Milano, 15 mar. (askanews) – Portorose, in Slovenia, ospiterà il 20 e 21 marzo la 28esima edizione del “Festival della Malvasia istriana”, appuntamento dedicato a uno dei vitigni più rappresentativi dell’area adriatica. La manifestazione porterà in degustazione oltre 160 etichette presentate da più di 60 Cantine provenienti da Slovenia, Croazia e Italia.
Anticipato da “Malvazija Tour”, serie di appuntamenti gastronomici organizzati in Slovenia attorno agli abbinamenti tra la Malvasia e la cucina del territorio, il programma si aprirà venerdì 20 marzo alle 16 alla Cantina Vinakoper con un simposio rivolto a viticoltori, operatori e pubblico specializzato. Al centro dell’incontro ci saranno la Malvasia, la sua evoluzione, le prospettive del vitigno e il confronto sulla nuova legge sul vino.
La giornata aperta al pubblico è in programma sabato 21 marzo al Centro Congressi dell’Hotel Slovenija, dove tra le 16.30 e le 20 sarà possibile incontrare i produttori e degustare le diverse interpretazioni della Malvasia. Il festival mette così a confronto territori vicini ma differenti, mostrando come uno stesso vitigno possa cambiare profilo in base a suoli, clima, esposizione e scelte enologiche.
Dall’Istria slovena arriveranno 26 Cantine, tra cui Santomas, Vinakoper, Korenika & Moskon, Rojac, Gordia, Montemoro e Zaro. Il Carso sloveno sarà rappresentato da cinque produttori, tra cui Vinakras, Vina Kobal e Vina Slamic. Dalla Valle del Vipacco sono attese, tra le altre, Vipava 1894, Ferjancic, Stokelj, Mihelj Wines e Vina Bric, mentre da Brda parteciperà Marinic. Per l’Istria croata sono annunciati invece Damjanic, Degrassi, Tomaz, Veralda e Zigante Vero, insieme con i produttori italiani Lenardon, Humar Marino e Venica & Venica.
La Malvasia è uno dei vitigni più diffusi del Mediterraneo e proprio questa estensione rende particolarmente interessante il confronto tra territori diversi. Nelle aree più vicine al mare emergono spesso letture più fresche e sapide, mentre nelle zone collinari o segnate da suoli calcarei si ritrovano versioni più strutturate e complesse. In questo senso il festival offre una fotografia aggiornata dell’evoluzione del vitigno tra Adriatico e Mediterraneo.

