Il Ponte sullo Stretto e i suoi... fratelli minori: come favorire la ripartenza - QdS

Il Ponte sullo Stretto e i suoi… fratelli minori: come favorire la ripartenza

Lina Bruno

Il Ponte sullo Stretto e i suoi… fratelli minori: come favorire la ripartenza

giovedì 01 Luglio 2021 - 00:00

Il destino di Messina è strettamente legato al Ponte, ma nell’attesa di capire cosa ne sarà vi sono altre opere i cui cantieri sono già avviati e che modificheranno il volto della città

Il nodo mobilità

MESSINA – Tra programmazione, progetti in redazione e cantieri aperti la città dello Stretto vuole recuperare il tempo perduto. Alcune grandi opere, dopo anni di stop e intoppi, dovrebbero raggiungere presto il traguardo, ma ci sono anche scelte che bisognerà definire nei prossimi mesi e da cui dipende l’assetto di parti importanti di territorio.

La trasformazione è dentro quel lavoro di pianificazione in corso, in quegli strumenti come Prg, Pgtu e Pums che dovrebbero prefigurare una città più smart e sostenibile, che limita le nuove edificazioni e favorisce la rigenerazione urbana e il recupero, con più isole pedonali e piste ciclabili.

Uno scenario ancora lontano e che implica tra l’altro una rivoluzione culturale che abbatta le resistenze al cambiamento ancora presenti (ne sono la prova le tante polemiche che accompagnano ogni estate l’isola pedonale che viene istituita a Torre Faro).

In autunno, completata la parte propedeutica, sarà pronto lo schema di massima del Prg; sul Pgtu si sta attendendo il decreto definitivo sulla valutazione di impatto ambientale prima di inviarlo in Consiglio comunale; mentre sarà adottato in Giunta entro il 5 agosto il Pums. Messina ha anche pronto il Pudm, Piano spiagge, che deve però ancora avere il via libera dell’Aula.

Nodo centrale resta la mobilità e i collegamenti nello Stretto: determinanti sono le grandi infrastrutture, dal porto di Tremestieri alla via Don Blasco, che una volta completate daranno un grosso input al nuovo corso verso cui si avvia la città.

Salvatore Mondello

Abbiamo fatto il punto della situazione con Salvatore Mondello, assessore alle Infrastrutture e ai Lavori pubblici, alla Mobilità urbana e alla Pianificazione. La via Don Blasco, 3,8 km, corre parallela alla via La Farina e collegherà la zona portuale con Gazzi e quindi gli svincoli autostradali. Un’opera da 27 milioni di euro, pensata nel 1989, iniziata a progettare nel 1996 e da allora tormentata da ostacoli di vario genere. Nel 2017 la firma del contratto con il Consorzio Medil Scarl, ma per la consegna dei lavori si è dovuto attendere fino a dicembre 2018. “È realizzata al 70% – spiega Mondello – con il risanamento anche di una porzione di percorso e l’assegnazione di 36 alloggi. Al posto di case fatiscenti c’è già la nuova strada. Le maggiori criticità le abbiamo superate, c’è adesso da coordinarsi sulla via Santa Cecilia con i lavori che sta effettuando Rfi e demolire il piccolo viadotto nell’intersezione con la via San Raineri e sostituirlo. Abbiamo già attivato due tratti di ottocento metri, ma l’opera ultimata la potremo vedere nel marzo 2022”.

Il rendering del nuovo Porto di Tremestieri

Intoppi e ostacoli non hanno risparmiato neppure il Nuovo Porto di Tremestieri. Dopo una serie di controversie giudiziarie nel 2013 l’appalto di circa 74 milioni di euro è stato aggiudicato alla Coedmar, ma i lavori sono stati consegnati solo nel novembre del 2018 per essere stoppati però quasi subito per a causa della presenza di 45 mila tonnellate di sfabbricidi sotto il terreno di sedime. Si è dovuta redigere quindi una variante che ha rallentato la prosecuzione dei lavori. “Si sta procedendo adesso velocemente – sostiene Mondello – sono stati collocati circa duecento pali in retrobanchina, completata la massicciata a Sud e si sta lavorando alla trappola per la sabbia. Qualche mese fa dalla Turchia sono arrivate le camice d’acciaio e tutto quel materiale che consente il lavoro sotto lo specchio d’acqua. L’opera completata potremmo averla tra la fine del 2022 e gli inizi del 2023”.

Si concretizzerà presto anche il piano parcheggi da 15 milioni di euro che doterà Messina di circa tremila posti auto. “Sono già disponibili in cassa – sottolinea l’assessore – i finanziamenti per otto dei 15 parcheggi previsti e sono pronti i bandi di gara per i parcheggi di interscambio. Sono tutti parcheggi a raso e quindi si potranno completare al massimo nel giro di un anno. È stato perfezionato anche l’acquisto di Torri Morandi, un’area di oltre 22 mila mq a Torre Faro che sarà un parcheggio da trecento posti auto che diventeranno circa seicento quando lo faremo multipiano. Un investimento di un milione e 200 mila euro a cui si aggiungono i 670 mila euro previsti dal progetto di adeguamento già approvato. Il mio auspicio è di avere nell’estate 2022 il parcheggio pronto in un’area particolarmente problematica”.

Madre di tutte le infrastrutture resta il Ponte sullo Stretto, su cui ciclicamente si riaccende un finora inconcludente dibattito politico. La questione adesso è più che mai rovente, con gli strascichi dell’esclusione dal Pnrr e la Commissione europea che lo indica come opera di interesse primario per l’Unione. Il Ponte rientra nella Rete transeuropea Ten-T, ma nello stesso tempo, dicono a Bruxelles, non può comparire nell’elenco delle opere da realizzare entro il 2030 se il Paese nel quale la grande infrastruttura verrà realizzata non produce atti ufficiali in tale direzione. Il Ponte non è più una questione regionale e tutto si gioca sulla sua rilevanza strategica in uno scenario europeo molto più complesso. Ma cosa vuole fare il Governo del premier Mario Draghi? Una posizione chiara sulla questione l’ha recentemente sollecitata anche Matilde Siracusano, deputata messinese di Forza Italia, chiedendo l’audizione in Commissione del ministro per le Infrastrutture Enrico Giovannini. Siracusano è stata anche incaricata dalla maggioranza di fare da relatrice alla proposta contenente alcune modifiche da apportare al Fondo complementare collegato al Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Ma queste non sono le uniche infrastrutture che promettono di cambiare il volto della città. Un anno fa il Governo regionale ha avviato l’iter per la riqualificazione dei quattro padiglioni dell’ex ospedale Regina Margherita, concesso nel 2016 in comodato d’uso dall’Asp alla Regione. Il costo preventivato dell’operazione è di circa 30 milioni di euro ed è difficile dire quando si completerà. A dicembre il Dipartimento tecnico della Regione ha pubblicato la gara per un importo di quasi un milione e mezzo di euro per la progettazione dell’adeguamento dei padiglioni 1, 2 e 3 da adibire rispettivamente a Museo archeologico, Museo del terremoto e a sede della Soprintendenza. Sono in corso le procedure di aggiudicazione, mentre non è ancora partita la gara per la trasformazione del padiglione 10, che dovrebbe ospitare la Biblioteca universitaria, dislocata in questo momento su tre sedi, non rispondenti agli standard normativi, con un costo per la Regione di 260 mila euro all’anno per fitti passivi.

Baraccopoli, in arrivo nuovi alloggi e demolizioni

Nella città che verrà non ci saranno le baraccopoli: c’è una legge nazionale che impone termini ben precisi e c’è il reperimento di tutta una serie di finanziamenti ad hoc da parte dell’Amministrazione comunale.

“Nel 2018 – ha detto il sindaco Cateno De Luca – vivevano in baracca 2.473 famiglie. Ne abbiamo fatte uscire quasi quattrocento, abbiamo partecipato a tutti i bandi e tra finanziamenti ottenuti e quelli chiesti c’è una dotazione di circa 240 milioni di euro che possono servire per dare altri 1.450 alloggi”.

Con l’integrazione al Dl 2167 sono stati stanziati cento milioni di euro in tre anni e definita la nomina del prefetto Cosima di Stani quale commissario straordinario del Governo per l’espletamento delle attività di Risanamento. Tutto ciò consentirà, con i poteri speciali assegnati, di velocizzare le procedure.

Entro il 2023 quindi quei cento milioni si devono tradurre in atti concreti, in case assegnate e aree sgomberate ma non possono bastare per completare lo sbaraccamento in tutti gli ambiti individuati. Mondello li considera “complementari” al lavoro di reperimento di risorse fatto finora dall’Amministrazione. Si confida in particolare in due finanziamenti di circa 145 milioni, chiesti dal Comune che, prima dell’approvazione della legge, aveva presentato l’intera progettazione.

Il primo si riferisce al Programma nazionale “Qualità dell’abitare” e riguarda la riqualificazione delle aree dell’Annunziata, di via Cuore di Gesù a Giostra e di Camaro Sottomontagna; il secondo è un progetto pilota che vede insieme Comune e Regione e prevede tre zone da rigenerare: Bisconte, Fonde Fucile e Rione Taormina. Complessivamente, viene previsto l’acquisto di 294 case, la costruzione di 398 nuovi alloggi ma anche la realizzazione di parchi urbani, asili nido, edifici polifunzionali e residenze di transito per le emergenze abitative.

La richiesta da Palazzo Zanca è che anche questi finanziamenti possano confluire nella contabilità speciale del commissario per procedere spediti. La progettazione è stata seguita direttamente dall’assessore Mondello. “Un lavoro di tre mesi – spiega il rappresentante della Giunta comunale – che ha avuto al Mit, secondo indiscrezioni, riscontri positivi. Pensiamo che i progetti saranno approvati anche sull’onda dell’interesse nazionale che il problema ha suscitato. Nel frattempo sono stati approvati due progetti per il Rione Taormina presentati nel 2019: uno per dieci immobili e l’altro di nove milioni di euro per la costruzione di 69 alloggi. Stiamo prendendo parte a tavoli tecnici presieduti dal prefetto, ci dovremo raccordare con la Struttura commissariale che in questo momento sta acquisendo tutti gli elementi di conoscenza”.

“Deciderà il prefetto – aggiunge – quali progetti fare rientrare nella contabilità speciale e quali lasciare al Comune. Intanto stiamo facendo le ultime due assegnazioni di Fondo Fucile, l’area più degradata forse, che quindi è ormai libera per le demolizioni. Per settembre saranno avviati i cantieri per demolire le baracche di Annunziata alta, Camaro sottomontagna, Giostra, Fondo Saccà e per ottobre Fondo Fucile”.

Un anno fa Mondello, che ha anche la delega al Risanamento, ha dichiarato al QdS che l’Amministrazione prevedeva di completare lo sbaraccamento entro il 2023, a conclusione del mandato. “Confermo – incalza l’assessore – anzi oggi sono ancora più ottimista, perché si sono verificate una serie di condizioni favorevoli. E non mi riferisco solo alla legge e alla struttura commissariale, perché tutti i programmi da noi fatti erano indipendenti dall’iniziativa del Parlamento”.

I cantieri dell’ex Cittadella fieristica

Connessioni con il porto

Mario Mega

L’area dell’ex Cittadella fieristica cambierà volto, ma in che modo è difficile dirlo perché anche qui ci si muove tra scelte fatte e decisioni che dovranno essere prese. “Dopo l’estate – dice Mario Mega, presidente dell’Autorità portuale di sistema dello Stretto – avvieremo un concorso di progettazione internazionale per quei due chilometri e mezzo di costa che vanno dall’Annunziata a Boccetta, comprendenti anche l’area ex Fiera. Ci si dovrà muovere dentro quelle che sono le indicazioni di massima del Piano regolatore portuale vigente che parla di destinazione a Parco culturale e ricreativo. Ci sarà un confronto con il Comune, con le forze politiche e sociali della città per capire quali sono le esigenze anche in rapporto alle scelte urbanistiche”.

Gli spazi fieristici rientrano, come sottolineato da Mega, in un progetto di riqualificazione del fronte mare che comprende la rada San Francesco, che una volta completato il nuovo porto di Tremestieri sarà liberata dal traffico navale.

“Secondo il Pot dell’Adsp – ha aggiunto il presidente – l’idea è quella di dotarsi di un Piano di intervento per tutta l’area demaniale, dalla fine del porto operativo al torrente Annunziata, in cui individuare la modalità di utilizzo dei vari tratti di costa ma anche dei singoli corpi edilizi presenti, non escludendo anche la possibilità che alcuni, se non vincolati dalla Soprintendenza, possano essere demoliti. Si dovrà anche capire come utilizzare l’inserimento dell’area tra le Zes rispettando le funzioni dettate dal Prp”.

Per il momento, percorrendo il viale della libertà verso Nord, salta all’occhio il contrasto tra il grande portale, fresco di restauro, e il cantiere per la costruzione del nuovo edificio al posto del vecchio plesso del Teatro in fiera demolito nei mesi scorsi. I lavori sono ripresi da qualche giorno dopo il blocco di un paio di mesi per il ritrovamento di quattro ordigni bellici. Nell’estate del 2022 dovremmo vedere completata l’opera da quasi otto milioni di euro che comprende, insieme al teatro, che sarà parte di una struttura polifunzionale, i nuovi uffici e una sala d’accoglienza turistica per i croceristi. L’opera sarà parte di uno spazio urbano integrato al resto della città, senza barriere né cancelli.

Non sono invece ancora cominciati i lavori per il nuovo terminal crocieristico. La gara in realtà era stata aggiudicata sei mesi fa a una Rti con capogruppo la Igc Spa, ma l’impresa arrivata seconda ha fatto ricorso e Tar e Cga hanno escluso entrambi i contendenti. Gli uffici dell’Adsp stanno valutando l’assegnazione al terzo classificato con il rischio che anche il quarto voglia dire la sua, insomma un ginepraio di contenziosi che tiene bloccati circa cinque milioni di euro e un’opera il cui iter progettuale è iniziato nel 2014.

Si prosegue, dopo l’accordo con Sogesid Spa, società in house dei Ministeri della Transizione Ecologica e delle Infrastrutture e Mobilità sostenibili, anche sul fronte delle caratterizzazioni nella Zona Falcata. “L’organigramma sarà rispettato – ha detto Mega – c’è il lavoro dell’impresa che sta facendo i prelievi e le analisi e l’Università per i dati. Un ulteriore accordo porterà entro fine anno a soluzioni progettuali per le bonifiche e infine il progetto esecutivo che ci consentirà nel 2022 di bussare alle porte dei Ministeri per ottenere quei finanziamenti (settanta/ottanta milioni euro) indispensabili per potere cominciare a ragionare sulla valorizzazione della Zona Falcata”.

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