Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran, Libano e gli altri Paesi del Golfo di lunedì 27 luglio 2026.
Guerra in Iran e nel Golfo, le ultime notizie in diretta (27 luglio 2026)
Punti chiave
- Trump: "Stop raid chiesto da Teheran, buone possibilità che succeda qualcosa"
- Trump: "A Bibi dirò che senza di me ora Teheran avrebbe atomica e Israele sarebbe distrutto"
- Trump: "Se negoziati con Teheran non funzionano forte azione militare"
- Poche navi in transito attraverso lo Stretto di Hormuz, privilegiano "la rotta" iraniana
- Houthi: "Colpite infastruttue energetiche in Arabia Saudita"
- Arabia Saudita: "Risponderemo ad attacchi milizie Iraq sostenute da Teheran"
- Arabia Saudita sotto attacco, droni lanciati da Iraq
- Libano, Aoun: "Israele viola diritti umani continuando offensiva militare nel sud"
- Netanyahu: "Incontro con Trump grande onore e responsabilità, focus su Iran"
- L'attacco dell'Idf a Gaza
“Vediamo quello che succede, credo che vi sia una buona possibilità che qualcosa possa succedere, se non succede, torneremo a fare quello che facevamo due giorni fa”. Così Donald Trump, parlando con i giornalisti durante il volo su Air Force One verso il Michigan, è tornato a spiegare le ragioni dello stop dei raid ordinato venerdì scorso, ribandendo di essere pronto in ogni momento a tornare a bombardare l’Iran.
Inoltre ha detto che sono stati gli iraniani a chiedere la pausa per negoziare – “hanno detto molto gentilmente, ‘per favore fermatevi e incontriamoci’” – affermando che “l’unica ragione per cui vogliono incontrarci è perché li stiamo colpendo duramente”.
“A Bibi dirò che se non fossi stato il presidente, l’Iran ora avrebbe armi atomiche e Israele sarebbe stato distrutto”. Lo ha affermato Donald Trump, parlando con Axios dell’incontro che avrà domani alla Casa Bianca con Benjamin Netanyahu.
Riguardo al fatto che ha deciso di sospendere i raid contro l’Iran per dare una possibilità alla diplomazia, Trump ha fatto notare che da quando ha deciso la pausa il prezzo del petrolio è sceso e il mercato è salito. “Se non si guadagna niente, non si perde niente”, ha detto ancora spiegando il perché ha accettato di accogliere la richiesta di chi gli chiedeva di fermare i raid per dare spazio ai negoziati.
“Siamo impegnati in negoziati molto intensi con l’Iran. Se non funzionano, torneremo ad un’azione militare molto forte”. Così Donald Trump ha confermato oggi a Axios di aver interrotto da venerdì scorso i nuovi raid contro l’Iran per dare un’altra chance alla diplomazia, ma ha ribadito che in caso di fallimento è pronto ad un’operazione militare in larga scala. E alla domanda su quanto tempo intende dare alla diplomazia, il presidente ha risposto: “non molto tempo, o va in porto velocemente o non va per niente”.
I negoziati sono condotti principalmente da Iran e Oman, ma Qatar, Pakistan, Egitto e gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, sono attivamente coinvolti. “Tutte le persone che hanno a che fare con l’Iran mi ha chiesto ‘non sparare’”, ha detto ancora Trump, spiegando le ragioni dietro alla pausa dell’azione militare e ribadendo di ritenere che l’Iran voglia raggiungere un accordo.
Quasi tutte le navi che hanno attraversato lo Stretto di Hormuz negli ultimi tre giorni hanno utilizzato la rotta indicata dall’Iran mentre nessuna risulta aver utilizzato la rotta più a Sud, vicino alla costa dell’Oman, promossa dagli Stati Uniti. Lo riferisce la Cnn.
Secondo Marisks dal sabato sono state osservate 78 navi in transito attraverso lo Stretto di Hormuz di queste, 20 battevano bandiera iraniana. Tutte le 58 navi non iraniane in transito hanno utilizzato la rotta indicata dall’Iran. Nessuna nave ha scelto la rotta meridionale, promossa dalle forze armate statunitensi come alternativa alle altre rotte marittime.
Gli ultimi dati Ais (il sistema di identificazione automatica che mostra la posizione delle navi) indicano che “tutto il traffico mercantile non iraniano rilevato ha continuato a preferire la rotta del Nord controllata dall’Iran, nonostante le implicazioni politiche e legate alle sanzioni”, ha osservato Marisks. “Gli unici movimenti rilevati nella zona meridionale riguardano imbarcazioni locali degli Emirati Arabi Uniti e navi di supporto offshore, non transiti di mercantili internazionali”. Un altro gruppo di intelligence marittima, Windward, ha dichiarato lunedì di aver registrato appena sette transiti attraverso Hormuz domenica, tutti effettuati lungo la rotta del nord.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha ribadto più volte che avrebbe preso di mira le navi che avrebbero tentato di attraversare lo stretto Hormuz senza il consenso iraniano. Nel contesto del blocco statunitense sui porti iraniani, domenica risultavano 24 petroliere in attesa presso il principale porto dell’Iran, sull’isola di Kharg, rispetto alle 21 del giorno precedente, secondo Windward.
“Abbiamo colpito infrastrutture energetiche in Arabia Saudita”. A sostenerlo, secondo quanto riferisce Al Jazeera, è il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree. Il gruppo yemenita avrebbe preso di mira con diversi droni infrastrutture energetiche che permettono il transito del petrolio dall’est dell’Arabia Saudita fino al porto di Yanbu. Saree ha sottolineato che l’operazione è stata condotta in risposta a quello che ha definito l’ingresso di droni sauditi nello spazio aereo dello Yemen.
Il generale Turki Al-Maliki, portavoce del ministero della Difesa di Riad, ha precisato che sono stati intercettati “diversi droni” nelle ultime ore e che l’Arabia Saudita si riserva il diritto di rispondere al gruppo armato sostenuto dall’Iran in Iraq. “Questi attacchi terroristici sono stati lanciati dal territorio iracheno e condotti da milizie terroristiche sostenute dall’Iran”, ha aggiunto.
Al-Maliki ha affermato il ”legittimo diritto del regno a difendersi e le sue capacità, nonché il suo diritto di rispondere al momento e nel luogo opportuni”.
I sistemi di difesa aerea dell’Arabia Saudita hanno distrutto droni lanciati dall’Iraq che avevano come obiettivo quello di colpire impianti petroliferi nella regione orientale saudita. Lo ha reso noto il ministero della Difesa saudita in un comunicato spiegando che i droni sono stati lanciati da gruppi armati filo-iraniani in Iraq.
In precedenza gli Houthi yemeniti hanno dichiarato di aver preso di mira impianti petroliferi in Arabia Saudita di proprietà di Aramco, nell’ultima escalation tra le due parti.
Il presidente libanese Joseph Aoun ha accusato Israele di aver commesso “una violazione diretta dei diritti umani” attraverso la continua offensiva militare contro il Libano meridionale. A seguito di un incontro con l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Turk, Aoun ha affermato che la continua distruzione di case e di villaggi nel sud del Paese da parte di Israele costituiscono “una flagrante violazione del diritto e delle consuetudini internazionali”.
Il capo dello Stato ha chiesto un intervento internazionale per porvi fine e ha inoltre accusato Israele di aver colpito siti religiosi e storici, affermando che gli attacchi rivelano “intenzioni premeditate contro persone e monumenti”, sottolineando che tali siti “non sono militari né ospitano alcuna presenza armata”. Il Libano resta impegnato nell’attuazione della “formula quadro”, ma Aoun ha avvertito che le continue azioni israeliane rischiano di comprometterla.
”Mi sto recando ora a un incontro con il nostro amico, il presidente Donald Trump: questo è il nostro ottavo incontro da quando è stato eletto per il suo secondo mandato, più di qualsiasi altro leader internazionale. È un grande onore, ma anche una grande responsabilità”. Lo ha scritto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu su ‘X’.
”Nel nostro incontro discuteremo di tutte le questioni all’ordine del giorno, con l’Iran in primo piano. Il nostro obiettivo è chiaro: salvaguardare la sicurezza di Israele, rafforzarne la potenza ed estendere la cerchia di pace intorno a noi. Intraprendo questa missione spinto dal profondo impegno di garantire la sicurezza, la forza e il futuro dello Stato di Israele”, ha spiegato Netanyahu.
”Durante la visita, renderò anche l’ultimo omaggio a un mio vero amico e amico dello Stato di Israele, il senatore Lindsey Graham, uno dei più grandi amici di Israele di tutti i tempi. Sono certo che, così facendo, rappresento i sentimenti di tutti i cittadini israeliani. Con l’aiuto di Dio, ce la faremo e avremo successo”, ha aggiunto.
Raid israeliano a Deir el-Balah, nella parte centrale della Striscia di Gaza contro un gruppo di civili. L’attacco si è verificato a pochi passi da una scuola dell’Unrwa (Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente). Tra i feriti ci sarebbe anche una persona in sedia a rotelle a cui erano state amputate le gambe a causa di un altro attacco aereo israeliano. Lo riferisce al-Jazeera.
Il Ministero degli Esteri iraniano ha confermato nelle scorse ore di non aver chiesto di riprendere i colloqui con gli USA. “Non fanno parte del nostro DNA“, spiega il portavoce Esmail Baghaei. Continuano, però, le
Baghaei ha detto ancora che i mediatori continuano a fare da tramite tra le due parti e ha affermato che lo Stretto di Hormuz rimane chiuso, aggiungendo che i colloqui con l’Oman sulla gestione della via navigabile sono stati positivi.
“Spero che il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump si convinca a mettere fine alla sua ingenuità. È un uomo d’affari, ed è molto ingenuo sulla questione iraniana. Non c’è diplomazia con queste persone, non c’è niente da discutere con loro. Con gli iraniani bisogna parlare puntando le armi contro di loro”. Lo dice il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, intervenendo alla Conferenza sulla Sicurezza Nazionale di Ynet e Yedioth Ahronoth.
Nel corso del fine settimana il Pentagono ha aggiornato il suo database relativo al conflitto in Iran. Lo rende noto la Cnn, specificando che il nuovo bilancio dal 28 febbraio (data in cui gli USA hanno lanciato l’operazione Epic Fury) è di 18 morti e 624 feriti, in netto aumento rispetto ai 482 rilevati la settimana scorsa.
“Non abbiamo mai chiesto colloqui con gli Stati Uniti a Ginevra o a Islamabad, come sostengono alcune notizie inventate. Non è nella nostra natura. Ciò che per noi è stato importante, nei negoziati con gli Stati Uniti e nei colloqui con i mediatori, sono stati solo gli interessi nazionali e la sicurezza dell’Iran, e decideremo di conseguenza. Non permetteremo agli Stati Uniti di determinare il momento della guerra o della pace”. Lo dice il portavoce del Ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei, sostenendo che “Washington sta semplicemente annaspando nella situazione disastrosa che si è creata assieme al regime sionista”.
La conferma arriva dal Ministero degli Esteri iraniano: ai colloqui con l’Oman sul futuro dello Stretto di Hormuz non parteciperanno gli USA. I colloqui – spiega il portavoce Esmaeil Baqaei – “non hanno alcun legame con gli Stati Uniti”.
L’Iran promette a Kiev che risponderà in maniera “imprevedibile” all’attacco ucraino contro una nave iraniana, avvenuto nel Mar Caspio nel corso del fine settimana. “Questa azione dell’Ucraina è stata un atto assolutamente illegale e ingiustificato, contrario alla Carta delle Nazioni Unite, oltre che un pericoloso atto di avventurismo che di certo non rimarrà senza risposta da parte nostra”, dichiara il portavoce del ministero, Esmaeil Baqaei, in un briefing settimanale con la stampa, aggiungendo che le conseguenze dell’azione dell’Ucraina “saranno certamente imprevedibili”.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu partirà per Washington alle 11 di stamattina (ora locale). Lo riferisce il Times of Israel. Domani è previsto l’incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Casa Bianca. Poi Netanyahu prenderà parte al funerale del senatore Lindsey Graham.
Sei navi che hanno tentato di attraversare “illegalmente” lo Stretto di Hormuz sono state fermate dai Pasdaran iraniani. Lo riferisce su X la televisione di Stato iraniana Press TV.
Iran e USA si aprono alla possibilità di nuovi colloqui e il prezzo del petrolio è in discesa. Il Brent, riferimento per l’Europa, è sceso del 4.78% a 92 dollari al barile. Il prezzo del Wti, riferimento per gli Usa, è sceso del -4,62% a 84, 69 dollari al barile.
“Abbiamo molte più munizioni di chiunque altro al mondo, e molte più di quelle di cui abbiamo bisogno”. Lo ha detto al Wall Street Journal il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, rispondendo alle dichiarazioni del Centcom, secondo cui le operazioni sono state interrotte per consentire lo svolgimento delle attività diplomatiche e per permettere ai funzionari di discutere l’effetto che un attacco su larga scala avrebbe potuto avere sulle scorte, in via di esaurimento, di Patriot e altri intercettori per la difesa aerea degli Stati Uniti. Lo riporta Adnkronos.
I Patriot scarseggiano. I raid non bastano per danneggiare Teheran. I negoziati possono ripartire. Tre motivi diversi per una sola decisione. Donald Trump ha fermato da oltre 48 ore gli attacchi contro l’Iran dopo quasi 2 settimane di operazioni militare quotidiane. Lo stop deciso dal presidente americano, in una crisi che paralizza lo Stretto di Hormuz con effetti sul prezzo del petrolio e dei carburanti, secondo gli analisti potrebbe essere il risultato di 3 cause differenti: una non esclude le altre e tutte, alla fine, possono avere un peso nelle scelte che vengono adottate alla Casa Bianca.
I Patriot scarseggiano
Per il New York Times, Trump ha messo in pausa i piani per l’escalation militare nel timore che un’intensificazione del conflitto possa pericolosamente esaurire le già ridotte scorte degli intercettori Patriot e altre munizioni per la difesa aerea. La svolta nello Studio Ovale è maturata nella giornata di venerdì. Il presidente ha discusso con i suoi principali consiglieri e membri del suo gabinetto la riduzione delle scorte dei Patriot, con particolare attenzione alla situazione delle basi americani in Medio Oriente. Il giornale americano precisa, citando due fonti informate, che è stato il generale Dan Caine, capo degli Stati Maggiori Riuniti, ad avvisare il presidente: una ripresa di un’ampia campagna militare contro l’Iran, per quanto fattibile, diminuirebbe in modo pericoloso le scorte di intercettori ed altre munizioni a disposizione del Comando Centrale, che gestisce le operazioni in Medio Oriente.
Anche la Cnn accende i riflettori sulla riunione di venerdì, aggiungendo che oltre al generale Caine anche il vice presidente JD Vance ha espresso dubbi riguardo ad un’escalation nel conflitto con l’Iran. L’emittente americana certifica che su queste basi, dopo due settimane di raid notturni consecutivi, gli Stati Uniti abbiano messo in pausa la campagna di bombardamenti.
I raid non funzionano più
Un altro tassello, legato ad una valutazione del peso ‘offensivo’ delle valutazioni’, viene aggiunto da Axios. Secondo la testata, il comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), l’ammiraglio Brad Cooper, è stato l’ago della bilancia. Il comandante ha spinto per interrompere la campagna di bombardamenti nella regione dello Stretto di Hormuz perché l’efficacia delle azioni si è esaurita. Secondo le fonti, Cooper ha osservato che la maggior parte degli obiettivi designati per i bombardamenti sono venuti meno: l’attuale livello dei raid non consente di salire un ulteriore gradino e, di fatto, non ha senso continuare a martellare in maniera monocorde.
Gli Usa, quindi, si troverebbero ad un bivio: aumentare l’intensità degli attacchi e alzare l’asticella, oppure fermare la macchina bellica. Per ora, prevale la seconda soluzione.
Nuova chance per il dialogo
La scelta si rivela funzionale ad una potenziale ripresa del dialogo sull’asse Washington-Teheran. Dietro le quinte, come ha spiegato lo stesso Trump, le comunicazioni non sono mai cessate. Lo stop agli attacchi americani può consentire a funzionari omaniti, volati a Teheran, di dialogare con la repubblica islamica sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.
Trump, quindi, sta dando “un po’ di spazio” ai colloqui, per usare le parole con cui l’ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite, Mike Waltz, risponde a Fox News: “Gli sta dando un po’ di margine”. Trump, nelle ultime uscite pubbliche, secondo Waltz “ha sempre affermato chiaramente di preferire la diplomazia, ma ha mostrato all’Iran cosa succederà se non si siederanno al tavolo delle trattative in modo serio”.
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