Il Governo guarda al passato, non al futuro - QdS

Il Governo guarda al passato, non al futuro

Carlo Alberto Tregua

Il Governo guarda al passato, non al futuro

sabato 23 Maggio 2020 - 10:16

Rituali senza progettualità

La crisi vera e propria del virus “Corona” è stata affrontata dal Governo in modo sufficiente, anche se eccessivamente prudente, con la conseguenza che i riflessi sull’economia e sull’occupazione sono molto pesanti per questo scorcio di sette mesi di anno, da giugno a dicembre.
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, doveva assumere qualche responsabilità in più e accelerare il processo di ritorno alla normalità.
Si deve registrare, al riguardo, che tale processo continua a tardare, perché i cittadini sono stati martellati con “statevi a casa”, per cui hanno preso l’abitudine e ora escono dalle loro tane con una certa difficoltà.
Inoltre, i cittadini sono stati martellati inculcando nella loro testa una paura enorme, sproporzionata al vero pericolo di contagio, cosicché oggi chi va in giro è guardingo e impaurito. Non fa testo qualche assembramento di giovani che, ovviamente, nella loro spensieratezza, non sono stati colpiti dai macigni governativi.


Il difficile arriva oggi perché è venuta a mancare a tutto il Paese, e soprattutto al Sud, quella materia prima che sono i turisti. Tutto il comparto ricettivo, di ristorazione e di svago è ancora fortemente penalizzato e non si sa quale potrà essere l’afflusso di ospiti dal prossimo 3 giugno, quando cadranno tutte le barriere nazionali e internazionali d’Europa.
Il Governo si è preoccupato di affrontare l’emergenza, ha “trovato” ottanta miliardi di euro, ma questi sono del tutto insufficienti per tamponare centinaia di miliardi di Pil perso, con la conseguenza che moltissimi imprenditori non ricominceranno a lavorare, anche in questo caso nel Sud, e la disoccupazione continuerà ad aumentare.
In Europa traccheggiano con le misure, anche se i due Paesi-locomotiva, Germania e Francia, hanno raggiunto un accordo per approntare cinquecento miliardi di euro. Tale accordo è abbastanza indefinito perché non si sa se le risorse finanziarie saranno erogate a fondo perduto, cioè non restituibili, ovvero come prestiti, seppure a bassissimo tasso.

L’incertezza continua e non consente di guardare al futuro. Proprio al futuro non guarda il governo.
In primo luogo perché i meccanismi messi in moto non sono sufficienti per ridare slancio alla produzione, all’esportazione e a tutto il settore dei servizi ordinari e avanzati.
In secondo luogo, perché fra appena tre mesi, dovrà affrontare una salita di sesto grado che è la legge finanziaria del 2021, da inviare alla Ue per un preliminare controllo, entro il 15 di ottobre e poi da approvare entro il 31 dello stesso mese.
Tale finanziaria 2021 dovrà affrontare l’enorme recessione di quest’anno, che gli analisti valutano nella misura fra il 9 e l’11 per cento del Pil, la carenza di mezzi finanziari, il mancato introito di decine di miliardi di imposte e tasse difficilmente recuperabili il prossimo anno, l’aumento della disoccupazione e il conseguente forte rallentamento della ruota economica nazionale con punte più gravi in tutto il Sud Italia.


Guardare al futuro si può fare stendendo un piano poliennale, almeno fino alla conclusione della legislatura il prossimo marzo 2023. Prima di allora, vi sarà un momento topico: l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, in febbraio 2022. Lo stesso anno, in Sicilia, vi sarà l’elezione del nuovo presidente della Regione e dell’Assemblea regionale, nel mese di novembre.
Si tratta di vedere se questo tempo avanti a noi sarà ben utilizzato, con giudizio e fattività, oppure vi sarà il solito tran tran di un’inconcludente classe politica, rattrappita e imbullonata sulle proprie seggiole, egoista, che dimentica la sua principale funzione: servire i cittadini.
In questo quadro vi è un’altra questione di primaria importanza e cioé la profonda riforma della burocrazia, procedendo in un sol colpo all’abrogazione del sistema autorizzativo e ripristinando ciò che la Costituzione e le leggi disciplinano in maniera nitida: tutto consentito, salvo il vietato, sul modello anglosassone.
Solo con autocertificazioni e automatismi al posto delle autorizzazioni, il Paese si può sbloccare e tentare una corsa di cui ha estremamente bisogno.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta

Registrazione n. 552 del 18-9-1980 Tribunale di Catania
Iscrizione al R.O.C. n. 6590


Ediservice s.r.l. 95126 Catania - Via Principe Nicola, 22

P.IVA: 01153210875 - Cciaa Catania n. 01153210875


SERVIZIO ABBONAMENTI:
servizioabbonamenti@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/372217

DIREZIONE VENDITE - Pubblicità locale, regionale e nazionale:
direzionevendite@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/388268-095/383691 - Fax 095/7221147

AMMINISTRAZIONE, CLIENTI E FORNITORI
amministrazione@quotidianodisicilia.it
PEC: ediservicesrl@legalmail.it
Tel. 095/7222550- Fax 095/7374001

Direttore responsabile: Carlo Alberto Tregua direttore@quotidianodisicilia.it

Raffaella Tregua (vicedirettore)
vicedirettore@quotidianodisicilia.it

Dario Raffaele (redattore)
draffaele@quotidianodisicilia.it

Carmelo Lazzaro Danzuso (redattore)
clazzaro@quotidianodisicilia.it

Patrizia Penna (redattore)
ppenna@quotidianodisicilia.it

Antonio Leo (redattore)
aleo@quotidianodisicilia.it

redazione@quotidianodisicilia.it

Telefono 095.372684