Il primo Patriarca - QdS

Il primo Patriarca

Giuseppe Sciacca

Il primo Patriarca

venerdì 17 Gennaio 2020 - 00:00
Il primo Patriarca

La storia di Israele ha origine dai suoi Patriarchi, Abramo, suo figlio Isacco e il figlio di quest’ultimo, Giacobbe

La storia di Israele ha origine dai suoi Patriarchi. I tre progenitori dal popolo ebraico sono Abramo, suo figlio Isacco e il figlio di quest’ultimo, Giacobbe, che assunse il nome di Israele dopo aver lottato con l’angelo, in quanto proprio questo vuol dire il suo nuovo nome.

Abramo, oltre a essere cronologicamente il primo, è certamente il più importante, giacché ha un rapporto diretto con Dio, con cui si mantiene in colloquio costante. Il destino che gli è stato assegnato e che vive nella sua intera vita, portandolo a compimento con obbedienza assoluta e incrollabile fiducia nella Trascendenza, fa di lui il patriarca per eccellenza.

Con lui Dio stipula il Patto, che rappresenta la missione di questo Patriarca e nel cui adempimento resta quindi ricompresa tutta la sua vita. Il Patriarca Abramo viene riconosciuto tale dall’ebraismo, dal cristianesimo e dall’islam. Da Lui ha origine la pratica della circoncisione, quale porta per accedere al Patto ed entrare a far parte del “popolo distinto”.

La sua vita viene collocata diciannove secoli prima dell’inizio dell’era cristiana. Non vi è alcun riscontro storico della sua esistenza e l’unico testo che narra della sua vita è la Bibbia, nel libro di Genesi. È appena il caso di evidenziare che la Torà, cioè la Bibbia ebraica, non è uno scritto che ha pretese di cronaca storica, è invece il libro degli insegnamenti per antonomasia. Pertanto è opportuno che la sua lettura non debba essere effettuata con l’esigenza di puntuali riscontri storici né, di contro, può essere decontestualizzata come se fosse un romanzo, giacché quello che rileva per il lettore è il valore del messaggio, che suo tramite giunge. Un messaggio, il cui valore resta apprezzabile al di fuori dal tempo e dalla puntuale conferma storica dei singoli fatti.

L’importanza della figura di Abramo deriva dalla promessa che gli viene rivolta dall’Eterno e che comporta per lui l’abbandono di tutti e di tutto ciò che aveva costituito la sua vita sino a quel momento. Una promessa che ha conseguenze tanto radicali che imporrà al Patriarca di porsi in un atteggiamento di distacco da se stesso, da come aveva vissuto e da cosa aveva voluto. Il tutto resta racchiuso in queste parole dell’Eterno: “Va via dal tuo paese, dal tuo parentado, dalla tua casa paterna, al paese che ti indicherò. Farò di te una grande nazione, ti benedirò, renderò grande il tuo nome, sarai una benedizione. Benedirò chi ti benedice, maledirò chi ti maledice; si benediranno in te tutte le famiglie della terra”.

Da questo scrigno di parole è agevole cogliere, con immediatezza, che ad Abramo non viene chiesto di fondare alcuna nuova religione, ma viene esortato a un cammino di ricerca, in cui l’unico punto sicuro è quello di partenza, che comporta l’abbandono di quelle che erano state la ragioni di certezza, i punti fermi di tutta una vita. Quindi è un cammino che è nel contempo esteriore, ma soprattutto interiore. Come tutte le grandi rivoluzioni il loro luogo di germinazione è la coscienza dell’individuo, ma questo rivolgimento interiore non sarebbe stato sufficiente se il Patriarca non avesse abbandonato il contesto in cui viveva, in cui il politeismo costituiva l’ordinario e l’ovvio per cercare una nuova terra in cui la religione monoteistica avrebbe avuto la sua diffusione e si sarebbe potuta affermare.

Già queste poche parole, che lasciano intravedere la importanza della missione affidate ad Abramo: “Sarai una benedizione…. si benediranno in te tutte le famiglie della terra”, non a caso non sono disgiunte da altre, che rivelano che non sarà un’operazione semplice, ma che allo stesso tempo Abramo non sarà solo nel suo procedere e avrà al proprio fianco un grande alleato, anzi il più grande: Dio, che già da adesso prende una posizione di assoluta solidarietà con il proprio protetto. Questo dichiarando: “Benedirò chi ti benedice, maledirò chi ti maledice”. In quanto è chiaro, sin da quel momento, che se ci sarà chi riconoscerà in Abramo l’autorità che gli è stata conferita dalla Trascendenza, e lo seguirà e lo benedirà, ci sarà pure chi non sarà disponibile per pigrizia della mente, per passioni del cuore o anche per interesse, e pertanto tenterà di sbarrare la strada a questo nuovo cammino, lo avverserà fino a giungere a combatterlo e maledirlo.

Ma la promessa di fare di questo pellegrino, ormai sradicato dal proprio contesto e privo della protezione della famiglia d’origine, una grande nazione, è una profezia, che come la storia della vita di quest’uomo racconta, si realizzerà con la paternità giunta in tarda età di Isacco, nato dalla moglie Sara e con il figlio avuto in precedenza della serva egiziana Hagar.

La vita del Patriarca è stata densa di avvenimenti avversi, ma lui non ha cessato, neanche per un solo istante, di confidare nell’onnipotenza della presenza divina. In questo rapporto, tra creato e Creatore, in cui si verifica la conoscenza profonda tra l’uomo e il suo Dio, è contenuto un messaggio rivolto all’umanità di ogni tempo, ancor oggi valido, dato con l’esempio dal primo Profeta. La costante e incondizionata obbedienza, l’affidamento che in Abramo si spinge sino al paradosso dell’accettazione della richiesta dell’offerta in sacrificio del proprio amato figlio.

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