Idiozia spendere di più e abbassare le tasse - QdS

Idiozia spendere di più e abbassare le tasse

Carlo Alberto Tregua

Idiozia spendere di più e abbassare le tasse

martedì 26 Ottobre 2021 - 03:15

Sono bravi ad allargare la borsa

In questi giorni vi è un’ampia discussione sul Dup (Documento unico di programmazione), cioè sulle linee guida per formare la legge di bilancio 2022.
Come ogni anno, l’idiozia si è diffusa a macchia d’olio insieme alla stupidità, che impera in tutta la classe partitocratica, divenuta classe istituzionale per puro caso e per disastro degli italiani.
Di che si tratta? Del fatto che da tutte le parti presenti in Parlamento viene richiesto di allargare la borsa delle spese per pensioni, assistenza sociale (fasulla), per la scuola e per altri settori ove sono accolte con favore le richieste di sussidi, compreso quello deprecabile (così com’è) del Reddito di Cittadinanza.

In che cosa consistono l’idiozia e la stupidità? Nel fatto che tutti costoro, che vogliono farsi belli con parte del Popolo, dimenticano che per aumentare le spese bisogna aumentare le entrate. Diversamente, aumenta il debito, che è già arrivato a limiti insopportabili, quasi vicini al centosessanta per cento del Pil.

Ancor più idiozia e stupidità sta nel fatto che tutti questi barbagianni omettono per malafede di indicare le maggiori entrate che dovrebbero coprire le maggiori uscite. Non solo, ma ancor più reclamano di abbassare le tasse e le imposte, cioè di diminuire le entrate.

Ora, chiediamo alle persone ragionevoli, com’è possibile, in uno Stato nel quale il debito è arrivato a limiti intollerabili, contemporaneamente aumentare le uscite e diminuire le entrate? Ecco spiegate idiozia e stupidità, nonché malafede.

L’operazione di abbassare le tasse è sicuramente quella più sensata perché così facendo si liberano risorse che vanno a investimenti e consumi, cioè le due gambe che fanno aumentare il Pil e con esso la ricchezza, le imposte e l’occupazione.
Il non dimenticato economista John Maynard Keynes (1883-1946) ha sostenuto con vigore la teoria che uno Stato debba (e non possa) indebitarsi a condizione che tale debito sia destinato agli investimenti pubblici e privati.

Non come fanno questi politicastri che creano nuovo debito per aumentare le uscite correnti, destinate anche a un assistenzialismo becero.
I mezzi di comunicazione cartacei, radio-televisivi e digitali, confondono spesso l’opinione pubblica facendo credere che i fondi europei del Pnrr potranno essere utilizzati anche per la spesa corrente e assistenziale. Non è vero. Occorre scriverlo e dirlo a chiare lettere.

I fondi europei del Pnrr sono destinati esclusivamente agli investimenti o al miglioramento funzionale di strutture che a loro volta generano ricchezza, non solo sotto forma finanziaria, ma anche sotto forma di servizi.

Col che si dovrebbe capire come le attività destinate al miglioramento dello stato dei cittadini non dovrebbero riguardare le questioni immediate, bensì quelle che danno sollievo dopo uno, due o tre anni e cioè gli investimenti.
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, col suo periodare corto ma efficace, ha fatto intendere questa linea del Governo, ben sapendo – anche per il suo precedente incarico di presidente della Bce – che l’attuale situazione di acquisto di titoli di Stato a costo zero non continuerà se non fino a giugno del 2022.

Lo Stato italiano sta continuando a indebitarsi per la spesa corrente. Per esempio, i due cavalli di battaglia di M5S e Lega, cioè RdC e Quota 100, sono stati disastrosi perché hanno gettato al vento circa venti miliardi (dieci per uno) senza ottenere alcun risultato di aumento del Pil, che è crollato, anche per effetto del Covid-19.

Non è possibile che gli enti previdenziali paghino ancora pensioni a chi ha lavorato appena undici o sedici anni o ad altri che hanno lavorato qualche anno di più. Non è possibile che l’assegno pensionistico non sia strettamente proporzionato ai contributi versati durante la vita lavorativa di ciascun italiano o italiana. Non è possibile che ci siano parassiti – quali sono gli ex parlamentari nazionali, nonché gli ex consiglieri regionali – che percepiscono vitalizi a prescindere dai contributi versati.

Si tratta di una iniquità che dovrebbe essere eliminata, ma che nessun governo, con relative maggioranze, avrà la forza di fare mai, lasciandola in vita.

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