L’informazione che viene data in pasto ai cittadini da molti mezzi di comunicazione, ha fatto immaginare che l’Intelligenza artificiale (Ia) fosse un’innovazione di questi ultimi tempi. Su di essa si sono aperti dibattiti di ogni tipo, sono state scritte panzane di vario genere e si continua ad alimentare un’ignoranza generale sul tema.
Conferenza di Dartmouth 1956: McCarthy, Minsky e nascita del termine IA
La verità è, non vi sembri strano, che l’Ia è una fantasiosa metafora pensata da John McCarthy e Marvin Minsky, il primo tra gli organizzatori della famosa Conferenza di Dartmouth del 1956, ove venne per la prima volta usato il termine di intelligenza artificiale e creato un campo di ricerca al riguardo.
Sono dunque passati settant’anni e solo in quest’ultimo periodo alcuni benpensanti hanno tirato fuori questa “novità”, ovviamente tacendo proditoriamente e in malafede il fatto che essa “esiste”, appunto, da settant’anni.
Che cos’è l’Intelligenza artificiale: definizioni, scopo e conoscenza
Che cos’è l’Intelligenza artificiale? Spesso viene definita come una disciplina o una tecnologia che consente ai computer e alle macchine di simulare l’apprendimento umano, il ragionamento e la presa di decisione autonoma. è un modo accessorio, appunto artificiale, dell’intelligenza umana, atto a migliorare le performance.
Quale sarebbe lo scopo? Quello di comprendere meglio e più rapidamente i fatti quotidiani, in modo da poterli affrontare con cognizione di causa, superando la coltre di ignoranza in cui siamo immersi.
Ribadiamo, per l’ennesima volta, che dare dell’ignorante a qualcuno non è un insulto, bensì la constatazione che ignora qualcosa, constatazione che si estende a tutti gli 8,2 miliardi di abitanti del Pianeta. Secondo gli scienziati, l’umanità conosce appena il quattro per cento di tutto ciò che esiste, con ciò certificando la sua immensa ignoranza.
Dunque, il tentativo è solo di diminuire questo tasso di non conoscenza. Si può diminuire se si studia, se si legge, non solo l’informazione certificata, ma pure tutti quei libri che risalgono anche tremila anni fa, tradotti nella nostra lingua.
Dunque: leggere, leggere e leggere; studiare, studiare e studiare, ma non sugli smartphone, ove circolano informazioni di ogni genere e tipo e ove non si pone la giusta attenzione alla stessa per “mancanza” di tempo.
IA come mezzo e non fine: società, autonomia e voto democratico
L’Ia, dopo settant’anni, è diventata argomento di discussione e soprattutto ha svegliato l’attenzione della gente sul mezzo, che non è un fine. Spesso è complicato distinguere il mezzo dal fine perché si ignora come farlo, ma ciò è necessario per utilizzare il mezzo con cognizione di causa.
Scusate se ribattiamo su questo tasto continuamente, ma, se ci pensate, è il cuore del funzionamento di una società. Avere cinquantanove milioni di persone pensanti e quindi autonome, o avere cinquantanove milioni di schiavi, che si comportano come automi in base alle direttive che pochi danno, fa una grande differenza sul funzionamento di una Comunità, che poi si traduce nelle preferenze che vengono espresse durante il voto in un contesto democratico.
Impatto ambientale e sociale dell’IA: acqua, CO2 e lavoro
Con l’Ia si possono fare grandissimi passi avanti sullo sviluppo delle conoscenze perché, appunto, migliora le performance. Tuttavia, chi la utilizza, dovrebbe essere cosciente di diverse cose. In primis, come scritto sopra, che si tratta di un mezzo e non di un fine, per cui bisogna usufruirne solo per agevolare il lavoro. Inoltre, è necessario essere coscienti dell’impatto ambientale e sociale dell’Ia, tra cui grande utilizzo d’acqua, emissioni di CO2 importanti, impatto sulla disoccupazione se non viene ben regolamentata e altro ancora.
Non farsi abbindolare dai “blablatori”: scegliere tra attori e comparse
Sicuramente l’Ia è un mezzo che può aiutare le cittadine e i cittadini a capirne di più, saperne di più e dunque non farsi abbindolare da coloro che noi definiamo “blablatori”, cioé coloro che perseguono l’interesse personale camuffato in interesse generale.
Ovviamente, per potersi comportare nel suddetto modo, bisogna volerlo, scegliendo se si vuole essere attori o comparse. Ognuno di noi può fare questa scelta e quindi adottare un modo di vivere conseguente, senza spocchia, con umiltà, ma con grande determinazione.

