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Guerra in Iran, le ultime news in diretta | Scontri in Libano e tensione in attesa dell’accordo Washington-Teheran

Guerra in Iran, le ultime news in diretta | Scontri in Libano e tensione in attesa dell’accordo Washington-Teheran
Foto da Adnkronos

Le notizie sulla guerra Iran, USA, Israele e in Libano: news in diretta, aggiornamenti su morti, feriti e negoziati e su cosa sta succedendo

Guerra in IranLIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di mercoledì 27 maggio 2026.

Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 27 maggio 2026

Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 27 maggio 2026
Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di mercoledì 27 maggio 2026.
Inizio diretta: 27/05/26 07:00
Fine diretta: 28/05/26 00:00
Aragchi sente Barrot, discussi sforzi diplomatici per fine guerra

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo francese Jean-Noel Barrot, nel quale sono stati discussi i rapporti bilaterali, gli ultimi sviluppi in Medio Oriente e gli sforzi diplomatici in corso per porre fine al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Lo riferisce l’agenzia iraniana Isna, vicina alle autorità di Teheran.

Nel corso della conversazione, secondo quanto riportato da Isna, i due ministri si sarebbero confrontati anche sulla necessità di proseguire i contatti diplomatici per favorire una de-escalation regionale.

Araghchi sente omologo neozelandese: "Crisi Hormuz è responsabilità Usa e Israele"

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo neozelandese, Winston Peters, mentre proseguono i difficili negoziati con gli Stati Uniti e la crisi nello Stretto di Hormuz. Lo riferisce l’agenzia iraniana Isna, vicina al governo di Teheran. “La responsabilità della situazione attuale nello Stretto di Hormuz ricade direttamente ed esclusivamente sugli aggressori”, ha dichiarato Araghchi, accusando Stati Uniti e Israele.

Il capo della diplomazia iraniana ha inoltre chiesto alla comunità internazionale di ritenere Washington e Tel Aviv responsabili di quella che ha definito una “palese violazione” della Carta delle Nazioni Unite. Dal canto suo, Peters ha affermato che la Nuova Zelanda auspica “una fine urgente” del conflitto, secondo quanto riportato dal New Zealand Herald.

Telefonata Pezeshkian-Sharif: aggiornamenti su colloqui responsabili iraniani in Qatar"

Secondo fonti della tv satellitare al-Arabiya, durante la telefonata Pezeshkian avrebbe aggiornato Sharif su colloqui che di recente hanno visto impegnati responsabili iraniani in Qatar. Due giorni fa i media iraniani hanno riferito di una missione a Doha del capo del Parlamento di Teheran e capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, del ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, e del governatore della Banca centrale iraniana, Abdolnaser Hemmati.

Islamabad è da settimane tra i protagonisti della difficile mediazione tra Iran e Stati Uniti. Amico sia di Pechino che di Teheran, il Pakistan è riuscito ad aprile far sedere intorno allo stesso tavolo iraniani e americani dopo settimane di operazioni americane e israeliane che hanno martellato la Repubblica islamica e a cui Teheran non ha mancato di rispondere con obiettivi nei Paesi del Golfo nel mirino. Dopo la fragile tregua, oggi il segretario di Stato americano Marco Rubio ha confermato “alcuni progressi” nei negoziati con l’Iran. Trump, invece, ha ripetuto che l’Iran “ha molta voglia di fare un accordo”, ma – ha aggiunto – “non siamo ancora soddisfatti”.

Telefonata tra presidente e premier Pakistan, Sharif spera 'presto accordo'

Nuovo colloquio telefonico tra il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, e il premier pakistano, Shehbaz Sharif. Quest’ultimo riferisce via X della conversazione “estremamente cordiale” in occasione di Eid al-Adha e precisa che Pezeshkian ha manifestato “apprezzamento per gli sforzi sinceri del Pakistan per la pace nella regione e ha riconosciuto il ruolo importante del feldmaresciallo Asim Munir, così come il sostegno” di altri Paesi, “compresi Arabia Saudita, Qatar e Turchia”. Sharif scrive di sperare “il lavoro in atto per la pace” possa portare “presto a un accordo duraturo, spianando la strada alla stabilità, alla prosperità e alla cooperazione nella regione”.

Sharif sottolinea di aver ribadito “la ferma solidarietà” del Pakistan agli iraniani per la “tragica perdita di vite umane durante la crisi attuale” e che Islamabad “sarà sempre dalla parte dell’Iran come amica e vicina sincera”. “Abbiamo concordato – conclude – di rimanere in stretto contatto per una pace duratura nella regione”.

L’ufficio del premier pakistano precisa che la telefonata è andata avanti per circa trenta minuti e sull’auspicio di Sharif puntualizza come il premier pakistano speri “un accordo di pace possa essere concluso presto con dignità e onore per la Nazione iraniana”. “Questo – si legge – contribuirebbe a sbloccare il vero potenziale economico dell’Iran e sarebbe di beneficio per l’intera regione”.

Trump: "Arabia Saudita e Qatar sottoscrivano subito Accordi Abramo, ce lo devono"

Donald Trump ha affermato di volere che Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e altri Paesi della regione sottoscrivano “immediatamente” gli Accordi di Abramo. “Ce lo devono – ha detto durante la riunione di gabinetto – Steve Witkoff e Jared Kushner ci stanno già lavorando, sarebbe storico“.

Trump: "Uranio arricchito trasportato in Russia o Cina? 'Non mi piacerebbe"

Il presidente americano Donald Trump ha respinto l’ipotesi di trasportare l’uranio arricchito iraniano in Cina o Russia. “No, non mi piacerebbe”, ha detto rispondendo a una domanda durante la riunione di gabinetto.

Trump: "Stretti saranno aperti a tutti, Oman si comporti come gli altri o salterà in aria"

“Gli stretti saranno aperti a tutti e non saranno controllati da nessuno. Saremo noi a vegliare su di essi”. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump, rispondendo durante la riunione di gabinetto a una domanda su un possibile controllo di Teheran e Oman sullo Stretto di Hormuz, lanciando poi un avvertimento a Muscat: “Si comporterà come tutti gli altri, altrimenti saremo costretti a farli saltare in aria”.

Hegseth: "Potrebbero avere missili, ma non possono costruirne altri"

“Potrebbero anche avere missili ma al momento non possono costruirne altri. Non possono costruire altri droni. Non possono costruire altre navi“. A dirlo è il capo del Pentagono Pete Hegseth, parlando dell’Iran durante la riunione di gabinetto. “Sono venuti e hanno alzato bandiera bianca chiedendo di parlare”, ha aggiunto. “Steve Witkoff, Jared Kushner e il vicepresidente Jd Vance lo stanno facendo così abilmente”, ha concluso.

Rubio: "Alcuni progressi in negoziati, vedremo se possibile farne altri"

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha confermato la presenza di “alcuni progressi” nei negoziati con l’Iran. “Vedremo nelle prossime ore e nei prossimi giorni dove sarà possibile fare ulteriori progressi”, ha aggiunto durante la riunione di gabinetti.

Trump: "Volevano mettermi fretta, ma non m'interessano Midterm"

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito la propria determinazione a raggiungere un accordo favorevole per porre fine alla guerra con l’Iran, sostenendo che i tentativi di Teheran di “aspettarlo” non avranno successo perché “non gli importa delle elezioni di metà mandato”.

“Pensavano che sarebbero riusciti a mettermi fretta, sapete? ‘Aspettiamo, ha le elezioni di midterm’”, ha detto Trump durante una riunione di gabinetto. “Non mi interessano le elezioni di midterm. Guardate cosa è successo ieri sera, è stato un preludio alle elezioni di midterm. La gente capisce”, ha aggiunto riferendosi alla vittoria del candidato da lui sostenuto nelle primarie repubblicane per il Senato in Texas, Ken Paxton.

Trump ha inoltre citato la ripresa dell’accesso a Internet in Iran come segnale di indebolimento della posizione del regime, sostenendo che “l’intero sistema economico è in crisi”. “Vogliono semplicemente fare un accordo – ha affermato – Non credo che abbiano scelta”.

Trump: "Vogliono l'accordo, ma non siamo ancora soddisfatti"

L’Iran “ha molta voglia di fare un accordo”, ma “non siamo ancora soddisfatti”. Così Donald Trump durante la riunione di gabinetto. “Ma saremo soddisfatti – prosegue – o in alternativa dovremo finire il lavoro”.

 

Trump: "Nessun allentamento delle sanzioni"

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ribadisce che Washington non concederà alcun allentamento delle sanzioni all’Iran in cambio della rinuncia al materiale nucleare. “No, no, assolutamente no. Nessun allentamento delle sanzioni, no”, dice in un breve colloquio telefonico con Pbs News.

 

Casa Bianca: "I negoziati procedono bene"

I negoziati con l’Iran stanno “procedendo bene”, almeno secondo le dichiarazioni della portavoce della Casa Bianca, Olivia Wales, citata da Sky News.

Wales ha inoltre riferito che il presidente Donald Trump ha chiarito all’Iran quali siano le sue linee rosse, pur senza specificarle pubblicamente. Gli USA puntano ancora sul “no” assoluto al nucleare per l’Iran.

 

Petrolio di nuovo in calo

Prezzi del petrolio in forte calo. A Londra il Brent si attesta a 94,14 dollari (-2,62%) mentre a New York il West Texas Intermediate (Wti) è pari a 90,20 dollari al barile (- 3,93%).

 

Casa Bianca: "La bozza dell'accordo diffusa dai media di Teheran è totale invenzione"

La Casa Bianca parla di “totale invenzione” in relazione alla bozza di memorandum diffusa dai media iraniani. “Nessuno dovrebbe credere a ciò che diffonde la televisione di Stato iraniana”, scrive su X l’account Rapid Response, vicino all’amministrazione del presidente Donald Trump, respingendo l’ipotesi che sia in corso un’intesa preliminare tra Washington e Teheran. La presunta bozza dell’accordo di Islamabad non sarebbe comunque un testo definitivo e Teheran continuerebbe a esprimere forte sfiducia nei confronti di Washington. Si ricorda che l’eventuale accordo, almeno nella forma in cui è stato presentato attualmente, non conterebbe una soluzione definitiva per la questione Hormuz.

 

Bce, l'analisi dello shock logistico causato dalla guerra

La guerra in Medio Oriente sta provocando “un grave shock logistico, con esiti altamente incerti”, capace di mettere alla prova anche i migliori mercati finanziari. Lo scrive la Bce in un comunicato.

Le vulnerabilità degli istituti non bancari, compresi quelli attivi nei mercati privati, potrebbero “amplificare le tensioni nei mercati finanziari”, secondo la Banca centrale. L’esposizione verso istituzioni non bancarie e imprese sensibili al commercio e al settore energetico costituisce ”una fonte di rischio di credito, liquidità e finanziamento per le banche dell’area dell’euro”.

Secondo il rapporto sulla stabilità finanziaria di maggio, pubblicato oggi, le prospettive di stabilità finanziaria dell’area euro sono influenzate dalle tensioni geoeconomiche e dalle interruzioni delle forniture energetiche, la cui “gravità e durata rimangono incerte”.

In questo complesso contesto geopolitico, secondo la Bce sono “in aumento i rischi per la sicurezza informatica e le minacce ibride alle infrastrutture critiche. I mercati finanziari si stanno adattando alle tensioni geoeconomiche e alle interruzioni dell’approvvigionamento energetico” ma con aggiustamenti “di breve durata”.

Esiste, per la Bce, “un rischio concreto che il sentiment dei mercati finanziari possa deteriorarsi, poiché i rischi al ribasso legati agli sviluppi geopolitici, fiscali e macrofinanziari sembrano sottovalutati”.

“Uno shock prolungato – avverte la BCE – potrebbe comportare importanti effetti a catena, soprattutto per le imprese dell’area euro che operano in settori contemporaneamente sensibili al commercio, all’energia e ai tassi di interesse, con possibili ripercussioni sulle famiglie attraverso il deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro o la pressione sul costo della vita’”.

Ordine di evacuazione per Tiro

L’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione dell’intera città di Tiro, nel sud del Libano, esortando i residenti a spostarsi a nord del fiume Zahrani, a circa 40 chilometri dal confine con Israele. Lo riferisce il Times of Israel citando un comunicato dell’Idf, secondo cui la popolazione dovrà lasciare l’area e dirigersi più a nord in risposta alle operazioni militari in corso nella regione. L’ordine riguarda l’intera città e rappresenta una delle più ampie evacuazioni disposte recentemente nel sud del Libano.

 

Soldato ucciso a Beirut

Un soldato libanese sarebbe stato ucciso in un attacco aereo israeliano vicino al suo posto di guardia nella Bekaa. Lo rende noto l’esercito libanese, aggiungendo che il corpo del militare è stato recuperato in ritardo a causa della situazione di sicurezza nell’area.

 

Nuova bozza di accordo Iran-USA

L’Iran ha ottenuto una bozza preliminare del cosiddetto “accordo di Islamabad“, il memorandum d’intesa ancora in fase di negoziazione tra Teheran e Washington per porre fine alla guerra e ridurre le tensioni nella regione. Lo riferisce la tv iraniana, precisando che nulla sarebbe stato ancora finalizzato e l’Iran continuerebbe a nutrire una profonda sfiducia nei confronti degli Stati Uniti.

Questi alcuni punti della bozza:

  • l’impegno degli Stati Uniti ad alleggerire le restrizioni sul traffico marittimo iraniano;
  • ritiro delle forze militari USA delle aree circostanti l’Iran;
  • ripristino del traffico marittimo nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman entro un mese dall’accordo.

Non è prevista al momento la riapertura totale dello Stretto di Hormuz. La bozza prevede anche che un eventuale accordo definitivo possa ricevere entro 60 giorni il sostegno vincolante del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Idf e gli aerei della Marina statunitense, cosa succederebbe in caso di accordo

Qualora venisse firmato un accordo con l’Iran, tutti gli aerei della Marina statunitense lascerebbero l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv il prima possibile e verrebbero trasferiti in varie basi in tutta Europa. Lo riferisce il capo di stato maggiore israeliano Eyal Zamir, aggiungendo che, qualora la campagna contro l’Iran riprendesse, resterebbe l’impegno di ospitare nuovamente gli aerei della Marina statunitense entro 72 ore.

 

Pasdaran: "Hormuz ancora vietato per navi Paesi ostili"

Il transito nello Stretto di Hormuz è ancora vietato alle navi appartenenti a “Paesi ostili”. Lo ha reso noto la Marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Isna.

Idf: "Programma nucleare ha subito battuta d'arresto di anni"

Il programma nucleare iraniano ha subito una battuta d’arresto di anni. Lo ha dichiarato il capo delle forze armate israeliane Eyal Zamir. “L’edificio del male del regime degli ayatollah è stato significativamente incrinato e il suo futuro e la sua stabilità sono avvolti nell’incertezza”, ha detto Zamir durante la cerimonia di inaugurazione del nuovo squadrone di rifornimento aereo dell’esercito israeliano. Secondo il capo delle Idf, le capacità militari dell’Iran sono state distrutte e l’economia iraniana sta collassando. Il capo di stato maggiore ha aggiunto che i cittadini del Paese “non hanno ancora compreso la portata del disastro in cui i loro leader estremisti li hanno condotti”.

L'analisi sulle mosse di Trump: "Si è creato una trappola"

Meir Litvak, direttore del Dipartimento di Storia del Medio Oriente e dell’Africa dell’Università di Tel Aviv, parlando all’Adnkronos, si esprime su Donald Trump. “A dire il vero – commenta – è difficile prenderlo sul serio perché ha cambiato idea così tante volte e potrebbe dare un messaggio completamente opposto da un momento all’altro. Tuttavia, credo che Trump sia intrappolato, una trappola che si è creato da solo”. Se dovesse accettare le condizioni iraniane sulla questione nucleare – specifica lo storico – Trump “dovrà ammettere di aver fallito completamente”. Una “simile umiliazione” è difficile che Trump l’accetti. D’altra parte, però, il presidente “non vuole riprendere la guerra e non ha il sostegno per farlo nemmeno nel suo stesso partito”.

C’è poi il problema di fondo: “Sembra che l’Iran riesca a gestire meglio l’assedio statunitense, almeno per il momento, quanto l’economia mondiale possa gestire la chiusura dello Stretto”. E lo dimostra la preoccupazione internazionale per la questione dello Stretto di Hormuz.

 

Litvak (Università di Tel Aviv): "Trump può salvare Netanyahu con buon accordo su nucleare e Libano"

Il presidente statunitense Donald “Trump può salvare Netanyahu se riuscirà a ottenere un buon accordo con l’Iran“. Lo sostiene, parlando all’Adnkronos, Meir Litvak, direttore del Dipartimento di Storia del Medio Oriente e dell’Africa dell’Università di Tel Aviv.

“Se il potenziale accordo tra Stati Uniti e Iran conterrà qualche risultato concreto sulla questione nucleare, come la rimozione dei 450 chilogrammi di uranio arricchito e l’impegno a non arricchire l’uranio per un lungo periodo di 15-20 anni, Netanyahu potrà affermare di aver vinto la guerra, sconfitto l’Iran e cambiato il Medio Oriente, a prescindere dalla veridicità di tali affermazioni”, sottolinea Litvak. Questo risultato, nota lo storico, ”rafforzerebbe certamente la sua posizione”. Al contrario, ”se Trump firmasse un cattivo accordo, in cui l’Iran mantenesse l’uranio e si impegnasse a non arricchirlo per un breve periodo di 3-5 anni, questo sarebbe una sconfitta per Netanyahu”, aggiunge.

Da considerare anche la questione Libano. Se l’accordo dovesse limitare le azioni israeliane in Libano – per Litvak – Netanyahu ne sarebbe “influenzato negativamente”. In caso di riconoscimento della legittimità dell’azione israeliana, invece, Netanyahu ” comunque affermare di combattere e distruggere Hezbollah”.

 

Iran, l'allarme del governatore Boj: "Siamo al quinto shock petrolifero"

Il governatore della Banca del Giappone (Boj), Kazuo Ueda, ha dichiarato oggi che l’economia globale – a causa della guerra in Iran – si trova ad affrontare un quinto “shock petrolifero”. Ueda ha spiegato che uno shock temporaneo può diventare persistente se modifica i salari, le aspettative e i comportamenti di fissazione dei prezzi. Al contrario, un forte shock può rimanere temporaneo se questi meccanismi non si attivano. Basandosi sulla precedente esperienza del Giappone, Ueda ha concluso che gli shock petroliferi non sono mai solo shock del prezzo del petrolio, ma rappresentano una prova per l’intero regime inflazionistico.

I prezzi energetici internazionali persistentemente elevati, dovuti alle continue tensioni in Medio Oriente, hanno innescato una crisi di approvvigionamento importante, costringendo i fornitori di materie prime ad aumentare i prezzi.

Combattimenti diretti Idf-Hezbollah a nord del fiume Litani

Hezbollah rende noto tramite un comunicato che i suoi miliziani “si sono scontrati a distanza ravvicinata” con le forze militari israeliane a Zawtar al-Sharqiyah, città situata a nord del fiume Litani e nei pressi della “linea gialla” imposta da Israele nel sud del Libano.

Continuano i raid israeliani in Libano

Continuano i raid israeliani nel sud del Libano, in particolare a Dibbin e Shebaa. Lo riporta la National News Agency libanese, che riporta anche che un drone starebbe sorvolando la zona sud di Beirut, dove Hezbollah è molto presente.

Nelle scorse ore Israele – tramite l’account in lingua araba dell’esercito – ha emesso un ordine di evacuazione per Nabatieh in vista di nuovi attacchi.

Petrolio Brent a -3,09%

Il prezzo del petrolio Brent, riferimento per l’Europa, è sceso del 3,09% a 96,49 dollari al barile. Il prezzo del Wti, riferimento per gli Usa, è sceso del 3,55% a 90,34 dollari al barile.

 

Saar: "Israele non ha ambizioni in territorio libanese"

Israele non ha ambizioni in territorio libanese“. Lo scrive il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar sull’account social in lingua araba dello Stato di Israele, il giorno dopo che oltre 30 persone sono state uccise e 40 ferite a seguito di attacchi israeliani in territorio libanese. La dichiarazione arriva dopo che il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ieri sera ha dichiarato che una grande forza di terra israeliana si sta addentrando nel Libano meridionale per conquistare aree e per “fortificare” quella che ha definito una “zona di sicurezza” all’interno del Paese. Secondo Saar, l’offensiva militare israeliana contro il Libano, che dura da mesi, è “il risultato del totale fallimento del governo libanese nel rispettare i propri obblighi” e nel tenere Hezbollah a nord del fiume Litani.

 

La risposta dei Pasdaran agli attacchi statunitensi

Per i Pasdaran è “improbabile” che Iran e Stati Uniti riprendano la guerra tra loro, ma Teheran è pronta a difendersi da qualsiasi attacco. Lo ha dichiarato Mohammad Akbarzadeh, vice capo politico della Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. “La possibilità di una guerra è bassa a causa della debolezza del nemico; le forze armate sono in agguato con i depositi pieni”, dice Akbarzadeh, riportato da Tasmin.

“Non dubitate che trasformeremo l’area da Chabahar a Mahshahr in un cimitero per gli aggressori“.

Nyt: "Usa hanno ripreso raid dopo attività militari minacciose"

Gli Stati Uniti hanno individuato azioni militari minacciose da parte dell’Iran prima di riprendere gli attacchi nel sud del Paese. Lo riferiscono al New York Times due funzionari statunitensi, rimasti anonimi. Secondo le fonti, l’Iran avrebbe schierato navi posamine nello Stretto di Hormuz e fatto sorvolare droni d’attacco vicino a navi statunitensi, azioni che hanno provocato attacchi successivi degli USA per “autodifesa”

 

Israele annuncia: “Ucciso il capo militare di Hamas”

Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha confermato l’uccisione del comandante militare di Hamas Mohammed Odeh in un raid a Gaza. “Il quarto comandante dell’ala militare dell’organizzazione terroristica Hamas a Gaza è stato eliminato ieri e mandato a raggiungere i suoi compagni nelle profondità dell’inferno”, ha scritto Katz su X. “A nome del Primo Ministro e a titolo personale, congratulazioni alle Idf e allo Shin Bet per la brillante operazione”, ha aggiunto. E ancora: “Ci siamo impegnati a eliminare tutti coloro che hanno guidato il massacro del 7 ottobre, e così sarà: sono tutti condannati a morte, ovunque si trovino. Ci siamo impegnati affinché Hamas non governi Gaza né civilmente né militarmente, e così sarà”. “Inoltre, verrà attuato il piano di emigrazione volontaria da Gaza – tutto al momento giusto e nel modo giusto”, ha concluso.

La Cina auspica un compromesso tra Iran e USA

Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha ribadito l’appello di Pechino al rispetto del cessate il fuoco in Medio Oriente e ha espresso la speranza che gli Stati Uniti e l’Iran cerchino un compromesso. Lo ha riferito l’agenzia statale Xinhua. “Ci auguriamo che le parti interessate rimangano determinate a cercare un cessate il fuoco e continuino a cercare un terreno d’intesa comune affinché la pace torni il più presto possibile in Medio Oriente”, ha detto il ministro, citato dall’agenzia.

Beirut, 31 vittime in attacchi israeliani in sud Paese

Gli ultimi attacchi israeliani nel sud del Libano hanno causato 31 morti e 40 feriti. È quanto affermato, con un comunicato, dal ministero della Salute libanese che ha riferito che, tra le vittime, ci sarebbero almeno 4 bambini e 3 donne: 14 persone – ha precisato il ministero – sono state uccise a Burj al-Shamali, vicino a Tiro.

Cosa succede tra Iran, Stati Uniti e Israele e in Libano, le ultime notizie

Gli Accordi di Abramo tornano al centro del dibattito politico con Donald Trump, che vorrebbe rilanciare quel processo avviato durante il suo primo mandato alla Casa Bianca nel 2020. Trump rilancia l’idea di ampliare gli accordi includendo Arabia Saudita, Qatar, Pakistan, Turchia, Egitto e Giordania.

Il presidente punta da tempo a coinvolgere soprattutto Riad, ma la posizione saudita resta improntata alla cautela e subordinata a progressi concreti verso la soluzione dei due Stati. Anche il principe ereditario Mohammed bin Salman ha ribadito la necessità di un percorso chiaro in questa direzione. Nel suo post su Truth, Trump ha indicato Arabia Saudita e Qatar come primi firmatari necessari, auspicando che gli altri Paesi seguano. Tuttavia da fonti saudite viene confermata la linea già nota: apertura sì al dialogo, ma solo all’interno di un quadro che garantisca un percorso irreversibile verso uno Stato palestinese.

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