Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di martedì 26 maggio 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 26 maggio 2026
A quali condizioni la Nato potrebbe entrare nello Stretto di Hormuz? “Partiamo da tre punti che sono imprescindibili per la comunità internazionale che sono la libertà di navigazione nello Stretto, il fatto che l’Iran non debba possedere l’arma nucleare e un arsenale missilistico che possa essere una minaccia per l’area del Golfo e poi tutte quelle attività di supporto al terrorismo che ha foraggiato nel tempo. La Nato non ha un ruolo attualmente per intervenire nello Stretto di Hormuz”. A dirlo il presidente del Comitato militare della Nato, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, ospite della puntata di ‘Cinque Minuti’ che andrà in onda stasera su Rai1. “C’è una Coalizione dei Volenterosi, di nazioni alleate che si stanno preparando quando ci saranno le condizioni per garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz secondo le regole internazionali e per pulirlo alle mine”, conclude.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha avuto un colloquio telefonico con l’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani. Lo ha reso noto il Diwan del Qatar, l’ufficio amministrativo dell’emiro, e l’agenzia di stampa Tasnim. I due leader hanno “esaminato gli ultimi sviluppi nella regione e gli sforzi compiuti per ridurre l’escalation, preservare la sicurezza regionale e rafforzare la pace e la stabilità”, ha dichiarato il Qatar. Pezeshkian ha affermato che l’Iran “è pronto a raggiungere un quadro dignitoso per porre fine alla guerra e alle attuali tensioni nella regione”, secondo quanto riportato dalla Tasnim. Al Thani ha dichiarato che il suo governo “non risparmierà alcuno sforzo per stabilire la pace e la stabilità regionale”.
Al Thani ha poi ribadito la “ferma posizione del suo Paese, che chiede di dare priorità alle soluzioni politiche e diplomatiche”, prosegue il comunicato, nonché “la necessità che tutte le parti esercitino i più alti livelli di responsabilità e saggezza per risparmiare alla regione le ripercussioni di un’escalation”. Il comunicato prosegue spiegando che l’emiro ha ringraziato il presidente iraniano per gli sforzi profusi verso una soluzione pacifica del conflitto e ha auspicato la prosecuzione dei negoziati e il rafforzamento del dialogo.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che i colloqui con l’Iran per estendere il cessate il fuoco e riaprire lo Stretto di Hormuz richiederanno “ancora alcuni giorni”. Parlando ai giornalisti prima della partenza dall’India al termine della visita di tre giorni nel Paese, Rubio ha risposto a domande sull’Iran dopo i nuovi raid contro obiettivi iraniani nel sud del Paese nonostante la tregua in vigore.
“Ci sono ancora molti colloqui e scambi in corso sul linguaggio specifico del documento iniziale. Quindi ci vorranno alcuni giorni”, ha affermato Rubio. Il capo della diplomazia americana ha aggiunto che il presidente Donald Trump “non accetterà un cattivo accordo” e ha indicato come priorità immediata la riapertura dello Stretto di Hormuz. “Lo stretto deve essere aperto, senza impedimenti e senza che vengano imposti pedaggi”, ha dichiarato.
Sono 28 le persone uccise e 104 quelle ferite negli attacchi israeliani avvenuti in Libano nelle ultime 24 ore. Lo conferma il Ministero della Salute libanese. Il bilancio delle vittime sale a 3.213 morti e 9.737 feriti dall’inizio delle ostilità, il 2 marzo scorso.
Gli Stati Uniti hanno rilanciato l’operazione militare “Project Freedom” per effettuare un servizio di scorta della marina per le navi in transito nello Stretto di Hormuz. Lo rende noto il Wall Street Journal, anticipando che nei prossimi giorni dovrebbero essere fatte passare una decina di navi, fra cui super petroliere e container. Una super petroliera greca con due milioni di petrolio a bordo sarebbe già stata guidata attraverso lo Stretto.
Donald Trump riunirà domani il suo governo a Camp David, la residenza presidenziale nel Maryland, a un centinaio di chilometri da Washington. La riunione è stata convocata nel momento in cui le trattative con l’Iran per la fine della guerra sono in una fase di stallo, ha anticipato all’Afp una fonte della Casa Bianca. Al centro della discussione la questione iraniana ma anche temi legati all’economia.
“Sia Washington che Teheran puntano a evitare nuova escalation, ma vogliono esibire un simbolo di vittoria“. Lo sostiene Arang Keshavarzian, professore di Middle Eastern & Islamic Studies alla New York University. Keshavarzian ritiene che l’accordo sia effettivamente vicino, ma che la situazione attuale non permetta di risolvere le questioni veramente calde a livello internazionale, come il nucleare. Solo a garantire, nei limiti del possibile, la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Negli ultimi giorni, le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno esteso le operazioni di terra oltre la linea gialla, che delimita la zona di sicurezza designata in alcune aree del Libano meridionale, con l’obiettivo di respingere i miliziani di Hezbollah più a nord e ridurre la minaccia di attacchi con droni esplosivi contro le comunità settentrionali di Israele. Secondo fonti della sicurezza citate dai giornali israeliani, le truppe avrebbero condotto raid mirati basati sull’intelligence sia oltre la linea difensiva avanzata che a nord del fiume Litani. Lo riporta il Times of Israel.
Il vice presidente iraniano, Mohammad Reza Aref, ha annunciato che sono state adottate le prime misure volte a ripristinare l’accesso a Internet dopo un’interruzione quasi totale che va avanti praticamente dal 28 febbraio.
“È stato compiuto il primo passo verso un accesso libero e regolamentato al cyberspazio”, ha dichiarato Aref in un messaggio pubblicato su X, aggiungendo che con questa misura le richieste degli iraniani “saranno soddisfatte”.
“Senza dubbio la Repubblica Islamica dell’Iran non lascerà impunito alcun atto di aggressione e non esiterà minimamente a difendere la nostra sovranità”. Queste le parole del ministro degli Esteri di Teheran che, sui social, ha definito come “terrorista” l’esercito USA.
“L’esercito terroristico statunitense continua le sue azioni illegali e ingiustificate“, si legge ancora nella nota, che sottolinea come il “regime statunitense è responsabile di tutte le conseguenze derivanti da tali atti di aggressioni”.
Il nodo dei fondi iraniani congelati all’estero rimane al centro dei difficili negoziati per arrivare a un accordo tra Iran e Usa. Nelle ultime ore il Qatar ha smentito di aver mai “offerto” nulla all’Iran per procedere verso un accordo che ponga fine alla guerra, fermata da una fragile tregua.
“Le notizie secondo cui il Qatar avrebbe ‘offerto’ 12 miliardi di dollari all’Iran per arrivare a un accordo sono semplicemente false e messe in giro da parti che tentano di sabotare l’accordo e il lavoro diplomatico per una de-escalation e a favore della stabilità nella regione”, ha scritto su X il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari, ribadendo il “ruolo diplomatico” del Paese nei negoziati.
Dichiarazioni arrivate dopo che domenica il sito Iran International ha citato fonti secondo cui i negoziatori iraniani chiederebbero al Qatar lo sblocco di asset congelati nel Paese per 12 miliardi di dollari come condizione per portare avanti i colloqui per un accordo con gli Usa.
“La crisi iraniana sta chiaramente producendo effetti dirompenti sui costi per le famiglie e per le imprese e sulla competitività dei nostri sistemi produttivi, aggravando le nostre vulnerabilità”. Così la premier Giorgia Meloni, nel corso del suo intervento all’assemblea nazionale di Confindustria.
“Sono circostanze che sfuggono al controllo degli Stati membri dell’Ue, che giustificano dal nostro punto di vista, ampiamente, l’estensione della flessibilità già concessa per le spese in sicurezza e difesa anche agli investimenti necessari a far fronte alla crisi energetica”, ha aggiunto.
Nonostante le tensioni e quell’accordo sul nucleare che non si trova per Mehrzad Boroujerdi, docente universitario irano-americano della Missouri University, l’accordo tra Stati Uniti e Iran è “a portata di mano”. In un’intervista all’Adnkronos, l’esperto sottolinea il ruolo della Cina, che per questioni legate all’acquisto di petrolio “ha un interesse enorme nel vedere terminare questa guerra”, e le conseguenze del blocco dello Stretto di Hormuz. E specifica anche che Washington, in realtà, potrebbe avere più fretta di chiudere la guerra rispetto a Teheran. “A mio giudizio Washington è più ansiosa di raggiungere un accordo, mentre Teheran può permettersi di aspettare più a lungo perché vuole essere sicura che non si arrivi a un accordo inutile e che non venga poi nuovamente attaccata”, commenta Boroujerdi. La ragione? Le conseguenze economiche di quanto sta accadendo. “Le conseguenti spinte inflazionistiche e le interruzioni delle catene di approvvigionamento (per il blocco di Hormuz, ndr) non sono qualcosa che Trump potrà ignorare ancora per molto”.
Per il docente l’accordo è “a portata di mano”, anche se a frenarlo ci sono “divisioni interne” sia negli USA che in Iran. Per quanto riguarda il dossier nucleare, per l’esperto la soluzione “arriverà più avanti”.
“Tutte le parti” coinvolte nel conflitto iraniano dovrebbero “far tacere le armi” e “risolvere le divergenze pendenti con mezzi pacifici, in conformità con il diritto internazionale”. Lo dichiara Anouar El Anouni, portavoce della Commissione europea, nel corso del briefing giornaliero con la stampa, ribadendo la posizione dell’Unione a favore della diplomazia per risolvere il conflitto tra Iran e Stati Uniti e garantire “un passaggio sicuro, libero e senza alcun pedaggio nello Stretto di Hormuz, nell’interesse della regione e dell’economia globale”. L’Ue promette di “mantenere i propri impegni diplomatici per affrontare l’intera gamma dei nostri interessi e preoccupazioni in coordinamento con i nostri partner”.
Le città di Arnoun, Yahmar al-Shaqif, Zawtar al-Sharqiyah e Mayfadoun, nel Libano meridionale, sono sotto pesanti bombardamenti di artiglieria da parte delle forze israeliane. Lo riferisce l’Agenzia di Stampa Nazionale Libanese, aggiungendo che anche la città di Mayfadoun è stata oggetto di una serie di raid aerei israeliani dall’alba e che in altre città libanesi si registrano bombardamenti.
Ieri erano state segnalate ondate di attacchi israeliani nei distretti di Tiro e Nabatieh, nel sud del Libano, e a Mashgara, nella zona occidentale della valle della Bekaa. In quest’ultima città, i soccorritori libanesi hanno recuperato 12 corpi. Diversi i feriti.
Sulla guerra in Iran c’è stato uno “stop nella trattativa con la posizione statunitense, ma anche con la posizione iraniana, molto dura. Serve che si proceda nel dialogo per concludere questa guerra e riaprire Hormuz“. Lo sostiene il ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine dell’assemblea di Confindustria che si tiene alla Nuvola all’Eur.
Gli Emirati Arabi Uniti “sono in grado di superare le sfide con fiducia e determinazione”. Lo sostiene in un post su X Anwar Gargash, consigliere del presidente emiratino. “Le guerre possono imporre sfide contingenti, ma gli Emirati hanno basi solide che li rendono in grado di dare prova di coesione e superarle – aggiunge -. Il successo degli Emirati non è frutto del caso, ma il risultato di una visione determinata, di un lavoro costante negli anni”.
La Cina apprezza gli sforzi del Pakistan per arrivare a un accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Lo conferma il Primo Ministro pakistano Shehbaz Sharif, dopo l’incontro definito “caloroso e cordiale” di ieri a Pechino con il presidente cinese Xi Jinping.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane conferma di aver abbattuto un drone MQ-9 Reaper dopo aver identificato un “velivolo ostile” che stava entrando nello spazio aereo iraniano. Lo riporta al-Jazeera. Le Guardie Rivoluzionarie hanno affermato di riservarsi il diritto “legittimo e definitivo” di reagire a qualsiasi violazione del cessate il fuoco da parte degli Stati Uniti. L’incidente si è verificato dopo che l’esercito statunitense ha dichiarato di aver attaccato siti di lancio di razzi in un’azione “difensiva”. Il cessate al fuoco appare in bilico.
“Invito i Paesi islamici a rafforzare l’amicizia e la cooperazione affinché possiamo progredire insieme per il bene” comune. Lo afferma la Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, in una dichiarazione in occasione di Hajj diffusa su Telegram e rilanciata dalla tv satellitare al-Jazeera. “La Nazione islamica e il popolo della regione hanno capacità e interessi che plasmeranno il nuovo ordine della regione e del mondo”, aggiunge.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha disposto il ripristino della connessione a internet nel paese. Lo ha riferito l’agenzia Fars, citando il ministero delle Comunicazioni.
“La risoluzione sul ripristino di internet è stata pubblicata dal presidente dell’Iran per il ministero delle Comunicazioni”, si legge nella comunicazione. La decisione arriva dopo mesi di restrizioni. Alla fine di dicembre 2025 in Iran erano esplose proteste legate alla svalutazione della moneta nazionale, poi degenerate in disordini e azioni contro le autorità. In quella fase la rete internet aveva smesso di funzionare. Dopo l’annuncio delle autorità, a gennaio, di aver ripreso il controllo della situazione, la connessione aveva iniziato a essere gradualmente ripristinata. Le restrizioni erano però tornate dopo l’attacco lanciato il 28 febbraio da Stati uniti e Israele contro l’Iran. Da allora le autorità avevano nuovamente limitato l’accesso alla rete.
Qualsiasi nuova aggressione contro l’Iran riceverà una risposta “molto più severa” che si estenderà oltre la regione.
Lo ha dichiarato il portavoce delle Forze Armate iraniane Abolfazl Shekarchi. Shekarchi – scrive l’agenzia di stampa iraniana Fars – ha aggiunto che, in caso di un nuovo conflitto, gli attacchi dell’Iran si estenderebbero oltre i confini della regione e sarebbero più intensi e violenti rispetto ai precedenti.
Un attacco aereo israeliano è in corso contro la città di Kfar Sir, nel distretto di Nabatieh, nel Libano meridionale. Lo riporta al Jazeera. Ieri, sono stati segnalati numerosi attacchi israeliani nei distretti di Tiro e Nabatieh, sempre nel sud del Libano, e a Mashgara, nella zona occidentale della valle della Bekaa.
Lo Stretto di Hormuz deve essere aperto, “in un modo o nell’altro”. Lo ha dichiarato il segretario di Stato americano Marco Rubio riferendosi agli attacchi statunitensi di ieri contro l’Iran. “Gli stretti devono essere aperti, lo saranno in un modo o nell’altro, quindi devono essere aperti”, ha detto Rubio ai giornalisti a bordo del suo aereo a Jaipur, in India, aggiungendo che la definizione dei termini dell’accordo con l’Iran potrebbe richiedere “alcuni giorni”.
Il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif ha dichiarato di non ritenere che Islamabad debba aderire agli Accordi di Abramo, che normalizzano le relazioni con Israele, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ANI.
“Personalmente, non credo che dovremmo aderire ad alcun accordo che contrasti con le nostre ideologie fondamentali”, ha dichiarato Asif in un’intervista a Samaa TV, secondo quanto riportato da ANI. “Abbiamo una posizione molto chiara: questo per noi è inaccettabile”.
Gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver lanciato nuovi attacchi contro l’Iran meridionale, prendendo di mira siti missilistici iraniani e imbarcazioni che tentavano di posizionare mine. Gli attacchi sono stati effettuati per “autodifesa” e sono stati concepiti “per proteggere le nostre truppe dalle minacce poste dalle forze iraniane”, ha dichiarato il Comando Centrale degli Stati Uniti in un comunicato.
Il portavoce del Comando Centrale, il capitano Tim Hawkins, ha dichiarato che le forze armate statunitensi “continuano a difendere le proprie truppe, pur mantenendo la moderazione durante il cessate il fuoco in corso” tra i due Paesi. L’Iran non ha ancora risposto all’attacco statunitense. Tuttavia, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baqai, aveva precedentemente affermato che, sebbene fossero stati compiuti alcuni progressi nei colloqui per porre fine alla guerra, un accordo “non è imminente”. Non è chiaro quale impatto gli attacchi avranno su un eventuale accordo di pace tra Stati Uniti e Iran.
In seguito ai raid, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha affermato che un accordo è ancora possibile e ha fatto riferimento ai colloqui di oggi tra il principale negoziatore e ministro degli Esteri iraniano e il primo ministro del Qatar. “Vedremo se riusciremo a fare progressi. Credo che in atto un ampio scambio di opinioni su alcuni punti specifici del documento iniziale, quindi ci vorranno alcuni giorni”, ha detto Rubio ai giornalisti durante una visita ufficiale in India, aggiungendo che il presidente Donald Trump ha “espresso il desiderio di realizzarlo”.
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Sebbene, in un primo momento, Donald Trump abbia sostenuto che i negoziati procedano bene, in realtà sarebbero a rilento. Il presidente Usa ha dichiarato in seguito che si arriverà a un’intensa solo se questa sarà “valida e appropriata”. Come riportato dal Wall Street Journal, Iran e Usa sarebbero irremovibili su questioni fondamentali relative al programma nucleare e alle misure di alleggerimento delle sanzioni economiche.
“O sarà un grande accordo o non ci sarà alcun accordo”, ha dichiarato Trump. Lo stallo sarebbe dovuto alle pressioni dell’ala più dura del Partito Repubblicano, stando all’analisi del WSJ. Le parti sarebbero al lavoro su un memorandum d’intesa che includerebbe un cessate il fuoco e il ripristino progressivo della navigazione nello Stretto di Hormuz nell’arco di 30 giorni. La questione legata al programma nucleare verrebbe invece affrontata successivamente, in una fase distinta dei colloqui. Un’eventuale riduzione delle sanzioni resterebbe comunque vincolata agli sviluppi e ai risultati concreti del processo negoziale.
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