Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di domenica 3 maggio 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 3 maggio 2026
L’Iran ha ricevuto una risposta dagli Stati Uniti alla sua proposta in 14 punti e sta attualmente esaminando la replica di Washington. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, intervenendo in diretta sulla tv di Stato.
Baghaei ha precisato che la proposta iraniana “non include la questione nucleare”, smentendo le ricostruzioni di alcuni media: “si tratta di notizie prive di fondamento”, ha affermato. Secondo il portavoce, il piano è “esclusivamente focalizzato sulla fine della guerra”, senza fornire ulteriori dettagli sui contenuti.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di aver “esaminato la nuova proposta iraniana e di ritenerla inaccettabile”. In un’intervista all’emittente pubblica israeliana Kan, il capo della Casa Bianca ha aggiunto che “la campagna sta procedendo molto bene”.
Trump ha inoltre ribadito la sua richiesta al presidente Isaac Herzog di concedere la grazia a Benjamin Netanyahu. “È un primo ministro in tempo di guerra. Israele non esisterebbe se non fosse per me e Bibi, in quest’ordine, serve un primo ministro che possa concentrarsi sulla guerra e non sulle sciocchezze”.
Arriva a Yerevan nella serata di oggi, Giorgia Meloni, per partecipare all’ottava riunione della Comunità Politica Europea, in programma domani nella capitale armena, prima tappa di una missione che la porterà poi a Baku, Azerbaigian, snodo cruciale della strategia energetica italiana in un contesto internazionale sempre più instabile. Sullo sfondo, la crisi iraniana e il confronto con Washington, che si è inserito (dopo un iniziale idillio) tra i temi sensibili dell’agenda del governo italiano.
La riunione della Cpe, istituita nel 2022 e oggi forum informale che riunisce 47 Paesi europei, si svolgerà sotto il titolo “Building the Future: Unity and Stability in Europe”. I lavori si apriranno con una cerimonia ufficiale in mattinata, seguita dalla sessione plenaria con gli interventi del premier armeno Nikol Pashinyan, del presidente del Consiglio europeo António Costa, del presidente ucraino Volodymyr Zelensky e del primo ministro canadese Mark Carney. Ed è proprio la presenza di Ottawa a fornire uno degli spunti più rilevanti del vertice. Per la prima volta il Canada partecipa come ospite esterno: un debutto dal forte valore simbolico, che segnala un progressivo avvicinamento del Paese nordamericano all’Europa, maturato anche alla luce delle tensioni con l’amministrazione di Donald Trump.
Le frizioni con Washington, del resto, non risparmiano l’Italia. Nei giorni scorsi il tycoon ha minacciato il ritiro di parte dei circa 13 mila militari americani stanziati nel Paese, tornando ad accusare Roma di una collaborazione insufficiente sul dossier iraniano. Un passaggio che complica ulteriormente il quadro diplomatico, mentre è attesa nei prossimi giorni a Roma la visita del segretario di Stato Marco Rubio per tentare di ricucire. Un incontro con Meloni non è ancora ufficialmente in agenda, ma potrebbe tenersi.
Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha reso noto di aver chiesto al suo omologo iraniano Abbas Araghchi la riapertura dello Stretto di Hormuz e la rinuncia al programma nucleare iraniano nel corso di un colloquio telefonico.
“Ho sottolineato che la Germania sostiene una soluzione negoziata. Come stretto alleato degli Stati Uniti, condividiamo lo stesso obiettivo: l’Iran deve rinunciare completamente e in modo verificabile alle armi nucleari e riaprire immediatamente lo Stretto di Hormuz, come richiesto anche dal segretario di Stato americano Marco Rubio”.
Le compagnie aeree del Regno Unito saranno autorizzate a raggruppare i passeggeri di differenti voli su uno stesso aereo al fine di risparmiare carburante, la cui disponibilità è ridotta a causa dal conflitto in Medio Oriente. Lo ha reso noto il Dipartimento dei Trasporti, attuando una modifica temporanea alle normative che consentirà ai vettori aerei di consolidare i voli sulle rotte dove ci sono più viaggi verso la stessa destinazione nello stesso giorno.
Al momento, ha comunque spiegato la segretaria ai Trasporti, Heidi Alexander, “non ci sono problemi immediati di approvvigionamento, ma ci stiamo preparando ora per dare alle famiglie certezza a lungo termine ed evitare inutili disagi al gate di partenza quest’estate. Questa regola darà alle compagnie aeree gli strumenti per adeguare i voli in tempo utile se necessario, il che aiuta a proteggere i passeggeri” che rischierebbero di trovarsi con il volo cancellato o spostato.
La decisione ha però scatenato alcune polemiche da parte dei Conservatori, che hanno criticato il rischio che i passeggeri vengano “ammassati su un differente aereo rispetto a quello scelto, in un orario deciso dalla compagnia aerea. Le famiglie che hanno prenotato le loro vacanze estive potrebbero trovarsi il volo cancellato ed essere ammassate su un aereo diverso. Sarebbe onesto dire che il Paese è esposto a rischi di approvvigionamento di carburante che un Paese adeguatamente sicuro dal punto di vista energetico non dovrebbe affrontare”, ha commentato l’esponente conservatore Richard Holden.
Almeno una persona è morta e altre tre sono rimaste ferite, tra cui un bambino, in un raid aereo israeliano che ha colpito il comune di Arab Salim, nel distretto di Nabatieh, nel sud del Libano. Lo ha riferito il ministero della Salute libanese in una dichiarazione riportata dall’agenzia di stampa statale National News Agency.
“Stiamo acquistando due squadroni di velivoli avanzati, F-35 e F-15IA. I nostri piloti possono raggiungere qualsiasi punto nei cieli dell’Iran e sono pronti a farlo, se necessario”. Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, commentando il piano annunciato dal ministero della Difesa per l’acquisto di nuovi caccia di produzione statunitense. Netanyahu ha sottolineato che “nei prossimi dieci anni aggiungeremo 350 miliardi di shekel (circa 85 miliardi di euro) al bilancio della difesa” per rafforzare le capacità militari e ridurre la dipendenza dall’estero, spiegando che l’obiettivo è “produrre questi armamenti in Israele e non dipendere da fornitori stranieri”.
“Svilupperemo velivoli rivoluzionari, prodotti ‘bianco e blu’. Questo cambierà completamente il quadro – ha aggiunto, soffermandosi poi sui droni – Qualche settimana fa ho ordinato l’avvio di un progetto speciale per contrastare questa minaccia… Ci vorrà tempo, ma ci stiamo lavorando”. Secondo Netanyahu, il rafforzamento delle capacità aeree contribuirà a “rafforzare la schiacciante superiorità aerea di Israele”.
“Gli Stati Uniti sono gli unici pirati al mondo a possedere portaerei. La nostra capacità di affrontare i pirati non è inferiore alla nostra capacità di affondare navi da guerra. Preparatevi ad affrontare un cimitero delle vostre portaerei e delle vostre forze, proprio come i resti dei vostri aerei sono stati lasciati a Isfahan”. Lo ha affermato su X Mohsen Rezaei, consigliere della Guida Suprema Mojtaba Khamanei.
“Questi negoziati, con tutti i loro risultati, non ci riguardano e non li applicheremo”. Lo ha dichiarato il deputato di Hezbollah Hassan Fadlallah, commentando i colloqui indiretti tra Libano e Israele e sostenendo che il gruppo sarebbe in grado di “sventarne” gli obiettivi.
Parlando a un evento in onore dei combattenti di Hezbollah uccisi, Fadlallah ha aggiunto: “Abbiamo un popolo libero e una resistenza salda, capace di sventare tutti gli obiettivi di questi negoziati, che aumentano la profonda divisione nel Paese tra le fazioni del nostro popolo e all’interno dello Stato stesso”. Il deputato ha quindi sottolineato che “qualsiasi nuovo accordo che verrà stabilito in Libano deve garantire che il nostro Paese non venga attaccato in alcun modo”.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, pur manifestando il proprio scetticismo, sta valutando la proposta in 14 punti presentata dall’Iran, che costituisce una controproposta rispetto al piano americano articolato in nove punti. Secondo quanto riportato da Tasnim, il piano include tra le principali condizioni garanzie di non aggressione da parte degli Stati Uniti, il ritiro delle forze americane dalle aree vicine all’Iran e la revoca del blocco navale nello Stretto di Hormuz.
È inoltre prevista la creazione di un “nuovo meccanismo” per la gestione del passaggio strategico, insieme alla fine del conflitto tra Israele ed Hezbollah in Libano e allo sblocco dei fondi iraniani congelati.
La proposta prevede anche la cessazione della guerra entro 30 giorni, divergendo dalla tregua di due mesi proposta da Washington. Solo successivamente verrebbero avviati negoziati sul programma nucleare iraniano, per una durata ulteriore di un mese. In una versione precedente del piano era incluso anche il riconoscimento del diritto dell’Iran all’arricchimento dell’uranio per scopi pacifici, condizione la cui presenza nel testo attuale non è però stata confermata.
L’esercito israeliano starebbe incontrando difficoltà nel fermare episodi di saccheggio da parte di alcuni soldati nel sud del Libano, nonostante gli avvertimenti dei vertici militari. Lo riferisce il quotidiano Yedioth Ahronoth, citando un riservista anonimo che ha raccontato di aver assistito a diversi episodi: “Ci siamo imbattuti in molte unità di riservisti al confine; prendevano semplicemente tutto – armi, souvenir, gioielli, coperte, fotografie”. Lo stesso militare ha inoltre riferito di aver visto un comandante israeliano impedire ad alcuni soldati di riportare in Israele beni sottratti.
Anche Haaretz ha riportato casi analoghi, secondo cui alcuni militari avrebbero saccheggiato abitazioni private e negozi in Libano dopo la fuga degli abitanti a causa dei combattimenti, episodi già segnalati in passato anche durante la guerra a Gaza. Il capo di stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha definito il fenomeno “riprovevole” e potenzialmente dannoso per l’immagine dell’esercito, annunciando l’avvio di indagini e la possibile trasmissione dei casi alla polizia militare per eventuali procedimenti penali.
Le autorità iraniane intendono trasformare il sito danneggiato della Isfahan University of Technology in un museo dedicato all’impatto degli attacchi israeliani e statunitensi. Lo ha dichiarato Zafarollah Kalantari, responsabile dell’ateneo, affermando che “il sito danneggiato sarà preservato come museo di guerra all’interno dell’università, per restare nella storia come testimonianza della repressione scientifica subita dal Paese”.
Secondo quanto riportato dall’agenzia ufficiale Irna, le autorità hanno inoltre messo a disposizione nuovi terreni per la costruzione di un edificio sostitutivo e per l’installazione di attrezzature avanzate destinate all’università. Kalantari ha infine stimato che i danni alle strutture e alle infrastrutture dell’ateneo ammontino a circa 11 milioni di dollari, in attesa di una valutazione definitiva.
L’esercito israeliano ha emesso un avviso urgente rivolto alla popolazione di 11 città e villaggi nel sud del Libano, esortando ad evacuare immediatamente le abitazioni e spostarsi ad almeno 1.000 metri di distanza in aree aperte.
Secondo quanto riferito dalle forze israeliane, sono in corso operazioni contro Hezbollah a seguito di quella che viene definita “una violazione del cessate il fuoco”, con l’avvertimento che chiunque si trovi vicino a combattenti o strutture del gruppo potrebbe essere a rischio. Nonostante la tregua in vigore, Israele continua a condurre raid nel sud del Libano, mentre Hezbollah – sostenuto dall’Iran – prosegue con attacchi con droni e razzi contro le truppe israeliane e il nord di Israele.
Donald Trump continua a non escludere la possibilità di riprendere le operazioni militari contro l’Iran. “Se si comporteranno male, se faranno qualcosa di sbagliato… vedremo. Ma è una possibilità che potrebbe certamente verificarsi”, ha detto il presidente americano rispondendo alle domande dei giornalisti in Florida.
“Fatico a immaginare che sia accettabile, perché non hanno ancora pagato un prezzo abbastanza alto per quello che hanno fatto all’umanità e al mondo negli ultimi 47 anni”. Lo ha affermato il presidente americano Donald Trump, annunciando su Truth Social che valuterà la nuova proposta di cessate il fuoco recapitata dall’Iran.
Conflitto Iran-USA-Israele e la questione Libano: cosa succede, le ultime notizie
Teheran passa la palla agli Usa affermando che Trump dovrò scegliere tra diplomazia e un nuovo conflitto. Gli iraniani vedono più probabile una seconda guerra.
Teheran ha inoltre annunciato di aver predisposto una bozza di legge per regolamentare il transito nello Stretto di Hormuz. A renderlo noto è stato il vicepresidente del Parlamento iraniano Hamidreza Haji-Babaei, citato da Al Jazeera, secondo cui il provvedimento vieterebbe in particolare il passaggio di navi israeliane lungo la rotta marittima strategica.
Dal canto suo il presidente Usa Donald Trump ha affermato che è “un atto di tradimento” il fatto che qualcuno dica che gli Stati Uniti non stanno “vincendo” nel conflitto contro l’Iran. E, dopo aver annunciato un inasprimento delle sanzioni americane, è tornato nelle scorse ore a parlare anche di Cuba. Con tono scherzoso, come evidenzia la Cnn, ha evocato la possibilità che gli Stati Uniti ne “prendano il controllo”. Nel suo intervento Trump ha collegato tutto a quanto accade in Medio Oriente.
“Prima ne finiremo una, mi piacerebbe concludere il lavoro”, ha affermato, riferendosi all’Iran. “Di ritorno dall’Iran, faremo sì che una delle nostre grandi unità, forse la portaerei Uss Abraham Lincoln, la più grande al mondo, si avvicini, si mantenga a circa 100 metri dalla costa e ci diranno ‘molte grazie, ci arrendiamo’”, ha aggiunto, alludendo a quella che – a suo avviso – potrebbe essere una risposta delle autorità cubane, mentre il pubblico rideva. Trump non ha risparmiato dei nuovi “attacchi” anche a Italia e Spagna: “Per loro va bene se Iran ha un’arma nucleare”.
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