Ricordate Leopoldo Fregoli (1867-1936)? è stato un famoso trasformista e illusionista, padre di una teatralità inconsueta che era quella di cambiare personaggio in pochi istanti dietro un baule in cui teneva tutti i suoi trucchi. Le trasformazioni avvenivano, appunto, in secondi e nel suo spettacolo si presentava nelle vesti di decine e decine di personaggi diversi.
Da lui nacque il neologismo “fregolismo” e addirittura, in psichiatria è stata denominata la sindrome di Fregoli. Da lui prese anche il nome lo spettacolo Cavalli di battaglia del compianto Gigi Proietti, che senza avere l’abilità di Fregoli, tuttavia rappresentava diversi personaggi esilaranti.
Il caso Malagò e la nomina alla presidenza della Figc
L’incipit che vi abbiamo descritto riguarda i nostri tempi: quelli del ceto politico e delle corporazioni, che sono capaci del citato trasformismo con una pari o superiore abilità a quella di Fregoli. L’ultimo esempio in rassegna è quello dell’ex presidente del Coni (Comitato olimpico nazionale italiano), Giovanni Malagò, il quale, per restare sulla scena, si è fatto nominare presidente della Figc (Federazione italiana giuoco calcio).
Ma è successo un inghippo: egli è stato eletto senza essere iscritto alla stessa Federazione. L’iscrizione, però, è un requisito essenziale perché una persona non può divenire presidente di un qualunque organismo se non ne fa parte. Lapalissiano direbbe qualcuno.
L’organo superiore alla Figc è il Coni, attualmente presieduto da Luciano Buonfiglio, il quale non poteva non tenere conto dell’invalidità dell’elezione di Malagò a presidente della Figc e, pertanto, ha ritenuto opportuno commissariare la stessa Federazione e quindi nominare il relativo commissario. Chi ha scelto il Coni come commissario? Lo stesso Malagò, che precedentemente ne era il presidente.
La questione ha dell’incredibile, ma non è finita qui. Che fa ora il commissario della Figc, il predetto Malagò? Deve convocare l’assemblea per eleggere il nuovo presidente. E chi sarà il nuovo presidente? Indovinate! Giovanni Malagò.
Se questa vicenda mi fosse stata raccontata non ci avrei creduto, ma è sotto gli occhi di tutti.
Il trasformismo nella politica e nelle istituzioni
Dobbiamo rilevare che questo trasformismo non è occasionale o raro; è continuo. Prendiamo per esempio deputati e senatori, che a decine, in una legislatura, cambiano casacca. È vero che sono tutelati dall’articolo 67 della Costituzione, il quale recita che gli eletti al Parlamento non hanno vincolo di mandato, ma questa norma costituzionale non trova poi esecuzione nell’altra norma costituzionale e, precisamente, l’articolo 49, il quale consente di associarsi liberamente in partiti, che poi dovrebbero essere disciplinati con legge per avere un corretto funzionamento.
Deputati e senatori non danno esempio di coerenza e di rispetto nei confronti dei loro elettori, in quanto cambiare partito significa contravvenire al voto di fiducia e quindi alla fiducia degli elettori. Non c’è un vincolo costituzionale, ma certamente un vincolo etico, che viene tradito. E siccome l’esempio viene dall’alto, il trasformismo scende in tutti i gangli delle istituzioni e ancor più nella Pubblica amministrazione.
Cambio di casacca e responsabilità nella Pubblica amministrazione
Il cambio di casacca di direttori generali, funzionari e dipendenti non può assimilarsi a quello dei parlamentari, perché ogni cittadino ha il diritto di cambiare amministrazione. Tuttavia, si tratta sempre di cambio di casacca come nelle partite di calcio.
A proposito, ricordiamo Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, ministro degli Esteri del Re di Francia, della Rivoluzione, della Restaurazione e di nuovo di Luigi XVIII. Come Joseph Fouché, ministro della Polizia con tutti, fra l’Ottocento e la prima metà del Novecento. Ambedue campioni di trasformismo.
Insomma, la coerenza e la rettitudine non sono di questo versante importantissimo del Paese in quanto, com’è noto, le istituzioni e la Pubblica amministrazione ne sono l’esempio. Va chiarito però che la Pa non è subordinata alla politica per il suo funzionamento, ma solo per l’attuazione degli indirizzi: compiere il proprio dovere.
Valutate voi!

