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In 85mila per l’ultimo tango di Messi con la Nazionale

In 85mila per l’ultimo tango di Messi con la Nazionale

Una gigantesca maglia numero 10 con la scritta “Gracias”

Roma, 7 ott. (askanews) – L’ultimo tango di Lionel Messi con l’Argentina è finito tra lacrime, fuochi d’artificio e 85 mila tifosi in festa al Monumental. Il capitano dell’Albiceleste ha salutato la nazionale con un gol su rigore e due assist nel 3-0 al Benin, chiudendo una storia iniziata 21 anni fa e diventata leggenda. Per Messi 208 presenze, 126 gol e 67 assist: record assoluti con la maglia dell’Argentina.

Una serata che è stata soprattutto una celebrazione. Prima della partita cori, giochi di luce e una gigantesca maglia numero 10 con la scritta “Gracias”. Messi è entrato in campo accompagnato dai tre figli, mentre l’emozione ha coinvolto anche Lionel Scaloni, rimasto a lungo in lacrime. Per il ct e per il capitano è stata la chiusura di un percorso iniziato nel 2018 e culminato con la conquista della Copa America nel 2021 e del Mondiale nel 2022.

Il primo tempo è stato complicato per Messi, frenato dall’emozione e poco preciso nelle giocate. Il Benin, arrivato a Buenos Aires dopo quasi 8.000 chilometri di viaggio, ha retto bene e ha anche sfiorato il vantaggio con Junior Olaitan, costringendo Emiliano Martinez a intervenire.

Nella ripresa, però, Messi ha acceso la partita. Al 48′ ha servito da calcio d’angolo l’assist per il piatto al volo di Nicolas Otamendi, anche lui all’ultima presenza con l’Albiceleste. Al 61′ l’appoggio per Nico Paz, autore di una splendida conclusione a giro. Al 71′ è arrivato il gol di Messi, su rigore, spedito all’incrocio dei pali. Nel mezzo un palo e altre occasioni fallite dal numero 10.

Una serata resa ancora più particolare dal ricordo del padre Jorge, scomparso lo scorso agosto. Era la prima partita di Messi con la nazionale senza di lui e un’assenza che ha pesato nella decisione di chiudere il capitolo argentino.

Dopo il triplice fischio sono arrivati i saluti, i discorsi e le lacrime. Anche il capitano del Benin, Sessi D’Almeida, aveva voluto omaggiare Messi con una statuina dorata raffigurante una guerriera delle Amazzoni del Dahomey e una lettera personale.

Poi la festa del Monumental e l’ultimo saluto. Messi lascia l’Argentina da campione del mondo e giocatore più presente, più prolifico e più vincente della storia dell’Albiceleste. Una storia che finisce con un sorriso, un gol e gli occhi lucidi.