli ultimi 25 giorni hanno dimostrato che il mondo sta pagando il prezzo della guerra di Netanyahu, che sta colpendo 8 miliardi di persone”, sostiene Erdogan.
E aggiunge: “La Turchia è stata tra i primi Paesi ad aver compreso correttamente il processo che ha fatto precipitare la regione in un bagno di sangue e violenza” e intende ripudiare assolutamente questa “guerra di logoramento regionale”.
Hezbollah condanna la decisione delle autorità libanesi di espellere l’ambasciatore dell’Iran, chiedendo di ritirarla “immediatamente”.
“Hezbollah invita il Presidente della Repubblica e il Primo Ministro a chiedere al Ministro degli Affari Esteri di ritirare immediatamente questa decisione che ha conseguenze pericolose”, si legge in un comunicato.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rilanciato su Truth Social il messaggio pubblicato su X dal premier pakistano, Shehbaz Sharif, quello in cui il Pakistan si era detto “pronto” e “onorato” di ospitare eventuali colloqui per porre fine alla guerra tra USA e Iran.
“C’è un contatto tra Stati Uniti e Iran, avviato da Washington negli ultimi giorni, ma niente che abbia raggiunto il livello di negoziati pieni“. Questo rivela una fonte iraniana alla Cnn. Nessun negoziato in corso, quindi, ma solo messaggi ricevuti “attraverso diversi intermediari”.
“Le proposte che si stanno valutando sono mirate non solo ad ottenere il cessate il fuoco, ma un accordo concreto che metta fine al conflitto tra gli Stati Uniti e l’Iran”, dice ancora la fonte, sottolineando che l’Iran è pronto a considerare proposte sostenibili e ribadendo anche che il Paese non ha intenzione di sviluppare armi nucleari ma conserva comunque “il diritto dell’uso di una tecnologia nucleare pacifica”.
Almeno 1.072 persone sono state uccise e altre 2.966 ferite dall’inizio dell’offensiva israeliana in Libano, il 2 marzo. Sono questi gli ultimi dati del Ministero della Salute libanese.
L’esercito israeliano e il servizio di sicurezza Shin Bet hanno dichiarato di aver ucciso a Beirut, in Libano, un membro della Forza Quds del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane. L’agente stava “portando avanti attacchi terroristici diretti da funzionari dell’intelligence iraniana”, si legge in una dichiarazione congiunta, secondo cui “elementi dell’intelligence iraniana continuano a operare e a portare avanti attacchi terroristici dirigendo gli agenti dall’interno del territorio libanese”.
“Oggi assistiamo al risveglio dei popoli di molti Paesi del mondo. I popoli del Pakistan, della Turchia, dell’Iraq, del Libano, dell’Egitto e dei Paesi arabi esprimono a gran voce il loro sdegno nei confronti dell’America, di Israele e dei loro crimini. I cuori dei popoli liberi del mondo non sono dalla parte dei sionisti. La stabilità nella regione è possibile solo con il sostegno e il rispetto della volontà delle nazioni”. Così su X il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian.
Un adolescente è stato ucciso e una persona è rimasta ferita durante un’operazione israeliana nel sud del Libano. Lo rende noto il ministero della Salute libanese dopo un raid all’alba a Halta, nel distretto di Hasbaya. Sarebbe stato rapito anche un residente.
La Francia invita Israele a non lanciare operazioni di terra nel sud del Libano, che – spiega il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot – avrebbe “serie conseguenze umanitarie” e “peggiorerebbe la già disperata situazione dal Paese”.
Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo iraniano Abbas Araghchi. “Le questioni più critiche devono essere affrontate attraverso il dialogo e il negoziato, non con l’uso della forza”, afferma Wang Yi, invitando le parti coinvolte a “cogliere ogni opportunità e finestra per la pace” e ad avviare “al più presto colloqui di pace“.
Qatar Energy, la compagnia petrolifera statale dell’emirato del Golfo, ha dichiarato lo stato di forza maggiore sui contratti di fornitura di gas naturale liquefatto (Gnl) con Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina. Lo riferisce Sky News Arabia. La dichiarazione di stato di forza maggiore consente di sospendere o rinviare le forniture senza rischio di penali. La decisione è naturalmente motivata dalle forti tensioni internazionali delle ultime settimane.
Il Pakistan ribadisce di essere “pronto” a ospitare colloqui per porre fine alle operazioni di Usa e Israele contro l’Iran. Lo scrive su X il premier Shehbaz Sharif, che “accoglie con favore e sostiene pienamente il lavoro in atto per il dialogo per porre fine alla guerra in Medio Oriente, nell’interesse della pace e della stabilità nella regione e oltre”.
Il vice presidente americano JD Vance guiderebbe i negoziati con l’Iran, qualora i colloqui per mettere fine alla guerra dovessero andare avanti con la mediazione di Pakistan, Egitto ed Arabia Saudita. Lo dicono fonti del Pakistan citate da The Guardian.
In considerazione dell’attuale situazione in Medio Oriente e nell’area del Golfo, Ita Airways ha annunciato fino al 30 aprile la sospensione dei voli da e per Dubai e Tel Aviv (incluso il volo AZ809 del primo maggio). Sospesi anche i voli da e per Riyadh fino al 31 marzo.
Anche Swiss e le altre compagnie aeree del gruppo Lufthansa hanno annunciato lo stop a tutti i voli per Tel Aviv e Dubai – con alcune eccezioni – fino al 31 maggio (compreso). Sospesi fino al 24 ottobre i collegamenti con Abu Dhabi, Amman, Beirut, Riad, Erbil, Dammam, Muscat e Teheran. Le cancellazioni riguardano Lufthansa, Swiss, Austrian Airlines, Brussels Airlines, Ita Airways ed Edelweiss. Eurowings non effettuerà voli per Tel Aviv, Beirut ed Erbil almeno fino al 30 aprile.
Il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier ha criticato la guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, definendola “a mio avviso contraria al diritto internazionale“. “La nostra politica estera non diventa più convincente non definendo tali le violazioni del diritto internazionale”, ha affermato Steinmeier in occasione del 75° anniversario della riapertura del ministero degli Esteri a Berlino. “Questa guerra è illegale secondo il diritto internazionale, non ci sono dubbi al riguardo”, ha aggiunto, sostenendo che la guerra sia “un errore politicamente disastroso“, “evitabile e inutile”.
Tornano le tensioni e, con loro, i rincari. I prezzi del petrolio sono leggermente aumentati dopo la ripresa degli attacchi contro l’Iran.
Intorno alle 12.05, il prezzo del greggio Brent del Mare del Nord, con consegna a maggio, era in rialzo dell’1,36% a 101,30 dollari al barile. Il suo equivalente statunitense, il West Texas Intermediate, con consegna a maggio, ha guadagnato il 2,44% a 90,28 dollari al barile.
Nominato il successore di Ali Larijani, il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano ucciso la scorsa settimana in un attacco israeliano. Si tratta – riferisce l’agenzia Mehr – di Mohammad Bagher Zolghadr, fino a ora segretario del Consiglio per il Discernimento. La Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha approvato la nomina.
Toccherà all’Iran “ricostruire la fiducia” con il Qatar, persa a causa “dei loro attacchi alla nostra sovranità”. Lo sostiene il portavoce qatariota Majed Mohammed.
Il Ministero degli Esteri libanese ha convocato l’incaricato d’affari a Beirut, Tawfiq Samadi Khoshkhou, per notificare la decisione del Libano di revocare le credenziali all’ambasciatore iraniano, Mohammad Reza Sheibani. Il diplomatico – etichettato come “persona non grata” – dovrà lasciare il Libano entro domenica. Intanto Beirut ha richiamato per consultazioni l’ambasciatore libanese in Iran, Ahmad Sweidan, denunciando presunte “violazioni delle norme diplomatiche da parte di Teheran”.
Israele controllerà una “zona di sicurezza” estesa fino al fiume Litani e centinaia di migliaia di residenti del Libano meridionale non rientreranno “fino a quando la sicurezza non sarà garantita nel nord di Israele”. Lo spiega il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, aggiungendo che le forze militari israeliane continueranno a operare in Libano “contro Hezbollah”.
L’esercito israeliano riferisce di “aver completato una serie massiccia di raid contro siti produttivi” in Iran. Non ci sono, al momento, ulteriori informazioni in merito.
Per avviare qualsiasi sforzo diplomatico, l’Iran ha una condizione: non ci sarà alcun cessate il fuoco finché andranno avanti i raid israeliani e statunitensi. In caso di sospensione delle operazioni militari contro l’Iran, allora potrebbe esserci spazio per negoziare. Lo riferisce al-Jazeera.
Il Wall Street Journal lancia l’allarme sull’ennesima potenziale escalation del conflitto. Secondo il quotidiano, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sarebbero a pochi passi da un coinvolgimento diretto nella guerra. Il WSJ cita la decisione di Riyadh di fornire agli statunitensi delle basi e le dichiarazioni del Ministero degli esteri saudita sul fatto che “la pazienza dell’Arabia Saudita di fronte agli attacchi iraniani non è illimitata”.
Ancora “buio digitale” in Iran. NetBlocks, osservatorio di Internet, rileva come “il blackout di Internet in Iran sia entrato nel 25esimo giorno dopo 576 ore” senza connessione. Su X NetBlocks sottolinea anche come l’opinione pubblica iraniana “sia isolata” dal resto del mondo.
Per la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, “è ora di sedersi al tavolo delle trattative e porre fine alle ostilità”. Da Canberra, von der Leyen ha esortato l’Iran a porre fine alle minacce e a riaprire lo Stretto di Hormuz. All’Iran e a tutte le parti coinvolte, la presidente della Commissione Europea ha spiegato che è tempo di raggiungere una “soluzione negoziata” e fermare la guerra.
Sulle missioni di sicurezza marittima europee von der Leyen ha preferito non commentare, ma ha specificato: “I leader dell’Unione Europea sono stati molto chiari nell’affermare che, una volta cessate le ostilità, potrebbero prendere in considerazione un’operazione o una missione”.
La centrale elettrica di Khorramshahr – secondo al-Jazeera, che cita l’agenzia iraniana Fars – sarebbe operativa nonostante l’attacco subìto e attribuito a USA e Israele. Il raid non avrebbe provocato né vittime né interruzioni dei servizi.
Un attacco congiunto attribuito a Stati Uniti e Israele ha colpito infrastrutture del gas nelle città iraniane di Isfahan e Khorramshahr. Lo riferisce l’agenzia iraniana Fars, secondo cui a Isfahan si registrerebbero anche danni alle strutture e ad abitazioni vicine.
A Khorramshahr, l’attacco avrebbe interessato un gasdotto collegato a una centrale elettrica. Fortunatamente, non ci sarebbero vittime. Se confermati, gli attacchi porrebbero uno stop alla sospensione degli attacchi annunciata dal presidente statunitense Donald Trump nemmeno 24 ore fa.
Sei Peshmerga, le forze della regione autonoma del Kurdistan, nel nord dell’Iraq, sarebbero stati uccisi in un attacco che ha colpito la loro base prima dell’alba nella zona di Soran, nella provincia di Erbil. Lo riferisce l’emittente curda Rudaw, parlando anche di “20-25 feriti”.
Esplosioni sono state udite a Baghdad. Lo riferiscono i giornalisti di al-Jazeera nella capitale irachena.
È di almeno sei morti e nove feriti il bilancio di raid aerei che nella notte hanno colpito una zona residenziale della città iraniana di Tabriz. Lo denunciano i media locali, secondo cui le operazioni hanno preso di mira un quartiere nella zona settentrionale e una piazza nell’area sudovest della città. Sui social media abitanti di Tabriz hanno riferito di aver udito forti esplosioni intorno alle 2.
L’Iran non fornisce un bilancio delle operazioni avviate il 28 febbraio da Usa e Israele. Secondo Hrana, con sede negli Stati Uniti, le vittime sono più di 3.200, compresi almeno 1.400 civili.
Il raid nell’ovest dell’Iraq contro le Forze di mobilitazione popolare, oltre ad aver ucciso un comandante responsabile della provincia di Anbar, ha provocato la morte di altri 14 combattenti. Lo conferma lo stesso gruppo, che riunisce diverse milizie filoiraniane, attribuendo la responsabilità dell’attacco agli Stati Uniti.
Dall’Iran affermano di aver ricevuto un “messaggio” dagli Stati Uniti, tramite i mediatori, nel mezzo delle indiscrezioni su possibili colloqui tra le parti a 25 giorni dall’avvio delle operazioni di Usa e Israele contro la Repubblica islamica, che continua a rispondere ai raid. “Tramite mediatori, abbiamo ricevuto considerazioni dagli Stati Uniti e sono allo studio”, ha detto a Cbs News nelle ultime ore un funzionario del Ministero degli Esteri di Teheran.
La rete precisa che si tratterebbe eventualmente di un passo che potrebbe preludere a colloqui.
Nuove operazioni delle forze israeliane (Idf) contro obiettivi in Iran. A riferirne è il sito di notizie israeliano Ynet, secondo cui le Idf stanno attaccando siti per il lancio di missili e altre strutture nell’ovest della Repubblica islamica dopo che sei persone sono rimaste lievemente ferite per un attacco un missile balistico lanciato dall’Iran contro Tel Aviv.
Il Pakistan è “sempre pronto a ospitare colloqui” a patto che “le parti lo desiderino”. Lo conferma alla Bbc il portavoce del ministero degli Esteri di Islamabad, Tahir Andrabi, all’indomani delle indiscrezioni secondo cui potrebbe esserci in Pakistan un incontro tra delegazioni di Usa e Iran. Il portavoce non ha confermato se ci siano stati contatti sui possibili colloqui. Il Pakistan, si è limitato a dire, “ha sempre sostenuto il dialogo e la diplomazia per promuovere pace e stabilità nella regione”.
Sei persone sono rimaste lievemente ferite a seguito dell’impatto di un missile balistico lanciato dall’Iran contro Tel Aviv. Lo riferiscono i servizi di soccorso israeliani. Secondo la polizia, il missile aveva una testata con cento chili di esplosivo e ha causato danni a diversi edifici e auto.
“Sono lieto di annunciare che negli ultimi due giorni gli Stati Uniti e l’Iran hanno avuto colloqui molto positivi e produttivi riguardo a una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medio Oriente”, annuncia il presidente americano Donald Trump. Il primo risultato concreto è lo stop all’attacco minacciato contro le centrali iraniane: “Ho dato istruzioni al dipartimento per la Guerra di rinviare ogni attacco militare contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane per un periodo di cinque giorni”.
Da Teheran, nelle stesse ore arrivano le parole di Ghalibaf. I messaggi pubblici del presidente del Parlamento stonano con il quadro delineato da Trump: “Il popolo iraniano chiede una punizione completa e severa per gli aggressori. Tutti i funzionari iraniani sostengono fermamente la loro Guida Suprema e il loro popolo fino al raggiungimento di questo obiettivo”, scrive su X. “Non sono stati condotti negoziati con gli Stati Uniti e le fake news vengono utilizzate per manipolare i mercati finanziari e petroliferi e per uscire dalla situazione di stallo in cui sono intrappolati Stati Uniti e Israele”.
Nella giornata di lunedì 23 marzo sono emerse le prime indiscrezioni su possibili colloqui tra USA e Iran. Secondo Teheran, non ci sarebbero ancora dei veri e propri negoziati in corso. Tuttavia, Trump ha ordinato la sospensione degli attacchi dopo “colloqui molto positivi” con la leadership iraniana e parla di un possibile accordo già nei prossimi giorni. Nel frattempo, non cessano però del tutto le ostilità. Le prossime ore saranno decisive per le sorti del conflitto.
Cosa sta succedendo in Iran e nell’area del Golfo, le ultime notizie
Si intravede la luce in fondo al tunnel, forse. Al 25esimo giorno di guerra in Iran e nell’area del Golfo, con oltre mille morti e infiniti danni economici, ambientali e umanitari, si sente parlare – seppur in maniera ancora frammentaria e confusa – di colloqui per arrivare alla fine delle ostilità. Trump ha parlato lunedì 23 marzo di “colloqui molto positivi” con Teheran, sostenendo che l’Iran abbia “accettato di non avere l’arma nucleare”. L’inizio di timidi tentativi di dialogo – nonostante l’escalation e l’ultimatum di Trump che ha tenuto il mondo con il fiato sospeso nel fine settimana – avrebbe motivato la temporanea decisione degli USA di sospendere gli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane. Stop che, però, sembra non essere durato a lungo: già nella mattina del 24 marzo, alcuni attacchi sono stati attribuiti a Israele e USA.
La comunicazione del presidente statunitense aveva portato ieri a un ribasso dei prezzi del petrolio. Nonostante l’ondata di ottimismo che prevale, però, le ostilità non sono cessate del tutto. Nel pomeriggio di lunedì, infatti, si sono registrati raid contro il comando centrale Pasdaran a Teheran e le sirene hanno suonato in Bahrein. Tutto mentre emergevano le prime, indiscrezioni sui presunti colloqui tra le due parti principali del conflitto. Già in settimana potrebbe esserci un incontro tra le parti statunitensi e quelle iraniane, anche se da Teheran frenano: “Non sono stati condotti negoziati con gli Stati Uniti”.
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