Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di venerdì 3 aprile 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta
Le forze armate statunitensi ma anche quelle iraniane sarebbero alla ricerca del pilota americano disperso dopo l’abbattimento dell’F-15E Strike Eagle. Lo riferisce il New York Times.
L’Aeronautica Militare israeliana avrebbe bombardato in Libano un lanciarazzi di Hezbollah utilizzato per un attacco missilistico contro il nord di Israele. Lo riferisce l’Idf. Non ci sarebbero feriti.
Mentre continuano le esplosioni a Teheran, l’Iran rivendica di aver abbattuto un aereo americano A-10 vicino allo Stretto di Hormuz e di aver colpito due elicotteri militari statunitensi impegnati nelle operazioni di ricerca dell’F-15 abbattuto nelle scorse ore.
Una delle principali università della capitale iraniana Teheran è stata nuovamente colpita negli ultimi raid aerei condotti da Stati Uniti e Israele. L’istituto di ricerca medica e l’edificio dei laboratori dell’Università Beheshti sono stati quasi completamente distrutti nell’attacco avvenuto nella mattinata, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Tasnim. Anche la residenza studentesca all’interno del campus universitario ha subito gravi danni, riferisce Tasnim, segnalando che al momento non si registrano vittime.
Secondo quanto riportato dai media iraniani, questo è l’ultimo di una serie di attacchi contro università avvenuti nelle ultime settimane a Teheran e in altre città. L’Università Tecnica di Isfahan e l’Università di Scienza e Tecnologia di Teheran sono state tra gli obiettivi degli attacchi israeliani-statunitensi.
Un cittadino egiziano è stato ucciso in raid iraniano sull’impianto di gas di Habshan ad Abu Dhabi. Lo hanno riferito le autorità locali spiegando che altre quattro persone sono rimaste ferite, due pakistani e due egiziani. Il raid ha provocato due incendi, mentre ora “la situazione è sotto controllo” e gli impianti hanno subito danni significativi.
L’Iran “non ripiegherà, nemmeno sotto minaccia”. Lo ha scritto su X Ali Akbar Ahmadian, rappresentante della Guida suprema dell’Iran nel Consiglio di Difesa della Repubblica Islamica. “Questa regione è il nostro campo di gioco e le risposte si basano su calcoli razionali e realistici, non su teatralità in stile hollywoodiano”, ha affermato Ahmadian.
“La Rivoluzione Islamica, come primo passo, ha espulso l’America dall’Iran”, ha affermato Ahmadian aggiungendo che “il secondo passo è espellere le forze statunitensi dalla regione”.
Sono compatibili con quelli di un F-15E Strike Eagle i resti di un aereo americano precipitato in Iran. Anche il sedile eiettabile danneggiato, come si evince da un’analisi condotta dalla Cnn, è compatibile con un modello utilizzato sul caccia F-15. Si tratta di aerei da combattimento bimotore e multiruolo, ovvero progettati per svolgere efficacemente più tipologie di missione, sia aria-terra sia aria-aria. Caccia avanzati e dalle elevate prestazioni, usato dall’US Air Force dagli anni Ottanta. Come spiega la Bbc, è molto probabile che in Iran gli F-15 siano stati impiegati in missioni di difesa aerea per abbattere droni e missili da crociera. Nel suo ruolo di attacco aria-terra, il jet è in grado di sganciare munizioni di precisione a guida laser e Gps, oltre ad altri tipi di bombe.
L’aereo ha un equipaggio di due persone: il pilota nella cabina anteriore che guida il jet e un ufficiale addetto ai sistemi d’arma nel sedile posteriore. Il “Wizzo”, termine colloquiale con cui si indica il membro dell’equipaggio seduto dietro, ha quattro schermi davanti a sé ed è responsabile della selezione dei bersagli e di assicurarsi che le armi siano programmate correttamente. Questo sistema a due piloti consente di suddividere il carico di lavoro, soprattutto in un ambiente aereo congestionato dove il pilota sta cercando di evitare le minacce.
Il conflitto tra Iran e Usa-Israele è tra i temi che Giorgia Meloni affronterà nella sua missione nel Golfo. Fonti italiane assicurano che la linea del nostro paese, a partire dal nodo di Hormuz “è semplice” con Roma disponibile a partecipare a una missione per la sicurezza dello Stretto solo se c’è una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, in un quadro di cessate il fuoco. Aspettando quindi il pronunciamento del Palazzo di Vetro, che sta valutando quanto chiesto dal Bahrein, in attesa del voto “che pare slittato per ora”.
La premier ha proposto e proporrà maggiore dialogo tra paesi golfo e G7. Anche con l’Iran, viene ricordato non sono state mai interrotte le relazioni diplomatiche. Uno sforzo comune, in Europa almeno, viene sottolineato, è quello per arrivare al cessate il fuoco. A fronte della diplomazia in campo, che viene rafforzata dalla missione della Meloni, l’appoggio ai paesi del Golfo, sotto attacco, viene confermato. L’Italia, che già fornisce supporto, è pronta quindi a valutare nuove richieste di materiale militare, fermo restando il carattere difensivo degli armamenti messi a disposizione. In un quadro che non è dissimile da quello ucraino, dalle forniture militari garantite a Kiev. Le fonti interpellate ricordano infine che in ogni caso “c’è un tema di magazzino da tener presente”.
La premier italiana Giorgia Meloni sarà la prima leader europea ad andare in missione nell’area del Golfo, in particolare per consolidare i rapporti di vicinanza con Arabia Saudita, Qatar e Emirati. Questo pomeriggio la premier è arrivata a Gedda, domani è attesa in Qatar.
“Non siamo lì per chiedere”, sottolineano fonti informate, assicurando che l’Italia punta a dare appoggio a questi Paesi “in un momento non semplice per la sicurezza” e non ad assicurarsi riserve energetiche o favori speciali.
Uno dei piloti dell’F15 Usa abbattuto oggi in Iran sarebbe stato messo in salvo in un’operazione delle forze Usa e starebbe ricevendo cure mediche. Lo riporta la Cnn citando fronti informate. Non ci sarebbero ancora notizie del secondo pilota.
L’Italia potrebbe adottare un lockdown energetico nel 2026 per fare fronte alla crisi nell’area del Golfo? Possibile, anche se al momento è solo pura ipotesi. Ecco un articolo del QdS su cosa sapere in merito ai potenziali razionamenti nei prossimi mesi e su come prepararsi.
Israele avrebbe annullato dei raid che aveva previsto di condurre in Iran per consentire alle forze statunitensi di recuperare i due piloti del caccia F-15 abbattuto nella Repubblica islamica. Lo scrive su X il giornalista Barak Ravid.
Una “vasta ondata di attacchi” aerei sono stati lanciati dall’aeronautica militare israeliana contro le infrastrutture del regime iraniano nella capitale Teheran e contro obiettivi di Hezbollah a Beirut. Lo confermano le Forze di difesa israeliane.
“Il presidente Trump è stato informato” sul jet F-15 statunitense precipitato in Iran. Lo ha reso noto alla Cnn la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt.
“Prima di parlare della riapertura dello stretto di Hormuz, l’Italia deve opporsi con fermezza alla palese violazione del diritto internazionale da parte degli aggressori americano-sionisti!”. Lo scrive in un post su X l’ambasciata iraniana a Roma, ribadendo che “l’insicurezza nello stretto di Hormuz è il risultato diretto dell’aggressione degli Stati Uniti e del regime sionista, non della legittima difesa dell’Iran”.
“Se siete preoccupati per la crisi globale dell’energia e dei fertilizzanti – scrive ancora – costringete gli aggressori a porre fine completamente e definitivamente alla guerra, affinché la stabilità possa tornare nella regione”.
Una metaniera che trasporta Gnl ha attraversato lo Stretto di Hormuz. Lo ha reso noto l’armatore Mitsui O.S.K. Lines, come riporta Japan Times. Sarebbe la prima nave giapponese ad attraversare lo Stretto da dopo l’inizio delle operazioni.
Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, sarà in visita a Washington la settimana prossima, dall’8 al 12 aprile. Lo comunica l’Alleanza atlantica. Incontrerà Trump e il segretario di Stato e quello di guerra degli USA, Marco Rubio e Pete Hegseth.
Un pilota statunitensi sarebbe stato catturato in Iran dai Guardiani della Rivoluzione islamica, i Pasdaran: dovrebbe essere, in base alle indiscrezioni, il pilota dell’F-35 abbattuto. Lo riporta l’agenzia di stampa Tasnim.
“Chiunque catturi vivo il pilota americano riceverà una ricompensa considerevole”, aveva dichiarato la televisione di Stato dopo che la notiza del caccia abbattuto con a bordo due piloti statunitensi. I media statali iraniani hanno pubblicato immagini e video che mostrerebbero parti dell’aereo precipitato.
L’aeronautica militare israeliana ha distrutto il 70% della capacità produttiva di acciaio dell’Iran. Lo conferma il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante una valutazione della situazione di sicurezza presso il quartier generale militare di Kirya a Tel Aviv. “Si tratta di un risultato straordinario che priva le Guardie Rivoluzionarie sia delle risorse finanziarie, sia della capacità di produrre molte armi”, si legge in una nota stampa.
Rivolgendosi al fronte libanese, Netanyahu ha affermato che Israele continua a “colpire Hezbollah senza sosta” e conferma di voler continuare i propri attacchi contro l’Iran assieme agli USA.
Chiunque catturerà vivo il pilota statunitense del “caccia F-35 recentemente abbattuto”, riceverà una “ricompensa preziosa”. Lo riferisce l’agenzia di stampa iraniana Fars, in un aggiornamento relativo alla notizia di un caccia Usa colpito dalle forze armate della Repubblica islamica questa mattina. Secondo quanto riportato dai media iraniani, nelle scorse ore il velivolo è stato abbattuto. L’agenzia Tasnim riferisce che, dopo la distruzione del caccia, il pilota sarebbe caduto in territorio iraniano. Fars riferisce di due elicotteri che stanno operando nelle province meridionali e occidentali per trovare il pilota. Tuttavia, a differenza di quanto riportato dai media statali iraniani, le immagini pubblicate dalle stesse testate – se autentiche – indicano che l’aereo in questione sarebbe in realtà un F-15, e non un F-35.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno negato la responsabilità per l’attacco odierno a un impianto kuwaitiano di energia e desalinizzazione dell’acqua, attribuendolo invece a Israele. In precedenza, secondo quanto riferisce il giornale americano New York Times, Fatima Hayat, portavoce del ministero dell’elettricità, dell’acqua e delle energie rinnovabili del Kuwait, ha affermato che l’Iran è responsabile dell’attacco.
Israele continuerà a bombardare l’Iran, in pieno coordinamento con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Lo ha detto il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, durante una valutazione sulla situazione del conflitto, a Tel Aviv. “In pieno coordinamento tra me e il presidente Trump, tra le forze di difesa di Israele (Idf) e l’esercito Usa, continueremo a bombardare l’Iran”, ha detto Netanyahu. “Insieme ai nostri amici Americani, continueremo a bombardare il regime del terrore in Iran. Stiamo eliminando comandanti, bombardando ponti e infrastrutture”, ha detto il premier israeliano.
L’esercito israeliano annuncia di voler colpire due ponti nella regione della Bekaa, nel Libano orientale – i ponti di Sohmor e Mashghara – “al fine di impedire il trasferimento di rinforzi e attrezzature militari“.
“Per la vostra sicurezza – si legge su X – dovete continuare a spostarvi verso l’area a nord del fiume Zahrani e astenervi da qualsiasi movimento verso sud che possa mettere in pericolo le vostre vite”.
Trasparenza e chiarezza su cosa avviene a Sigonella, oltre al fermo “no” all’utilizzo della base in Sicilia e delle altre infrastrutture sul territorio per sostenere la guerra in Iran. Per questo è stata annunciata una mobilitazione sabato 11 aprile, alle 10, proprio davanti gli ingressi della base di Sigonella.
“Stiamo già pagando il costo economico di una guerra scellerata e illegale – spiegano i promotori dell’iniziativa -. Non vogliamo pagare pure il costo della trasformazione della Sicilia in un hub logistico di guerra che viola la nostra Costituzione e la vocazione naturale della nostra isola come ponte di cultura e dialogo. Non ci accontentiamo di un no all’uso della base legato a cavilli interpretativi degli accordi di oltre 70 anni fa. Chiediamo che il governo Meloni si allinei agli altri paesi europei per impedire che i nostri cieli e mari diventino autostrade di morte e distruzione”.
L’appello è promosso da Acli, Anpi, Arci, Ali, Auser, Federconsumatori, Legambiente, Libera, Cgil, Art.21, Memoria e Futuro, Rete Studenti Medi, Sunia, Udu, Uisp, Legacoop, associazione Pio La Torre, Amnesty International Gruppo 72, Erripa centro studi Achille Grandi, centro studi e di cultura politica Alcide De Gasperi, Arbor Unione per gli invisibili, Associazione Antimafia e legalità, associazione Centro Koros, associazione, Oltre Frontiere, associazione di promozione sociale Difesa e Giustizia, Chiesa Cristiana Evangelica Battista, Chiesa Evangelica Valdese, Città Insieme, Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza), cooperativa Prospettiva, Coordinamento per la democrazia costituzionale, Cope (Cooperazione paesi emergenti), Emergency gruppo territoriale Catania, gruppo di iniziativa territoriale Di Banca Etica Per Il Nord Est Della Sicilia, I siciliani giovani, Mani tese Sicilia, Pax Christi, , M5s, Avs, Pd.
Negli Emirati Arabi Uniti fermate le operazioni dell’impianto gas di Habshan. “Le autorità di Abu Dhabi stanno intervenendo a seguito della caduta di frammenti” sul sito dopo che è stata attivata la difesa aerea, ha riferito via X l’Abu Dhabi Media Office. Non ci sarebbero feriti. “Le operazioni sono state sospese” durante le attività per “domare un incendio“. Stessa situazione confermata anche nella regione di Ajban.
Gli Emirati sono stati più volte nel mirino di attacchi dall’Iran in risposta all’operazione iniziata da Stati Uniti e Israele lo scorso 28 febbraio. Potrebbe essere anche uno dei primi Paesi del Golfo a entrare direttamente in azione contro l’Iran, ma su questo tema non c’è ancora nulla di ufficiale.
Un portacontainer del gruppo francese Cma-Cmg sarebbe passato dallo stretto di Hormuz ieri pomeriggio. Lo riferisce l’emittente Bfmtv che fa capo al gruppo. Nel segnale di navigazione la Kribi – con bandiera di Malta – ha precisato di “avere un proprietario francese”, come precisa il sito di tracciamento MarineTraffic. Questa mattina la nave si trova al largo di Muscat.
L’ex ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif avrebbe proposto – sulla rivista Foreign Affairs – un piano di pace articolato, che “ponga fine al conflitto e prevenga il prossimo”. Un piano che esclude le armi nucleari per l’Iran e anche la presenza di due personaggi come intermediatori per gli USA. Si tratta di Steve Witkoff e Kared Kushner, i “super negoziatori” della Casa Bianca protagonisti negli ultimi anni della geopolitica mondiale, che Zarif liquida come “completamente analfabeti sia in geopolitica che su questioni tecniche nucleari”.
L’accordo proposto chiede anche l’inclusione di Cina e Russia in un futuro accordo per aprire un unico sito per l’arricchimento dell’uranio in Iran per l’intera regione. A Hormuz, secondo il piano, ci sarebbe finalmente la riapertura: questo, però, a patto che gli USA consentano a Teheran di usare le rotte commerciali.
Un impianto per la produzione di energia elettrica e per la desalinizzazione dell’acqua in Kuwait sarebbe stato colpito da un raid iraniano. Diversi dati al sito. Precedentemente un altro attacco contro la raffineria di Mina al-Ahmadi.
La durata del conflitto in Medio Oriente “produrrà conseguenze sia sulla politica monetaria sia sulla politica fiscale“. Così il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in conferenza stampa dopo il Cdm che ha approvato il dl Accise.
Secondo le ultime notizie diffuse dal Ministero della Salute israeliano, in Israele si registrano 148 feriti nelle ultime 24 ore. Da fine febbraio, i feriti portati in ospedale sarebbero più di 6.500.
L’aviazione israeliana ha colpito e ucciso 15 militanti di Hezbollah nel sud del Libano. Lo ha riferito l’esercito israeliano. Secondo le Idf, i militanti stavano pianificando di lanciare missili anticarro contro Israele. Nel corso dell’operazione, sono state rinvenute armi e granate in possesso dei militanti.
Otto persone sono rimaste uccise e 95 ferite nell’attacco statunitense a un ponte autostradale iraniano che collega Teheran alla città di Karaj. Lo riferiscono i media iraniani.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di colpire e distruggere ponti e centrali elettriche in Iran. L’esercito americano “non ha ancora iniziato a distruggere ciò che resta in Iran. Prossima tappa: i ponti, poi le centrali elettriche”, ha scritto Trump su Truth Social, aggiungendo che la leadership iraniana “sa cosa bisogna fare, e bisogna farlo in fretta!”.
“La Kuwait Petroleum Corporation ha comunicato all’agenzia di stampa Kuna che la raffineria di Mina Al-Ahmadi è stata colpita da un attacco di droni nelle prime ore di questa mattina, provocando incendi in diverse unità operative”. Lo ha riferito la stessa agenzia kuwaitiana, aggiungendo che le squadre di emergenza stanno lavorando per domare le fiamme.
L’Iran afferma di aver abbattuto un caccia americano F-35 nel centro del Paese e che il pilota probabilmente non è sopravvissuto. Lo rende noto l’agenzia di stampa semi-ufficiale Mehr News. Nel corso della guerra, gli iraniani hanno più volte rivendicato l’abbattimento di aerei americani, ma queste affermazioni sono state successivamente smentite.
La de-escalation, è ormai assodato, passa dalla riapertura dello Stretto di Hormuz. Un passaggio fondamentale per ripristinare la libertà di navigazione e il commercio di petrolio internazionale. Ci sarebbe in lavorazione una risoluzione ONU per autorizzare un’operazione per garantire la sicurezza e la libertà di navigazione nell’area. Una risoluzione che incontra – allo stato attuale – l’opposizione di due “giganti” come la Cina e la Russia, ma che trova il sostegno di buona parte dei Paesi del Golfo. I prossimi giorni saranno decisivi, anche se gli attacchi a centrali e infrastrutture logistiche importanti – da tutte le parti coinvolte nel conflitto – e l’ombra dell’intervento più massiccio degli Houthi yemeniti filo-iraniani non promettono una risoluzione pacifica a stretto giro.
Cosa succede in Iran e nei Paesi del Golfo, le ultime notizie
Le nazioni del Consiglio di cooperazione del Golfo Persico (Ccg) si dicono pronte a sostenere una risoluzione delle Nazioni Unite che autorizza “tutte le misure necessarie” per garantire la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. Rimane l’opposizione di Russia e Cina, ma l’ipotesi dell’intervento Onu si fa strada. Nel frattempo, gli attacchi a siti strategici – ponti, basi, infrastrutture varie – da tutte le parti coinvolte nel conflitto e l’ombra del coinvolgimento ufficiale degli Houthi yemeniti nella guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti allungano e minano la strada per la pace e la soluzione diplomatica.
A scatenare timori e perplessità sono anche le posizioni poco chiare del presidente statunitense Donald Trump. Nel suo discorso alla nazione si è detto “disgustato” dall’inazione della NATO. E non solo: ha detto che l’Iran è “decimato”, destinato a tornare “all’età della pietra” per mano degli USA. E desideroso di un accordo con gli Stati Uniti. Una notizia, quest’ultima, smentita da Teheran, che nega l’esistenza di negoziati. “Finiremo il lavoro”, dice Trump, indicando in 2-3 settimane il tempo necessario per completare l’operazione Epic Fury. Mentre dice di essere al lavoro per concludere il conflitto, però, è un continuo dare ultimatum all’Iran. Che risponde con altri raid e maggiore chiusura.
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