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Ia, ovvero la sindrome del Telaio

Ia, ovvero la sindrome del Telaio

Usarla per il benessere comune

Agli inizi del diciottesimo secolo, quando tutte le confezioni dei vari tessuti si preparavano a mano, ci furono varie invenzioni che perfezionarono il telaio, fino a quella di Jacquard (1808), che creò il telaio meccanico. Gravi preoccupazioni sorsero fra gli abitanti dei vari paesi perché si disse che questa “automatizzazione” del lavoro avrebbe reso moltissimi disoccupati.

Ora, è a tutti noto che proprio in quel periodo la povertà era estesa in connessione all’estesa disoccupazione, quindi gli strilli dei cittadini erano pienamente giustificati. Ma non tanto, perché non avevano tenuto conto che la tecnologia non produce disoccupazione, bensì occupazione in quanto moltiplica le fonti di produzione, fa abbassare i prezzi, migliora la qualità e conseguentemente incentiva gli acquisti, cioè i consumi. Tutto ciò è vero se la tecnologia viene utilizzata per il bene comune e non per interessi di questo o di quello. Il telaio, dunque, fu l’innovazione che fece moltiplicare le industrie di produzione dei tessuti di vario tipo e per conseguenza si mise in moto un circuito economico virtuoso di produzione-consumi. Lo stesso meccanismo psicologico si diffuse negli Stati Uniti quando Henry Ford attuò la catena di montaggio delle sue auto, proseguendo di fatto a una sorta di Realpolitik, pronunciata a suo tempo da Otto von Bismarck (1815-1898). Ford si dimostrò un grande comunicatore quando disse al mercato: “Scegliete il colore dell’auto che più vi piace, a condizione che sia nera“. La catena di montaggio, dopo tempo ragionevole, fu osannata dalla popolazione perché creò un immenso numero di nuovi posti di lavoro, quindi un aumento dei consumi e del benessere economico.

Perché vi abbiamo narrato questi due fatti? Perché molta gente ignora gli effetti economici di una migliore organizzazione e della migliore produttività (fare più cose nello stesso tempo), i quali sono elementi benefici che aiutano l’economia e quindi, in teoria, i cittadini. Ma questo argomento non è facile da comprendere se l’informazione non lo utilizza continuamente per rendere edotti i propri lettori o ascoltatori della materia.

L’Intelligenza artificiale dalle origini al presente: dagli albori del 1956 all’evoluzione di oggi

Non vi narriamo ulteriori episodi perché sono chiari gli esempi, per cui arriviamo direttamente al punto: l’Intelligenza artificiale (Ia).

Quando essa fu messa a punto (già nel 1956 da McKinsey e McCarthy), non si immaginava che potesse essere usata e diventare quella che è oggi. Ricordiamo al riguardo che ancora siamo agli albori perché continuano a essere sviluppate tecnologie che la utilizzano e l’Ia stessa continua a evolvere rapidamente.

L’IA non distruggerà posti di lavoro: li trasformerà e ne creerà di nuovi

Anche ora nascono grida di allarme per la paura di perdere il lavoro a causa dell’Ia. A nostro avviso – e per le stesse ragioni indicate per le innovazioni precedenti – l’Ia non farà perdere posti di lavoro, ma li trasformerà e ne creerà di nuovi. Infatti, se da un canto alcuni lavori monotoni e meccanici verranno svolti dall’Ia, molti altri verranno creati – soprattutto dalle nuove imprese del settore che avranno bisogno di personale – e altri trasformati per tendere verso una maggiore efficienza.

Tali cambiamenti, però, devono essere accompagnati e guidati al fine di fornire una formazione adeguata a tutti i lavoratori e renderli così competenti in un mercato che evolve.

Cos’è davvero l’IA: hardware, software e capacità di elaborazione per qualunque quesito

L’Ia, diciamolo una volta per tutte, non è altro che un immenso coacervo di hardware e software, i quali, messi insieme, hanno una capacità di elaborazione eccellente, per cui sono in condizione di dare risposte a qualunque quesito posto, sia di carattere generale che di carattere specifico.

Essa sarà quindi fondamentale nello sviluppo della ricerca in tutti i campi, compreso quello farmacologico, da cui l’umanità si attende finalmente la cura decisiva contro tutte le circa centocinquanta forme di cancro. Ciò sempre che le industrie farmaceutiche non tengano nascosta l’innovazione per paura di perdere fatturato conseguente alla vendita di farmaci antitumorali.

Il costo ambientale dell’IA: benvenuta solo se usata per il benessere delle popolazioni

Ora, bisogna riconoscere che l’Ia ha un costo ambientale elevatissimo, per cui le diamo il benvenuto se utilizzata con cognizione di causa e per il benessere delle popolazioni.