I Sindaci siciliani non si piegano davanti alle intimidazioni. Casi in calo, ma sono ancora troppi - QdS

I Sindaci siciliani non si piegano davanti alle intimidazioni. Casi in calo, ma sono ancora troppi

Valeria Arena

I Sindaci siciliani non si piegano davanti alle intimidazioni. Casi in calo, ma sono ancora troppi

sabato 27 Giugno 2020 - 00:00
I Sindaci siciliani non si piegano davanti alle intimidazioni. Casi in calo, ma sono ancora troppi

La nostra regione si piazza al terzo posto in Italia, dietro Campania e Puglia, per le intimidazioni ai danni degli amministratori locali. I social utilizzato per spaventare i primi cittadini. I casi emblematici dei sindaci di San Giuseppe Jato (Palermo), Avola (Siracusa) e Militello Rosmarino (Messina)

PALERMO – Anche nel 2019 la Sicilia si conferma la terza regione italiana per numero di minacce e intimidazioni agli amministratori locali. È quanto si evince dall’annuale report di Avviso pubblico, associazione di Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie, dal titolo “Amministratori sotto tiro”. Un dato che però appare in controtendenza rispetto al 2018 e che ha fatto registrare un calo dei casi censiti (66) del 24%, numero più basso dal 2010, anno zero del rapporto.

Tuttavia queste cifre non dovrebbero spingerci a sottovalutare il fenomeno, come suggerisce il documento, dal momento che negli ultimi cinque anni nell’Isola sono stati censiti 409 episodi, un primato insidiato a livello nazionale solo dalla Campania, da anni in cima alla classifica.

Ancora una volta, infatti, la maggior parte dei casi relativi a intimidazioni e minacce sono localizzati al Sud, con la Campania al primo posto a quota 92, seguita dalla Puglia (71), Sicilia (66) e Calabria (53). In particolare, il 45% degli episodi isolani sono concentrati nella provincia di Palermo (18 in un solo anno) e Messina (12), cui seguono Agrigento e Catania (9), Siracusa (5), Ragusa (4), Trapani, Enna e Caltanissetta (3), per un totale di 37 Comuni coinvolti, mentre a livello nazionale si contano, nel solo 2019, 559 atti intimidatori, uno ogni 15 ore, su 83 province interessate (il 75% dell’intero territorio italiano) e 336 Comuni colpiti, il dato più alto mai registrato. E per la seconda volta nella storia del report sono stati individuati casi di minacce e violenza in tutte le regioni d’Italia.

Tra i dati più interessati che emergono dal rapporto c’è la diversificazione degli atti intimidatori tra il Nord e il Sud: gli incendi, infatti, prima tipologia di minaccia nel Mezzogiorno, si trovano solo al settimo posto nell’area Centro-Nord, mentre i social network, diventati il mezzo più utilizzato per intimidire al Centro- Nord, scendono al quarto posto nell’area Sud-Isole. Purtroppo, però, non accenna a placarsi neanche l’abitudine di inviare proiettili, pratica ricorrente nei territori meridionali.

A tal proposito, abbiamo sentito il primo cittadino del Comune palermitano di San Giuseppe Jato, Rosario Agostaro, vittima due anni fa di un caso analogo: “L’episodio risale all’agosto del 2018 – ha spiegato – ma attualmente non ci sono stati ulteriori sviluppi sulla vicenda. Sul caso in sé attendo notizie da chi sta portando avanti le indagini, ma fortunatamente si è trattato di un episodio isolato. Su cosa ci sia stato dietro l’intimidazione ho una mia idea, ma me la tengo per me. Ho dato a suo tempo tutte le indicazioni sia al Comitato per l’Ordine e la sicurezza pubblica che agli investigatori”.

I sindaci, non a caso, sono la categoria maggiormente colpita da questo tipo di atti intimidatori. Il 57% dei soggetti coinvolti, infatti, sta a capo di un Comune. “Credo che ormai – ha aggiunto Agostaro – questo fenomeno delle intimidazioni non faccia altro che rafforzare l’azione amministrativa dei sindaci. Nessuno si farà mai influenzare da episodi di violenza o minacce. Lo dico per esperienza personale, perché nel mio caso sono uscito da quel brutto episodio ancora più determinato. I sindaci adesso sono più consapevoli e affrontano i problemi in maniera diversa rispetto a qualche anno fa. In passato, magari, la minaccia portava a una fase successiva, ma adesso rimane circoscritta perché la Sicilia è più libera dalla cultura mafiosa. La gente ha capito da che parte stare e chi ancora pensa che con le minacce può ottenere qualcosa ha sbagliato del tutto metodo”.

“L’unico vero aspetto negativo della vicenda – ha sottolineato – è che si ripercuote sulle comunità coinvolte, provocando una specie di ritorno al passato che non fa bene all’immagine del territorio”.

Il report evidenzia inoltre come nell’area del Mezzogiorno si intimidisca in modo più evidente, senza preoccupazione di destare allarme sociale né di subire sanzioni sia in maniera diretta, tramite incendi e violenza fisica e verbale, che mediante pratiche indirette come lettere minatorie e minacce via social. Per Agostaro, per esempio, l’uso che si fa delle piattaforme sociali digitale deve essere meticoloso: “Sulla mia pagina Facebook pubblico soltanto notizie istituzionali e lascio da parte la sfera privata. Inoltre, non vado alla ricerca dei vari post per rispondere a questo o quello e lascio cadere nel vuoto eventuali polemiche, senza alimentarle: se ci si addentra in questo tunnel si ha soltanto da perdere. In ogni caso, presto molta attenzione alle denunce effettuate dai cittadini e se ci sono problemi cerco di risolverli in modo silenzioso”.

“Quello che dico sempre, anche ai miei collaboratori – ha concluso – è che posso certamente sbagliare nelle scelte amministrative che faccio, ma nel prendere determinate decisioni non mi faccio mai influenzare. Figuriamoci se cambio idea per delle minacce. Vado avanti per la mia strada e penso che la mia comunità questo lo abbia capito”.

Ad Avola uno degli episodi più recenti
Luca Cannata: “Sensibilizzare i cittadini”

AVOLA (SR) – Tra i sindaci vittime di minacce e intimidazioni c’è anche Luca Cannata, sindaco di Avola, già aggredito poco tempo fa da un uomo con una roncola e destinatario di un messaggio minatorio con allegato un mattone.

Sindaco, purtroppo ormai lei avvezzo a questo tipo di intimidazioni, anche l’Anci le ha espresso solidarietà per gli ultimi spiacevoli episodi. Come ha vissuto questo periodo?
“Diciamo che ormai ho fatto l’abbonamento. È inutile dire che questo tipo di episodi vanno contro il vivere civile, oltre a essere irrispettosi nei confronti della carica che ricopriamo. Fortunatamente, la questione si è risolta, ma non possiamo ignorare il fatto che quotidianamente ci imbattiamo in gente che sta poco bene e che non riesce neanche a comprendere l’entità del nostro ruolo. In questi anni mi sono imbattuto in qualsiasi cosa: dalla lettera minatoria all’invio del bossolo, dal mafioso di turno a chi magari non sta bene con la testa. Si tratta di episodi che di certo non aiutano chi svolgere un ruolo politico come il nostro. Lo stesso Leoluca Orlando (presidente di Anci Sicilia, ndr) pochi giorni fa ha inviato una nota in proposito. Noi sindaci siamo continuamente costretti ad affrontare queste situazioni e abbiamo bisogno di più tutele e più sensibilizzazione nei confronti della cittadinanza”.

Come si convive con questo tipo di paura, sia nei confronti di sé stessi che dei propri familiari, spesso coinvolti negli atti intimidatori?
“È complicato valutare il grado di pericolosità di questi gesti. Io addirittura sono stato aggredito con una roncola. Certo, sono tutti pericolosi, ma come fai a capire fino a che punto possono spingersi, anche perché spesso si tratta di gente disperata che non ha nulla da perdere, fermamente convinta che noi siamo i risolutori di qualunque problematica, persino personale. Sicuramente viviamo e operiamo costantemente con preoccupazione”.

Lei è stato aggredito fisicamente, ma ormai, sempre più spesso, gli amministratori locali ricevono minacce e vengono aggrediti anche sui social network. Qual è il suo rapporto con questi strumenti?
“Ci vuole una regolamentazione. Non è possibile che chiunque possa aggredire verbalmente le istituzioni, ma anche le altre persone. È necessario regolamentare il diritto che ognuno ha di esprimersi tutelando la dignità di ciascuno di noi”.

Il caso di Militello Rosmarino (Me) raccontato dal sindaco Salvatore Riotta

MILITELLO ROSMARINO (ME) – Secondo il report di Avviso pubblico le minacce a mezzo social sono uno dei metodi maggiormente utilizzati da chi vorrebbe intimidire e spaventare gli amministratori locali. Le piattaforme digitali si presentano infatti come la terza tipologia d’intimidazione, subito dopo gli incedi e le aggressione fisiche. Ne sa qualcosa Salvatore Riotta, sindaco del centro messinese di Militello Rosmarino, che poco tempo fa ha presentato una denuncia per minacce gravi, segnalando la pubblicazione su Facebook di un video contenente espressioni minacciose e per nulla velate, rivolte nei suoi confronti, di altri amministratori dello stesso centro nebroideo e dei loro familiari.

“Il caso che ha interessato me e altri rappresentanti della nostra comunità – ci ha spigato il sindaco – è stato spiacevole ma isolato. Purtroppo c’è ancora qualcuno che pensa che gli amministratori siano in carica non per servire l’interesse generale ma quello particolare. Per questo io e alcuni assessori e consiglieri siamo stati oggetto di insulti da parte di un signore che ce ne ha dette di tutti i colori”.

Per il sindaco, però, i social restano uno strumento utile e importante: “Io sono un insegnante, prima ancora di essere sindaco, e tutti i giorni ho a che fare con i ragazzi, con i quali ci confrontiamo spesso su questo tema. La tecnologia è importante, basti pensare all’ottimo utilizzo che è stato fatto della Didattica a distanza in questo periodo di lockdown, ma l’educazione deve sempre essere alla base di tutto”.

“Attraverso i social network – ha continuato Riotta – noi amministratori possiamo mettere al corrente i cittadini di quello che facciamo, anche perché la popolazione vuole essere informata su tutto ciò che succede. Certo, può capitare che ogni tanto qualcuno faccia abuso di queste nuove piattaforme di comunicazione, ma ogni persona deve assumersi la responsabilità di ciò che fa. Internet, d’altronde, è un pozzo senza fondo d’informazioni e questo vale sia in senso positivo che negativo”.

“Devo dire in ogni caso – ha concluso – che, a parte qualche episodio isolato, nella nostra comunità i social network vengono utilizzati con grande senso di responsabilità, anche dai rappresentanti istituzionali”.

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