Roma, 30 lug. (askanews) – Saranno rafforzate alcune garanzie a tutela della privacy e di altri diritti costituzionali, nel Decreto legislativo con cui il governo recepirà l’AI Act dell’Unione Europea, con particolare riguardo all’utilizzo dei dati biometrici per il riconoscimento facciale negli spazi pubblici. Un tema sui cui l’opposizione aveva denunciato il rischio di schedatura di massa, su cui l’Unione Europea aveva ricordato i limiti fissati nella norma, e su cui anche Forza Italia ha chiesto una impostazione maggiormente “garantista”.
Situazione che stamattina aveva determinato il rinvio del voto sul parere da parte della Commissione Politiche europee della Camera. E su cui – dopo il monito di Bruxelles – anche palazzo Chigi era dovuto intervenire: “L’Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall’AI Act, come fatto finora, in coerenza con le garanzie costituzionali e dei diritti di libertà, la cui verifica spetta all’Autorita giudiziaria”, hanno assicurato fonti della Presidenza.
Ecco allora che l’accordo si trova nelle commissioni Affari e Costituzionali e Giustizia della Camera, dove la maggioranza vota un parere che invita il governo a recepire queste preoccupazioni. In particolare l’autorizzazione all’uso dei sistemi di identificazione biometrica deve essere rilasciata dal giudice competente; la gestione dei dati deve essere “accorta, proporzionata e realizzata dall’uomo (due persone contemporaneamente, con tracciamento della attività)”; i risultati dell’autenticazione non devono poter avere autonoma efficacia probatoria seppur preziose ai fini della prova.
Soluzione che soddisfa Forza Italia: “Abbiamo fatto un lavoro per implementare, anche con il contributo delle opposizioni, la proposta di parere, e migliorarla in senso garantista”, ha spiegato il relatore al parere in I e II commissione, Paolo Emilio Russo (Fi). “Abbiamo voluto chiarire nel testo alcuni passaggi che erano stati evidentemente male interpretati: non ci sono schedature di massa, grandi fratelli, modelli cinesi. Le nuove norme – ha sottolineato Russo – perseguono una perfetta armonizzazione tra il sacrosanto diritto alla sicurezza dei cittadini e le garanzie e gli altri diritti, come quello alla riservatezza, che sono previste dalla nostra Costituzione”.
Resta da vedere se anche l’opposizione riterrà sufficiente la raccomandazione al governo. Prima del parere votato alla Camera, la stessa Ely Schlein tuonava: “Giorgia Meloni costringe il Parlamento ad approvare una norma per raccogliere massivamente i dati biometrici dei cittadini a loro insaputa, e senza previa autorizzazione di un giudice. Una norma che si pone palesemente in contrasto con le norme europee che regolano il riconoscimento facciale in tempo reale e vietano quello generalizzato e sproporzionato negli spazi pubblici. Il governo litiga su tutto, è distante dai problemi delle persone, vanno spediti solo sul Grande Fratello: assecondare la loro ossessione per il controllo e la sorveglianza di tutti i cittadini. Evidentemente preferiscono controllare le persone, anziché risolverne i problemi”, era stata l’accusa della leader Pd.
Di sicuro il parere votato alla Camera non convince M5s che “timidamente invita il governo a valutare correttivi al testo”. Troppo poco per i Cinque Stelle, visto che “sul riconoscimento facciale negli spazi pubblici il decreto legislativo del governo apre la strada ad una deriva pericolosa che può assestare un colpo mortale ai diritti e alle libertà dei cittadini, in totale spregio della Costituzione”. Insomma, “quel decreto legislativo è pericoloso e il governo deve ritirarlo”, affermano gli esponenti del M5S nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera.

