Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha confermato l’uccisione del comandante militare di Hamas Mohammed Odeh in un raid a Gaza. “Il quarto comandante dell’ala militare dell’organizzazione terroristica Hamas a Gaza è stato eliminato ieri e mandato a raggiungere i suoi compagni nelle profondità dell’inferno”, ha scritto Katz su X. “A nome del Primo Ministro e a titolo personale, congratulazioni alle Idf e allo Shin Bet per la brillante operazione”, ha aggiunto. E ancora: “Ci siamo impegnati a eliminare tutti coloro che hanno guidato il massacro del 7 ottobre, e così sarà: sono tutti condannati a morte, ovunque si trovino. Ci siamo impegnati affinché Hamas non governi Gaza né civilmente né militarmente, e così sarà”. “Inoltre, verrà attuato il piano di emigrazione volontaria da Gaza – tutto al momento giusto e nel modo giusto”, ha concluso.
Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha ribadito l’appello di Pechino al rispetto del cessate il fuoco in Medio Oriente e ha espresso la speranza che gli Stati Uniti e l’Iran cerchino un compromesso. Lo ha riferito l’agenzia statale Xinhua. “Ci auguriamo che le parti interessate rimangano determinate a cercare un cessate il fuoco e continuino a cercare un terreno d’intesa comune affinché la pace torni il più presto possibile in Medio Oriente”, ha detto il ministro, citato dall’agenzia.
Gli ultimi attacchi israeliani nel sud del Libano hanno causato 31 morti e 40 feriti. È quanto affermato, con un comunicato, dal ministero della Salute libanese che ha riferito che, tra le vittime, ci sarebbero almeno 4 bambini e 3 donne: 14 persone – ha precisato il ministero – sono state uccise a Burj al-Shamali, vicino a Tiro.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti e Israele e in Libano, le ultime notizie
Gli Accordi di Abramo tornano al centro del dibattito politico con Donald Trump, che vorrebbe rilanciare quel processo avviato durante il suo primo mandato alla Casa Bianca nel 2020. Trump rilancia l’idea di ampliare gli accordi includendo Arabia Saudita, Qatar, Pakistan, Turchia, Egitto e Giordania.
Il presidente punta da tempo a coinvolgere soprattutto Riad, ma la posizione saudita resta improntata alla cautela e subordinata a progressi concreti verso la soluzione dei due Stati. Anche il principe ereditario Mohammed bin Salman ha ribadito la necessità di un percorso chiaro in questa direzione. Nel suo post su Truth, Trump ha indicato Arabia Saudita e Qatar come primi firmatari necessari, auspicando che gli altri Paesi seguano. Tuttavia da fonti saudite viene confermata la linea già nota: apertura sì al dialogo, ma solo all’interno di un quadro che garantisca un percorso irreversibile verso uno Stato palestinese.
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