Giustizia, il covid-19 non ha fermato l’attività degli uffici del Tar di Catania - QdS

Giustizia, il covid-19 non ha fermato l’attività degli uffici del Tar di Catania

Maria Francesca Fisichella

Giustizia, il covid-19 non ha fermato l’attività degli uffici del Tar di Catania

sabato 11 Luglio 2020 - 06:58
Giustizia, il covid-19 non ha fermato l’attività degli uffici del Tar di Catania

Pancrazio Maria Savasta, presidente del Tribunale amministrativo regionale etneo, risponde alle domande del Qds. Stop solo a marzo, poi gran parte del lavoro è stato svolto in remoto

Intervistato dal direttore, Carlo Alberto Tregua, il presidente del Tar, Pancrazio Maria Savasta, risponde alle domande del QdS.

Cosa ha comportato per il Tar di Catania il sopraggiungere dell’emergenza sanitaria? Ha rallentato i lavori della sua azione? E se sì, quanto?
“Il Covid ha aumentato il lavoro, però devo dire che la situazione è stata ben fronteggiata. Per legge ci siamo fermati soltanto a marzo, sono quindi saltate due udienze ordinarie. Ma poi tutto è ripreso con le udienze da remoto. La macchina non si è fermata perché la normativa prevedeva che sulle questioni cautelari si intervenisse con decreto presidenziale. La normativa, insomma, ci ha consentito di portare avanti il normale iter dei processi”.

Quindi nell’anno cosa prevede?
“Succederà quanto segue: la normativa prevedeva che gli avvocati potessero richiedere il rinvio causa Covid, nel caso in cui, per esempio, non si riuscisse a contattare il cliente, essendo il nostro un processo molto cartolare. La normativa ha previsto questi rinvii, ma abbiamo organizzato il tutto in maniera che essi fossero comunque definiti entro l’anno. Certo, il secondo semestre sarà molto impegnativo, ma credo di poter dire che riusciremo a confermare il trend dell’anno scorso. In tutto questo è bene rammentare le fasi del processo amministrativo che conosce, oltre all’ordinaria tutela cautelare, in modo tale da fornire una risposta entro circa un mese dalla notifica del ricorso, anche quella ancor più urgente. Tale procedura, anch’essa molto utilizzata nel processo, consente una risposta entro pochi giorni, anche lo stesso giorno, con decreto presidenziale provvisorio sino all’udienza camerale cautelare (quella che si tiene a circa un mese dal ricorso) e, addirittura, un ulteriore tutela ancor più immediata, sempre con decreto presidenziale, ancor prima della presentazione del ricorso nei casi di particolare ulteriore urgenza”.

Approfondiamo questo aspetto: cosa vuol dire e cosa comporta?
“In termine tecnico si definisce ‘inaudita altera parte’, ossia ‘senza ascoltare la parte avversa’. Ci si riferisce a un tipo di provvedimento giudiziale emesso in deroga al principio del contraddittorio: in alcuni casi, infatti, il giudice può, a seguito di una cognizione sommaria dei fatti, emanare dei provvedimenti che vengono dati senza che vi sia in atto fra le parti un procedimento in contraddittorio. Sono decreti presidenziali, previsti dal codice nel caso in cui la situazione è di una tale urgenza da non poter aspettare l’udienza camerale. Ma ci sono casi in cui l’urgenza è ancor più stringente, e l’avvocato non ha il tempo di depositare il ricorso. Quest’ultimo chiederà al presidente di essere sospeso. Un esempio può essere quello in cui si è esclusi dal concorso, ma dopo due giorni avrà luogo l’orale. In questi casi o si concede una tutela immediata o si andrà fuori dai tempi utili. Tale velocità credo che non conosca eguali in nessun’altra parte del mondo”.

Pancrazio Maria Savasta

Qual è la situazione dell’organico del Tar?
“Il personale amministrativo è di 32 unità, quasi corrispondente a quello di diritto, anche se alcune carenze di personale sono state ripianate non a regime, ma grazie ad alcuni comandi da altre amministrazioni. Mentre l’organico dei magistrati è di 16 su 23 di diritto, quali dovrebbero essere”.

Dunque, siete sotto organico. Cosa può dirci in merito?
“Devo dire che non è solo un problema di Catania, ma generalizzato. C’è sempre stato”.

Il carico del Tar di Catania è poderoso, ma rispetto alla sezione di Palermo come giudica tale carico? È maggiore?
“Diciamo che da qualche tempo ci siamo bilanciati. A Palermo c’è in programma di istituire la IV Sezione, ma a Catania si parla di istituire una Sezione stralcio, ovvero una Sezione provvisoria volta al recupero del contenzioso arretrato, deliberata dal Consiglio di Presidenza, che ci auguriamo venga attivata”.

Quanto è importante l’informatizzazione dei processi? E a che punto è all’interno della vostra realtà?
“L’informatizzazione completa del processo amministrativo risale al primo gennaio 2017 ed è a regime per tutti i ricorsi, anche precedenti, dal gennaio 2018. L’esperienza telematica si è andata via via affinando e i vantaggi sono davvero rilevanti. Per quanto riguarda gli avvocati, oggi possono depositare tutti gli atti comodamente dalle loro postazioni. Le notifiche sono ormai per la gran parte effettuate tramite Pec. Gli aggiornamenti del fascicolo telematico sono praticamente in tempo reale, sicché gli stessi possono essere consultati da remoto, senza la necessità di recarsi in Tribunale. Inoltre, con l’avvento della firma digitale dei provvedimenti, gli stessi possono essere depositati da remoto, con il notevole vantaggio dell’abbattimento dei tempi. Anche in questo caso non occorre recarsi in Tribunale, peraltro in presenza di personale di segreteria, necessario per attestare l’avvenuta pubblicazione e lo scambio tra relatore e presidente. Tutto è istantaneo. Per comprendere pienamente i vantaggi che sono derivati dall’informatizzazione del processo, basti pensare alla possibilità di pubblicare provvedimenti urgentissimi anche di sabato”.

Il processo telematico ha rivoluzionato e migliorato il modo di lavorare. Quali altri vantaggi sono derivati dal processo telematico?
“Ha rivoluzionato il nostro modo di lavorare, consentendo intanto di rendere effettivo l’intervento in urgenza presidenziale, posto che, come ho accennato, il deposito e la pubblicazione del decreto avviene in tempo reale. Ma ha anche consentito il controllo dei singoli passaggi dei provvedimenti, con monitoraggio immediato dei tempi di deposito. E non ultimo, possiamo dire che ha abbattuto i costi amministrativi. Tutte le comunicazioni con avvocati e protagonisti del processo avvengono tramite sistema o per Pec, con notevole risparmio anche per la corrispondenza raccomandata, in precedenza utilizzata”.

La mole di lavoro della nostra giustizia amministrativa su quale livello ci colloca, rispetto alla graduatoria nazionale delle regioni?
“Si può dire che la Sicilia, rispetto ai ricorsi introitati annualmente, tra Tribunale di Palermo e Catania, ha un contenzioso di poco meno del 10 per cento. Catania ha un contenzioso di circa il 4,5 per cento, di cui il 2 per cento nell’ambito degli appalti. La maggior parte del contenzioso arretrato riguarda, però, l’abusivismo edilizio”.

Pancrazio Maria Savasta

Mediamente quanto tempo impiegate per smaltire i ricorsi?
“Senza andare molto indietro nel tempo, nel 2013 vi erano 54.445 ricorsi pendenti. Mentre a fine 2019 erano 15.137. Il mio obiettivo è quello di ‘ripulire gli archivi’ entro quest’anno, con circa 8.000 pendenze. Certo, l’emergenza sanitaria ci ha un po’ rallentato, ma se non si verificheranno spiacevoli novità dal punto di vista sanitario, confido di raggiungere questo risultato. Sono ragionevolmente ottimista in tal senso”.

I magistrati sono rientrati in ufficio, oppure state continuando a lavorare in smart working?
“Le udienze riprenderanno, al netto di possibili mutamenti legislativi, a partire da settembre”.

Come cambiare? Rivoluzionando la dirigenza del Paese
Chiudere un anno tanto complesso con un tale risultato non è da poco. Cosa vuol aggiungere in merito?
“Questo significherebbe avere la possibilità di trattare solo ricorsi per i quali sussiste ancora l’interesse delle parti con decisioni nel merito e, quindi, di poter monitorare effettivamente i reali tempi di deposito”.

Possiamo approfondire?
“In altre parole, se la pubblicazione di una sentenza, cosi come purtroppo ancora accade, è riferita a pendenze del 2004-2005, il dato appesantisce notevolmente il riferimento ai tempi di deposito effettivi di una gestione, che, invece, soprattutto in tema di appalti pubblici riesce a definire il giudizio in circa quattro mesi, quando non adotta una sentenza in forma semplificata e, quindi, in circa un mese. Ciò detto, dai calcoli statistici effettuati emerge che dai tempi di attesa di 4.815 giorni dell’anno 2011 siamo passati ai 1.320 del 2019; come dire che da una media di 13,19 anni, siamo passati a una di 3,61. Una volta abbattuto l’arretrato significativo, l’obiettivo impegnativo, ma non impossibile, sarà quello di una definizione media del processo per il rito ordinario in 24 mesi, mantenendo quello celere per il rito sugli appalti che ho richiamato”.

In base alla sua esperienza, cosa consiglierebbe per snellire le procedure burocratiche?
“Lo snellimento non si favorisce impedendo il controllo. Il processo è sempre una garanzia per cittadini e imprese. Penso che la più grande rivoluzione che dovrebbe essere fatta in Italia è guardare a un riesame della dirigenza del Paese. Lo Stato dovrebbe maggiormente investire sulla formazione della Classe dirigente”.

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