Imprenditori stranieri, la crisi non è per tutti, in Sicilia +2% nel 2020 - QdS

Imprenditori stranieri, la crisi non è per tutti, in Sicilia +2% nel 2020

Michele Giuliano

Imprenditori stranieri, la crisi non è per tutti, in Sicilia +2% nel 2020

venerdì 11 Settembre 2020 - 00:00
Imprenditori stranieri, la crisi non è per tutti, in Sicilia +2% nel 2020

Nel I semestre di quest’anno in crescita le attività con titolari stranieri: il saldo è positivo. I dati di Unioncamere-InfoCamere: la quota totale resta però tra le più basse in Italia

PALERMO – Nonostante la crisi, nonostante il lockdown, in Sicilia gli stranieri continuano a lavorare e con grande forza di volontà si affacciano al mondo del lavoro con attività in proprio. Anche nel primo semestre del 2020, un periodo assolutamente anomalo, segnato dalla chiusura totale, è stato registrato un aumento del numero delle imprese con titolari stranieri per un +2% (553 in più rispetto alle 27.693 dello stesso periodo dello scorso anno).

I numeri sono stati raccolti da UnioncamereInfoCamere a partire dai dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio: un aumento che è stato frenato dall’emergenza sanitaria per Covid-19, rispetto allo scorso anno, ma che comunque non vede flessione.

I dati siciliani a livello globale, per rapporto tra imprese totale e numero di aziende condotte da stranieri, sono comunque tra i più bassi in Italia, la cui media sale poco oltre il 10%. Con picchi del 14% in Toscana, del 13,7% in Liguria e di poco più del 12% in Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Lazio.

Le imprese con titolari stranieri stanno diventando una realtà sempre più importante per il tessuto lavorativo italiano: sono oltre 620mila, 1 su 10 di tutte le imprese in Italia. In Sicilia sono oltre 28 mila, un numero ancora ridotto, se si pensa ai numeri della Toscana, con 58 mila imprese, che si attesta come la regione di elezione dell’imprenditoria straniera.

In totale, nel primo semestre del 2020 il saldo tra le nuove imprese e quelle che hanno chiuso i battenti si è attestato a 6.119 unità, portando lo stock di imprese di stranieri a raggiungere il valore di 621.367 unità, l’1% in più rispetto al 31 dicembre scorso.

Se confrontato con lo stesso dato del 2019, il progresso evidenzia però un forte “effetto-frenata” dovuto al Covid-19: tra gennaio e giugno dello scorso anno, infatti, il bilancio tra aperture e chiusure di imprese di stranieri aveva fatto segnare 10.205 imprese, il 40% in più rispetto al dato di quest’anno. Un evento che prevedibilmente ha portato a questa contrazione, ma che non ha fermato del tutto coloro i quali hanno voluto comunque buttarsi nel mondo del lavoro per tentare una attività in proprio.

La provincia a maggior tasso di imprenditoria straniera resta saldamente quella di Prato, con una quota del 30% sul totale delle iniziative imprenditoriali locali, ma la provincia a maggior tasso di crescita nel primo semestre del 2020 è stata Trapani, con il 4,7% di aumento.

La forma giuridica più diffusa resta quella dell’impresa individuale: 475mila unità pari il 76,5% del totale, una quota di molto superiore alla media italiana, ridottasi negli ultimi decenni a circa il 52%; poco meno di 100mila imprese di stranieri adottano invece la forma di società di capitali.

Le attività in cui si registrano il maggior numero di iniziative di stranieri sono il commercio (circa 160mila), l’edilizia (120mila) e l’alloggio e ristorazione (48mila). Guardando però all’incidenza di queste realtà sul totale delle imprese operanti in Italia, i settori con l’incidenza più elevata di imprese di stranieri sono le telecomunicazioni (32,9%) e la confezione di articoli di abbigliamento (32%).

Da punto di vista demografico, la comunità più numerosa, con 63.619 attività, è originaria del Marocco, seguita da quella cinese e da quella romena (52.014). L’analisi condotta attraverso il Registro delle Imprese fa emergere, inoltre, profili molto diversi da paese a paese quanto a creazione di cluster territoriali. Ad esempio, la comunità marocchina – la più numerosa in assoluto – è poco concentrata a livello territoriale con una presenza che raggiunge il massimo a Torino, dove ha sede il 7,1% dei tutte le attività originarie da quel paese.

All’opposto, comunità più piccole, come quella egiziana o del Bangladesh, si segnalano per una forte tendenza alla concentrazione territoriale, al punto che nella sola Milano si raccoglie il 43,5% di tutte le imprese con un titolare nato in Egitto e a Roma ha messo le radici il 42,3% di tutti gli imprenditori provenienti dal Golfo del Bengala. Allo stesso modo si possono delineare cluster settoriali legati ai paesi di origine dei titolari: ad esempio, l’85% della presenza senegalese è nel commercio, come anche il 70% circa di nigeriani, marocchini e albanesi, mentre opera nelle costruzioni il 59% dei romeni e il 40% degli egiziani.

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