Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran, Libano e gli altri Paesi del Golfo di mercoledì 8 luglio 2026.
Guerra in Iran, le notizie in diretta dell’8 luglio 2026
Continua a salire il bilancio delle vittime in Libano. Dal 2 marzo, riferisce il ministero della Salute libanese, i raid israeliani avrebbero causato la morte di 4.321 persone e il ferimento di altre 12.203.
Le ultime vittime nelle scorse ore. “Due giovani uomini sono stati uccisi dopo essere stati presi di mira da un drone nemico mentre camminavano nei pressi dell’ospedale Ghandour Hospital a Nabatieh al-Fawqa”, riporta l’agenzia di stampa di Stato libanese.
“Su direttiva del Comandante in Capo, le forze dell’US Central Command hanno iniziato a condurre ulteriori attacchi contro l’Iran per degradare ulteriormente la loro capacità di minacciare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti ritengono l’Iran responsabile per l’aggressione ingiustificata recente contro le navi commerciali e gli equipaggi civili che navigano liberamente in una vitale rotta marittima internazionale”. Lo scrive su X Centcom, il comando centrale unificato delle forze militari statunitensi.
Esplosione a Bandar Abbas, importante città portuale nella provincia di Hormozgan, nel sud dell’Iran e principale porto iraniano nello Stretto di Hormuz. Lo fa sapere l’agenzia di stampa iraniana Mehr.
“Rivolgersi alla nazione civile e coraggiosa dell’Iran con un linguaggio dispregiativo non ne sminuisce la grandezza”. Risponde su X il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi alle nuove minacce del presidente statunitense Donald Trump.
“Gli iraniani sono noti per la loro civiltà e cultura. Ed i loro solidi valori morali. Non rispondiamo alla volgarità con altra volgarità, ma con azioni: senza timore”, conclude Araghchi.
La guerra nel Golfo “non credo che ricomincerà. Penso che andrà molto velocemente”. Lo dice il presidente Donald Trump, in conferenza stampa ad Ankara, al termine del summit della NATO, parlando della recente ripresa delle attività militari contro l’Iran.
“Hanno colpito un paio di navi – continua – e noi li abbiamo colpiti molto più duramente. Quando loro hanno colpito, noi abbiamo colpito dieci volte più duramente. Noi colpiamo molto più duramente di loro. Abbiamo attrezzature molto migliori delle loro”.
“Potremmo persino… – aggiunge – qualcuno prima ha chiesto: pensa che li colpirete stasera? Ho detto: potremmo. Sì, potremmo. Ma quando loro colpiscono, noi colpiamo. Parliamo la loro lingua. Penso che, qualsiasi cosa accada, finirà molto velocemente”.
“Renderemo tutto più sicuro anche per il petrolio. Il petrolio sarà libero, molto facile da estrarre, e accadrà molto velocemente. Abbiamo lo Stretto di Hormuz. Le navi si sono ritirate. C’è una fuoriuscita di petrolio” dal Golfo “proprio ora. Abbiamo molto petrolio. Qualsiasi cosa accada accadrà molto velocemente. Non guardiamo ad una cosa a lungo termine”, conclude.
Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump “non sono un segno di forza ma piuttosto un’ammissione del fallimento di una politica basata da anni di forza bruta, di sanzioni e di minacce”. Ad affermarlo in un post su ‘X’ è il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi commentando le dichiarazioni del presidente Usa al vertice Nato di Ankara. “Con Trump criminale e assassino bisogna parlare con lo stesso linguaggio. A quanto pare capisce meglio il linguaggio della forza”, aggiunge Gharibabadi.
“Nessun soldato tornerà vivo”. Così Ebrahim Rezaei, portavoce della Commissione per la politica estera e la sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, risponde in un post su ‘X’ al presidente degli Stati Uniti Donald Trump che è tornato a minacciare di invadere l’isola di Kharg, in Iran.”Trump ha parlato ancora una volta dell’occupazione dell’isola di Kharg. Venite, vi aspettiamo. Promettiamo che nemmeno un soldato americano tornerà vivo”, ha sottolineato Rezaei rispondendo alle dichiarazioni di Trump al vertice Nato ad Ankara.
Il Pakistan ha esortato gli Stati Uniti e l’Iran a dare prova di moderazione e a rispettare il protocollo d’intesa volto a porre fine al conflitto dopo gli attacchi di ieri sera e oggi. “Il Pakistan esorta tutte le parti a onorare i rispettivi impegni previsti dal protocollo d’intesa di Islamabad”, sottolinea il ministero degli Affari esteri pakistano in un comunicato in cui invita inoltre “tutte le parti a dare prova di moderazione”.
“Il segretario generale chiede a tutte le parti di esercitare il massimo della moderazione, evitare un’ulteriore escalation e adottare immediate misure per la de-escalation”. Lo dichiara il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, Stephane Dujarric, in riferimento agli attacchi delle scorse ore tra USA e Iran.
I leader che governavano l’Iran prima della guerra “sono andati”, quelli che li hanno sostituiti “sono andati pure loro” e anche quelli attuali “potrebbero andarsene. Chi lo sa? Sono feccia“. Lo dice il presidente degli Usa Donald Trump, in conferenza stampa ad Ankara. “Questo è il terzo livello: penso che siano razionali, ma a giudicare dalle loro azioni, non stanno facendo le scelte giuste”, conclude.
Secondo le fonti militari statunitensi, riporta l’Afp, gli ultimi attacchi dall’Iran non avrebbero provocato feriti tra i militari né danni alle infrastrutture militari USA. “Tutti i missili e droni sparati dall’Iran sono stati intercettati o non hanno provocato danni importanti”, conferma una fonte.
La TV di Stato iraniana, invece, conferma che otto membri delle forze armate iraniane sono stati uccisi negli ultimi raid degli Stati Uniti. “A seguito dell’aggressione criminale condotta questa mattina dai militari terroristi americani contro aree nel sud dell’Iran, otto coraggiosi membri dell’Aeronautica e della Marina militare iraniana, a Bandar Abbas e Bushehr, sono stati martirizzati sotto i proiettili nemici mentre difendevano la patria islamica”, riporta l’emittente.
Dopo le tappe irachene di Najaf e Karbala, la salma della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei ha fatto ritorno in Iran, dove domani avverrà la tumulazione nella città natale dell’ayatollah, a Mashhad. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, le processioni in Iraq sono state seguite da decine di migliaia di persone.
Gli Stati Uniti starebbero ancora valutando quale forma potrebbe assumere una nuova ondata di attacchi contro l’Iran, mentre la situazione resta “molto dinamica”. A riferirlo è la Cnn, citando un funzionario americano informato sui fatti.
Secondo la stessa fonte, nella notte gli Stati Uniti avrebbero condotto attacchi via mare e via terra contro obiettivi iraniani nell’area dello Stretto Hormuz, riducendo le capacità di Teheran di minacciare le navi in transito lunga la rotta omanita. Attenzione anche alla portaerei americana Uss Abraham Lincoln, dopo che l’escalation delle scorse ore ne ha modificato i piani operativi.
Oltre 20 navi da guerra della Marina degli Stati Uniti hanno pattugliato le acque del Medio Oriente mentre le forze armate statunitensi “continuano a promuovere la sicurezza e la stabilità nella regione”. A scriverlo è il Comando Centrale degli Stati Uniti in un post su X. Il mese scorso, navi da guerra e velivoli della Marina statunitense, sottolinea il Centcom, “hanno attraversato il Mar Arabico in stretta formazione, dimostrando l’ineguagliabile potenza militare e la potenza di fuoco degli Stati Uniti”.
Il Libano avrebbe chiesto che Israele si ritiri da due “zone pilota” nel sud del Paese come condizione per partecipare a un nuovo round di colloqui previsto a Roma il 15 e 16 luglio. Lo dichiara una fonte diplomatica all’Afp.
Delle prossime possibili mosse di Israele parla, durante il bilaterale con il presidente siriano Ahmed al-Shaara, anche Donald Trump. “Ne ho parlato con Netanyahu, penso che voglia farlo e lo farà (ritirare le truppe dal sud del Libano, ndr)”, le sue parole. Se così fosse, sarebbe un passo importante in un momento delicato in cui si teme una nuova escalation contro l’Iran.
Anche se l’Iran si trova “fuori” dall’ambito territoriale della NATO, non si esclude che l’Alleanza possa svolgere un “ruolo” nella crisi del Golfo. Lo dichiara il segretario generale della NATO Mark Rutte, ad Ankara, al termine del summit.
“È assolutamente chiaro – dice – che la politica della NATO, e il punto di vista di tutti i 32 alleati, è che l’Iran non debba mai dotarsi di armi nucleari. Ovviamente, l’Iran si trova al di fuori del territorio NATO. Questo non significa che la NATO non possa mai intervenire”. Ma, aggiunge, “se necessario, la NATO è sempre disposta a svolgere un ruolo. Ora, però, vediamo cosa succederà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane”.
Attaccare l’Iran è stata una decisione “giusta” per gli Usa. Lo dice il segretario generale della NATO Mark Rutte, ad Ankara al termine del summit. “Parlando dell’Iran – afferma – indebolire la capacità nucleare, indebolire la capacità missilistica balistica dell’Iran è cruciale per il Medio Oriente, cruciale per l’Europa, cruciale per il mondo intero. E poi, naturalmente, la decisione del presidente americano di effettuare questi attacchi era la cosa assolutamente giusta da fare, perché si trattava dell’Iran che violava l’accordo”.
I media di Stato iraniani hanno diffuso nuove immagini che, secondo Teheran, mostrerebbero le conseguenze dei raid condotti da Stati Uniti e Israele lo scorso 28 febbraio. Gli stessi raid in cui è rimasto ucciso Ali Khamenei, ex Guida Suprema dell’Iran. Il video è stato pubblicato dalla Fars mentre proseguono le cerimonie funebri in onore dell’Ayatollah.
Le discussioni fra Stati Uniti e Iran “proseguiranno” malgrado la ripresa delle ostilità in queste ultime ore. Lo conferma il presidente francese Emmanuel Macron nella conferenza stampa che ha tenuto al termine del vertice della Nato ad Ankara. Per il presidente bisogna “continuare ad avanzare con molta calma, sangue freddo e pazienza”. “C’è stata una violazione dell’accordo, per i raid dell’Iran che hanno provocato una risposta americana. Gli iraniani sono nel torto, i raid sono contrari a quanto essi stessi hanno firmato”, sottolinea Macron.
“Potremmo ripristinare il blocco navale. E sarà solo per l’Iran, gli altri possono avere quello che vogliono”. Così il presidente statunitense Donald Trump nel corso del bilaterale ad Ankara con l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky.
“Li abbiamo colpiti molto duramente ieri sera. Probabilmente li colpiremo ancora stasera. Ho dato loro un piccolo avvertimento”. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump parlando dell’Iran durante il bilaterale ad Ankara con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
“La tregua tra Stati Uniti e Iran, di fatto, non è mai partita e l’economia rischia di pagarne il prezzo più alto. Per un Paese esportatore come il nostro il conto rischia di essere pesantissimo. Confindustria aveva già previsto il rischio recessione per l’Italia se il conflitto non si fosse fermato entro giugno. Siamo a luglio e gli attacchi continuano”. Lo afferma Silvia Fregolent di Italia Viva e vicepresidente della commissione Industria di palazzo Madama, a Aria Pulita su Telecity.
“E – aggiunge – se la guerra rallenta anche l’economia americana, uno dei nostri principali mercati, il danno raddoppia. Con una possibile chiusura dello Stretto di Hormuz ci troveremmo davanti a un vero boomerang economico: energia più cara, export in difficoltà e crescita ancora più debole. Non possiamo limitarci a osservare servono iniziative diplomatiche e una strategia economica per proteggere imprese e famiglie”, conclude Fregolent.
È “fondamentale” che tutti gli attori coinvolti nella guerra in Iran “rispettino pienamente il cessate il fuoco”. Lo dichiara il portavoce della Commissione europea Anouar El Anouni nel corso del briefing giornaliero con la stampa, rispondendo a una domanda sulla ripresa delle ostilità da parte di Teheran e Washington. “È chiaro che soltanto la diplomazia può portare a una soluzione sostenibile di tutte le questioni in sospeso”, sottolinea, esortando tutti gli attori ad attuare la risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza Onu e astenersi da azioni che mettano in pericolo il processo diplomatico in corso.
“Le Idf sono pronte a qualsiasi sviluppo in Iran. Abbiamo lo stesso livello allerta di ieri e del giorno precedente”. Lo dichiara una fonte militare israeliana a Maariv, sottolineando di non essere sorpresa dall’escalation in quanto ritiene che l’Iran non sia in grado di soddisfare le richieste statunitensi. “Se ci sarà chiesto di intervenire, in offesa o in difesa, siamo pronti”, aggiunge la fonte.
“In questo momento sono gli americani che stanno conducendo i negoziati e sono anche coloro che hanno agito in Iran la notte scorsa”, sottolinea.
In un clima di massima tensione per la nuova escalation registrata in Iran e nell’area del Golfo, continuano i funerali della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. Il corteo oggi fa tappa nella città santa sciita di Najaf, in Iraq. La bara di Khamenei – scrive Al Jazeera – è stata trasportata in corteo per le strade di Najaf fino al santuario dell’Imam Ali, genero del profeta Maometto e primo imam per gli sciiti, dopo essere arrivata la sera precedente all’aeroporto della città alla presenza del presidente iraniano Masoud Pezeshkian e del figlio maggiore del leader, Mostafa Hosseini Khamenei.
Dopo la cerimonia di Najaf, il feretro sarà trasferito a Karbala per un nuovo corteo fino ai santuari dell’Imam Hussein e di suo fratello Abbas.
Sono ancora circa 6mila i marinai bloccati nel golfo e nello Stretto di Hormuz. A confermarlo è l’Imo, l’Organizzazione marittima internazionale dell’Onu. “Condanno gli attacchi avvenuti negli ultimi due giorni contro diverse navi in transito nello Stretto di Hormuz. Questi attacchi sconsiderati – sottolinea in una nota il segretario Generale dell’Imo, Arsenio Dominguez – hanno nuovamente messo in grave pericolo marinai innocenti. Nessun marinaio dovrebbe essere costretto a rischiare la vita semplicemente per svolgere il proprio lavoro. Fintantoché non sarà possibile garantire la sicurezza e l’incolumità degli equipaggi, esorto gli Stati di bandiera, gli armatori, gli operatori e tutte le autorità competenti a evitare di esporre i marinai a pericoli inutili facendo transitare le navi attraverso lo Stretto. La situazione nella regione rimane instabile”.
Questi attacchi, aggiunge, “intensificano ulteriormente la paura, l’incertezza e lo stress psicologico già sopportati dai quasi 6.000 marittimi che rimangono bloccati a bordo di navi impossibilitate a lasciare il Golfo Persico in sicurezza. Esorto tutti gli Stati interessati a dar prova della massima moderazione, a placare immediatamente la tensione e a facilitare la partenza in sicurezza delle navi ancora intrappolate nel Golfo dall’inizio della crisi. La sicurezza del personale deve rimanere la nostra priorità assoluta”.
Nonostante gli attacchi statunitensi nella notte tra martedì e mercoledì non sarebbero stati registrati danni alle infrastrutture o alle attrezzature dell’aeroporto internazionale iraniano di Bandar Abbas. Lo comunica l’amministrazione aeroportuale della provincia di Hormozgan, citata da Al Jazeera.
Il capo della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del parlamento iraniano commenta lo scambio di fuoco con gli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz, affermando su X che “riconoscere il nuovo regime iraniano nello Stretto di Hormuz è l’unica via”. Il parlamentare iraniano Habibollah Sayyari ha risposto, in seguito alla dichiarazione del presidente statunitense Donald Trump sulla fine del cessate il fuoco, che “le forze iraniane sono al completo e pronte a rispondere a qualsiasi aggressione. Qualsiasi tentativo di sbarcare truppe sulle coste porterà all’inferno”.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan esprime “gratitudine” nei confronti di Stati Uniti, Spagna, Germania e Italia per aver “dispiegato ulteriori batterie di difesa aerea a sostegno della Turchia contro i missili lanciati” durante il conflitto iraniano.
Prezzi del petrolio in rialzo dopo gli attacchi Usa all’Iran. Il costo del petrolio di riferimento statunitense è aumentato di oltre il 2,5%, raggiungendo i livelli più alti delle ultime due settimane. Il West Texas Intermediate segna un rialzo del 2,3%, attestandosi a 72,03 dollari al barile; il Brent del Mare del Nord del 2,2%, arrivando a 75,76 dollari al barile.
Un membro della Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, i Pasdaran, sarebbe stato ucciso da “droni nemici” lanciati dagli USA a Bandar Mahshahr, nell’Iran meridionale. Lo riporta l’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim.
L’escalation colpisce anche il Libano. Israele avrebbe infatti attaccato la collina di Ali al-Taher nella notte. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa nazionale libanese, degli aerei da combattimento israeliani avrebbero colpito l’area alla periferia di Nabatieh al-Fawqa, nel Libano meridionale, dopo che l’artiglieria delle Forze di Difesa Israeliane aveva bombardato la zona.L’attacco è avvenuto intorno alle 2 del mattino.
Il cessate il fuoco con l’Iran “per quanto mi riguarda è finito”, perché “sono feccia” e “non voglio più avere nulla a che fare con loro”. Lo dice il presidente degli Usa Donald Trump, incontrando la stampa ad Ankara a margine del summit della Nato.
La Cina mette in guardia USA e Iran dal “riaccendere” la guerra in Medio Oriente. “Riaccendere la guerra non è nell’interesse di nessuna delle due parti e i mezzi militari non possono risolvere i problemi fondamentali”, dichiara il portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning in una conferenza stampa.
Gli attacchi dell’Iran contro il Bahrein e il Kuwait “sono inaccettabili”, e gli scambi di fuoco con gli Usa “complicano ulteriormente i colloqui già tesi per porre fine alla guerra”. Lo dichiara sui social l’Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, aggiungendo che quanto accaduto nelle scorse ore nello Stretto di Hormuz viola gli impegni presi con il memorandum siglato tra Iran e USA.
Lunedì prossimo i ministri degli Esteri dell’Ue si incontreranno con le loro controparti del Golfo “per discutere come possiamo lavorare insieme per sostenere l’attuazione dell’accordo e preservare la libertà di navigazione nello Stretto e nel Mar Rosso”, conclude Kallas.
Le forze armate iraniane avvertono che qualsiasi sito che consenta agli Stati Uniti di attaccare l’Iran costituirà un “bersaglio legittimo“. “Qualsiasi sostegno fornito all’aggressivo esercito statunitense per violare la sovranità e il territorio dell’Iran islamico costituirà un bersaglio legittimo delle forze armate”, si legge in un comunicato lo Stato Maggiore iraniano.
“Due basi militari nella provincia meridionale iraniana di Bushehr sono state colpite da proiettili nemici”. Lo dichiara un vice responsabile della sicurezza del governatore provinciale, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Fars. Il funzionario ha spiegato che una base è stata colpita nella contea di Dashti e un’altra vicino alla città di Chogadak, entrambe nella provincia di Bushehr in Iran.
Le sirene antiaeree suonano in Bahrein per la quarta volta dall’alba. Lo dichiara Nabil Al-Ahmar, consigliere per i media del re del Bahrein, su X. Le difese aeree di Manama stanno contrastando gli attacchi iraniani nei cieli del Bahrein, scrive Al-Ahmar in un post, aggiungendo che le difese aeree avevano fermato le “aggressioni” iraniane.
Il Qatar, uno dei Paesi mediatori nei colloqui tra Iran e Stati Uniti, condanna gli attacchi condotti dall’Iran in Kuwait e Bahrein, in risposta ai raid americani. In un comunicato, il ministero degli Esteri qatariota chiede una de-esclation e sottolinea “la necessità di preservare la regione dalle ripercussioni di questi attacchi ingiustificati, di proseguire la via del dialogo e della diplomazia, di ridurre le tensioni e di capitalizzare i progressi raggiunti nell’ambito del protocollo d’intesa fra Iran e Stati Uniti del 17 giugno”.
“Grave violazioni del memorandum di intesa tra Usa e Iran da parte degli Stati Uniti: violazione degli accordi nello Stretto, minacce persistenti di ulteriori attacchi, reintroduzione delle sanzioni sul petrolio, attacchi nel sud dell’Iran, aggressione sionista continua sul Libano. L’era del bullismo è finita. Non porta da nessuna parte. Non ci pieghiamo“, ha poi scritto, in un post sul suo profilo X, il presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore per l’Iran nella trattativa con gli Stati Uniti Mohammad Bagher Ghalibaf dopo i raid statunitensi di questa notte. Fonte Adnkronos.
l presidente statunitense Donald Trump avrebbe approvato il piano d’attacco contro l’Iran, e ne avrebbe ordinato l’esecuzione, mentre si trovava in Turchia per il vertice Nato, riporta Axios citando come fonte un funzionario statunitense.
Dopo la nuova ondata di raid Usa in Iran, Teheran risponde colpendo le basi americane in Kuwait e Bahrein. I Guardiani della rivoluzione iraniana hanno infatti annunciato di aver colpito 85 obiettivi militari degli Stati Uniti nei due Paesi. L’Iran ha quindi promesso ulteriori attacchi se gli Stati Uniti continueranno i raid. Lo riporta Adnkronos.
Il corteo funebre per l’ex Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, si sposta a Najaf (Iraq). Migliaia i partecipanti, che chiedono vendetta nei confronti degli Stati Uniti e di Israele, ritenuti i responsabili della morte dell’Ayatollah durante i primi raid USA-Israele contro l’Iran il 28 febbraio.
Mentre torna a crescere la tensione nello Stretto di Hormuz, la questione iraniana rimane al centro anche del summit NATO che si sta svolgendo ad Ankara. La Turchia si dice “al lavoro per una base stabile nei rapporti Iran-USA” e per incrementare il suo sforzo diplomatico per porre fine al conflitto.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti, Israele e Libano: le ultime notizie
Continuano le celebrazioni dei funerali dell’ex Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, ucciso nei primi raid USA-Israele lo scorso 28 febbraio. Iraq e Iran si uniscono nella venerazione dell’Ayatollah, chiedendo vendetta contro i due leader politici ritenuti responsabili della morte di Khamenei, cioè Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Prosegue anche il vertice NATO ad Ankara, con Donald Trump che accusa gli alleati europei per non “aver aiutato” gli Stati Uniti con l’Iran e al tempo stesso punta la sua attenzione su altri due territori: Groenlandia e Ucraina.
Sul fronte Libano, la principale novità è l’annuncio dei colloqui della prossima settimana a Roma. Israele e Libano torneranno al tavolo dei negoziati e il prossimo 21 luglio il presidente libanese Joseph Aoun potrebbe anche incontrare l’omologo statunitense Donald Trump. Notizie, queste, che farebbero ben sperare se nelle ultime 24 ore non fossero ripartiti i raid. Dopo le tensioni sullo Stretto di Hormuz, i nuovi raid statunitensi e le risposte iraniane, la nuova escalation appare purtroppo dietro l’angolo.
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