Ilva, Alitalia, Autostrade Lo Stato imprenditore genera povertà - QdS

Ilva, Alitalia, Autostrade Lo Stato imprenditore genera povertà

Carlo Alberto Tregua

Ilva, Alitalia, Autostrade Lo Stato imprenditore genera povertà

giovedì 03 Settembre 2020 - 00:00

Ricordate l’Istituto per la ricostruzione industriale (Iri)? Fu utile all’inizio, quando l’Italia era in rovina. Successivamente, però, divenne fonte di sprechi perché l’apparato pubblico non è in condizione di svolgere adeguatamente attività d’impresa: non ne ha la mentalità e neanche la capacità.
Alla Cosa pubblica, però, devono essere demandate le infrastrutture materiali e immateriali che consentano di svolgere la concorrenza da parte di imprese private. Così è per la rete ferroviaria, su cui corrono convogli di diversi vettori; così deve essere la rete 5G, su cui possono operare in concorrenza; così dovrebbe essere la rete autostradale, su cui però non possono esserci svariati operatori.
Perché lo Stato non può essere imprenditore? La risposta è semplice: chi controlla la Cosa pubblica non può contemporaneamente essere controllato, perché la commistione delle due funzioni genera quella confusione atta a non far funzionare le attività.

Fra l’altro, lo Stato imprenditore è meno capace dell’impresa, con la conseguenza che spesso ne viene abbindolato. Nel caso dell’Ilva, quando si stipularono i contratti fra l’amministrazione straordinaria e Arcelor-Mittal, la prima fu ingabbiata in una piccola clausoletta che riguarda una penale di cinquecento milioni utile a far sganciare la stessa Mittal. Inoltre, non fu fatto un contratto di compravendita dell’impianto, bensì di affitto, seppur con un Piano di risanamento ambientale, conseguente alla ristrutturazione degli impianti, non redatto in modo tassativo.
Risultato di questa inefficienza pubblica è che quello stabilimento ha circa dimezzato la sua produzione passando da otto a quattro milioni di tonnellate di acciaio. Il risanamento non è partito e i rischi di una chiusura sono sempre più marcati, con la perdita del lavoro dei diecimila dipendenti della fabbrica.
Insomma, una situazione sempre più ingarbugliata che non consente di trovare una vera soluzione, appunto per la continua commistione dei ruoli di uno Stato che si intromette nelle attività private senza in realtà esserne capace.
Altra questione non nuova: il salvataggio di Alitalia. Fin dai tempi di Berlusconi dentro la cosiddetta compagnia di bandiera sono stati immessi oltre nove miliardi. Le perdite continuano e i Governi, sotto forma mascherata di prestiti, continuano a immettere centinaia e centinaia di milioni. Questi importi vengono letteralmente divorati da una macchina antieconomica e inefficiente, perché non ha i conti in ordine. Né potrebbe averli, per la semplice ragione che i costi sono eccessivi rispetto ai ricavi.
La questione non riguarda questo periodo straordinario che ha bloccato il Paese durante l’epidemia, ma proviene, come prima si scriveva, da molto lontano.
Fino a quando il Governo, con un atto straordinario, non si deciderà di mettere in pensione tre o quattromila dipendenti, sgravando il conto economico della compagnia, le perdite continueranno a maturarsi e a zavorrare sempre di più i conti della compagnia.

Autostrade. Anche qui è emersa in tutta evidenza un’incapacità, da parte dello Stato, di esercitare i necessari controlli sulla manutenzione di ponti e gallerie, oltre che dei manti stradali, delle protezioni e quant’altro necessario a mantenere efficiente tremila chilometri di autostrade.
La stessa inefficienza lo Stato dimostra nei confronti degli altri concessionari che gestiscono ancora tremila chilometri di autostrade.
Quando è caduto il ponte Morandi dovevano andare in galera i direttori generali del ministero dei Trasporti e i loro subalterni, che non avevano effettuato i controlli effettivi, e non formali, i quali poi si riducevano a imbrattare carte che confermavano come tutto fosse in regola, mentre ciò non era per niente vero.
Ora il Governo, dopo avere proclamato a destra e a manca che avrebbe revocato le concessioni all’Aspi ha fatto silenziosamente marcia indietro e consentirà al Gruppo Benetton di mettere sul mercato la società che gestisce le autostrade ricavandone per intero il valore.
Ilva, Alitalia, Autostrade. Esempi che devono indurre a evitare il ripetersi degli errori del passato. E cioè che lo Stato diventi imprenditore perché genera povertà e non ricchezza.

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