Il vuoto ottimismo di Conte “Riprendiamo a correre” Ma prima non si correva - QdS

Il vuoto ottimismo di Conte “Riprendiamo a correre” Ma prima non si correva

Carlo Alberto Tregua

Il vuoto ottimismo di Conte “Riprendiamo a correre” Ma prima non si correva

mercoledì 03 Giugno 2020 - 00:00

Chi camminava lentopede in condizioni normali, oggi vorrebbe correre. Ma senza allenamento dei muscoli e della mente nessuno è in condizione di correre, meno che mai chi era abituato a camminare senza alcuna fretta.
La metafora si riferisce a questo Governo, che non è certo migliore del precedente, perché formato in parte dalla stessa rappresentanza politica e perché non ha gli strumenti professionali per progettare il dopo virus e tutto il percorso che va fino alle elezioni di febbraio 2023.
Non è questione di programmare e realizzare con lentezza o con velocità. La questione risiede nella capacità di comprendere il dramma che attraversa il nostro Paese, il super dramma in cui è immerso il Sud e trovarvi soluzioni che siano realizzate immediatamente, in modo da rimettere in moto la ruota economica oggi del tutto bloccata.
Vero è che le fabbriche del Nord si sono rimesse in attività, vero è che da oggi tutta l’Italia è riaperta, ma è anche vero che senza interventi forti e decisivi la lentezza della ripresa costituirà una palla al piede per tutta l’economia.

Conta il tempo di reazione rispetto allo stato di malattia in cui versa il Paese. Fa ridere l’esclamazione del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, riferita al rifiuto della Grecia di accogliere gli italiani: “L’Italia non è un lazzaretto”. La risposta più idonea sarebbe stata: “Ma noi accogliamo volentieri i greci”.
Infatti, nel turismo, la “materia prima” è costituita dagli ospiti; quindi, l’azione di Governo, Regioni ed Enti locali dovrebbe essere quella di stendere i tappeti rossi e di attirare, con dovute campagne di comunicazione, i turisti provenienti da tutto il mondo.
Non abbiamo notizia di tali campagne, né di promozioni all’estero per richiamare europei, americani ed asiatici, come accadeva prima dello scorso 31 gennaio. Anzi, si dà l’impressione che essi non siano ben accolti perché vi sono ancora sciagurati presidenti di Regione che parlano di patentini o di altre diavolerie cui i turisti, venendo nel nostro Paese, dovrebbero sottoporsi, con il risultato devastante che, alla fine, non verranno affatto.
Il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, ha rigorosamente richiamato l’attenzione sulla costruzione di infrastrutture al Sud per farlo ripartire, non per farlo correre come sostiene Conte. Perciò, ha proseguito Franceschini, è necessario costruire le linee ad alta velocità tirrenica e adriatica fino a Reggio Calabria, il Ponte sullo Stretto e il proseguimento delle Lav Messina-Catania-Palermo.
Ma queste infrastrutture devono fare aprire i cantieri entro un tempo limitato, contato in mesi e non in anni, in modo da creare centomila posti di lavoro proprio qui, ove la disoccupazione è estesa.
Il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli ha poi il grosso problema di far aprire tutti i cantieri, bloccati da una serie di norme complicate e da una burocrazia inetta, che nel non fare trova la propria ragione di vita. Sono stimate da più fonti in circa sessanta miliardi le opere attualmente bloccate. Per questo nessuno risponde e, peggio, nessuno è sanzionato.

Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha l problemi di Alitalia, Atlantia ed ex Ilva, che sono affrontati con i pannicelli caldi, oppure con la solita soluzione di tirare fuori soldi pubblici. Non è con i sussidi, con i prestiti-ponte e con altre forme di assistenzialismo che si risolvono tali problemi.
Bisogna smetterla di adoperare questi rimediucci e avere il coraggio di affrontare le questioni con virilità, evitando inutili piagnistei e la ricerca di scuse che giustifichino (male) chi non ha capacità di risolvere i problemi.
Il presidente della Regione, Nello Musumeci, ha fatto una dichiarazione: “Il tempo è il nostro nemico”. Il ministro della Pubblica istruzione, Lucia Azzolina, ha dichiarato: “Il merito al centro dell’azione”. Due affermazioni sacrosante. Peccato che restino tali e non vengano utilizzate trasversalmente per tutte le azioni che Regioni e Governo dovrebbero mettere in campo con immediatezza.
Chissà, forse il buonsenso arriverà e con esso la coerenza delle azioni alla manifestazione di intenzioni.

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