Il QdS e i nuovi Mille, la Sicilia, adesso, alza la voce - QdS

Il QdS e i nuovi Mille, la Sicilia, adesso, alza la voce

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Il QdS e i nuovi Mille, la Sicilia, adesso, alza la voce

sabato 04 Maggio 2019 - 00:00
Il QdS e i nuovi Mille, la Sicilia, adesso, alza la voce

Realtà produttive unite per il rilancio economico e sociale. Parlano Biriaco, Floridia, Paternò di Raddusa, Urciullo e Vasques

La situazione della Sicilia è drammatica. Pil decrescente, occupazione in forte calo, povertà dilagante. Il quadro non migliora spostando l’attenzione alle infrastrutture, ben al di sotto della media nazionale.

Di fronte a questo scenario, vi sono poi ulteriori elementi che rendono il quadro sempre più complesso: 9,7 miliardi fermi allo sportello Ue; 2,3 miliardi bloccati del Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc); 14,7 miliardi e circa 250 mila posti di lavoro per i 430 cantieri bloccati.

Infine, un territorio disastrato dal dissesto idrogeologico, dove strade chiuse, ponti sotto sequestro, ospedali inefficienti e rifiuti nelle discariche a cielo aperto sembrerebbero chiudere le porte alla speranza.

Da qui l’urgenza di fare sistema insieme, come unica via per il cambiamento. Nasce così l’iniziativa del Quotidiano di Sicilia: “I nuovi Mille con il QdS”, ossia imprenditori, professionisti, dirigenti pubblici e privati, sindacalisti, ambientalisti e cittadini chiamati a partecipare alla rinascita della Sicilia, avviando un dialogo costruttivo con le istituzioni che parta proprio dalle esigenze del territorio.


Giuseppe Vasques (presidente Confesercenti Siracusa)
“I singoli non possono fare tutto servono politici illuminati”

“Siracusa, come provincia, ha gli anticorpi per reagire a questa situazione di stallo generalizzata e li sta tirando fuori, nonostante le innumerevoli difficoltà. Abbiamo uno sviluppo del turismo molto parcellizzato, ma che sta creando vera ricchezza. Poi abbiamo l’agricoltura, che negli anni è cresciuta tantissimo, seppur in sordina. Anzi, la provincia è stata pioniera nella gestione dell’agricoltura moderna: abbiamo, infatti, aziende di respiro europeo. Ma questo ancora non è sufficiente. L’agricoltura, come il turismo, ha bisogno della logistica. Noi soffriamo per via di questioni banali da risolvere, ma che in verità creano ostacoli per lo sviluppo. Questo nel tempo ha provocato l’assenza di progettazione. Non credo, però, che sia una lacuna dettata dalla trascuratezza, ma da una volontà di non voler fare le cose. A fronte di tutto ciò abbiamo un’esplosione dell’economia nel Nord e nessuna grande banca che decida cosa si deve fare qui. Non c’è denaro per fare economia. Lo sviluppo è affidato ai singoli, con grandi sacrifici, perché non hanno accesso ai contributi. Abbiamo bisogno di politici illuminati”.


Antonello Biriaco (presidente Confindustria Catania)
“Garantire la ‘normalità’ alle aziende del territorio”

“Nel panorama imprenditoriale catanese vi è da una parte la grande multinazionale, penso alla Stmicroelectronics, alla Pfizer, tutte aziende che ancora oggi investono sul nostro territorio, con tantissime difficoltà. Si pensi alla zona industriale, dove gli ultimi interventi, tranne quelli sull’illuminazione e il manto stradale, risalgono a 40 o 50 anni fa. Al loro interno, però, queste realtà mantengono quel valore d’eccellenza che le rende competitive nel mondo. Dall’altra parte vi è la nostra economia fatta di piccole aziende per le quali il nodo infrastrutturale è importantissimo. Hanno difficoltà a reperire il denaro per gli investimenti, perché il piccolo imprenditore non viene ascoltato. Ecco l’urgenza dello Sblocca-cantieri serio: facendo restare le aziende che già ci sono e attirando le nuove. Il più importante biglietto da visita per il nostro territorio è garantire la ‘normalità’ alle aziende. Questo è il primo obiettivo che le istituzioni dovrebbero tener presente. Poi occorre rendere attrattivo il territorio per il turista. La parte più corposa per rendere funzionante il sistema la devono fare le istituzioni”.


Sebastiano Floridia (presidente Ordine degli ingegneri di Siracusa)
“Importante gap infrastrutturale da colmare il prima possibile”

“Viaggio molto per motivi professionali e noto che siamo l’unico posto al mondo dove sappiamo quando inizia una riunione ma non sappiamo quando finirà. Nel resto del mondo, inoltre, prima della conclusione della riunione, si prende una decisione sulle questioni affrontate. Da noi manca l’aggregazione. Ma a fronte di ciò, mi piace rilevare una cosa: ogni settimana e a titolo gratuito, incastrando gli incontri con i vari impegni professionali di ciascuno, sediamo attorno a un tavolo con i presidenti delle varie categorie professionali, per evidenziare le difficoltà di ogni settore e fare proposte. Io mi occupo di software, per esempio, e il gap infrastrutturale è un aspetto che emerge. Non posso fare a meno di notare che il mio competitor inglese può contare, al bar, di un’Adsl dieci volte più veloce della mia. Se devo fare assistenza software al collega di Dubai è imbarazzante sentire il ronzio dell’Adsl. C’è un ritardo sul cablaggio di almeno dieci anni. Vi è però un prezioso patrimonio, quello dei giovani, seppur non vi sia il raccordo tra la formazione e il mondo del lavoro”.


Pierfrancesco Paternò di Raddusa (presidente Collegio dei periti agrari
di Catania)
“Istituzioni troppo distanti dalla realtà imprenditoriale”

“Nel nostro ambiente si nota il gap tra la parte universitaria e la parte gestionale d’impresa. Ma vorrei rilevare anche un altro aspetto che non posso non notare girando la Sicilia per motivi professionali: ci sono grossi imprenditori, ma lavorano chiudendo le porte alla parte istituzionale e a ciò che li circonda. Addirittura richiamano le competenze tecniche da Israele o dall’Olanda. Seppur esistano grosse aziende, i prodotti sono per lo più destinati all’esportazione. Gli imprenditori lavorano con tecnologie all’avanguardia che non riescono, però, a trovare un dialogo con gli istituiti professionali, con gli istituti sperimentali preposti allo studio e alla pianificazione di questi interventi. Anche l’università è distante da queste questioni. Per quanto riguarda i giovani, nel nostro settore si assiste a un vero e proprio esodo. Quando poi un imprenditore ha bisogno d’aiuto, come nel caso delle ultime alluvioni che hanno colpito la Sicilia, nei tavoli istituzionali sente dirsi che non ci sono soldi. Mentre esiste un enorme sperpero di denaro”.


Massimiliano Urciullo (vice presidente Ordine architetti di Siracusa)
“Settore edile bloccato da dieci anni è fondamentale farlo ripartire”

“Da architetto e da libero professionista parlo dell’indotto edile, che in Italia, e in Sicilia ancor più, abbraccia oltre il 50 per cento dell’economia del nostro territorio e da dieci anni a questa parte è un settore bloccato. È dunque fondamentale farlo ripartire al più presto e bene. La politica ci prova con i vari incentivi, penso al sisma bonus e ai vari incentivi per la ristrutturazione, ma sono iniziative che restano sulla carta e sono poco utilizzate. Potenzialmente sono delle buone leggi, ma la realtà è questa. Altrove, gli incentivi più che al singolo vanno alle aziende: in Francia, negli Stati Uniti si punta su demolizione e ricostruzione. Ciò, se applicato anche da noi, darebbe un nuovo impulso all’economia, perché è ormai impensabile pensare al consumo del suolo e forse i nostri figli lo capiranno ancor meglio. Il nodo fondamentale da affrontare, sul quale lavorare, è lo scontro tra gli imprenditori e la politica, culturalmente distanti. La battuta d’arresto si ha sempre quando si ha bisogno di un provvedimento fondamentale per un determinato settore”.

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