Imprese artigiane, in Sicilia -13.500 in dieci anni - QdS

Imprese artigiane, in Sicilia -13.500 in dieci anni

Serena Giovanna Grasso

Imprese artigiane, in Sicilia -13.500 in dieci anni

mercoledì 03 Giugno 2020 - 05:00

La Cgia di Mestre per scongiurare ulteriori chiusure chiede di azzerare le imposte per il 2020 ed erogare contributi a fondo perduto. Nel primo trimestre 2020 scomparse 430 attività in Sicilia, a livello nazionale perse diecimila unità

PALERMO – Forse non tutti sanno che il coronavirus ha fatto, e rischia di continuare a fare, strage di imprese artigiane. Secondo i recenti dati della Cgia di Mestre, elaborati su dati camerali, nel corso del primo trimestre a livello nazionale sono sparite quasi undicimila imprese artigiane (precisamente 10.902). A livello regionale, le perdite maggiormente marcate sono state registrate proprio in quelle regioni più esposte all’emergenza sanitaria: nel dettaglio, i territori che hanno registrato il saldo più negativo sono stati Lombardia (-1.814 imprese artigiane), Emilia Romagna (-1.215), Piemonte (-1.068) e Veneto (-1.002).

In Sicilia, invece, nel corso del primo trimestre sono andate perse ben 430 imprese artigiane: infatti, le 944 nuove iscrizioni non sono state capaci di far fronte alle 1.374 cessazioni. In particolare, quasi quattro imprese su dieci sono sparite nella sola provincia di Messina (-163, dati dalle 180 cessazioni, a fronte delle appena 117 iscrizioni); seguono a distanza le perdite osservate nelle province di Agrigento (-67), Caltanissetta (-63), Ragusa (-62), Palermo (-57), Trapani (-55), Siracusa (-21) ed Enna (-18). Mentre Catania è l’unica provincia siciliana ad aver registrato un saldo positivo (+76). In generale, sono appena tre le province italiane ad osservare un tasso di crescita: infatti, oltre al già citato capoluogo etneo, troviamo anche Trieste (+11) e Imperia (+16).

Ma questa potrebbe essere solo la punta dell’iceberg: infatti, la Cgia di Mestre mette sotto i riflettori la situazione allarmante e stima che senza interventi si rischia di registrate 100 mila perdite tra le imprese artigiane italiane entro fine anno, con la conseguente riduzione di circa 300 mila posti di lavoro. Dunque, secondo l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese, l’entità della contrazione dipenderà dalle misure di sostegno che verranno introdotte dal Governo nei prossimi tre mesi: in particolare, per evitare che entro la fine del 2020 si registri un’ulteriore moria di tantissime botteghe artigiane, la Cgia torna a ribadire la necessità di erogare a queste attività importanti contributi a fondo perduto e di azzerare per l’anno in corso le imposte erariali (come l’Irpef, l’Ires e l’Imu sui capannoni).

“L’artigianato ha bisogno di sostegno – afferma Renato Mason, il segretario della Cgia di Mestre – perché è l’elemento di coesione sociale del nostro sistema produttivo. Se spariscono le micro imprese, rischiamo di abbassare notevolmente la qualità del nostro made in Italy. È vero che con il decreto Rilancio sono state introdotte diverse misure tra cui l’azzeramento del saldo e dell’acconto Irap in scadenza a giugno, la riproposizione dei 600 euro per il mese di aprile e la detrazione del 60% degli affitti, ma tutto questo è ancora insufficiente a colmare la rovinosa caduta del fatturato registrata in questi ultimi mesi da tantissime piccole realtà”.

Dunque, è evidente la necessità di intervenire con urgenza, specie se consideriamo che questa è una crisi che viene da lontano. Infatti, negli ultimi dieci anni a livello nazionale sono andate perse circa 180 mila imprese artigiane (tra il 2009 e il 2019 la variazione assoluta ammonta esattamente a -178.664 unità). Nel periodo considerato, in Sicilia è possibile osservare la quinta perdita percentuale più elevata (-15,9%, da 84.560 del 2009 a 71.074 del 2019, ovvero 13.486 unità in meno). Fanno peggio Sardegna (-19%), Abruzzo (-18,8%), Umbria (-16,2%) e Molise (-16,1%). In termini assoluti, le perdite più consistenti si osservano in Lombardia (-23.744), Piemonte (-20.673), Emilia Romagna (-19.032), Veneto (-17.755) e Toscana (-15.497).

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