Impianti e reimpianti viticoli, proroga anche in Sicilia - QdS

Impianti e reimpianti viticoli, proroga anche in Sicilia

Michele Giuliano

Impianti e reimpianti viticoli, proroga anche in Sicilia

martedì 08 Marzo 2022 - 05:45

La Regione ha recepito le direttive di Agea: tutte le autorizzazioni saranno valide fino al 31 dicembre 2022. Si prova a ridare slancio all’imprenditoria agricola

PALERMO – Un altro anno per poter procedere agli impianti e reimpianti viticoli. Per effetto di quanto disposto dal nuovo Regolamento delegato (Ue) 2021/2117 del 2 dicembre scorso del Parlamento europeo e del Consiglio, la durata di tutte le autorizzazioni all’impianto o al reimpianto scadute o in scadenza nel corso dell’anno 2020 e 2021 è prorogata fino al 31 dicembre prossimo. La scelta nasce dalla prosecuzione dello stato di emergenza a causa dell’emergenza covid-19, che continua a rendere più difficoltose le attività lavorative ed amministrative, mentre si vuole, in ogni modo, aiutare l’imprenditoria agricola a trovare nuovo slancio e spazio, dopo due anni che hanno messo in ginocchio l’intera economia mondiale, con una crisi dalla quale si vuole uscire con le unghie e con i denti.

I produttori in possesso di autorizzazioni per nuovo impianto in scadenza nel 2020 e 2021 non saranno quindi passibili delle sanzioni, a condizione che abbiano comunicato alla Regione entro lo scorso 28 febbraio che non intendono avvalersene e che non desiderano beneficiare della proroga di validità al 31 dicembre 2022. I produttori titolari di autorizzazioni che abbiano già dichiarato all’autorità competente entro il 28 febbraio 2021 la loro intenzione di non beneficiare della precedente proroga al 31 dicembre 2021, sono stati quindi autorizzati a ritirare tale dichiarazione sempre entro lo scorso 28 febbraio, mediante comunicazione di revoca della rinuncia alla proroga, e a utilizzare le proprie autorizzazioni entro il nuovo termine.

Per le autorizzazioni di competenza degli uffici che gestiscono il registro in ambito Sian, le due comunicazioni sono state registrate dai beneficiari direttamente sul portale Sian, accedendo al proprio fascicolo aziendale e utilizzando specifiche funzioni applicative predisposte nella sezione “Registri/Visualizzazione Atti”. Per gli uffici che, invece, gestiscono il registro delle autorizzazioni su sistemi locali esterni al Sian, le modalità per le due comunicazioni saranno stabilite da opportuni provvedimenti, oppure, in mancanza di questi, tramite comunicazione scritta.

La legislatura che riguarda gli impianti e reimpianti è stata rivista da pochi anni e prevede che la richiesta di autorizzazioni di nuovi impianti viticoli sia presentata tra il 15 febbraio e il 31 marzo di ciascun anno, mentre per il reimpianto non è necessario: il viticoltore che estirpa un vigneto, chiede e riceve automaticamente l’autorizzazione ad effettuare il reimpianto. Le autorizzazioni non sono trasferibili.

Diversi avvenimenti hanno portato, infatti, a inserire forti vincoli alla trasferibilità fuori regione: nel 2016 e 2017, il grande interesse ad impiantare vigneti in alcune regioni italiane, soprattutto in Veneto, avevano dato origine a una serie di manovre pensate per aggirare l’ostacolo: i viticoltori interessati ad aumentare la superficie a vigneto prendevano in affitto i terreni di viticoltori interessati alla dismissione della viticoltura in regioni italiane, ad esempio in Sicilia o in Umbria.

Dopo l’affitto, il vigneto veniva estirpato in accordo con il proprietario e il reimpianto veniva effettuato nella stessa azienda in Veneto. Nonostante l’operazione fosse formalmente corretta andava a redistribuire al comodo dei produttori gli ettari coltivabili, contro le decisioni prese dal legislatore. Sulla vicenda era intervenuta anche la Commissione europea, con il parere Ares (2017)5680223 del 21 novembre 2017 che ha chiarito come l’affitto di superfici vitate al solo scopo di procedere alla loro immediata estirpazione e al reimpianto in una località differente e molto distante non può essere considerato una normale attività agricola, andando a sancire se non l’illegalità della pratica, sicuramente la sua non opportunità.

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